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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Aforismi Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Aforisma&action=history AforismaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
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Aforismi)
Un aforisma o aforismo (dal greco aphorismós, definizione) è una breve frase che condensa - similmente alle antiche locuzioni latine - un principio specifico o un più generale sapere filosofico o morale.
Termini [modifica]L'aforisma assume, secondo i tempi e gli autori, differenti nomi. "Aforisma" viene chiamato da Leonardo Fioravanti, da Tommaso Campanella da Emanuele Tesauro; "ricordo" per Francesco Guicciardini; "avvedimento" per Giovanni Francesco Lottini; "proposizione" per Cesare Speciano, "massima" e "sentenza "per Giammaria Mazzuchelli, "pensiero" per Alessandro Tassoni, Francesco Algarotti, Niccolò Tommaseo e Aristide Gabelli; "degnità" e "assioma" per Giambattista Vico. Nel Novecento aumentano, con carattere metaforico, i nomi dati al termine aforisma. Così troviamo in Giovanni Boine "frantumi" e "fosforescenze", in Federigo Tozzi "barche capovolte", in Umberto Saba "scorciatoie", in Camillo Sbarbaro "fuochi fatui" e "asterischi", in Ennio Flaiano "errori", in Giovanni Papini "schegge", in Alessandro Morandotti "minime". Aforismi per antonomasia furono fino al Cinquecento quelli usati in campo medico, prima di Ippocrate e poi della Scuola medica salernitana mentre verrà estesa al'astronomia da Girolamo Cardano e alla politica da Tommaso Campanella. Temi [modifica]I temi trattati negli aforismi di tutti i secoli riguardano soprattutto i vizi e le virtù che cambiano, rimangono o scompaiono completamente secondo il periodo. Ad esempio il vizio della gola che fino al Cinquecento era assai trattato, in seguito scompare, così come la virtù della prudenza che fino al Seicento veniva messa in evidenza, sarà in seguito raramente trattata. Il tema della misoginia rimane invece, da Paolo da Certaldo ad oggi, quasi intatto. Nella seconda metà del Novecento con il diffondersi dell'editoria di massa è venuta a moltiplicarsi la pubblicazione di libri appositamente dedicati a raccolte di aforismi di autori diversi, spesso suddivise su base tematica e che presentano modelli diversi, dall'affermazione al dialogo, dal racconto alla citazione e al saggio. Essi, a confronto dei libri di aforismi dei secoli precedenti, trattano temi differenti che alla base hanno comunque sempre l'uomo. Stile [modifica]Per quanto riguarda lo stile con il quale va scritto l'aforisma, in tutti i secoli si raccomanda come qualità la brevità. Già Bartolomeo da San Concordio, nel 1305 affermava nel suo libro "Ammaestramenti degli antichi", che "'l dire breve è migliore che 'lungo" e Francesco Guicciardini, nel 1576, scriverà nella sua opera pubblicata dapprima con il titolo "Più consigli e avvertimenti in materia di re pubblica e di privata" e in seguito con il titolo "Ricordi politici e civili", "Poco e buono" e che era meglio "uno fiore che accumulare tanta materia". Gesualdo Bufalino ha scritto un aforisma ironico sulla lunghezza ottimale dell'aforisma: «Un aforisma benfatto sta tutto in otto parole». Contenuto [modifica]Quanto al contenuto, Karl Kraus affermava che «L'aforisma non coincide mai con la verità; o è una mezza verità o una verità e mezza» e «Un aforisma non ha bisogno di esser vero, ma deve scavalcare la verità. Con un passo solo deve saltarla» (Detti e Contraddetti, Adelphi Editore). Qualche esempio [modifica]L'antichità [modifica]
Dal Duecento al Quattrocento [modifica]
Il Novecento [modifica]
Aforisti famosi [modifica]
Bibliografia [modifica]
Voci correlate [modifica]Altri progetti [modifica]
Collegamenti esterni [modifica] |