Implicato nelle vicende politiche della propria
terra, osteggiò duramente i tiranni
Melancro e
Mirsilo, cosicché fu costretto a recarsi in esilio. Tornato in patria,
combatté in
Troade contro gli Ateniesi per il possesso del
Sigeo, ma anch'egli, così come
Archiloco, fuggì gettando lo scudo. Nuovamente in esilio in seguito
all'ascesa di
Pittaco,
uno dei
Sette Sapienti, tornò a
Lesbo
grazie all'amnistia
del 580
a.C., vivendo in patria fino alla morte.
I temi delle sue opere sono la passione politica,
l'amore, l'occasione conviviale, la battaglia e la precarietà della vita e
sono trattati con tono decisamente aristocratico commisto ad una vivacità
di espressione. La sua poesia rispecchia le idee della propria
eteria.
I versi di Alceo furono raccolti in
età alessandrina da Aristofane di Bisanzio ed Aristarco di Samotracia
in dieci libri, che comprendevano:
- Inni;
- Peani;
- Carmi della lotta civile (στασιωτικὰ μέλη,
stasiotikà mèle), cioè canti politici e d'indole battagliera (celebre
l'immagine nella quale si paragona
Mitilene ad una nave in tempesta, poi ripreso da
Orazio, Carm. I,14);
- Canti conviviali (συμποσιακὰ μέλη, symposiakà
mèle), nei quali si celebrano i lieti banchetti e i convitti
dell'eterìa, ossia del ristretto circolo aristocratico (noto l'invito
alla baldoria in seguito alla morte del tiranno
Mirsilo, poi in Orazio, Carm. I, 37:
Nunc est bibendum);
- Canti erotici (ἐροτικὰ μέλη, erotikà mèle), ,
poesie a carattere erotico.
Di Alceo restano circa 400 frammenti, anche se
numerose citazioni si ritrovano in Orazio. Il dialetto utilizzato da Alceo
è l'eolico
misto ad alcuni
ionismi.