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All'amica risanata è un'ode
scritta da
Ugo
Foscolo nell'aprile del
1802 e
pubblicata nel
1803 per la guarigione della
contessa
milanese
Antonietta Fagnani Arese. L'ode è composta da sedici
strofe,
di sei versi
ciascuna, cinque
settenari e un
endecasillabo.
Al confronto con l'ode precedente, "All'amica
risanata" è di gran lunga poeticamente più perfetta e intensa. Se nell'ode
"A Luigia Pallavicini caduta da cavallo" il poeta cantava la trepidazione
per la bellezza che è in pericolo, in questa ode egli esulta per quella
che risorge. Il canto diventa libero da ogni forma descrittiva e svela il
nucleo
romantico del mito neoclassico della Bellezza che non è da intendere
come sola gioia
per gli occhi,
ma come rasserenamento e consolazione dell'animo.
Così, come
Lucifero
la stella
più cara a Venere, si alza brillante a fuggire le
tenebre,
così l'amica si alza, guarita, dal
letto e in
lei rinasce quella bellezza che faceva trepidare. Le
ore, durante la
malattia
dispensatrici di
medicine,
le porgono ora i bei vestiti e gli ornamenti in modo che, quando ella
ritornerà nei luoghi notturni, tutti la potranno ammirare come se fosse
una dea.
La bellezza della donna non morrà ma durerà
eterna
se un poeta la canterà, così come per
Diana,
cacciatrice
mortale, che il canto dei poeti rese immortale.
Foscolo, che è nato in quel
mare dove
regnò Venere e dove va errante lo spirito di
Saffo,
trasporterà nella poesia italiana i
ritmi della
poesia eolica per cantare la donna amata che sarà venerata come dea
dalle donne
lombarde.
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