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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Anziani Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.orgSenilità Senilità |
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Con senilità (più volgarmente detta anzianità o vecchiaia) ci si riferisce alle età prossime al termine della vita media degli esseri umani, l'ultima parte del ciclo vitale umano. Vengono usati vari eufemismi per indicare le persone in età senile. Le persone anziane hanno limitate capacità rigenerative e sono più vulnerabili a disturbi, malattie e sindromi rispetto agli altri adulti.
Definizione [modifica]La senilità non può essere definita con precisione poiché questo concetto non ha lo stesso significato in tutte le società. In molte parti del mondo, gli individui vengono considerati anziani in seguito a certi cambiamenti nella loro attività o nel loro ruolo sociale, come ad esempio quando diventano nonni, o quando per l'avanzare dell'età si trovano costretti a svolgere mansioni diverse e/o a diminuire i ritmi di lavoro. Tendenzialmente si crede che a 65 anni inizi la vecchiaia perché i lavoratori iniziano a ritirarsi dal lavoro percependo una pensione sociale. Nel mondo, il numero degli ultra-sessantacinquenni è in forte aumento; per lo più questa crescita è concentrata nei paesi in via di sviluppo. Essa è sicuramente anche simbolo positivo sulla qualità della vita dei cittadini, ma contemporaneamente crea una serie di esigenze e problemi da affrontare per evitare gravi conseguenze socio-economiche in prospettiva futura. Durante la vecchiaia l'intero organismo diventa più debole e meno efficiente rispetto alla giovinezza: le ossa diminuiscono di dimensioni e densità, la pelle perde di elasticità, diventando più rugosa, e si assottiglia; i capelli si diradano ed imbiancano; le capacità escretorie dei reni diventano inferiori; il gusto, l'udito, la vista possono peggiorare; l'indurimento delle arterie ed il deposito di grassi nei vasi sanguigni rende più difficile la circolazione sanguigna; la fertilità, soprattutto quella femminile, decresce. Situazione [modifica]Stati Uniti [modifica]Partita nel
2003, in
America l’età minima per percepire la pensione sociale salirà
gradatamente per arrivare nel
2027 ai 67
anni. Europa [modifica]L’invecchiamento della
popolazione
europea è
in graduale aumento e dati dell’Eurostat
avvertono che si potrebbe arrivare ad una riduzione della “crescita
potenziale” annua del
PIL europeo, dall’attuale 2-2,5% all’1,5% nel 2025, fino all’1,25% nel
2040.
Sono tre i fattori rilevanti: una bassa
fecondità, il progressivo allungamento della vita media e il sempre
maggiore numero di persone di età superiore ai 65 anni, nell’ottica di
quella
generazione del dopo guerra definita baby-boom che andrà a
incrementare la schiera di persone anziane. Italia [modifica]Nessun Paese dell’Europa Occidentale ha un tasso di nascite per donna che corrisponda al livello minimo di mantenimento della popolazione (2,1 figli per donna) indicato dai demografi. L’Italia, se non fosse per le nascite registrate negli ospedali dei figli d’immigrati residenti ma non cittadini italiani, si avvierebbe a diventare il Paese del mondo con il minor numero di nati con un tasso di 1,2. Cosa fare [modifica]La
Confederazione Europea dei Sindacati (CES) e la
FERPA (Federazione europea dei pensionati e delle persone anziane)
ritengono che bisognerà affrontare non una crisi, ma piuttosto un nuovo
ciclo demografico, che crea nuove opportunità per la società.
Diversi governi offrono la pensione di vecchiaia o la possibilità di un riscattabile piano pensionistico. Nella cultura occidentale ci sono ancora molti pregiudizi sugli anziani e discriminazioni, ossia l’ageismo (Butler USA 1960) il pensiero secondo cui chiunque abbia raggiunto una età anagrafica avanzata è considerato anziano. La gerontologia studia il processo di invecchiamento e la geriatria studia le malattie che affliggono gli anziani. Bibliografia [modifica]
Note [modifica]Voci correlate [modifica]Altri progetti [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
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| Questo articolo è rilasciato sotto i termini della
GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_dell%27invecchiamento Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Psicologia_dell%27invecchiamento&action=history Psicologia dell'invecchiamentoDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La psicologia dell'invecchiamento è una branca della psicologia che si occupa sia dei problemi psicologici dell'anziano, sia del processo di invecchiamento da un punto di vista psicologico e neuropsicologico. La persona anziana (già di per sé oggigiorno difficile da definire) può presentare problematiche che esplodono nella terza età, ma che prima erano latenti, oppure disagi peculiari di questo periodo della vita, dovuti a vari motivi: mancata o parziale elaborazione del lutto per la morte del compagno/a, conseguente solitudine, mancanza di motivazioni per andare avanti, decadimento fisico, allontanamento dalla vita sociale, esclusione, etc., oltre ad una serie di caratteristiche psicopatologiche che possono acuirsi a questa età: avarizia, sospettosità, puntigliosità, etc.
Ricerche biomediche [modifica]Il problema è posto come ricerca alla cosiderazione che le problematiche riguardanti l'invecchiamento, siano un effetto secondario alle condizioni di vita oppure siano esse stesse un risultato genetico. Per esempio, per Orgel l'invecchiamento è una causa ad errori genetici presenti nel DNA. Pur non escludendo fattori di intercorrelazione fra le due ipotesi di ricerca. Ricerche psicosociali [modifica]Le ricerche psicosociali vertono essenzialmente in ambito psicofisico, sociale, psichico. Nell'ambiente psicofisico si sottolineano le modificazioni dell'aspetto e le ripercussioni sulla psiche. Nell'area sociale, viene curata maggiormente il fatto che la società stessa in cui l'anziano vive tende a relegarlo in altri ambiti fino ad allora non conosciuti, in primis l'allontanamento dal luogo di lavoro mediante il pensionamento. Ed infine, per quel che concerne la modificazione della psiche dell'anziano, si è soliti sottolineare la depressione senile come effetto dell'età sulla mente. I risultati di queste tre fonti di informazioni, portano ad indicare che in breve tempo l'adulto si vede in una fase di trasformazione assai rapida ed alla quale egli non è preparato. In essa vi sono fattori assai soliti, quali: il disgregarsi del gruppo sociale al quale aveva investito la sua affettività, figli che ormai hanno una vita propria, perdita di congiunti ed amici, diminuzione del salario, notevole aumento del tempo libero senza una rete di riferimento che precedentemente vi era nel luogo lavorativo. A questo va aggiunto che nella cultura occidentale, sono valori assai radicati, l'esteriorità corporea, la salute che a volte arriva a dei veri eccessi (salutismo), tutto questo non prepara l'adulto all'anziano che sarà. Difatti le reazioni tipiche sono o la prevaricazione o la rassegnazione. La prima soluzione è sempre meno praticabile per l'avanzare dell'età e il frantumarsi dei luoghi socio-affettivi, la seconda porta all'attesa della morte o a rifugiarsi in fantasie che talvolta sfociano in stati deliranti. Ricerche psichiatriche [modifica]Le ricerche psichiatriche si occupano dei disturbi psichici nell'anziano e, in quanto finalizzate ad un oggetto di studio così specifico, si formano autonomamente in psichiatria geriatrica. Di fatto negli anziani le cause organiche portano assai spesso alla demenza. Il carattere senile è così marcato nel disturbo stesso che spesso si parla di schizofrenia senile, di depressione senile, e così via. Nella vecchiaia si riscontrano:
Bibliografia [modifica]
Voci correlate [modifica] |
| Fonte:
http://pcmendrisiotto.wordpress.com La solitudine degli anziani Recenti studi hanno evidenziato che un buon invecchiamento è possibile se legato all’integrazione sociale, condizione che preserva le funzioni cognitive e favorisce una migliore qualità di vita. Con l’avanzare dell’età, e il confronto con gli eventi della vita (ad esempio la morte di un coniuge), gli anziani si trovano a fronteggiare il progressivo indebolimento della propria rete sociale. Questa situazione non è sempre compensata dalla creazione di nuovi rapporti che sostituiscono quelli inevitabilmente persi; possono così nascere sentimenti di solitudine che implicano una sensazione di contrasto tra la qualità delle relazioni sociali realizzate e quelle desiderate. Varie ricerche indicano anche che un cambiamento di abitazione, e soprattutto il ricovero in istituto, può incidere negativamente sulle relazioni interpersonali. Gli anziani si trovano, infatti, a dover lasciare il loro domicilio ed il contesto in cui sono inseriti. Bisogna distinguere tra la positività di una scelta di stare da soli e la negatività di una solitudine involontaria. Gli anziani, in realtà, sono i soggetti più esposti al rischio della solitudine; con la cessazione dell’attività lavorativa si può vivere una perdita di ruolo sociale che a sua volta genera un senso di inutilità e frustrazione. La lontananza dei figli ormai adulti, inoltre, fa sì che gli anziani perdano dei punti di riferimento fondamentali all’interno del nucleo familiare. La solitudine diventa allora una condizione subita e mal sopportata ed è utile interrogarsi sul rapporto tra l’anziano e la sua famiglia, sul genere di vita che conduce, sulla sua situazione economica. La solitudine, la nostalgia, la malinconia, sono condizioni a cui molto spesso si fa l’abitudine e trovano posto nel profondo dell’anima, accompagnando la persona giorno dopo giorno. Gli anziani che ricercano la solitudine come momento di quiete benefica sono senza dubbio una minoranza rispetto a coloro che la temono, la vivono male e si scoprono privi di stimoli e invasi da un forte senso di frustrazione. I disagi legati alla solitudine possono perdurare anche dopo tanti anni, poiché per la maggioranza degli anziani il fatto di vivere da soli non è una scelta, ma una condizione in cui, per svariati motivi, si sono ritrovati. La paura di sentirsi male mentre si è da soli è un altro elemento che condiziona parecchio la vita degli anziani. Le relazioni sociali rivestono un ruolo significativo contro il ripiegamento su se stessi e la chiusura verso il mondo esterno; se le amicizie mancano la vita può assumere un aspetto triste, cupo e vuoto. Ci si ritrova a fare i conti con l’essere soli, con il rimpianto del passato, di una vita che adesso non c’ è più. La solitudine permette la riflessione, l’introspezione, ma altrettanto importante è avere contatti con gli altri e impiegare il proprio tempo in modo gratificante al fine di sentirsi utili, vivi. Nel Mendrisiotto si contano tre Centri diurni per gli anziani, a Chiasso, Vacallo e Riva San Vitale, più un Centro diurno terapeutico di Pro Senectute a Balerna. Sono sufficienti per la popolazione anziana del nostro territorio o, al contrario, i comuni vanno stimolati a riflettere su questa realtà? Eleonora Gambardella |