***
Ricerca personalizzata
  Condividi le nostre emozioni  
Condividi Follow poesieamore on Twitter    
Pubblicità
Depressione Solitudine degli Anziani Adolescenza   Anima Gemella
Dediche Serenate Frasi Amore Altruismo
Adozioni Alcolismo Bellezza Esaurimento
Link Sponsorizzati
Questo articolo è rilasciato sotto i termini della
GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da
 http://it.wikipedia.org/wiki/Anziani
Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.orgSenilità

Senilità

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

(Reindirizzamento da Anziani)
Disambiguazione – Se stai cercando il romanzo di Italo Svevo, vedi Senilità (romanzo).
Un uomo anziano di 90 anni
Pubblicità

Con senilità (più volgarmente detta anzianità o vecchiaia) ci si riferisce alle età prossime al termine della vita media degli esseri umani, l'ultima parte del ciclo vitale umano. Vengono usati vari eufemismi per indicare le persone in età senile. Le persone anziane hanno limitate capacità rigenerative e sono più vulnerabili a disturbi, malattie e sindromi rispetto agli altri adulti.

Indice

[nascondi]

Definizione [modifica]

La senilità non può essere definita con precisione poiché questo concetto non ha lo stesso significato in tutte le società. In molte parti del mondo, gli individui vengono considerati anziani in seguito a certi cambiamenti nella loro attività o nel loro ruolo sociale, come ad esempio quando diventano nonni, o quando per l'avanzare dell'età si trovano costretti a svolgere mansioni diverse e/o a diminuire i ritmi di lavoro.

Tendenzialmente si crede che a 65 anni inizi la vecchiaia perché i lavoratori iniziano a ritirarsi dal lavoro percependo una pensione sociale. Nel mondo, il numero degli ultra-sessantacinquenni è in forte aumento; per lo più questa crescita è concentrata nei paesi in via di sviluppo. Essa è sicuramente anche simbolo positivo sulla qualità della vita dei cittadini, ma contemporaneamente crea una serie di esigenze e problemi da affrontare per evitare gravi conseguenze socio-economiche in prospettiva futura.

Durante la vecchiaia l'intero organismo diventa più debole e meno efficiente rispetto alla giovinezza: le ossa diminuiscono di dimensioni e densità, la pelle perde di elasticità, diventando più rugosa, e si assottiglia; i capelli si diradano ed imbiancano; le capacità escretorie dei reni diventano inferiori; il gusto, l'udito, la vista possono peggiorare; l'indurimento delle arterie ed il deposito di grassi nei vasi sanguigni rende più difficile la circolazione sanguigna; la fertilità, soprattutto quella femminile, decresce.

Situazione [modifica]

Stati Uniti [modifica]

Partita nel 2003, in America l’età minima per percepire la pensione sociale salirà gradatamente per arrivare nel 2027 ai 67 anni.
La percentuale della popolazione con 65 anni è aumentata dal 4% del 1900 al 13% del 1990. Nel 1900 solo 3 milioni della popolazione americana aveva 65 anni. Nel 1998 il numero dei “senior” era intorno ai 34 milioni.
Esperti demografici stimano che nel 2020 saranno circa 50 milioni di americani ad avere più di 65 anni, circa il 17% della popolazione.
Negli anni 90 l’aspettativa di vita era 80 anni per le donne e 73 per gli uomini. Le donne americane che avevano 65 anni nel 1990 possono aspettarsi di vivere altri 19 anni circa, gli uomini invece 16.

Europa [modifica]

L’invecchiamento della popolazione europea è in graduale aumento e dati dell’Eurostat avvertono che si potrebbe arrivare ad una riduzione della “crescita potenziale” annua del PIL europeo, dall’attuale 2-2,5% all’1,5% nel 2025, fino all’1,25% nel 2040.
Secondo uno studio del 2005 della Commissione europea, riportato dal periodico Euronote[1],

  « il rapporto tra la popolazione di età inferiore ai 15 anni o che abbia compiuto almeno 65 anni, da un lato, e la popolazione compresa tra i 14 e i 64 anni, dall’altro, passerà dal 49% del 2005 al 66% nel 2030.
In particolare, nel periodo 2005-2050, la fascia di età tra 55 e 65 anni (cioè i lavoratori anziani) aumenterà dell’8,7 %, mentre il numero di individui nella fascia di età compresa tra 65 e 79 anni (le persone anziane) raggiungerà il 44%, e quello delle persone molto anziane (aventi almeno 80 anni) aumenterà di una percentuale pari al 180%. »
   

Sono tre i fattori rilevanti: una bassa fecondità, il progressivo allungamento della vita media e il sempre maggiore numero di persone di età superiore ai 65 anni, nell’ottica di quella generazione del dopo guerra definita baby-boom che andrà a incrementare la schiera di persone anziane.
In molti casi l’apporto dell’immigrazione è riuscito a compensare alcuni effetti negativi dell’invecchiamento, contrastando la denatalità e sostenendo la crescita della popolazione.
Dai rapporti ISTAT intorno al 2010 le persone con più di 65 anni saranno pari 20,5%, in crescita rispetto al 2005 di un punto percentuale, nel 2020 sarà il 23,2%, nel 2030 il 27% e nel 2050 arriverà al 33,6%.

Italia [modifica]

Nessun Paese dell’Europa Occidentale ha un tasso di nascite per donna che corrisponda al livello minimo di mantenimento della popolazione (2,1 figli per donna) indicato dai demografi. L’Italia, se non fosse per le nascite registrate negli ospedali dei figli d’immigrati residenti ma non cittadini italiani, si avvierebbe a diventare il Paese del mondo con il minor numero di nati con un tasso di 1,2.

Cosa fare [modifica]

La Confederazione Europea dei Sindacati (CES) e la FERPA (Federazione europea dei pensionati e delle persone anziane) ritengono che bisognerà affrontare non una crisi, ma piuttosto un nuovo ciclo demografico, che crea nuove opportunità per la società.
Occorrerà modernizzare le istituzioni sociali, economiche e del lavoro: più posti di lavoro di migliore qualità, un mercato del lavoro che sia più inclusivo (in particolare per giovani, donne e lavoratori anziani) con maggior flessibilità di orari, un’istruzione e una formazione efficaci, una società insomma più aperta a tutti.
La spesa sociale dovrà essere considerata come un investimento e non come un costo o un onere che pesa sulla competitività economica.
A tal proposito la Commissione europea ha recentemente pubblicato "The demographic future of Europe, from challenge to opportunity", un testo su cui si aprirà un confronto con le parti sociali, proponendo cinque punti contro “la bomba demografica” dovuta all’invecchiamento:

  • aiutare i lavoratori ad equilibrare la vita professionale, familiare e privata in modo che i potenziali genitori possano avere il numero di figli che desiderano;
  • migliorare le opportunità di lavoro per i lavoratori anziani;
  • aumentare la produttività valorizzando il contributo apportato sia dai lavoratori anziani sia da quelli giovani;
  • sfruttare l'impatto positivo dell'immigrazione sul mercato del lavoro;
  • garantire finanze pubbliche sostenibili per garantire la protezione sociale.

Diversi governi offrono la pensione di vecchiaia o la possibilità di un riscattabile piano pensionistico.

Nella cultura occidentale ci sono ancora molti pregiudizi sugli anziani e discriminazioni, ossia l’ageismo (Butler USA 1960) il pensiero secondo cui chiunque abbia raggiunto una età anagrafica avanzata è considerato anziano.

La gerontologia studia il processo di invecchiamento e la geriatria studia le malattie che affliggono gli anziani.

Bibliografia [modifica]

  • A.Federici, F. Venturi, E. Bontempi, Il Qi Gong e gli Anziani, Margiacchi-Galeno Edizioni, 2005 [1]

Note [modifica]

  1. ^ Euronote - inserto 42

Voci correlate [modifica]

Altri progetti [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]

Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_dell%27invecchiamento
Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Psicologia_dell%27invecchiamento&action=history

Psicologia dell'invecchiamento

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 
  « Un uomo incivilito, il quale partecipa all'arricchimento della civiltà in idee, conoscenze, problemi, può diventare "stanco della vita" ma non sazio [...] dunque la sua morte è per lui un accadimento assurdo. Ed essendo la morte priva di senso, lo è anche la vita civile come tale, in quanto, appunto con la sua assurda "progressività", fa della morte un assurdo. »
 
(Max Weber, Il lavoro intellettuale come professione, Einaudi, Torino, 1971)

La psicologia dell'invecchiamento è una branca della psicologia che si occupa sia dei problemi psicologici dell'anziano, sia del processo di invecchiamento da un punto di vista psicologico e neuropsicologico.

La persona anziana (già di per sé oggigiorno difficile da definire) può presentare problematiche che esplodono nella terza età, ma che prima erano latenti, oppure disagi peculiari di questo periodo della vita, dovuti a vari motivi: mancata o parziale elaborazione del lutto per la morte del compagno/a, conseguente solitudine, mancanza di motivazioni per andare avanti, decadimento fisico, allontanamento dalla vita sociale, esclusione, etc., oltre ad una serie di caratteristiche psicopatologiche che possono acuirsi a questa età: avarizia, sospettosità, puntigliosità, etc.

Indice

[nascondi]

Ricerche biomediche [modifica]

Il problema è posto come ricerca alla cosiderazione che le problematiche riguardanti l'invecchiamento, siano un effetto secondario alle condizioni di vita oppure siano esse stesse un risultato genetico. Per esempio, per Orgel l'invecchiamento è una causa ad errori genetici presenti nel DNA. Pur non escludendo fattori di intercorrelazione fra le due ipotesi di ricerca.

Ricerche psicosociali [modifica]

Le ricerche psicosociali vertono essenzialmente in ambito psicofisico, sociale, psichico. Nell'ambiente psicofisico si sottolineano le modificazioni dell'aspetto e le ripercussioni sulla psiche. Nell'area sociale, viene curata maggiormente il fatto che la società stessa in cui l'anziano vive tende a relegarlo in altri ambiti fino ad allora non conosciuti, in primis l'allontanamento dal luogo di lavoro mediante il pensionamento. Ed infine, per quel che concerne la modificazione della psiche dell'anziano, si è soliti sottolineare la depressione senile come effetto dell'età sulla mente.

I risultati di queste tre fonti di informazioni, portano ad indicare che in breve tempo l'adulto si vede in una fase di trasformazione assai rapida ed alla quale egli non è preparato. In essa vi sono fattori assai soliti, quali: il disgregarsi del gruppo sociale al quale aveva investito la sua affettività, figli che ormai hanno una vita propria, perdita di congiunti ed amici, diminuzione del salario, notevole aumento del tempo libero senza una rete di riferimento che precedentemente vi era nel luogo lavorativo.

A questo va aggiunto che nella cultura occidentale, sono valori assai radicati, l'esteriorità corporea, la salute che a volte arriva a dei veri eccessi (salutismo), tutto questo non prepara l'adulto all'anziano che sarà. Difatti le reazioni tipiche sono o la prevaricazione o la rassegnazione. La prima soluzione è sempre meno praticabile per l'avanzare dell'età e il frantumarsi dei luoghi socio-affettivi, la seconda porta all'attesa della morte o a rifugiarsi in fantasie che talvolta sfociano in stati deliranti.

Ricerche psichiatriche [modifica]

Le ricerche psichiatriche si occupano dei disturbi psichici nell'anziano e, in quanto finalizzate ad un oggetto di studio così specifico, si formano autonomamente in psichiatria geriatrica. Di fatto negli anziani le cause organiche portano assai spesso alla demenza. Il carattere senile è così marcato nel disturbo stesso che spesso si parla di schizofrenia senile, di depressione senile, e così via.

Nella vecchiaia si riscontrano:

  • riduzione della memoria a breve termine, il numero delle informazioni immagazzinate diminuisce (normalmente sono 7 ± 2);
  • tempi di reazioni allungati, riconoscere uno stimolo, selezionare una risposta da mettere in atto ed eseguirla risulta un compito sempre più gravoso;
  • irrigidimento delle membra e della psiche, ove vi è sempre più difficoltà a disimparare vecchie abitudini e a impararne delle nuove;
  • declino dell'intelligenza, è da imputarsi non tanto al progredire dell'età di per sè quanto ad un non allenamento.

Bibliografia [modifica]

Voci correlate [modifica]

Fonte: http://pcmendrisiotto.wordpress.com

La solitudine degli anziani

Recenti studi hanno evidenziato che un buon invecchiamento è possibile se legato all’integrazione sociale, condizione che preserva le funzioni cognitive e favorisce una migliore qualità di vita.
Con l’avanzare dell’età, e il confronto con gli eventi della vita (ad esempio la morte di un coniuge), gli anziani si trovano a fronteggiare il progressivo indebolimento della propria rete sociale. Questa situazione non è sempre compensata dalla creazione di nuovi rapporti che sostituiscono quelli inevitabilmente persi; possono così nascere sentimenti di solitudine che implicano una sensazione di contrasto tra la qualità delle relazioni sociali realizzate e quelle desiderate.
Varie ricerche indicano anche che un cambiamento di abitazione, e soprattutto il ricovero in istituto, può incidere negativamente sulle relazioni interpersonali. Gli anziani si trovano, infatti, a dover lasciare il loro domicilio ed il contesto in cui sono inseriti.
Bisogna distinguere tra la positività di una scelta di stare da soli e la negatività di una solitudine involontaria. Gli anziani, in realtà, sono i soggetti più esposti al rischio della solitudine; con la cessazione dell’attività lavorativa si può vivere una perdita di ruolo sociale che a sua volta genera un senso di inutilità e frustrazione. La lontananza dei figli ormai adulti, inoltre, fa sì che gli anziani perdano dei punti di riferimento fondamentali all’interno del nucleo familiare. La solitudine diventa allora una condizione subita e mal sopportata ed è utile interrogarsi sul rapporto tra l’anziano e la sua famiglia, sul genere di vita che conduce, sulla sua situazione economica.
La solitudine, la nostalgia, la malinconia, sono condizioni a cui molto spesso si fa l’abitudine e trovano posto nel profondo dell’anima, accompagnando la persona giorno dopo giorno. Gli anziani che ricercano la solitudine come momento di quiete benefica sono senza dubbio una minoranza rispetto a coloro che la temono, la vivono male e si scoprono privi di stimoli e invasi da un forte senso di frustrazione.
I disagi legati alla solitudine possono perdurare anche dopo tanti anni, poiché per la maggioranza degli anziani il fatto di vivere da soli non è una scelta, ma una condizione in cui, per svariati motivi, si sono ritrovati. La paura di sentirsi male mentre si è da soli è un altro elemento che condiziona parecchio la vita degli anziani.
Le relazioni sociali rivestono un ruolo significativo contro il ripiegamento su se stessi e la chiusura verso il mondo esterno; se le amicizie mancano la vita può assumere un aspetto triste, cupo e vuoto. Ci si ritrova a fare i conti con l’essere soli, con il rimpianto del passato, di una vita che adesso non c’ è più.
La solitudine permette la riflessione, l’introspezione, ma altrettanto importante è avere contatti con gli altri e impiegare il proprio tempo in modo gratificante al fine di sentirsi utili, vivi.
Nel Mendrisiotto si contano tre Centri diurni per gli anziani, a Chiasso, Vacallo e Riva San Vitale, più un Centro diurno terapeutico di Pro Senectute a Balerna.
Sono sufficienti per la popolazione anziana del nostro territorio o, al contrario, i comuni vanno stimolati a riflettere su questa realtà?
Eleonora Gambardella