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| Boccaccio |
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Statua di Boccaccio, sita agli
Uffizi
Giovanni Boccaccio (Certaldo o Firenze 1313 - Certaldo, 21 dicembre 1375), fu poeta e prosatore, nonché l'autore del celebre Decameron. Fu un uomo di grande cultura che ebbe l'opportunità di frequentare la ricchissima biblioteca reale e dedicarsi a letture eterogenee (letteratura cortese e cavalleresca francese, cultura latina ed erudizione storica, mitologica e letteraria, autori greci e latini, stilnovisti, Dante ecc.). Cominciò a scrivere rime e poemetti per il brillante pubblico di corte, che lo riconobbe come poeta. |
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Ad ispirare i suoi primi due poemetti fu un amore giovanile.
Biografia [modifica]Boccaccio nasce nel 1313 (secondo fonti considerate non attendibili a Firenze, molto più probabilmente a Certaldo) ma fu sicuramente allevato a Firenze, figlio illegittimo del mercante Boccaccio (Boccaccino) di Chellino, socio della compagnia dei Bardi e console della corporazione dei cambiatori. La madre, di cui non abbiamo notizie, nel Filocolo viene detta essere una francese di nome Giovanna. Quando, nel 1320, il mercante sposò Margherita dei Mardoli, decise di allontanare il figlio naturale da Firenze, affidandolo a Giovanni Mazzuoli da Strada, perché lo avviasse alla mercatura. Mazzuoli condusse il ragazzo a Napoli, dove la compagnia trattava affari, infatti i Bardi finanziavano gli Angioini e la loro banca controllava i traffici del regno (la dinastia angioina fu fondata da Carlo I nel 1246 e terminò nel 1442 quando subentrò la dinastia Aragonese). Quando il giovane manifestò la sua avversione per gli affari, il padre lo indirizzò inutilmente allo studio del diritto canonico. Giovanni a Napoli si dedicò allo studio dei classici e della poesia, mentre frequentava l'ambiente colto e raffinato della gaia e sfarzosa corte di Roberto d'Angiò, dove il padre era amico personale del sovrano e aveva numerose conoscenze. Fra il 1330 ed il 1331, all'università di Napoli fu chiamato ad insegnare diritto Cino da Pistoia (1270 - 1337) che avviò il giovane Boccaccio alla poesia. Napoli era il centro intellettuale più vivace della penisola, con contatti culturali con l'area bizantina, con la Francia, con Avignone, dove si stava affermando Francesco Petrarca. Secondo la leggenda, originata dalle stesse opere di
Boccaccio, nel 1336 conobbe Maria d'Aquino, figlia naturale del re e
moglie di un gentiluomo di corte, se ne innamorò, riamato, e la
rappresentò nella sua opera letteraria con il nome di Fiammetta (Elegia di
madonna Fiammetta) e, per invito di Maria, compose la sua prima opera, il
Filocolo. Non vi sono tuttavia notizie storiche di questa Maria d'Aquino,
e vi sono molti dubbi che una figlia di re, per quanto illegittima, possa
non aver lasciato alcuna traccia. Considerando anche la natura prettamente
letteraria dei cenni di Boccaccio ad essa, si pensa attualmente che
Fiammetta sia stata una figura letteraria, trasposizione idealizzata dei
vari amori dell'autore. In seguito, tornò a Firenze dove scampò alla peste e
dove si stabilì definitivamente nel 1349, alla morte del padre, per
occuparsi di quanto restava dei beni di famiglia. A Firenze, era assai
apprezzato per la sua cultura e ricevette alcuni incarichi come
ambasciatore in Tirolo e a Avignone. Nel 1351 gli fu affidato l'incarico di recarsi a Padova, dove si trovava il Petrarca, da lui conosciuto l'anno precedente, per invitarlo a Firenze, dove gli sarebbe stato affidato un insegnamento. Petrarca non accettò la proposta, però tra i due scrittori nacque una sincera amicizia che durò fino al 1374, anno della morte del Petrarca. La tranquilla vita di studioso, condotta dal Boccaccio a Firenze, fu bruscamente interrotta dalla visita del monaco senese Gioacchino Ciani che lo esortò ad abbandonare la poesia e gli argomenti profani. Si narra che Boccaccio fu atterrito dal pensiero della morte imminente a tal punto che decise di bruciare le sue opere, venendone fortunatamente dissuaso dall'amico Petrarca. Nel 1362 fu invitato a Napoli da amici fiorentini ed egli accettò, sperando di trovare un'occupazione che gli permettesse la vita agiata e serena di un tempo. Purtroppo la Napoli in decadenza di Giovanna I era ben diversa dalla città prospera, colta e serena di Roberto d'Angiò e Boccaccio, deluso, ripartì ben presto. Dopo un breve soggiorno a Venezia per rivedere il Petrarca, intorno al 1370 si ritirò nella sua casa di Certaldo, presso Firenze, per vivere in modo appartato e potersi dedicare alla meditazione religiosa e allo studio (attività che furono interrotte solo da qualche breve viaggio a Napoli tra il 1370 e il 1371). Nell'ultimo periodo di vita ricevette l'incarico dal comune di Firenze di dare vita ad una lettura pubblica, con relativo commento, della Divina Commedia di Dante ma nel 1374, a causa del sopraggiungere della malattia che lo avrebbe condotto alla morte per idropisia il 21 dicembre 1375, dovette abbandonare l'incarico. Boccaccio, pur non mancando la stima dei concittadini, visse fra amarezze, delusioni, angustie economiche, ben diversamente dal Petrarca che ebbe riconoscimenti, onori ed una vita agiata. La sua cultura ed i suoi interessi spirituali furono meno vasti di quelli del Petrarca, ma la sua vocazione letteraria e poetica fu grandissima e fu narratore sommo.
Opere [modifica]Nella produzione del Boccaccio si possono distinguere le opere della giovinezza, della maturità e della vecchiaia.
Opere della giovinezza [modifica]
La caccia di Diana (1333–1335 ) [modifica]Opera scritta nel 1333 da un Boccaccio appena
ventenne. Tratta di Cimone, un cervo che per virtù d'amore si trasforma in
uomo, allegoria dell'incivilimento ad opera di amore. Quest'opera è tratta
da un testo
ovidiano nel quale si narra di un giovane cacciatore, Atteone, il
quale vede Diana mentre fa il bagno in un laghetto e per punizione viene
trasformato in cervo.
Il Filostrato (1335) [modifica]Il filostrato (che alla lettera dovrebbe significare
nel greco approssimativo del Boccaccio "vinto d'amore") è un poemetto
scritto in
ottave che narra la tragica storia di
Troilo,
figlio del re di
Troia
Priamo, che si era innamorato della prigioniera greca
Criseida. Quando Criseida in seguito si innamora di Diomede, Troilo si
dispera e va incontro alla morte per mano di
Achille.
Il Filocolo (1336) [modifica]Il Filocolo, che etimologicamente significa "fatica d'amore", è un romanzo in prosa, rappresentando così una svolta rispetto ai romanzi delle origini scritti in versi. La storia ha due protagonisti, Florio e Biancifiore, due giovani che si amano dopo essere cresciuti insieme e sono costretti ad affrontare molte peripezie che li dividono, ma alla fine si ritrovano e si sposano. Florio si converte al Cristianesimo e alla morte del padre, viene incoronato re.
Teseida delle nozze d'Emilia (1339-1341) [modifica]Il Teseida è un poema epico in ottave in cui si rievocano le gesta di Teseo che combatte contro Tebe e le Amazzoni. L'opera costituisce il primo caso in assoluto nella nostra storia letteraria di poema epico in volgare e già si manifesta la tendenza di Boccaccio a isolare nuclei narrativi sentimentali, cosicché il vero centro della narrazione finisce per essere l'amore dei prigionieri tebani Arcita e Palemone per Emilia, sorella della regina delle Amazzoni; il duello fra i due innamorati si conclude con la morte di Palemone e le nozze tra Arcita ed Emilia.
Comedia delle ninfe fiorentine (1339-1340) [modifica]La comedia delle ninfe fiorentine è una narrazione in prosa, inframezzata da componimenti in terzine cantati da vari personaggi. Narra la storia di Ameto, un rozzo pastore che un giorno incontra delle ninfe devote a Venere e si innamora di una di esse, Lia. Nel giorno della festa di Venere le ninfe si raccolgono intorno al pastore e gli raccontano le loro storie d'amore. Alla fine Ameto è immerso in un bagno purificatore e comprende così il significato allegorico della sua esperienza: infatti le ninfe rappresentano la virtù e l'incontro con esse lo ha trasformato da essere rozzo e animalesco in uomo.
Amorosa visione (1341 - 1342) [modifica]Si tratta di un poema in terzine suddiviso in
cinquanta canti.
Elegia di Madonna Fiammetta (1343 -1344) [modifica]Vedi Elegia di Madonna Fiammetta
Ninfale fiesolano (1344 -1346) [modifica]Si tratta della storia di un pastore e di una
ninfa che
si amano e, perché non siano più separati, vengono trasformati in due
torrenti le cui acque si fondono presso
Fiesole,
da cui il titolo dell'opera.
Opere della maturità [modifica]
Il Decamerone (1349 - 1351) [modifica]Il capolavoro del Boccaccio è il
Decameron, il cui titolo fu ricalcato dal trattato "Hexameron" di
sant'Ambrogio. Il libro narra di un gruppo di giovani (sette ragazze e
tre ragazzi) che, durante la
peste del
1348, si rifugiano sulle colline presso Firenze. Per due settimane,
l'«onesta brigata» si intrattiene serenamente con passatempi vari, e in
particolare raccontando a turno le novelle. Poiché il venerdì e il sabato
non si narrano novelle, queste, disposte in un periodo "di dieci giorni" (
deka hemeron ), come indica in greco il titolo dell'opera, sono in totale
cento. Dal punto di vista stilistico, presenta un eccellente gioco di simmetrie nel quale rientrano per analogia alcune delle tematiche predilette dal Boccaccio, come per esempio l'amore, la beffa, la fortuna, le peripezie... In particolare già nelle stesse novelle narrate si possono comprendere alcune concezioni dello stesso autore, ma contemporaneamente anche le relazioni tra gli stessi membri della "brigata", spesso segnati da interessi o rivalità. Inoltre le novelle non vengono narrate durante il venerdì e il sabato, mentre nelle altre giornate un "re" o una "regina" scelgono la tematica sulla quale sviluppare delle storie. Come eccezione programmata a tale schema compare la figura del giovane Dioneo, il quale racconta per ultimo e talvolta si concede uno "strappo alla regola". Infatti l'autore riflette il proprio io sia su di lui che su Panfilo e Filostrato (gli altri due ragazzi). I nomi scelti per i ragazzi non risultano nuovi, in quanto compaiono già nelle opere precedenti del Boccaccio.
Opere della vecchiaia [modifica]
Illustrazione dal manoscritto del De casibus
virorum illustrium
Corbaccio (o Laberinto d'amore) [modifica]Un'opera di datazione incerta (tra il
1355 e il
1366), così
com'è incerto anche il significato del titolo: è possibile che venga da
corvo simbolo della cattiveria, l'uccello che becca gli occhi delle prede
di cui si ciba, in questo caso sta a rappresentare l'amore che acceca e
rovina; oppure deriva dallo spagnolo corbachos', cioè scudiscio, che
riporta al carattere prettamente satirico dell'opera.
De Genealogiis deorum gentilium (Genealogie degli Dei dei Gentili - 1350-1368) [modifica]È un ampio trattato di
mitologia in
lingua latina in quindici libri inteso a illustrare le discendenze
degli
dei greci e
latini. È un'opera scientifica, una delle prime manifestazioni dello
spirito filologico dell'Umanesimo:
Boccaccio cerca di interpretare il
mito e
appoggia la sua interpretazione citandone la fonte bibliografica. Nel XV
libro Boccaccio mostra il legittimo orgoglioso di poter leggere i testi in
lingua greca senza alcuna intermediazione, per aver studiato la lingua di
Omero con
il greco
Leonzio Pilato. La conoscenza della lingua greca rimase tuttavia
elementare per cui gli errori, nelle sue trascrizioni di Omero, sono
numerose.
Curiosità [modifica]
Voci correlate [modifica]
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