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Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Risurrezione
Cronologia
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Risurrezione

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
 
bussola Disambiguazione – "Resurrezione" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Resurrezione (disambigua).

La risurrezione o resurrezione[1] è il ritorno alla vita dopo la morte con una analogia al risveglio successivo al sonno.

Nella concezione di molte religioni, è possibile ritornare in vita dopo la morte ed al proposito vengono formulate varie previsioni di modalità a seconda che:

  • la nuova vita faccia rifiorire le medesime spoglie terrene del defunto (e si parla di risurrezione vera e propria)
  • lo spirito del defunto ritrovi la vita terrena nel corpo di un altro essere vivente (e si parla invece di reincarnazione, per lo più con riferimento alla rinascita nelle carni di un essere di specie o genere differente)
  • lo spirito del defunto sia dopo la morte ammesso a vivere una vita di puro spirito
  • rinascano dopo la morte sia lo spirito che il corpo del defunto (in tal caso con tempi differenti).

In queste due ultime accezioni la risurrezione viene indicata come il passaggio dal tempo finito, proprio dell'esperienza umana, all'eternità spirituale (vita eterna).

Ciò che pare comune a tutte le religioni che prevedono la reviviscenza o quantomeno la non-estinzione dell'anima del defunto, cioè del complesso della sua spiritualità è il concetto di "rinascita" o di "ri-sorgere" (da cui deriva il termine). Si presuppone la fine della vita terrena dopo la quale la persona (riappropriandosi o meno di un corpo) inizia un'esperienza nuova, nascendo di nuovo.

Indice

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[modifica] Antico Egitto

L'anima è condotta da Osiride. Parigi, Louvre

Per gli antichi Egizi la vita dopo la morte era la sola duratura e la morte era solo un passaggio a tale vita. Il corpo veniva imbalsamato per preservarlo dalla corruzione e rimaneva nella tomba.

Infatti solo se il corpo era intatto il “Ka”, la forza vitale dell'uomo ed il “Ba”, l'anima potevano andare nel Paese dei Morti. Questo Regno è simile al nostro ed è diviso in dodici regioni governate da altrettanti Dei. Al suo arrivo l'anima, condotta da Anubi o da Horus, è giudicata in presenza di Osiride, il cuore del defunto viene pesato e viene deciso dove l'anima debba andare.

Per rendere confortevole la vita in questo Regno i defunti dovevano portarsi appresso servitori e cibo. Ciò era possibile lasciando simbolicamente nella tomba sia statuette di servitori che esercitavano i vari mestieri sia vivande di vario tipo.

La possibilità di questo tipo di sopravvivenza era aperta a tutti ma solo chi possedeva abbastanza danaro per permettersi una tomba ed una imbalsamazione vi aveva realmente accesso, per gli altri c'era l'annullamento.

[modifica] Zoroastrismo

Naqsh i Rustam: Investitura di Ardashir da parte di Ahura Mazda.

Prevede la risurrezione corporea dei morti per un Giudizio Finale di Dio su Bene (Ahura Mazda) e Male (Angra Mainyu): il dualismo etico tra Bene e Male, che è alla base di questa religione, si riflette anche sui concetti di Paradiso, Inferno e Giorno del Giudizio.

Dopo la morte, l'anima della persona passa un ponte ("Chinvato Peretu") sul quale le sue buone azioni sono pesate con quelle cattive. Per gli uomini che sono stati giusti durante la vita il ponte appare largo mentre per gli altri sottile come la lama di un coltello. Il risultato decreta la destinazione dell'anima nel Paradiso (“Garotman”) o nell'Inferno (“Il luogo peggiore”).

Dopo 3000 anni dalla morte di Zaratustra apparirà il Salvatore (“Saoschjant”) che distruggerà il Male in modo da far iniziare un Nuovo Mondo imperituro purificato in un bagno di metallo fuso. I morti risorgeranno per vivere in questo Nuovo Mondo ma non è chiaro se anche le anime dei peccatori saranno riscattate.

[modifica] Mitologia greca

Si conoscono almeno tre miti della classicità che parlano di personaggi risorti da morte.

Pelope, che era stato fatto a pezzi ancora fanciullo dal padre Tantalo che voleva imbandirne le carni agli dei per verificarne l'onniscienza, resuscitò ad opera di Zeus, dopo che questi ne ebbe ricomposto le membra, fatta eccezione per una spalla che nel frattempo era stata mangiata da Demetra, ancora scioccata per la sparizione della figlia: al suo posto vi mise una spalla in avorio (Ovidio, Metamorfosi).

Le Moire avevano annunciato l'imminente morte del re Admeto di Fere, a meno che qualcuno non avesse deciso di immolarsi per lui. Alcesti, moglie di Admeto, accettò: la sua anima era già entrata nell' Ade quando Eracle, che era amico di Admeto, affrontò una lotta furiosa con Thanatos che infine fu costretto a riportare in vita la donna (Euripide, Alcesti).

Reso, il giovane re trace alleato di Priamo nella guerra di Troia, era stato ucciso nel sonno da Diomede, entrato furtivamente di notte nella sua tenda: la Musa Euterpe, che era sua madre, pregò Ade e Persefone di resuscitarlo: essi acconsentirono e gli dettero anche l'immortalità, ma lo obbligarono al soggiorno perpetuo in un luogo sotterraneo misterioso (Pseudo-Euripide, Reso).

Un altro personaggio fatto resuscitare dagli dei inferi fu Protesilao, la prima vittima achea a Troia, ma solo per poche ore (Igino, Fabulae).

[modifica] Il mito platonico di Er

Er è una figura inventata da Platone per l'elaborazione di uno dei suoi miti, chiamati appunto platonici: protagonista è un soldato della Panfilia caduto in battaglia, di nome appunto Er, che viene resuscitato mentre il suo corpo sta per essere bruciato sulla pira. Richiamato in vita per volere divino, Er ha anche potuto conservare la memoria per non aver bevuto l'acqua del fiume Lete, a cui si dissetano invece tutte quelle anime che optano per la reincarnazione, poiché esse devono cancellare ogni ricordo della vita precedente prima di prendere possesso di un nuovo corpo. Il mito di Er si trova nel decimo libro della Repubblica.

[modifica] Ellenismo

Elsa Dax: Hades

A seguito della conquista di Alessandro Magno la cultura e la filosofia greche si espansero in Oriente e più tardi vennero anche raccolte dagli strati colti romani.

Le espressioni greche per risorgere o risvegliarsi vennero usate per indicare un prolungarsi dopo la morte di una vita dell'anima condannata però a vagare in un mondo di ombre. Non c'era ricompensa per il bene o il male fatto ma solo una terribile pena per la perdita della vita. Questo mondo aveva come re/dio Ade e questo era anche il nome del luogo. I nomi romani erano Plutone per il dio e Inferi o Averno per il posto.

Le Religioni misteriche celebravano il ritmo ciclico vita-morte-rinascita delle forze della Natura. Attraverso vari stadi di iniziazione gli adepti pervengono alla visione beatifica della divinità. Tuttavia queste religioni non sottintendevano una vera e propria liberazione dalla morte ma piuttosto il continuo rinascere di una nuova vita dopo la morte

Anche la tradizione dei Cinici (derivante da Diogene di Sinope) che lega elementi di filosofia Socratica (Stoicismo) a elementi della mitologia greca (in particolare il semidio Eracle), è legata a culti misterici che celebrano la morte e la risurrezione.

[modifica] La tradizione del Tanakh

Il Tanakh si divide in tre parti, Torah o Pentateuco, Nevi'im o Profeti e Ketuvim o Agiografi.

La credenza in una risurrezione di uno o tutti i morti compare molto raramente nel Tanakh e comunque in libri tardivi. Nei tempi più antichi (Torah) valeva la convinzione che gli uomini (Israeliti) che avessero seguito i comandamenti fossero ricompensati con una lunga vita terrena e con la possibilità di essere sepolti dopo la morte accanto ai loro antenati.[2]

Nella Tanakh ci sono alcuni episodi in cui alcuni profeti come Elia e Eliseo compiono risurrezioni singole che sono simili a quelle che poi nel Nuovo Testamento compirà Gesù.[3]

L'idea di una nuova vita estesa a tutti (gli Israeliti) compare per la prima volta nel Nevi'im, (Profeti) in Osea[4] 6,1-3:

2 Dopo due giorni ci ridarà la vita e il terzo ci farà rialzare e noi vivremo alla sua presenza.
Leonhard Kern, Visione di Ezechiele, Schwäbisch Hall

Nel libro del profeta Ezechiele, risalente all'Esilio babilonese (586-539 a.C.), si parla della sua visione delle ossa dei morti e del potere di Dio di farli risorgere e di vuotare i sepolcri.[5]

Non è assurdo ipotizzare che gli Israeliti durante il periodo Babilonese, durato il tempo di una generazione, vennero a contatto con le religioni orientali delle popolazioni presso cui dimoravano (Impero Babilonese) ed in particolare con lo Zoroastrismo.

Concetti analoghi sono espressi nella cosiddetta Apocalisse di Isaia 26,19 datata a dopo l'esilio: i morti risorgeranno e i loro corpi saranno svegliati.

In questi esempi la concezione della Risurrezione è relativa ad una azione divina sul suo Popolo Eletto: il superamento della morte è una parte della salvezza promessa da Dio al suo popolo.

Anche nel libro del profeta Giobbe, risalente forse all'inizio del V secolo a.C., si esprime la sua fede nella risurrezione.[6]

Nel secondo libro dei Maccabei 2 Mac 7, che risale al II secolo a.C. e che viene chiamato Deuterocanonico in quanto non accettato dagli ebrei nel loro canone, si riporta il lungo racconto del martirio dei sette fratelli, sorretti moralmente e spiritualmente dalla fede della madre. Nelle parole dei giovani e della madre si scorge chiaramente la dottrina della risurrezione, che sarà per la vita o per il tormento secondo le opere di ciascuno.

Alla fine del I secolo a.C., intorno al 20 a.C., era ancora ribadito il concetto della morte e resurrezione dopo tre giorni di un messia, Efraim figlio di Giuseppe, per volere dell'angelo Gabriele.[7]

Nella concezione giudaica l'anima dopo la morte entra nello Sheol un mondo di nulla e di vuoto fino a che non è da questo risvegliato. Il concetto di Sheol va anch'esso modificandosi col tempo. Nel I secolo erano in contrasto le posizioni dei Farisei che seguivano anche una tradizione orale e quelle dei Sadducei che erano sostenitori di una rigida adesione alla Torah, in cui il concetto di risurrezione è assente. Per i Farisei invece erano presenti concetti di angeli, demoni e risurrezione; lo Sheol non è più un luogo di vuoto ma un luogo di attesa della risurrezione. Dopo la morte i giusti vengono portati dagli angeli nel "seno di Abramo", mentre gli empi soffrono il fuoco della Geenna. Questi concetti appaiono chiaramente nella Parabola di Lazzaro e il ricco Epulone.[8]

[modifica] Cristianesimo

Dai tempi di Omero il termine greco thànatos aveva il significato di passaggio alla condizione di morte. Altri vocaboli indicavano il sonno (hypnos, kathéudo, koimàomai); ciò che era inanimato e senza vita (nekròs), il compimento naturale dell'esistenza (teleutào) e l'interruzione violenta (apoktéino). Nel Nuovo Testamento quest'ultimo termine è usato da Erode nei confronti di San Giovanni Battista (Matteo 14,5), riguardo agli operai della vigna (Matteo 23,37), nelle profezie della Passione (Marco 8,31; 9,31; 10,34), mentre San Paolo ricorda che mediante la morte di Cristo viene uccisa l'inimicizia (Efesini 2,16). Il padre del giovane prodigo invece definisce nekròs il figlio perduto (Luca 15,24:32).

Per i Greci la morte significava semplicemente che non c'era più la vita. Solo gli dei possedevano l'immortalità e le pallide ombre degli uomini dimoravano nel regno di Ade. Per difendersi dall'idea della morte nel mondo antico si seppellivano i corpi presso le strade, oppure si pensava che l'uomo continuasse a vivere nei figli, si esaltava la fine eroica, e si scrivevano lapidi funebri per celebrare la fama del defunto tra i vivi. Anche nel Vecchio Testamento la morte era la fine di tutto e l'uomo ritornava polvere (Genesi 3,19). La morte prematura poteva essere vista come punizione del Signore per la colpa dell'uomo; oppure Dio poteva punire una persona per salvare una comunità o la stessa comunità uccidere alcuni componenti per scongiurare il severo giudizio di Dio sul popolo.

[modifica] Il superamento della morte nel Nuovo Testamento

La speranza del superamento della morte o risurrezione è formulata per la prima volta nella Bibbia in Isaia (Isaia 26,19) e in Daniele (Daniele 12,2). Secondo i profeti, per chi vive nel presente e per le generazioni passate, la morte può essere superata grazie a un atto divino della nuova creazione. Il Regno di Dio giungerà alla fine dei tempi, quando il peccato sarà vinto e la morte privata del suo dominio.

Nei Vangeli le parole in greco che indicano la risurrezione dai morti sono anastaseos nekron, con un significato assai più forte di quello della lingua italiana. In greco è il rialzarsi da coloro che sono morti; ed è un'immagine assai vivida, poiché i morti sono i cadaveri, dai quali esce il nuovo corpo dato dall'anima. Tale vivacità di espressione si trova nell'evangelista Marco 9,9:10: nella trasfigurazione Gesù ammonisce Pietro, Giacomo e Giovanni - che non comprendono - su come ex nekron anaste, su come sarebbe risorto da quelli che sono morti.

In San Paolo, la morte e il prezzo del peccato (Romani 6,23) e Satana ha il potere sulla morte (Ebrei 2,14) anche se è solo Dio che salva, condanna, dà vita ai morti e chiama all'esistenza anche ciò che non esiste. Cristo resuscita per la nostra giustificazione (Romani 4,25) e morire con Cristo è morire al mondo, e alle potenze del mondo che rendono schiavi (Colossesi 2,20). Il Salvatore ha fatto diventare l'uomo nuova creatura e gli ha donato nuova vita.

Per il Cristianesimo nella sua più alta espressione la morte di Gesù non è stata quella di un grande uomo o di un martire, di un sobillatore o di un innocente buono, ma l'evento della salvezza unico e fondamentale. Il concetto di morte è motivo pertanto di costante riflessione: Non avere paura, abbi solo fede – scrive l'evangelista Marco (Marco 5,36).

Nei primi tempi del Cristianesimo fu ripresa e rafforzata la tradizione farisaica sulla risurrezione (basti pensare all'importanza del tema delle Risurrezione di Gesù come fondamento della fede e del "primo annuncio cristiano", o kerigma) anche se il problema dello Sheol e cioè del destino delle anime dei giusti dopo la morte corporale, non fu inizialmente molto sviluppato. Probabilmente ciò avvenne anche in conseguenza della fede nella seconda venuta di Cristo, o Parusia, che si riteneva dovesse essere imminente.

Sono indicazioni di questa tradizione il racconto della risurrezione di Lazzaro di Betania (Giovanni 11,1-46), risvegliato dal sonno della morte così come le altre risurrezioni operate da Gesù nonché vari passi dei Vangeli ad esempio Matteo 13,49-50.

Anche Paolo oltre che a professare la fede nella risurrezione terrena di Gesù annuncia la sua fede in una futura risurrezione dei morti. (Atti 24,15).

nutrendo in Dio la speranza, condivisa pure da costoro, che ci sarà una risurrezione dei giusti e degli ingiusti.

Al proposito si veda anche per esempio 1 Tessalonicesi 4,16. Anche l'Apocalisse, in vari passaggi, si parla dell'argomento 1,18, 20,13-14, 6,8

Tuttavia, già nei tempi apostolici (le lettere di Paolo ai Tessalonicesi ne sono un esempio), mentre si prendeva coscienza che la Parusia sarebbe avvenuta in tempi non immediati, si rendeva necessario chiarire il destino dopo la morte dei Battezzati, dei Martiri, così come dei santi e della Vergine Maria, il cui culto si diffuse enormemente già nei primi secoli. Dal Nuovo Testamento e dalla Tradizione cristiana si comprese perciò che le anime di coloro che avessero meritato la Salvezza salissero in Paradiso (corrispondente al "seno di Abramo" del Vangelo e della tradizione ebraica), eventualmente dopo un periodo di purificazione successivo alla morte, ed a tale proprosito venivano offerte le preghiere di intercessione per i defunti (vedi evoluzione della concezione del Purgatorio nella Chiesa Cattolica e la tradizione greco-ortodossa della preghiera particolarmente intensa nei tre giorni successivi alla morte). Cristo, al suo ritorno alla fine dei tempi, avrebbe poi pronunciato il Giudizio Universale, seguito poi dalla risurrezione della "carne" (cioè dei corpi, trasfigurati a somiglianza di quello di Gesù dopo la risurrezione) o dei morti, come si dice, rispettivamente, nel simbolo degli apostoli ed i quello niceno-costantinopolitano, sia dei giusti che degli ingiusti, i primi per la vita eterna nel Regno di Dio sulla terra, gli altri per una risurrezione di condanna.

[modifica] Gnosticismo

Simbologia a testa di leone su una gemma gnostica dal libro di Bernard de Montfaucon L'antiquité expliquée et représentée en figures che può essere la rappresentazione del Demiurgo.

Lo Gnosticismo è una dottrina religiosa che fiorì nel II secolo e che trova nel diacono Valentino uno dei suoi maggiori esponenti.

Gli gnostici valentiniani cercarono di risolvere l'eterno dilemma che si presenta a chi pensa a un mondo creato: se il mondo è stato creato da un Dio, da dove viene il male? Se Egli non ha creato il male come lo si può considerare unico Creatore delle cose?

Per risolvere questo problema gli gnostici elaborarono una cosmogonia secondo la quale all'inizio di tutte le cose esisteva l'Essere Primo, Bythos, che dopo ere di silenzio e di contemplazione, tramite un processo di emanazione, diede vita al Pleroma (mondo divino), formato da 30 Eoni raggruppati in coppie maschili e femminili. Al vertice di questi Eoni si pone la coppia Abisso e Silenzio (quest'ultimo elemento femminile), coppia da cui nacquero per emanazione tutta una serie di Eoni in una sequenza di potenza sempre inferiore. L'ultima di queste coppie fu quella formata da Sophia e Cristo. L'Eone Demiurgo, spinto a sua insaputa dal'Eone Sophia crea l'aspetto materiale delle cose e anche l'uomo mentre questa, a sua volta, è spinta nella creazione dall'Eone Gesù. Dal Demiurgo nacquero anche il diavolo (detto Kosmokrator) e la sua corte di angeli malvagi.

La Rivelazione di Dio tramite l'Eone Gesù pulisce il cuore corrotto dell'uomo e gli rivela la scintilla divina che è presente in lui e che è "estranea" al mondo materiale. È allora possibile la salvezza che consiste nel ritorno dell'elemento pneumatico dell'uomo al Pleroma ove esso resterà assieme agli angeli che circondano il Salvatore. Questa Salvezza si ottiene con la fede e con le buone azioni.

[modifica] Manicheismo

Mani

Mani, che visse nel III secolo, è il fondatore di una religione basata sul sincretismo tra cristianesimo, buddismo, mazdeismo e gnosticismo di stampo valentiniano. La religione creata dal filosofo persiano Mani si configurava come religione di pura ragione in contrasto con la credulità cristiana: spiegava l'origine, la composizione, ed il futuro dell'universo e disprezzava il cristianesimo perché era pieno di dogmi.

Riguardo alla vita dopo la morte, il manicheismo parlava di tre destini differenziati per i Perfetti, gli Uditori, ed i Peccatori (non-Manichei). Le anime dei primi dopo la morte, sarebbero state ricevute da Gesù, e, purificate dal sole, dalla luna, e dalla stelle le loro particelle di luce, liberate, sarebbero salite al Primo Uomo e formate in divinità minori, che avrebbero circondato la sua persona.

Il fato degli Uditori sarebbe stato, in ultima analisi, lo stesso di quello dei Perfetti, ma avrebbero dovuto passare attraverso un lungo purgatorio prima di arrivare alla beatitudine eterna. I peccatori, invece, avrebbero dovuto vagare tra i tormenti e l'angoscia, circondati dai demoni e condannati dagli angeli, fino alla fine del mondo, quando saranno gettati anima e corpo all'inferno.

[modifica] Catarismo

Domingo de Guzmán, cioè San Domenico fa bruciare libri dei Catari.

Il Catarismo degli Albigesi è un movimento religioso sviluppatosi tra il XII ed il XIV secolo soprattutto nel sud della Francia.

Il Dualismo rappresenta l'elemento più importante della Teologia Catara: il mondo materiale è visto come il Male mentre il Bene può essere trovato solo in cielo vicino a Dio. La vita dei Catari è perciò tesa a portare il Bene dell'Uomo (l'anima), concepita come una scintilla divina, fuori dal mondo cattivo, verso il Cielo, realizzandone così la liberazione.

Questo processo di liberazione avveniva per gradi a seconda delle capacità di ogni individuo. I Catari accettavano l'idea della reincarnazione per cui coloro che non riuscivano a realizzare la liberazione durante il presente viaggio mortale sarebbero ritornati un'altra volta per continuare la battaglia verso la Perfezione. La reincarnazione non era quindi né necessaria né desiderabile ma solo legata al fatto che non tutti gli esseri umani sono capaci di rompere le catene della materia in una sola vita. Il destino finale di ogni anima è quindi il ritorno, dopo lungo cammino, al Bene, cioè Dio.

Queste convinzioni spiegano la facilità con cui i Catari, perseguitati dalle Crociate Albigesi, entravano spontaneamente nei roghi preparati e accesi e si lasciavano bruciare cantando.

[modifica] Medioevo

Nel mondo cristiano le convinzioni sulla morte e sulla risurrezione si mantennero più o meno uguali fino al Trecento quando esse furono scosse dalle affermazioni di papa Giovanni XXII (agosto 1316, dicembre 1334). Questo Papa contraddistinse il suo Pontificato per uno smodato uso del perdono impartito dietro pagamento a peccatori e anime in Purgatorio, per le sanguinose guerre condotte e per una bolla, Cum inter nonnullus, in cui condannava come eretica la povertà dei Francescani.

Folio 10 recto della Bibbia di S Paolo fuori le Mura, frontespizio del libro della Rivelazione

Contrariamente alla concezione teologica allora comune Giovanni XXII sostenne l'opinione che le anime dei defunti dimoranti "sotto l'altare di Dio" (Apocalisse 6,9) avessero solo la visione della natura umana di Cristo e venissero ammesse alla piena beatitudine unicamente dopo il Giudizio Universale. Egli presentò questa sua concezione soprattutto in tre omelie: il 1º novembre e il 15 dicembre 1331 e il 5 gennaio 1332. Nella terza omelia affermò che sia i demoni che gli uomini riprovati andranno al castigo eterno dell'Inferno solo dopo il Giudizio Universale. Per avvalorare la sua concezione Giovanni XXII redasse nell'anno 1333 anche una dissertazione.

Il re Filippo VI di Francia fece fare un esame dall'Inquisizione. L'esame iniziò il 19 dicembre 1333. Da parte sua anche il Papa convocò una commissione di cardinali e di teologi, che il 3 gen. 1334 in concistoro lo indusse a dichiarare che avrebbe revocato la sua concezione, se essa fosse trovata in contrapposizione alla comune dottrina della chiesa.

Morì il 4 dicembre 1334 ma con una bolla (la Ne super his) datata 3 dicembre 1334 ed emanata dal suo successore papa Benedetto XII ritrattò la sua dottrina. Oggi la Chiesa Cattolica ritiene che Giovanni XXII parlò esprimendo una opinione personale e non ex cathedra.

Il nuovo papa Benedetto XII pubblicò nel 1336 una Costituzione Apostolica la Benedictus Deus in cui fissò i principi di fede ancora oggi validi.

In particolare da allora la Chiesa Cattolica afferma che l'anima dopo la morte passa attraverso un Giudizio Particolare e poi sale subito in Paradiso per godere della comunanza con Dio o scende all'Inferno o eventualmente al Purgatorio.

Per quanto riguarda il Giudizio Finale (Giudizio Universale) si cita di seguito il Catechismo della Chiesa Cattolica:

  « Davanti a Cristo che è la Verità sarà definitivamente messa a nudo la verità sul rapporto di ogni uomo con Dio [cf. Gv 12,49]. Il Giudizio finale manifesterà, fino alle sue ultime conseguenze, il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la sua vita terrena. »
 
(CCC 1039)

[modifica] Chiese della Riforma

Ellen G. White leader della Chiesa degli Avventisti del Settimo Giorno

La posizione delle chiese Protestanti ed dei vari movimenti dell'Evangelismo è sostanzialmente allineata alla visione del Cristianesimo del primo secolo. La risurrezione avviene al momento del Giudizio Universale e il periodo tra la morte e la risurrezione è trascorso nello Sheol. Con un paragone alla liberazione degli Israeliti dalla schiavitù in Egitto si parla piuttosto di una risurrezione in questa vita quando si scopre e si aderisce alla fede in Cristo.

[modifica] Testimoni di Geova

I Testimoni di Geova credono che il loro movimento professi il ripristinato cristianesimo del primo secolo. Credono nella resurrezione e in una futura ricompensa per i giusti che distinguono in due categorie:

  • 144.000 prescelti (il piccolo gregge) che regneranno in Cielo assieme a Cristo dopo una risurrezione spirituale senza un corpo carnale, ma con uno spirituale.
  • tutti gli altri servitori di Dio che vivranno in eterno con un nuovo corpo (nel caso dei risorti), su una terra trasformata in Paradiso.

Non credono all'immortalità dell'anima, né all'esistenza di Inferno e Purgatorio. I non giusti risorgeranno nel Paradiso ripristinato ma saranno soggetti alla seconda morte, se non seguiranno le norme di Dio, e quindi per loro la morte significherà l'annullamento.

Profezia di Maometto
Totem a Ketchikan, Alaska

[modifica] Islam

Secondo la fede islamica, l'umanità è destinata alla morte ma, nel momento del Giorno del Giudizio (Yawm al-dīn), Allah farà suonare dai suoi angeli le Trombe[9] del Giudizio, che provocheranno l'annichilimento di ogni essere. Un secondo suono di Tromba[10] farà risuscitare tutti gli uomini, nessuno escluso, in corpo, anima e spirito, perché siano giudicati e, a seconda dei casi, premiati col Paradiso o condannati all'Inferno.

Il Giorno del Giudizio è per questo chiamato anche Yawm al-qiyāma (Giorno delle risurrezione).

[modifica] Religioni orientali

In alcune religioni orientali, la risurrezione prende talora la forma della reincarnazione, talché i relativi dogmi identificano in ogni essere vivente (dalla formica all'elefante, tanto per citare esempi confortati da nota letteratura) il portatore dello spirito o dell'anima di un trapassato.

[modifica] Altre dottrine

Il concetto di risurrezione è proprio anche di dottrine e culti non tradizionalmente considerati religiosi (ad esempio nello spiritismo, di controversa accostabilità) o non peculiarmente legati ad una religione, ed è nei suoi rudimenti molto antico, quasi primordiale, intimamente connesso alla commemorazione o al vero e proprio culto dei morti (culto degli antenati), che sono in qualche forma presenti in tutte le civilizzazioni arcaiche e che comunque sottendono una credenza di persistenza, o meglio di sopravvivenza degli spiriti.

[modifica] Nella cultura popolare

Scene di risurrezione sono presenti nei seguenti film:

[modifica] Note

  1. ^ Dizionario d'Ortografia e di Pronunzia
  2. ^ Genesi 25,8.
  3. ^ 1 Re 17,17-24, 2 Re 4,32-37 e 2 Re 13,20-21. Elia fu un profeta attivo durante il regno di Achab, sovrano del Regno di Israele circa dal 875 al 852 a.C., Eliseo è il profeta suo successore.
  4. ^ Osea fu un profeta attivo circa negli anni 760-750 a.C. Profetizzò la caduta del Regno di Israele e il mantenimento del Regno di Giuda.
  5. ^ Ezechiele 37,1-14.
  6. ^ Giobbe 14,13-15.
  7. ^ Ada Yardeni e Binyamin Elitzur, "A First-Century BCE Prophetic Text Written on a Stone, First Publication", Cathedra, vol. 123, 2007.
  8. ^ Luca 16,19-31.
  9. ^ Corano, LXXIV:8.
  10. ^ Corano, LXXIX:6-7.

[modifica] Bibliografia

  • George Ricker Berry. The Interlinear Greek-English New Testament, with Lexicon and Synonyms, Chicago 1976.
  • Dizionario dei concetti biblici nel Nuovo Testamento, Edizioni Dehoniane, Bologna, 1976.

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Anima

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Psiche, personificazione dell'anima nella mitologia greca

L'anima (dal latino anima, connesso col greco ànemos, «soffio», «vento»), in molte religioni, tradizioni spirituali e filosofie, è la parte spirituale ed eterna di un essere vivente, comunemente ritenuta indipendente dal corpo, poiché distinta dalla parte fisica. Tipicamente si pensa che consista della coscienza e della personalità di un essere umano, e può essere sinonimo di «spirito», «mente» o «io». Si crede che l'anima continui a vivere dopo la morte fisica della persona, e alcune religioni postulano che sia Dio a creare o generare le anime. In alcune culture, si dice che gli esseri viventi non umani e, talvolta, altri oggetti (come i fiumi) abbiano un'anima, una credenza nota come animismo.

I termini «anima» e «spirito» vengono spesso usati come sinonimi, anche se il primo è maggiormente legato al concetto di individualità di una persona.[1]

Anche le parole «anima» e «psiche» possono essere considerate come sinonimi, sebbene «psiche» abbia connotazioni relativamente più fisiche, mentre l'anima è collegata più strettamente alla metafisica e alla religione. Nella Grecia antica si faceva a volte riferimento all'anima con il termine psyche, da collegare con psychein, «respirare», «soffiare». Nell'Induismo in generale si fa riferimento all'Ātman.

Indice

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[modifica] Il concetto di anima nella filosofia occidentale

[modifica] Greci

Il concetto di anima compare la prima volta con Socrate, il quale ne fece il centro degli interessi della filosofia. Prima di lui, i filosofi erano soliti occuparsi di questioni attinenti al mondo o la natura, e la nozione di anima possedeva connotati esclusivamente mitologici, ad esempio negli autori epici come Omero e Virgilio, dove era assimilata ad un "soffio" che abbandona il corpo nel momento della morte; allora si riteneva che essa avesse soltanto la consistenza di un'ombra, capace di sopravvivere nell'Ade ma senza più poter esplicare la sua energia vivificatrice.

È solo con Socrate, e col suo discepolo Platone, che sarà utilizzato il termine psyché (anima) per designare il mondo interiore dell'uomo, a cui viene ora assegnata piena dignità.

  « Il concetto di psiche inventato da Socrate e codificato da Platone è centrale a questo proposito: Socrate diceva che il compito dell'uomo è la cura dell'anima: la psicoterapia, potremmo dire. Che poi oggi l'anima venga interpretata in un altro senso, questo è relativamente importante. Socrate per esempio non si pronunciava sull'immortalità dell'anima, perché non aveva ancora gli elementi per farlo, elementi che solo con Platone emergeranno. Ma, nonostante più di duemila anni, ancora oggi si pensa che l'essenza dell'uomo sia la psyche. Molti, sbagliando, ritengono che il concetto di anima sia una creazione cristiana: è sbagliatissimo. Per certi aspetti il concetto di anima e di immortalità dell'anima è contrario alla dottrina cristiana, che parla invece di risurrezione dei corpi. Che poi i primi pensatori della Patristica abbiano utilizzato categorie filosofiche greche, e che quindi l'apparato concettuale del cristianesimo sia in parte ellenizzante, non deve far dimenticare che il concetto di psyche è una grandiosa creazione dei greci. L'Occidente viene da qui. »
 

Secondo Platone, l'anima è per sua natura simbolo di purezza e spiritualità. Ha la sua origine nel soffio divino (da cui il significato stesso della parola, ossia: vento, soffio). Essa non ha un inizio, in quanto è ingenerata; ed è immortale e incorporea. L'anima presente in ogni uomo sarebbe inoltre un frammento dell'anima del mondo.[2] Secondo la contrapposizione gnostica tra Dio (pura perfezione, bene) e materia (imperfezione, male), ripresa dallo stesso Platone, l'anima sarebbe stata calata da Dio in un corpo materiale e perciò contaminata dall'intrinseca malvagità della materia stessa.

Nel tentativo di superare il dualismo platonico, Aristotele intende l'anima come entelechia, cioè forma e principio di vita che anima e governa il corpo. Di tale principio egli distingue le funzioni, personificandole in tre anime:

  • anima vegetativa, che governa le funzioni fisiologiche istintive (quelle che noi chiamiamo "animali", appunto: nutrizione, crescita, riproduzione);
  • anima sensitiva, che presiede al movimento e all'attività sensitiva;
  • anima intellettiva, che è la fonte del pensiero razionale e governa la conoscenza, la volontà e la scelta.

Un principio di eternità riposa nell'anima intellettiva, che per ciò risiede nel singolo corpo ma non ne dipende. Tuttavia, Aristotele non chiarisce i rapporti tra quest'anima e le altre, nè se l'eternità dell'anima intellettiva sia anche individuale.

Per Plotino l'Anima è la terza ipostasi, la cui essenza è immortale, intellettiva e divina. Vi è un'anima universale, emanazione della sovra-realtà dell'Intelletto, che plasma e vitalizza l'intero universo (diventando Anima del mondo), e anime individuali, per tutti gli esseri viventi. Seguendo il Timeo di Platone, Plotino attribuisce anime anche agli astri e ai pianeti. La singolarità del pensiero di questo filosofo riguardo l'anima sta nel suo averla sdoppiata in "Anima superiore", originaria e legata al divino, e "Anima inferiore" (appunto Anima del mondo), preposta al governo del cosmo o, nel caso degli individui, al governo del corpo.

L'anima originaria per il filosofo non è mai oggetto di "caduta" e non discende mai nel mondo materiale. La discesa nel corpo consiste infatti in una propensione ("inclinazione") verso il sensibile e il particolare che si realizza in una sorta di emanazione.[3] L'anima originale (a. superiore) produce così una specie di riflesso, una seconda parte dell'anima (a. inferiore) la cui funzione consiste nel muovere e guidare il corpo. Ciò avviene sia a livello individuale (ogni essere vivente possiede infatti un'anima superiore rivolta all'Intelletto e in perenne contemplazione, e un'anima inferiore, visibile come governo dell'anima e identificata con l'Io terreno) che a livello universale (l'Anima ipostasi, che procede dall'intelletto, emana da sé l'anima del mondo - l'anima inferiore dell'universo - che plasma e muove armoniosamente il tutto). Per quanto riguarda l'etica, Plotino ritiene che l'anima superiore sia esente dal peccato e dalla corruzione,[4] questo perché i comportamenti e gli atteggiamenti scorretti sono esclusivamente da riferire all'anima inferire e al suo commercio con la materia. Il percorso dell'anima e la sua conversione è un processo dell'anima inferiore, che può elevarsi verso le prime realtà attraverso l'unione e il riassorbimento con l'anima superiore. Le due anime possiedono ciascuna funzioni cognitive proprie:[5] entrambe sono dotate di capacità di pensiero, anche se si tratta di modalità di pensiero differenti e di immaginazione. Per Plotino - come per Platone e Aristotele - l'immaginazione è funzione della memoria, quindi il suo sdoppiamento dà luogo a due tipi diversi di ricordi[6] (per l'anima inferiore si tratta ricordi di oggetti sensibili e di esperienze terrene, mentre per l'anima superiore si tratta di reminiscenza). La comunicazione tra le due anime avviene continuamente in maniera spontanea proprio attraverso il continuo confronto dei ricordi sensibili provenienti dal basso con gli archetipi contemplati dalla parte superiore. Le passioni sono invece tipiche dell'anima inferiore, anche se in alcuni passi[7] si parla di passione in riferimento all'anima superiore, si tratta di un desiderio ancestrale che la tiene unita all'Intelletto.

[modifica] Latini

I latini, come è noto, non furono grandi speculatori di pensiero astratto, e utilizzarono serenamente per le proprie speculazioni filosofiche strutture provenienti da altre culture. Tanto che il grande filosofo-poeta epicureo Lucrezio, all'inizio del suo De rerum natura, afferma di non sapere in cosa consista la natura dell'anima, limitandosi ad accennare alle teorie correnti, compresa quella della reincarnazione, senza mostrare alcun interesse a privilegiarne una:

(LA)
« Ignoratur enim quae sit natura animai,
nata sit an contra nascentibus insinuetur
et simul intereat nobiscum morte dirempta
an tenebras Orci visat vastasque lacunas
an pecudes alias divinitus insinuet se »
(IT)
« S'ignora infatti quale sia la natura dell'anima,
se sia nata o al contrario s'insinui nei nascenti,
se perisca insieme con noi disgregata dalla morte
o vada a vedere le tenebre di Orco e gli immani abissi,
o per volere divino s'insinui in animali d'altra specie »
(Lucrezio, De rerum natura, I, 112-116)

Riecheggia questa indifferenza filosofica – accanto ad un sentimento personale di compassione – la piccola ode dell'imperatore Adriano, due secoli dopo (i cui primi versi sono noti ai moderni soprattutto per essere stati posti da Yourcenar in testa alle sue Memorie di Adriano):

(LA)
« Animula vagula, blandula,
Hospes comesque corporis,
Quæ nunc abibis in loca
Pallidula, rigida, nudula,
Nec, ut soles, dabis iocos. »
(IT)
« Piccola anima smarrita e soave,
compagna e ospite del corpo,
ora t'appresti a scendere in luoghi
incolori, ardui e spogli,
ove non avrai più gli svaghi consueti. »
 

[modifica] Anima Mundi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Anima del mondo.

Concetto di origine orientale denominato Atman e, probabilmente attraverso gli orfici o i pitagorici, arrivato a Platone che nel Timeo (34 b) la chiama megàle psyché ("grande anima"). Richiamandosi alla tradizione dell'ilozoismo arcaico, per il quale il mondo è una sorta di grande animale, Platone lo vede supportato dall'Anima del Mondo, infusagli dal Demiurgo, che impregna il cosmo e gli dà vitalità generale.

Alcuni autori cristiani lo identificarono con lo Spirito Santo, anche se il termine risultò piuttosto sospetto a qualche teologo cristiano in quanto evocava princìpi panteistici come il Logos degli stoici o la terza ipostasi di Plotino, chiamata appunto anima.

Attraverso il neoplatonismo di Plotino e dei suoi epigoni il concetto, con varie denominazioni, arriva alla cultura rinascimentale e ha un importante rilancio a cominciare da Marsilio Ficino, seguito più tardi da Giordano Bruno.

È una nozione particolarmente cara al pensiero magico e mistico, che viene elaborata in occidente non oltre il periodo romantico (Schelling), e tende a riemergere in fasi culturali di crisi del razionalismo materialista.

[modifica] Il concetto di anima nelle religioni monoteiste

[modifica] Ebraismo

Soprattutto negli insegnamenti della Torah, nell'Ebraismo, nella letteratura rabbinica classica, è possibile trovare diverse descrizioni dell'anima dell'uomo. In quanto entità celeste, l'anima è la parte della persona che mantiene la purezza e, dopo la morte, anche quando macchiata da gravi guasti o da peccati, comunque passibili di espiazione anche in vita attraverso la Teshuvah intesa come pentimento nel ritorno del penitente a Dio, essa può sostare nel Ghehinnom per essere purificata completamente dalle conseguenze delle proprie trasgressioni e dall'istinto cattivo cui fu soggetta in vita: se non compiuta in vita, la purificazione dopo la morte nel Ghehinnom avviene nell'immersione nel fiume di fuoco Dinur e nella neve celeste, simboli metaforici dell'espiazione. Dopo la purificazione completa ogni anima può quindi ascendere al Gan Eden dove sono presenti molti livelli secondo i meriti e la natura dell'anima che vi giunge.

Le anime esistono ancor prima di essere poi unite al corpo e costituire gli individui del Mondo come vediamo; per aver preso parte al Mondo spirituale prima della nascita come Adamo ed Eva erano nel Giardino dell'Eden, gli individui vi sono protesi ed ispirati naturalmente. Nel trattato del Talmud di Niddah è scritto che prima della nascita Dio obbliga l'anima a giurare di non trasgredire le Mizvot. Inoltre, prima della nascita, l'anima viene portata da Dio dinanzi al Gan Eden per vedere le anime degli Zaddiqim lì presenti e poi dinanzi al Ghehinnom dove sente chi lì viene punito riconoscere e richiamare la Misericordia divina.

Nell'era messianica l'uomo avrà un rapporto di maggiore profondità con l'anima, le sue potenzialità, i suoi poteri e con i suoi riferimenti spirituali che saranno maggiormente manifesti.

[modifica] Le cinque tipologie fondamentali di anima ed i loro livelli

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Mondo Superiore.

Nella Bibbia ebraica vi sono più termini che, anche nelle elaborazioni successive delle varie religioni, sono stati collegati al concetto di anima.

Saadiah Gaon e Maimonide spiegano il classico insegnamento rabbinico sull'anima nel confronto e tramite la critica alla filosofia neo aristotelica. Il primo sostiene che l'anima è quella parte dell'uomo che è costituita di desideri fisici, emozioni e pensiero.[8] Nella Guida dei Perplessi il secondo intende l'anima come l'intelletto sviluppato privo di sostanza.

  « L'anima si manifesta nella persona come Neshamah, il soffio vitale, la coscienza; Ruach, lo spirito, l'emozione; e Nefesh, l'integrazione del corpo, il nutrimento dell'anima. Le tre manifestazioni dell'anima accendono la persona come il fuoco illumina una lampada, Nefesh come lo stoppino, Ruach come l'olio e Neshamah come la fiamma, come sta scritto: Lo spirito dell'uomo è una fiaccola del Signore che scruta tutti i segreti recessi del cuore (Prov20,27) »
 

Nella Qabbalah e nello Zohar (un trattato di mistica) l'anima è vista come composta da tre elementi basilari, Nefesh, Ruach e Neshamah, in rari casi con l'aggiunta dei più elevati Chayyah e Yechidah. Ruach e Neshamah sono parti dell'anima non presenti dalla nascita ma si creano lentamente col passare del tempo. Il loro sviluppo dipende dall'agire e dalle credenze dell'individuo mentre Chayyah e Yechidah si trovano solo negli Zaddiqim. Di esse si dice che esistano in forma completa negli individui spiritualmente avanzati. Essi sono solitamente spiegati in questi termini:


 

Anima Livello-Uomo Sefirot Mondi
Chayyah Adam Khokhmah Atzilut
Neshamah Ghever Binah Beryiah
Ruach Enosh Zeir Anpin Yetzirah
Nefesh Yish Malkhut Assiyah
  • Nèfesh (נפש in lingua ebraica) indica l'uomo come essere vivente. Nel canone ebraico la parola nèfesh ricorre 754 volte, la prima delle quali in Genesi 1.20. La costituzione dell'uomo come "Nefesh" è descritta in Genesi 2,7:
  « Dio il Signore [YHWH] formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici l'alito vitale e l'uomo divenne un'anima vivente.[9] »
   
Riguarda la parte inferiore e le "funzioni animali" dell'anima. Si riferisce agli istinti e funzioni vitali. Si trova in tutti gli uomini. Affine alla concezione della psiche è all'origine della natura fisica e riguarda soprattutto la vitalità del corpo, l'istinto, la psicologia più semplici e l'intelletto, la consapevolezza dell'esistenza e della Presenza divina nel Mondo e la facoltà di donare ed aiutare: esse sono definite distintamente Nefesh Behamit, l'anima "animalesca", Nefesh Ha'sichlì, l'anima intellettuale, e Nefesh E-lokit, l'anima divina. Il livello di Nefesh haChayyah può essere raggiunto in Qedushah con lo studio approfondito della Torah.
Il nefesh non si identifica con il soffio di vita che proviene da Dio, ma indica il respiro. In questo senso l'essere animato [Nèfesh], quando ne viene incluso dopo la morte, è compreso nel luogo identificato con il Gan eden o Paradiso e con lo Sheol o Inferi. Si dice che al momento della morte nefesh rimanga con il corpo sino al definitivo completamento di esso nella tomba e che, nel legame con Ruach e Neshamah, assuma spesso la sembianza del corpo della persona quando era in vita. Nefesh, principalmente legata al corpo rimasto senza vita, si riunisce poi con le altre anime della persona deceduta già giunte alla destinazione prestabilita anche se una sua parte resta assieme al corpo: questo non esclude l'unità di ciò che viene definito "anima" in quanto la percezione ultraterrena della persona deceduta riguarda il proprio coinvolgimento nell'Unità divina.
Presente ancora un'interpretazione secondo cui anche gli oggetti inanimati e quindi la Natura sono dotati di una sorta di nefesh non paragonabile però a quella degli animali o a quella degli essere umani, essa è infatti minore e con modalità riconoscibili differenti.
  • Ruach (ebr. רוח): il termine Ruach, da cui Ruach haQodesh (Spirito Santo), è in greco pnéuma e in latino spiritus. Pnèuma deriva dal verbo pnèo, che significa "respirare" o "soffiare", e si ritiene che anche l'ebraico rùach derivi da una radice che ha lo stesso significato, ed indica l'alito vitale comunicato da Dio all'uomo.
L'anima mediana, o spirito. Essa consiste nelle virtù morali e nella capacità di distinguere il bene dal male. Nel linguaggio moderno è analoga alla psiche o all'ego. Riguarda principalmente le emozioni;
  • Neshamah (ebr. נשמה): è l'anima superiore, il sé più elevato. Essa distingue l'uomo da tutte le altre forme di vita. Riguarda aspetti più elevati dell'intelletto e permette all'uomo di godere e beneficiare dei livelli superni della vita dell'aldilà.[10]
Questa parte permette una consapevolezza maggiore dell'esistenza e presenza di Dio ed è stretta alla sapienza delle modalità divine.
La Torah insegna che durante il giorno santo del Sabato ogni Ebreo riceve un'anima aggiuntiva che lo fa entrare nella solennità di questo giorno, chiamato patto tra Me ed i figli d'Israele e giorno della fede: in ebraico il nome dell'anima supplementare dello Shabbat è Neshamah yeterà, aspetto eccelso della Neshamah che permette di legarsi alla comprensione ed alla percezione spirituali ed intellettuali più alte della fede, della Torah nei suoi segreti più nascosti, l'approccio delle quali si fa più sottile ed ampio anche nel godimento consapevole della delizia di questo giorno santo e buono. La concessione della Neshamah yeterà permette quindi all'Ebreo di legarsi a Dio ed alle Sue parti eccelse delle fonti spirituali diversamente dagli altri giorni quando invece Neshamah è anche collegata a Nefesh ed a Ruach, e questo sia spiritualmente sia intellettualmente, in quest'ultimo caso anche perché nello Shabbat vengono aperti tutti i cancelli superni della Torah.

Molti studiosi del Talmud ritengono che l'infusione dell'anima nell'embrione avvenga non prima del quarantesimo giorno.
Chi ne abbia il privilegio può raggiungere Ruach a partire dall'età di 13 anni e Neshamah dai 20 anni di età, come già detto Nefesh è già presente anche alla nascita.

Si ritiene che Nefesh risieda nel fegato, in ebraico kaved, Ruach nel cuore, lev, e Neshamah nel cervello, moach: le iniziali di queste tre parole formano la parola melekh che significa re e riguarda il livello raggiunto dalla persona in cui vi siano le tre anime suddette e che permette di essere considerata come un re per il grado di sapienza, conoscenza ed intelligenza, per la consapevolezza ed il controllo delle emozioni e degli istinti.

Chi capace e particolarmente elevato spiritualmente può elevare Nefesh oltre il livello semplice della vitalità delle funzioni vitali fisiche ed includerla in modo completo nella santità, la Qedushah.

Nello Zohar si dice che, dopo la morte, si dissolve l'apporto di Nefesh al corpo pur restando ad esso legato per un periodo, il Ruach si trasferisce in una sorta di stato intermedio dove è sottoposto ad un processo di purificazione ed entra in una specie di "paradiso transitorio", mentre Neshamah ritorna alla sua fonte divina. Si ritiene che dopo la resurrezione Ruach e Neshamah, anima e spirito, si riuniscano in una forma definitiva trasmutata.

Questi tre livelli sono necessari per giungere alla ricezione di quelli della profezia. La Sefirah principalmente correlata a Nefesh è Malkhut, le sei, da Chessed a Yessod, a Ruach mentre Binah a Neshamah; talvolta la correlazione avviene tra Binah e Nefesh, Tiferet e Ruach, Malkhut e Neshamah.

Con riferimento all'anima soffiata nelle narici del primo uomo, Adamo, lo Zohar insegna che la Neshamah derivò dalla Shekhinah Superiore, Ruach è legato a Zeir Anpin mentre Nefesh venne dalla Shekhinah Inferiore.

Il Raaya Meheimna, un trattato cabbalistico pubblicato assieme allo Zohar, aggiunge due parti ulteriori all'anima umana: Chayyah e Yehidah. Gershom Scholem scrive che essi sono considerati i livelli più sublimi della cognizione intuitiva, e si trovano solo in pochi individui eletti:

  • Chayyah (ebr. חיה): chiamata anche Neshamah di Neshamah è la parte dell'anima che permette la consapevolezza della forza della vita divina stessa;
  • Yechidah (ebr. יחידה): il livello più elevato dell'anima, nella quale si raggiunge la più intima unione con Dio.

Quelli dell'anima sono livelli cui l'uomo può generalmente accedere nel corso della propria vita per gradi ed elevazioni nella coscienza, nella consapevolezza, nella spiritualità e nella santità. Dio dona Nefesh al principio della vita dell'individuo ed è compito di essa dirigere la propria interiorità, le proprie intenzioni, le proprie azioni ed i propri coinvolgimenti verso la spiritualità nell'atto di portare l'aspetto materiale verso la meta della spiritualità. Una volta raggiunto ciò e purificatosi in questa predisposizione Dio lo prepara per ricevere Ruach che domina Nefesh e gli permette di conseguire intenzioni più elevate con una coscienza più ampia; la persona così elevata attraverso Nefesh e Ruach, ormai raggiunte le dinamiche e le forme del servizio spirituale per Dio, se questo sarà buono e corretto, può raggiungere Neshamah che, un livello più alto, comunque secondo la natura della persona stessa, è ancora più santo e domina gli altri livelli. Il livello di Neshamah permette di raggiungere Binah ed in tale individuo sono predisposte le attitudini e le modalità delle Sefirot: solo così egli potrà essere definitivamente nominato adorato del Santo Benedetto Egli sia.

I maestri ebrei spiegano che durante il sonno l'anima giunge a Dio divenendo così purificata nuovamente, ritemprata e "pulita" sino a quando ritorni con il risveglio dell'individuo; questo aspetto è diverso dalla morte ed effettivamente l'anima rimane comunque continuamente legata al corpo.

[modifica] Un aspetto ulteriore dell'anima: Tzel e Tzelalim
  • Tzel e Tzelalim: sono tre livelli spirituali definiti metaforicamente ombra ed ombra nell'ombra; questi rivestono il corpo secondo la natura dell'individuo.
Possono essere macchiati spiritualmente dalle trasgressioni o da condotte etiche non consone e, quando a Sukkot viene sigillato il giudizio annuale, nel caso di un verdetto divino di morte entro l'anno essi si ritraggono dal corpo prima che essa avvenga per essere visionati da Dio dinanzi all'angelo Metatron per un giudizio ulteriore: il fatto che essi scompaiano dall'ambito fisico prima della morte non riguarda l'effetto della morte stessa poiché essa avviene effettivamente solo nel caso dell'abbandono del corpo delle anime succittate Nefesh, Ruach, Neshamah, Chayyah e Yechidah e non dello Tzel o degli Tzelalim. L'Arizal spiega che alcuni individui sono in grado di distinguere ad occhio nudo questi ultimi tre livelli.

[modifica] L'Adam haRishon e l'Anima Universale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Adamo.

Questa espressione presenta due significati principali differenti e non connessi ed un terzo elaborato dall'Avicebron:

  • nei testi della Qabbalah si riepilogano molte delle tradizioni secondo le quali ogni anima, creata fin dai primi giorni della Creazione, è riunita nella propria interezza nella persona che seguirà e condurrà la propria vita secondo le peculiarità proprie; esiste quindi una sorta di unione di tutte le anime che dovranno nascere; ognuna mantiene il proprio livello e grado e le proprie qualità che dovranno essere migliorati nel corso della vita dopo la nascita. In questo senso viene confermato quanto insegnato da molti maestri ebrei come l'Arizal a proposito della natura di tutte le anime esistenti, natura determinata dall'appartenenza distinta di ognuna ad uno dei 4 Mondi di cui parla la Qabbalah: esistono quindi anime originarie del Mondo di Atziluth, altre di quello di Beri'ah, di Yetzirah o di Asiyah'.
  • Il secondo significato riguarda l'interpretazione del suo simbolismo unitamente al paragone con la profezia: con questo paragone, in questo caso, la si confronta con la possibilità che l'Intelletto Agente possa essere collegato alla persona favorita in questo.
  • Elaborazione del secondo che ne è naturale e conseguente riflessione, vi è poi un terzo significato, già individuato anche dall'Avicebron, secondo cui per Anima Universale si intende il fondamento spirituale e sottile della Creazione tutta.

[modifica] Esegesi ebraica nelle fonti scritturali

Benché con anime di differente natura e quindi come conferma dell'insegnamento dell'esegesi ebraica secondo cui tutte le creature sono di eguale importanza di fronte a Dio, anche ad indicare la priorità dell''Olam haBa e dell'era messianica in una prospettiva spirituale nel mondo, la cui consapevolezza prima di essa è retaggio di pochi, rispetto all'aspetto meramente materiale dello stesso, nei libri dell'Ecclesiaste, si trovano dei versi rilevanti per il confronto seppur nella distinzione, forte nel cristianesimo, fra uomo ed animale:

  « [19]. Poiché la sorte de' figliuoli degli uomini è la sorte delle bestie; agli uni e alle altre tocca la stessa sorte; come muore l'uno, così muore l'altra; hanno tutti un medesimo soffio, la superiorità dell'uomo sulla bestia non ha alcuna consistenza; [20]. Tutti vanno in un medesimo luogo; tutti vengon dalla polvere, e tutti ritornano alla polvere. [21]. Chi sa se il soffio dell'uomo sale in alto, e se il soffio della bestia scende in basso nella terra? [22] Mi sono accorto che nulla c'è di meglio per l'uomo che godere delle sue opere, perché questa è la sua sorte. Chi potrà infatti condurlo a vedere ciò che avverrà dopo di lui »
 
('Ecclesiaste, cap. 3, versi 19-22)

[modifica] Cristianesimo

Un angelo prende l'anima di un morente (secolo XV)

Nel Nuovo Testamento non esiste una definizione univoca di anima. Paolo di Tarso fa riferimento ad una tripartizione dell'uomo, nominando il corpo, l'anima e lo spirito, già presente in Platone. La parola psychè (ψυχή, in lingua greca) ricorre da sola 102 volte, la prima dei quali nel Vangelo di Matteo 2:20, ed è usata nelle citazioni di passi dell'Antico Testamento dove è presente nefesh. Talvolta le due parole Psyche e Pneuma finiscono per assumere il medesimo significato.

Il termine greco psychè, è definito nei dizionari, tra l'altro, “vita”, e “anima come personalità e carattere” o usato per indicare la persona stessa. Anche in opere greche non bibliche il termine era usato a proposito di animali. Naturalmente opere del genere si basano più che altro sugli scritti di autori greci classici, e includono tutti i significati attribuiti alla parola dai filosofi greci pagani, fra cui “anima” dei morti, “anima, come sussistente senza il corpo, o contrapposta ad esso”, ecc. Dal momento che alcuni filosofi pagani pensavano che l'anima alla morte uscisse dal corpo, il termine psychè significava anche “farfalla”, creatura che subisce una metamorfosi, trasformandosi da crisalide in creatura alata.[11]

[modifica] Teologia cattolica

La Chiesa cattolica non ha una definizione filosofica esplicita dell'anima, sebbene abbia respinto diverse dottrine come quelle gnostiche che sostenevano che l'anima individuale era increata perché della stessa sostanza divina, o la teoria della metempsicosi o ipotesi secondo le quali l'anima (intesa come anima razionale e spirito) non era considerata individuale e immortale. Fra gli autori ecclesiastici che hanno affrontato l'argomento, con diverse ipotesi, sono da annoverare Agostino di Ippona, Tommaso d'Aquino e Bonaventura da Bagnoregio. Mentre Agostino immagina l'anima come una specie di nocchiero del corpo, postulando un certo dualismo, Tommaso d'Aquino insiste sull'unità inscindibile dell'uomo. L'anima intellettuale è la forma del corpo e la sua separatezza dopo la morte è vista come un esilio, poiché essa è naturalmente unita al corpo, a cui tende con la resurrezione finale.

  « II. «Corpore et anima unus» - Unità di anima e di corpo

362 La persona umana, creata a immagine di Dio, è un essere insieme corporeo e spirituale. Il racconto biblico esprime questa realtà con un linguaggio simbolico, quando dice: « Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita, e l'uomo divenne un essere vivente » (Gn 2,7). L'uomo tutto intero è quindi voluto da Dio.

363 Spesso, nella Sacra Scrittura, il termine anima indica la vita umana, oppure tutta la persona umana. Ma designa anche tutto ciò che nell'uomo vi è di più intimo e di maggior valore, ciò per cui più particolarmente egli è immagine di Dio: « anima » significa il principio spirituale nell'uomo.

364 Il corpo dell'uomo partecipa alla dignità di « immagine di Dio »: è corpo umano proprio perché è animato dall'anima spirituale, ed è la persona umana tutta intera ad essere destinata a diventare, nel corpo di Cristo, il tempio dello Spirito.

« Unità di anima e di corpo, l'uomo sintetizza in sé, per la sua stessa condizione corporale, gli elementi del mondo materiale, così che questi, attraverso di lui, toccano il loro vertice e prendono voce per lodare in libertà il Creatore. Allora, non è lecito all'uomo disprezzare la vita corporale; egli anzi è tenuto a considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell'ultimo giorno ».

365 L'unità dell'anima e del corpo è così profonda che si deve considerare l'anima come la « forma » del corpo; ciò significa che grazie all'anima spirituale il corpo, composto di materia, è un corpo umano e vivente; lo spirito e la materia, nell'uomo, non sono due nature congiunte, ma la loro unione forma un'unica natura.

366 La Chiesa insegna che ogni anima spirituale è creata direttamente da Dio – non è « prodotta » dai genitori – ed è immortale: essa non perisce al momento della sua separazione dal corpo nella morte, e di nuovo si unirà al corpo al momento della risurrezione finale.

367 Talvolta si dà il caso che l'anima sia distinta dallo spirito. Così san Paolo prega perché il nostro essere tutto intero, « spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore » (1 Ts 5,23). La Chiesa insegna che tale distinzione non introduce una dualità nell'anima. « Spirito » significa che sin dalla sua creazione l'uomo è ordinato al suo fine soprannaturale, e che la sua anima è capace di essere gratuitamente elevata alla comunione con Dio.

368 La tradizione spirituale della Chiesa insiste anche sul cuore, nel senso biblico di « profondità dell'essere » (« in visceribus »: Ger 31,33), dove la persona si decide o non si decide per Dio. »

 
(COMPENDIO CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA (2005))

[modifica] Teologia ortodossa

Per gli ortodossi, corpo e anima compongono la persona, e alla fine, corpo e anima verranno riuniti; quindi, il corpo di un santo condivide la santità dell'anima del santo.

[modifica] Teologia protestante

Secondo il teologo protestante Cullmann, autore di Immortalità dell'anima o risurrezione?, pubblicato nel 1986,

  « Lo stato intermedio fra la morte e la risurrezione del corpo è caratterizzato da un periodo di sonno, in cui gli addormentati (Prima lettera ai Tessalonicesi, 4,13) aspettano la resurrezione finale. »
   

Cullmann inoltre nel suo libro fa notare che la dottrina dell'immortalità dell'anima risale al II secolo e che deriva dalla analoga dottrina ellenica, presa a prestito dal cristianesimo.

In seguito, nella stessa opera, scrive:

  « [Esiste] una differenza radicale fra l'attesa cristiana della risurrezione dei morti e la credenza greca nell'immortalità dell'anima... Se poi il cristianesimo successivo ha stabilito, più tardi, un legame fra le due credenze e se il cristiano medio oggi le confonde bellamente fra loro, ciò non ci è parsa sufficiente ragione per tacere su un punto che, con la maggioranza degli esegeti, consideriamo come la verità... Tutta la vita e tutto il pensiero del Nuovo Testamento [sono] dominati dalla fede nella risurrezione... L'uomo intero, che era davvero morto, è richiamato alla vita da un nuovo atto creatore di Dio. »
   

[modifica] Islamismo

Nell'Islam si ritiene che l'infusione dell'anima avvenga al termine del quarto mese.

[modifica] Il concetto di anima nelle religioni induiste

Nell'Induismo, e nelle religioni ad esso collegate, l'anima è l'aspetto più puro e sottile dell'esistenza umana, il principio che dà vita alla totalità, e che influenza e caratterizza l'evoluzione di un individuo nella sua completezza. Non ha "rivestimenti", viene infatti anche detta Anupadaka, cioè priva di aspetti che la separino dal resto della creazione. Il principio separativo, "ego", è soltanto un riflesso limitato di questa immensa energia.

Nelle diverse vite che l'uomo si trova a vivere attraverso la reincarnazione, le esperienze vissute entrano a far parte del bagaglio dell'anima, che ha così la possibilità di ricordarle tutte. Il fatto di non ricordare nulla delle vite passate può dare un'idea della distanza che si viene ogni volta a creare tra la percezione che l'uomo ha di sé stesso durante la vita (ego) e la sua vera natura (anima).
Soltanto gli iniziati e i maestri riescono a ricordare le vite precedenti, perché la loro identificazione non è più con l'ego inferiore ma con il vero principio unificatore, e la sintonia con la loro anima è pressoché perfetta.

Tutte le pratiche Yoga e le diverse filosofie e religioni orientali hanno sostanzialmente come obiettivo la liberazione dalla schiavitù dell'ego e la definitiva sintonizzazione con l'energia della propria anima.

Nella tradizione esoterica si parla di anima individuale (Jiva) e anima suprema (Ātman). Poiché lo Yoga si pone appunto come obiettivo la fusione del jiva nell'atman, del sé individuale con quello Supremo (Dio, Bhagwan), esso mira in tal modo alla vera realizzazione spirituale e alla fine della sofferenza. L'Ātman, propriamente «respiro», può quindi essere inteso in un doppia accezione, sia come "anima del mondo", sia come princìpio dell'anima individuale.

[modifica] Il concetto di anima presso i popoli primitivi

Secondo le credenze sciamaniche, sono gli spiriti a muovere il creato, ancora prima degli dei. Gli spiriti sono presenti in tutti gli esseri viventi, e il loro rango è proporzionale alla creatura che animano. Ne conseguiva che con la morte, l'essere umano entrava nella dimensione degli spiriti, superiore a quella terrena. Da questo si deduceva la necessità di onorare il defunto, non solo per l'affetto, ma soprattutto perché da quel piano elevato poteva benedire i vivi. Da questo nasce anche la paura dei morti: se una persona, in vita era stata oppressa e maltrattata; giunta nel reame superiore poteva, in qualche modo vendicarsi.

[modifica] Lessico, modi di dire, uso figurato

Gioco di parole sul termine anima

In generale, l'uso figurato di anima allude a qualcosa dotato di movimento e di vita (spesso più immaginaria che reale), oppure a qualcosa di segreto ma essenziale, che in qualche modo cambia la natura dell'oggetto in cui si installa.

  • Nei manufatti si definisce anima la componente dura, portante, interna, non visibile ma essenziale dell'oggetto, ad esempio:
    • bastone animato: è un bastone da passeggio che nasconde al proprio interno una lama affilata;
    • anima in polietilene o in poliuretano dentro pannelli in alluminio;
    • in liuteria si intende per anima il pezzetto di legno incastrato, non incollato, tra il fondo e la tavola degli strumenti ad arco.
  • I cartoni animati sono disegni che, proiettati in rapida successione, danno l'illusione del movimento (come se prendessero vita e fossero dunque dotati di anima)
  • Un popolare proverbio recita: "La pubblicità è l'anima del commercio".
  • Anima può essere una metonimia per "persona" in espressioni come "Un villaggio di poche anime".

C'è poi un spettro semantico nel quale l'anima si riferisce ai morti:

  • la buonanima di..., espressione popolare per alludere a un defunto;
  • le anime sante, frequentemente stazionanti in purgatorio.

[modifica] Note

  1. ^ Vocabolario Treccani.
  2. ^ Platone, Timeo, VIII, 34-37.
  3. ^ Plotino, Enneadi, I 1, 12.
  4. ^ Ibidem I, 1, 9.
  5. ^ Ibid. IV, 3, 31.
  6. ^ Ibid. IV, 3, 31.
  7. ^ Cfr. il trattato III, 5 Sull'Amore.
  8. ^ Cfr. il trattato Emunoth ve-Deoth 6:3.
  9. ^ Ebr. Nèfesh haChayyah; latino animam viventem; greco psychè ton zòion.
  10. ^ «Tutta la Terra è piena della Sua Gloria» (Is6,3). Quello che che tu vai cercando tanto lontano da dove ti trovi ti soffia sempre sul collo. «Tutto il luogo in cui ti trovi infatti è sacro» (Es3,5). Allo stesso modo la tua anima non vive in un punto sopra il tuo corpo ma in tutto il tuo essere. Infatti, come il Creatore ricolma il Mondo, l'anima ricolma il corpo (Talmud Bavlì).
  11. ^ L. Rocci, Vocabolario greco-italiano, pp. 2060, 2061.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

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