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| Dante Alighieri |
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rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/De_Monarchia Cronologia http://it.wikipedia.orgDe_Monarchia De MonarchiaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.Il Trattato de Monarchia (pronuncia Monàrchia) è un'opera in latino di Dante Alighieri. Con questo testo il poeta volle intervenire in uno dei temi più “caldi” della sua epoca: il rapporto tra l’autorità laica (rappresentata dall’imperatore) e l’autorità religiosa (rappresentata dal Papa). Ormai è noto quale fosse il punto di vista di Dante su questo problema, poiché durante la sua attività politica egli aveva lottato per difendere l’autonomia del Comune fiorentino dalle pretese temporali di papa Bonifacio VIII. |
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Secondo la cronologia più accreditata, il de Monarchia fu composto negli anni 1312-13, cioè al tempo della discesa di Arrigo VII di Lussemburgo in Italia; secondo altri, bisognerebbe anticipare almeno al 1308 la data di composizione; altri ancora, infine, posticipano la composizione del trattato al 1318, pochi anni prima della morte dell’autore (1321). L’opera si articola in tre libri, ma il più importante è sicuramente il terzo, quello in cui Dante affronta più espressamente il tema dei rapporti tra il Papa e l'imperatore. Dante, anzitutto, condanna la concezione teocratica del potere elaborata dalla Chiesa romana e solennemente ribadita attraverso la bolla Unam sanctam del 1302. La concezione teocratica assegnava la pienezza dei poteri al Papa, la cui autorità era superiore anche a quella dell'imperatore: questo significava che il Papa era legittimato ad intervenire anche negli affari che di norma competevano all’autorità laica. A questa concezione teocratica Dante oppone l’idea che l’uomo persegue essenzialmente due fini: la felicità della vita terrena e quella della vita eterna. Mentre al Papa spetta la conduzione degli uomini alla vita eterna (in cui Dante riconosce comunque il fine più alto), all’imperatore spetta, invece, il compito di guidarli alla felicità terrena. Ne deriva perciò l'autonomia della sfera temporale, di competenza dell'imperatore, rispetto alla sfera spirituale, di competenza del Papa. L’autorità del pontefice non deve influenzare quella dell'imperatore nello svolgimento suoi compiti.
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