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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Dialetto_calabrese Cronologia http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Dialetto_calabrese&action=history Dialetto calabreseDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, si è deciso a seguito di
discussioni di usare nella nomenclatura delle pagine il termine
lingua per quelle riconosciute come tali nella codifica
ISO 639-1,
ISO
639-2 oppure
ISO
639-3, approvata nel 2005. Per gli altri idiomi viene usato il
termine
dialetto.
Diffusione del Greco di Calabria.
Il dialetto calabrese (u ddjalettu calabbrisi) è di tipo siciliano nella parte centro-meridionale della Calabria e di tipo napoletano nell'estrema parte settentrionale. Tale divisione linguistica corrisponde molto approssimativamente alla storica divisione amministrativa delle "Calabrie": Calabria Citeriore (o Calabria latina) e Calabria Ulteriore (o Calabria greca). Il Calabrese è uno dei dialetti italiani che più di altri ha attirato l'attenzione degli studiosi per le sue peculiarità e le sue radici in tempi antichi. L'evidente diversità linguistica nell'ambito della stessa regione, il rapporto tra impronta greca (grecanica) e storia della Calabria, la più o meno precoce latinizzazione ed i "relitti" lessicali di altre lingue, la forte presenza della minoranza arbëreschë, sono oggi argomento di studio e discussione di glottologi e linguisti. Chi voglia infatti paragonare i dialetti italiani della Calabria meridionale con quelli parlati nella Calabria del nord, non può non notare il forte contrasto esistente.
Le origini [modifica]Il dialetto calabrese è certamente uno degli idiomi più ricchi di influenze linguistiche, dovute alle colonizzazioni, le dominazioni e le incursioni di differenti popoli. Principalmente comunque il Calabrese è composto dalle lingue classiche: il greco e il latino.
Latino [modifica]
Il latino rappresenta il substrato fondamentale; infatti è strutturato in maniera e in misura diversa nella Calabria. Lo stesso Gerhard Rohlfs, nel parlare della presenza della lingua latina nel dialetto di Calabria, ammette che «il fondo principale del lessico calabrese è il latino», precisando però che i termini più antichi compaiono per lo più nella Calabria settentrionale, a causa del fatto che nella Calabria meridionale la latinizzazione avvenne in tempi più recenti. Ciò è possibile verificarlo confrontando alcuni termini riportati dal Gerhard Rohlfs.
Si potrebbe continuare con una serie praticamente infinita di esempi con vocaboli che si riferiscono non soltanto alle parole di uso comune, ma anche a piante, animali, strumenti da lavoro ecc. Tuttavia ciò servirebbe soltanto a confermare la differente parlata tra i due estremi calabresi; insomma, il substrato latino nelle due Calabrie è diverso nella misura in cui nella parte a sud del Tiriolo esso è penetrato più tardi e cioè in fase neolatina o italiana.
Greco [modifica]
Il greco è l'altro elemento fortemente caratterizzante del dialetto Calabrese, è straordinariamente rappresentato dalla lingua parlata nella parte meridionale, in particolar modo nella provincia di Reggio Calabria. Per lungo tempo in gran parte della zona il Grecanico era la lingua più parlata, oggi solo in alcuni centri quali Bova, Roghudi, pochi altri paesi della zona dell'Amendolea e alcuni quartieri di Reggio vi sono anziani che parlano questa lingua calabro-greca. La persistenza del grecanico nella Calabria meridionale, ovvero la sua tarda latinizzazione, ha avuto in Gerhard Rohlfs il suo più convinto assertore. Lo studioso tedesco, ha percorso per quasi cinquant'anni la regione cercando sul posto il riscontro dei suoi studi: l'esistenza di due Calabrie, di etnia e lingua diverse. Che la lingua greca sia abbondantemente rappresentata nel dialetto della Calabria meridionale non vi sono dubbi. I riscontri sono infatti moltissimi: le opposizioni di voci per indicare uno stesso oggetto o animale o pianta sono evidenti nelle due Calabrie; la costruzione verbale ha un impronta greca precisa nel dialetto calabro-meridionale; in molti toponimi e cognomi tale impronta è agevolmente rintracciabile. Ecco dunque, in una prima tabella di confronto, greco e latino in alcuni nomi di animali:
Confrontando i termini, la loro diversità appare abbastanza evidente e certamente nasce dal differente substrato linguistico da cui essi si originano. Nella Calabria meridionale il ricordo del greco è così chiaro da non richiedere ulteriori approfondimenti. In effetti è facile riconoscere nell'identificativo alcuni animali, piante e oggetti la derivazione greca:
L'elemento greco nel lessico calabrese meridionale non si esaurisce semplicemente nell'uso di vocaboli così evidentemente derivati dalla lingua greca, poiché anche il modo di esprimersi tradisce questo substrato. Ecco ad esempio dei modi di esprimersi nella Calabria meridionale:
Dopo i verbi che esprimono una volontà o una azione, nel dialetto della Calabria meridionale non si usa l'infinito che viene sostituito tramite una congiunzione. Tale modo di dire è presente, sic et simpliciter, nella popolazione grecanica di Bova (Thèlo na ciumithò). Quindi ecco ad esempio che l'infinito torna ad essere normalmente usato con il verbo potere:
Nella Calabria settentrionale ci si esprime normalmente sempre con l'uso "italiano" dell'infinito, anche con i verbi che esprimono volontà. Anche in queste costruzioni verbali (es. nel periodo ipotetico) il modo di esprimersi è identico al greco. Ecco alcuni esempi di cognomi calabresi d'origine greca:
Ecco invece esempi toponimi calabresi d'origine greca:
Arabo [modifica]
Le incursioni saracene sulle coste calabresi verso la fine del primo millennio e gli scambi commerciali dell'epoca hanno lasciato traccia nel dialetto calabrese. I Saraceni non esercitarono mai un dominio nella attuale Calabria, limitandosi a delle frequenti incursioni sulle coste tra X secolo e XI secolo. Essendo padroni incontrastati della Sicilia, gli Arabi sfruttarono la loro posizione privilegiata per sottoporre le città costiere della Calabria a tributi e comunque intrattenendo rapporti commerciali e di scambio. Tutto questo comportò un mutamento, se pur minimo, della lingua calabra con diversi "arabismi" la cui presenza è ancora oggi dimostrabile. Ecco degli esempi:
Ma l'eredità saracena non si ferma al solo lessico, la si può scoprire anche in alcuni cognomi di origine Araba:
Per completezza di informazione e di giudizio il latinista Giuseppe Pensabene nel suo Cognomi e toponimi in Calabria, non riporta le voci Naim e Tafuri esprimendo anche perplessità su Nesci, ma sugli altri non ha dubbi: i cognomi Modafferi e Bosurgi hanno derivazione latina e non araba:
Francese [modifica]
Un'altra lingua rappresentata nel vernacolo calabrese, verosimilmente penetrata con i normanni e gli angioini, è il francese. Come già accennato, la Calabria fu sotto la dominazione normanna dal 1060 fino a quasi tutto il XII secolo ed è chiaro che le parole del lessico calabrese di derivazione francofona siano penetrate in tale periodo. Ecco alcuni francesismi nel dialetto di Calabria:
Il francese comunque è una lingua neolatina e tra il 1266 e il 1442 la casa d'Angiò teneva sotto la sua corona il Regno di Napoli. I cognomi con desinenza finale in -eri e -ieri sono di origine Normanna. Altre lingue, come lo Spagnolo o il Tedesco, hanno lasciato tracce trascurabili e tutt'oggi di difficile interpretazione.
Esempio di Calabrese (centro-meridionale): Patri nostru [modifica]Patri nostru, chi ssi ntô cielu, u nomi toi û m'è santificatu, u veni u regnu toi, e pemmu m'è fatta a volontà tua, comu ntô cielu, cusì sup’a terra. Dandi oji u pani nostru d’ogni jornu, càcciandi i debbiti nostri, comu nui ncî cacciamu ê debbituri nostri. E nno’ ndi portari â tentazzioni, ma libberàndi dû mali. Amen.
Esempio di Calabrese (centro-meridionale): Poesia di Benito Galilea [modifica]Nu' Ddui
Sunnu ssi labbra toi, mbeci chi fannu jornu puru quandu scura e non trovanu n'ura u sonanu campani 'mpesta nta stu cori. Sugnu cottu gugghjutu e tu mi guardi arridendu dû barcuni comu se u tempu ndavi sempi tempu u cogghji na rosa chi si si cunzuma mbanu russijandu. U sacciu, ca po' mi vo' cchjù bbeni ma oji mi dassi arretu i ssu pannizzu d'acqua mpisa chi vaji e chi veni senza u duna lifriscu né riposu. Po' fermu l'occhji e viju cu dispettu nu gaju chi nchjana e scindi dâ pujeja. TRADUZIONE Noi Due Non sanno di niente le parole che assomigliano al vento delle viuzze che alza gonne e grembiuli e poi in cielosi disperde pwer mistero. Sono le tue labbra, invece che fanno luce anche quando fa buio e non trovano un'ora per suonare campane a festa dentro al cuore. Sono cotto e stracotto e tu mi guardi ridendo dal balcone come se il tempo trovi sempre tempo per raccogliere una rosa che splendendo si consuma inutilmente. Lo so che dopo mi vorrai più che bene ma ora mi lasci dietro questo panno d'acqua appeso che va e che viene senza portare refrigerio né riposo. Poi fermo gli occhi e guardo con invidia il gallo che sale e scende dalla pollastra. Curiosità [modifica]I suoni prepalatali cj, ccj e ggj ( cjanu = piano, ccjù = più, oggju = olio) talvolta trascritti: chj, cchj e gghj, presenti in tutta la regione ma soprattutto nella parte meridionale, sono simili se non uguali alla pronuncia friulana (cjan , gjat ) e ungherese ( Gyõr ) e non sono da confondere con la pronuncia più vicina all'italiano del salentino o del siciliano: cch e ggh.
Bibliografia Essenziale [modifica]
Voci correlate [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
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