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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Dialetto_romagnolo Cronologia http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Dialetto_romagnolo&action=history Dialetto romagnoloDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, si è deciso a seguito di
discussioni di usare nella nomenclatura delle pagine il termine
lingua per quelle riconosciute come tali nella codifica
ISO 639-1,
ISO
639-2 oppure
ISO
639-3, approvata nel 2005. Per gli altri idiomi viene usato il
termine
dialetto.
Caratteristiche generali [modifica]Il dialetto romagnolo è un dialetto della lingua emiliano-romagnola parlato in Romagna e nella Repubblica di San Marino; è caratterizzato da un forte rilievo delle consonanti nelle parole e da una notevole moltiplicazione dei fonemi vocalici (rispetto all'italiano, che ne ha solo 7). Esistono comunque varie forme del dialetto stesso. Ad esempio quello ravennate è abbastanza differente da quello forlivese ma anche da quello cesenate e riminese. Linguisticamente, il centro è rappresentato dalla zona di Forlì-Faenza, mentre, a mano a mano che ci si sposta verso la periferia dell'area linguistica romagnola, le caratteristiche si vanno facendo sempre meno peculiari. In particolare, Dante Alighieri, nel De vulgari eloquentia vede nella città di Forlì il "meditullium" della Romagna, cioè la sua zona centrale, anche dal punto di vista linguistico. Si noti, infatti, che anche tra faentino e forlivese esistono delle differenze. Sono dialetti ancora romagnoli quelli di parte delle Marche e della Repubblica di San Marino, ad esempio il Montefeltrino e il Sammarinese che possono essere considerati a tutti gli effetti varianti del dialetto romagnolo, comprese le parlate di buona parte delle località della provincia di Pesaro e Urbino settentrionale. Altre località a lingua romagnola sono la città di Imola che si trova al confine della provincia di Bologna e alcuni paesi della provincia di Ferrara confinanti con la provincia di Ravenna come ad esempio la città di Argenta in cui coesistono sia abitanti a cultura romagnola che abitanti a cultura Ferrarese. Ferrara invece rientra nel gruppo di provincie a dialetto emiliano, parlato nella regione storica dell'Emilia, che coincide pressapoco con le province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, e parte della provincia di Bologna (fino al fiume Sillaro, al di là del quale ha inizio la Romagna). Alcune aree dell'Appennino romagnolo risentono, invece, fortemente del Toscano. È la cosiddetta "Romagna Toscana", tuttavia la situazione lungo l'area di confine risulta essere piuttosto eterogenea comprendendo zone a lingua mista dove sono in auge inflessioni e vocaboli appartenenti ad entrambi i dialetti come nei paesi di Palazzuolo sul Senio e Marradi.
Origini [modifica]Il dialetto romagnolo ha antiche origini neolatine; ad esso va
geneticamente riconosciuta pari dignità con l'italiano.
Il
toscano e il romagnolo sono lingue sorelle. La fortuna del toscano,
che da lingua regionale diventerà, dopo lunghe vicissitudini, la lingua
dell'Italia intera, non fu determinata da valori linguistici, ma da
fattori culturali e storico-politici.
Così spiega
Friedrich Schürr, un linguista
austriaco
che a lungo ha studiato il dialetto romagnolo, quanto fu decisivo il
periodo greco-bizantino: la parlata romagnola acquisì i suoi caratteri
distintivi fra il VI e l'VIII secolo, quando ciò che restava dell'Esarcato
bizantino si trovò isolato politicamente e culturalmente dal resto della
Val
padana. Esso assunse così la sua specificità rispetto ai dialetti del
resto della zona padana che erano invece sotto il dominio longobardo. Per quanto riguarda gli influssi delle parlate germaniche, lo studioso
Guido Laghi ha individuato due parole derivanti dalla lingua degli
Ostrogoti che sono entrate nel romagnolo. La radici di "bere
smodatamente" e "russare", da cui trinchêr e runfêr sono
infatti un lascito del popolo di
Teodorico (che è sepolto a
Ravenna).
Il fenomeno non ha eguali in nessun altro dialetto limitrofo, per cui si può dire che la “distruzione delle atone” è una caratteristica distintiva del romagnolo.
La letteratura [modifica]
E Pvlon matt [modifica]La letteratura romagnola comincia alla fine del
XVI
secolo con l’opera E Pvlon matt. Cantlena aroica (Il Paolone
matto); un poema eroi-comico sulla falsariga dell’Orlando
Furioso, scritto da un anonimo autore nel dialetto di San Vittore di
Cesena e
attribuito al Fantaguzzi.
L'Ottocento e il Novecento [modifica]Nel 1840 l’imolese Morri pubblicava il primo vocabolario Romagnolo-Italiano. Esistono molti autori che hanno scritto in romagnolo. Il secolo XX ha
prodotto maestri come
Olindo Guerrini, in arte Lorenzo Stecchetti (suoi i Sonetti
romagnoli), e
Aldo Spallicci. Nel 2005 ci ha lasciato
Raffaello Baldini, capace di vincere nel 1988 il
premio Viareggio per la poesia con Furistìr (Forestieri) e nel
1995 il
premio Bagutta con Ad nota (Di notte).
Il teatro dialettale [modifica]Il teatro dialettale romagnolo ha origine alla fine dell’Ottocento, ma si rifà ad una tradizione ben più antica. Nei secoli passati, nel periodo del carnevale, durante i trebbi nelle case coloniche (cioè quando, durante l'inverno, una o più famiglie passavano le serate tutti insieme nell'unica stanza riscaldata), venivano spesso proposte anche scenette irriverenti che suscitavano riso e ilarità. Da qui nacque una tradizione che, dalla lingua orale, è passata alla parola scritta. I primi dialoghi in romagnolo furono portati in scena da Ubaldo Valaperta prima e da Giuseppe Cantagalli poi. Ma fu a Ravenna che nacque e si sviluppò il teatro romagnolo, grazie ai “Dilettanti di Ravenna” del teatro Rasi, che recitarono nel 1921 Al tatar (Le pettegole), il primo lavoro dialettale di Eugenio Guberti, una commedia che rispecchiava la vita ravennate dell'epoca e che riscosse un successo eccezionale. Fu proprio a seguito di questo successo che nel 1924 si consolidò la “Compagnia dialettale ravennate” guidata da Arturo Cellini, scrittore di poesie. Nello stesso periodo iniziò a scrivere le sue commedie Icilio Missiroli, insieme a colui che sarebbe diventato il maggiore rappresentante del teatro romagnolo: Bruno Marescalchi di San Zaccaria, frazione situata a una ventina di km da Ravenna. Farmacista, Marescalchi è stato autore di celebri commedie romagnole come La Burdëla incajeda, La mân d'ê mél e La ca' 'd Sidori. Sono 22 le commedie che Marescalchi ha firmato. Dopo anni di alterna fortuna, la creatività di questi autori subì un arresto durante il regime fascista. Per motivi di antiregionalismo il dialetto venne abolito e, di conseguenza, anche le recite che portavano in scena la vita e le usanze della gente di un tempo non furono più gradite. Dopo la caduta del fascismo tutti gli autori ripresero la loro produzione e, poco alla volta, rifiorirono anche le compagnie teatrali. Oggi il teatro dialettale è tornato a divertire i romagnoli di tutte le generazioni.
Fonetica [modifica]La varietà dei suoni vocali del romagnolo è di fondamentale importanza poiché le variazioni di accento costituiscono anche variazioni nel significato.
Per quanto non menzionato valgono comunque le regole dell'italiano scritto, compresa la q anche se talvolta si può trovare scritta come cv.
La vocale a [modifica]La a tonica latina rimane invariata nel dialetto toscano e
quindi nella lingua nazionale:
Come si può notare, la stessa a tonica in latino è evoluta in tre modi diversi in romagnolo. La differenza tra i casi 1) e 2) la fanno le consonanti che seguono l'unica A. Ci sono due R in 1) ed una sola R in 2). Nel caso 1) la A si trova in sillaba chiusa; nel caso 2) si trova in sillaba aperta. La regola è che:
Il caso 3) è un esempio di nasalizzazione (non presente in toscano, quindi neanche in italiano). La regola è che:
La semivocale j [modifica]La lettera J è un'eredità dell'alfabeto greco, analogamente alla lingua italiana, la quale tuttavia l'ha col tempo abbandonata e sostituita con la i semplice. In romagnolo viene impiegata nei seguenti casi:
Ovviamente questa casistica è ben lungi dall'essere completa, una maggiore comprensione infatti si può ottenere solamente arricchendo il proprio vocabolario e iniziando ad analizzare il discorso. A tal riguardo si rimanda alla consultazione del "Vocabolario Romagnolo" di Adelmo Masotti (ed. Zanichelli).
Grammatica [modifica]I primi studi linguistici sul dialetto romagnolo sono apparsi alla fine dell'Ottocento. Nel 1910, il glottologo austriaco Friedrich Schürr (1888-1980) si servì del Pulon matt per scoprire i mutamenti linguistici del dialetto romagnolo, confrontandolo con le parlate romagnole contemporanee.
Alfabeto [modifica]L'alfabeto romagnolo si compone delle 21 lettere della lingua italiana con l'aggiunta della J. Nel romagnolo la j assume un ruolo fondamentale come i di iato. La pronuncia è scritta tra parentesi. A (a) B (bi) C (ci) D (di) E (e) F (ëffe) G (gi) H (àcca) I (i) J (i
lônga) L (ëlle) M (èmme)
Articolo determinativo [modifica]
Non c'è nessuna differenza tra la 'z' e la 's' impura rispetto alle altre consonanti. Quindi “lo zio” si dice è zej.
I sostantivi [modifica]Singolare: quelli maschili terminano per consonante; quelli
femminili terminano di solito in 'a'.
Ma la 'é' chiusa rimane 'è' anche al plurale: (capelli) cavéll cavéll.
Caso particolare: i nomi plurali collettivi (ossa, uova, ecc.).
'Osso'-'Ossa' si scrivono allo stesso modo sia al singolare che al
plurale: 'oss'. E così 'uovo'-'uova'. Per distinguerli, si cambia
l'accento dell'unica vocale: Come detto sopra, le 'i' e le 'u' sono invariabili:
Caso particolare: se la perdita della 'a' lascia un gruppo di
consonanti che rende ostica la pronuncia, viene inserita nella parola una
vocale compensatoria: Nei casi in cui la caduta della vocale finale potrebbe causare
ambiguità tra maschile e femminile, nel plurale femminile la 'a' cambia in
'i': (amica amiche) amiga amighi
Gli aggettivi [modifica]MASCHILI FEMMINILI
Aggettivi comparativi [modifica](1) REGOLARI
(2) IRREGOLARI
Gli avverbi [modifica](1) Quellli che derivano dagli aggettivi possono essere:
(2) Affermativi
(3) Negativi
(4) di Quantità
L’avverbio ‘tant’ ha una curiosità: se è insieme ad un aggettivo femminile si scrive ‘tanta’, e se l'aggettivo è al maschile si scrive anch'esso al maschile ‘tant’. (5) di Luogo
(6) di Tempo
(7) di Modo
Le congiunzioni [modifica]
‘Mo’ è usato anche come particella rafforzativa nell’Imperativo: È usato anche in domande polemiche che implichino perplessità: “Cuss èl mo st’urcì?” (Che cos’è quest’orecchino? – P. es. detto da un genitore al figlio maschio)
Preposizioni semplici [modifica](1) di Luogo
(3) di Modo
Preposizioni articolate [modifica]
I verbi [modifica]
Regole:
3. Per il participio passato esistono numerose forme contratte:
Voci correlate [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
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