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Ermetismo (letteratura)

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L'ermetismo fu una corrente poetica del Novecento italiano che nacque nei primi anni degli anni '20 e raggiunse l'apice negli anni fra il 1930 e il 1940.

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[modifica] L'ermetismo

Alla base di questo movimento, che ebbe come modello i grandi del decadentismo francese come Mallarmé, Rimbaud e Valéry, si trova un gruppo di poeti, chiamati ermetici, che seguirono gli insegnamenti di Ungaretti e, se pur in modo differente, di Montale.

Il nome "Ermetismo" deriva dal Dio Ermete o Mercurio, dio delle scienze occulte, e fu adoperato in senso dispregiativo da Francesco Flora nel suo saggio "La poesia Ermetica"

Insofferenti del residuo dannunzianesimo enfatico e del debole pascolismo i poeti di questa generazione si trovano impegnati in una ricerca di modernità che prevede un accostamento a quella tradizione simbolista che aveva individuato nella lirica pura la vera poesia.

Costoro rifiutano la parola come atto di comunicazione per lasciarle solo il carattere evocativo abbandonando, come scrive il Ferroni,[1] "ogni immediatezza sentimentale, cercando invece la difficoltà e la concentrazione linguistica".

Gli ermetici si servono della forma analogica per rappresentare la condizione tragica dell'esistenza umana isolandosi in uno spazio interiore a difesa della retorica fascista.

Appartiene al movimento ermetico il poeta Giuseppe Ungaretti,che comunque appare più come un precursore, in quanto si discosta almeno per quanto riguarda l'intenzione comunicativa verso i lettori : nella poesia "il porto sepolto", che da anche il titolo all'opera, si fa scopritore e "dispersore" di verità presso gli uomini, una caratteristica sicuramente non ermetica in senso stretto. Altri autori sono Alfonso Gatto, Leonardo Sinisgalli, Sergio Solmi, Mario Luzi, Vittorio Sereni, Sandro Penna, Libero de Libero, Giorgio Caproni, Salvatore Quasimodo e Luca Angelini. Per certi tratti alcuni attribuiscono anche a Eugenio Montale certi tratti ermetici.

Nel campo della critica ermetica autorevole fu la figura di Carlo Bo che, con il suo discorso La letteratura come vita del 1938, scrisse il vero manifesto ermetico parlando di poesia intesa come momento dell'assoluto. Tra gli atri teorici e critici dell'ermetismo si ricordano Oreste Macrì, Giansiro Ferrata, Luciano Anceschi e lo stesso Mario Luzi.

Nella seconda metà degli anni trenta maturarono a Firenze, intorno alla rivista Il Frontespizio e Solaria, un vero gruppo di ermetici che, prendendo come riferimento Ungaretti, Quasimodo e Onofri, si rifacevano direttamente al simbolismo europeo e si affacciavano alle più recenti esperienze di quegli anni, come al surrealismo e all'esistenzialismo.

Lo stile difficile e chiuso nella ricerca della forma analogica, insieme all'approfondimento di una nascosta esperienza interiore, contraddistinse questo gruppo che, rifiutando in modo diretto ogni impegno politico e sociale , cercava di staccarsi dalla cultura fascista. Tra questi giovani intellettuali, alcuni assunsero posizioni antifasciste come Bilenchi, Vittorini, Gatto e Pratolini. La tradizione è la migliore alleata dell'ermetismo.

 

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[modifica] Note

  1. da Giulio Ferroni, Storia della letteratura italiana. Il Novecento, Einaudi 1991