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| Verga |
| I Malavoglia |
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/I_Malavoglia Cronologia http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=I_Malavoglia&action=history I MalavogliaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.I Malavoglia è il titolo del romanzo più conosciuto dello scrittore Giovanni Verga, che lo dette alle stampe nel 1881. Quest'opera va inserita nel Ciclo dei vinti, insieme a Mastro-don Gesualdo ed a La Duchessa di Leira, L'Onorevole Scipioni e L'uomo di lusso, opere che affrontano il problema del progresso. La Duchessa di Leira rimane solo abbozzato, mentre gli ultimi due romanzi previsti del Ciclo non verranno neppure iniziati. Racconta la storia di una famiglia di pescatori che
vive e lavora ad
Aci
Trezza, un piccolo paese della
Sicilia
situato nei pressi di
Catania. Lo scrittore adotta la tecnica dell'impersonalità, riproducendo alcune caratteristiche del dialetto e adattandosi quanto più possibile al punto di vista dei differenti personaggi, rinunciando così alla abituale mediazione del narratore.
Trama [modifica]Presso il piccolo paesino di
Aci
Trezza nel
catanese vive la famiglia Toscano che, nonostante fosse decisamente
laboriosa, viene soprannominata Malavoglia.
L'opera [modifica]Tutta la storia si svolge alla fine del 1800 ad Aci Trezza, piccolo paese della Sicilia, all'indomani dell'Unità d'Italia. Gli estemi cronologici della vicenda sono tra il 1863/65 e il 1875.
L'ambiente [modifica]L'ambientazione è molto importante per il continuo della vicenda: infatti, come anche in "Fontamara" di Silone, quello che fa da sfondo al racconto è un paese con attività agricole o marittime di scarsa entità, volte alla sopravvivenza più che all'arricchimento dei privati che le praticano.
I personaggi [modifica]I personaggi, a causa della loro condizione, sono dunque imprigionati in una fascia economica da cui è impossibile uscire: è la politica chiusa di tutto il Sud Italia di quel lasso di tempo. Il mondo a Trezza non cambia e non cambierà
nonostante le vicende dei Malavoglia, e a testimonianza di questo aspetto
Giovanni Verga applica uno
stile
ripetitivo nella parte finale del racconto per creare l'idea di
reiterazione nella mente del lettore. Qualora insorga nell'animo il desiderio di miglioramento delle condizioni economiche, rappresentato nel romanzo dall'affare dei lupini, allora diventa impossibile la realizzazione poiché interviene il destino avverso: l'uomo lo sopporta e non si ribella. (Questo concetto è espresso dalla teoria dell'ostrica, la quale afferma che se si tenta di turbare un equilibrio economico e sociale, il tentativo è destinato a fallire, come l'ostrica che finché è attaccata allo scoglio vive, come viene staccata/si stacca muore.) Ogni personaggio viene chiamato con un nomignolo attribuitogli dal popolo, e la famiglia stessa, la famiglia Toscano, veniva chiamata dai concittadini i Malavoglia. Verga usa così una serie di antifrasi. Attraverso tale tecnica il soprannome attribuito a ciascun personaggio indica una caratteristica opposta a quella reale del personaggio. Ad esempio i Malavoglia sono così chiamati paradossalmente per la loro volontà e la loro voglia di lavorare per poter sanare i loro debiti.
La visione pessimistica [modifica]Nel romanzo vi è una sorta di visione
pessimistica della vita da parte dell'autore: egli sottolinea il fatto
che le disgrazie debbano essere subite passivamente e vengano una dopo
l'altra per affondare le sorti di una famiglia intera. Il primo è il senex, il galantuomo, custode della saggezza; si ricordino, a tal proposito, i tantissimi proverbi sciorinati in ogni momento. È possibile ipotizzare che l'autore, attraverso queste manifestazioni della cultura del popolo, esprima il proprio giudizio e le proprie opinioni: egli comunica con il lettore attraverso i detti e le sentenze. La seconda, la barca, è la fonte di guadagno, simbolo della vita: in essa sono racchiuse le speranze di una buona pesca, un guadagno, un futuro prospero; persino il nome è, di per sé, emblema di un'umile speranza.
I temi principali [modifica]
La famiglia [modifica]Giovanni Verga torna più e più volte su un tema preciso: quello dell'attaccamento alla famiglia, al focolare domestico, alla casa; è facile comprendere, quindi, i sentimenti di amarezza e dolore di chi è costretto a vendere la propria abitazione per pagare i debiti di un affare sfortunato, come nel caso dei Malavoglia.
La roba [modifica]L'attaccamento alla roba, poi, è il motivo portante dell'intero romanzo; dove per roba s’intende tutto il complesso degli oggetti, siano essi costruzioni, appezzamenti, mezzi di trasporto, animali, necessari per vivere. Ecco quindi, dimostrata l'impossibilità di staccarsi dal proprio ambiente.
Lo stile [modifica]Circa lo stile di Giovanni Verga occorre ricordare la notevole frequenza dei dialoghi e l'uso di un periodare leggibile, sciolto. Il discorso diretto e quello indiretto spesso si mescolano e l'autore si impossessa così ancor più direttamente del linguaggio diretto, schietto e colorito degli umili personaggi.In questa narrazione si può capire come l'attaccamento alla propria città paragoni ogni persona ad un'ostrica che se lascia il proprio scoglio "la propria casa" è destinato a morire.
L'economia [modifica]Giovanni Verga riprende piu' volte il discorso economico ,anche nelle tragedie familiari.Quando ,ad esempio muore il figlio Bastianazzo,la prima ed ultima cosa che si dice è che la barca era carica di lupini.Quindi il fattore economico è molto importante.
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