|
| TeatroItaliano/OpereTeatrali | Poeti Romantici | Scrittori/Writers |
| Pubblicità |
| Shakespeare | Whitman | Stendhal | Manzoni | Luzi |
| Leopardi | Goethe | Dikinson | Carducci | Austen |
| Cinque Maggio |
|
| Questo articolo è
rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/I_promessi_sposi Cronologia http://it.wikipedia.orgI_promessi_sposi I promessi sposiDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.L'opera I promessi sposi di Alessandro Manzoni rientra nel genere del romanzo storico, ed è considerata tra i maggiori scritti della letteratura italiana. La prima edizione dell'opera risale al 1823. Intitolata Fermo e Lucia, presentava personaggi ed episodi diversi dal racconto definitivo, ed era scritta in un miscuglio confuso di lingue e dialetti, tra lombardo, toscano, francese e anche latino. Una seconda edizione dell'opera (la cosiddetta Ventisettana) fu pubblicata da Manzoni nel 1827, con il titolo I promessi sposi, storia milanese del sec. XVII, scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni, e riscosse notevole successo. |
|
|
Manzoni non era, tuttavia, soddisfatto del risultato ottenuto, poiché ancora il linguaggio dell'opera era troppo legato alle sue origini lombarde. Nello stesso 1827 egli si recò, perciò, a Firenze, per risciacquare - come disse - i cenci in Arno, e sottoporre il suo romanzo ad un'ulteriore e più accurata revisione linguistica, ispirata al modello fiorentino. Tra il 1840 e il 1842, Manzoni pubblicò quindi la terza ed ultima edizione de I promessi sposi, la cosiddetta Quarantana, cui oggi si fa normalmente riferimento.
Trama [modifica]
"Questo matrimonio non s'ha da fare..." [modifica]La vicenda è ambientata in Lombardia tra il 1628 e il 1630, al tempo della dominazione spagnola, negli anni di una grande epidemia di peste. I due protagonisti principali sono Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, due giovani di umile condizione che vivono in un paesino nei pressi del lago di Como e lavorano in una filanda. Progettano di sposarsi e già ogni cosa è pronta per il loro matrimonio quando il capriccio del potente don Rodrigo, un signorotto del luogo, manda all'aria tutto. Don Abbondio, il curato che deve celebrare il matrimonio, è minacciato dai bravi, gli sgherri di don Rodrigo, e per paura si sottrae al suo impegno. Per un caso fortunato, Lucia sfugge al rapimento ordito da don Rodrigo e con l'aiuto di Fra Cristoforo si rifugia a Monza, in un convento. Qui la superiora suor Gertrude, alla cui protezione è affidata, la inganna, e permette che venga rapita dagli uomini di un criminale, l'Innominato, a cui si è rivolto don Rodrigo. Portata al castello dell'Innominato, Lucia riesce a commuovere l'animo di quell'uomo indurito da tante crudeltà, ma anche tormentato dai rimorsi. L'Innominato si pente e si converte alla fede davanti al cardinale Federico Borromeo. Lucia è libera e, insieme alla madre, viene ospitata nella casa di don Ferrante a Milano. Nel corso di questi avvenimenti Renzo, che ha raggiunto Milano, viene coinvolto in una protesta contro la mancanza di pane e sta per essere arrestato, ma la folla lo aiuta a fuggire. Riesce poi ad arrivare a Bergamo e a trovare ospitalità e lavoro presso un cugino. Intanto agli orrori della guerra si aggiungono quelli della peste: i Lanzichenecchi, le truppe mercenarie dell'esercito imperiale (calate in Lombardia dalla Germania per dare man forte alla Spagna contro il Ducato di Savoia e la Francia), diffondono il contagio. A causa della peste Milano perde la maggior parte dei suoi abitanti. Anche Renzo e Lucia si ammalano ma riescono a guarire. Finalmente dopo tante tragiche vicende, i due promessi sposi si incontrano nel Lazzaretto di Milano, il luogo dove vengono portati i malati di peste e dove Renzo, disperato, è andato a cercare Lucia. Con l'aiuto di frate Cristoforo riescono a superare gli ostacoli che ancora si frappongono al loro matrimonio e si sposano. Si stabiliscono in un paese del Bergamasco e la loro vita diviene "da quel punto in poi, una delle vite più tranquille, delle più felici e delle più invidiabili". Renzo acquista con il cugino una piccola azienda tessile e Lucia, aiutata dalla madre, si occupa dei figli. Don Rodrigo invece muore a causa della peste.
La notte degl'imbrogli e de' sotterfugi [modifica]Intanto Agnese propone ai due promessi un matrimonio a sorpresa, pronunciando davanti al curato le frasi rituali alla presenza di due testimoni. Con molte riserve da parte di Lucia, il piano viene accettato, quando fra Cristoforo annuncia il fallimento del suo tentativo di convincere Don Rodrigo ad abbandonare i suoi piani nel rapire Lucia. Intanto don Rodrigo medita il rapimento di Lucia, e una sera dei bravi irrompono in casa sua, che però trovano deserta: Lucia, Agnese e Renzo sono a casa di don Abbondio per tentare di sorprenderlo, ma falliscono, e devono riparare al convento di fra Cristoforo, perché frattanto vengono a sapere del tentato rapimento.
La fuga [modifica]I promessi giungono al convento di padre Cristoforo dove questo espone loro i suoi progetti. Infatti ha già deciso di far fuggire Renzo e Lucia, rispettivamente a Milano e a Monza e ha già scritto due lettere, una al padre Bonaventura del convento dei cappuccini di Milano e l'altra alla monaca di Monza per fare in modo che questi ospitino i due fuggitivi. Quindi, dopo aver pregato anche per don Rodrigo, i due si incamminano per poi separarsi il giorno dopo.
I tumulti di Milano [modifica]Renzo, a Milano, invece di ricoverarsi nel convento indicatogli dal padre Cristoforo, si lascia attrarre dai tumulti scoppiati in quel giorno per il rincaro del pane. Renzo si fa trascinare dalla folla e pronuncia un discorso dove critica la giustizia, che stava sempre dalla parte dei potenti. È tra i suoi ascoltatori un birro in borghese, che cerca di condurlo in carcere ma Renzo, stanco, si ferma in un'osteria, dove il birro viene a conoscenza, con uno stratagemma, del suo nome. Andato via costui, Renzo si ubriaca e fa nuovi appelli alla giustizia con gli altri avventori. L'oste lo mette a letto e corre a denunciarlo. Il mattino dopo Renzo viene arrestato ma riesce a fuggire e ripara a Bergamo, nella Repubblica di Venezia, da suo cugino Bortolo, che lo ospita e gli procura un lavoro. Intanto la sua casa viene perquisita e viene fatto credere che sia uno dei capi della rivolta. Nel frattempo il conte Attilio, cugino di don Rodrigo, chiede a suo zio, membro del Consiglio Segreto, di far allontanare fra Cristoforo, cosa che il conte zio ottiene dal padre provinciale dei cappuccini.
L'Innominato [modifica]Don Rodrigo chiede aiuto all'Innominato, potentissimo e sanguinario signore, che però da qualche tempo sta maturando una crisi di coscienza. Costui fa rapire Lucia da Egidio, con la complicità di Gertrude, sua amante, e Lucia viene portata al castello dell'Innominato. A seguito di una discussione con Lucia l'Innominato passa una notte orribile, piena di rimorsi, sta per uccidersi quando scopre, quasi per volere divino, che il cardinale Federigo Borromeo è in quel paese. Così il giorno dopo si presenta in Chiesa per parlare con il cardinale. Il colloquio sconvolge l'Innominato, che si impegna a cambiare vita e per prima cosa libera Lucia, che viene ospitata da signori milanesi amici del Borromeo. Intanto il cardinale rimprovera duramente don Abbondio per non aver celebrato il matrimonio. Poco dopo scendono in Italia i lanzichenecchi, mercenari tedeschi che combattono nella guerra di successione al Ducato di Mantova, che mettono a sacco il paese di Renzo e Lucia. Molti, tra cui don Abbondio, Perpetua e Agnese, trovano rifugio nel castello dell'Innominato, che si è fatto fervido campione di carità.
La peste [modifica]Con i lanzichenecchi entra in Italia la peste: se ne ammalano Renzo, che guarisce, e don Rodrigo, che viene tradito e derubato dal Griso, il capo dei suoi bravi. Renzo, guarito, torna al paese per cercare Lucia, preoccupato dagli accenni fatti da lei per lettera a un suo voto di castità fatto quando era dall'Innominato, ma non la trova, e viene indirizzato a Milano, dove apprende che si trova nel lazzaretto, il luogo in cui venivano isolati gli appestati. Qui trova anche padre Cristoforo, che scioglie il voto di Lucia, e don Rodrigo morente. La peste, una della maggiori piaghe dell'umanità, viene descritta in maniera scrupolosa e nei minimi particolari. La parte più drammatica di questa descrizione avviene nel capitolo 34, con una delle più celebri frasi della letteratura italiana:
Conclusione [modifica]Infine i due promessi tornano al paese, si sposano e si trasferiscono nel Bergamasco. Hanno una figlia che chiamarono Maria.
Personaggi [modifica]
Citazioni [modifica]I Promessi Sposi ha dato origine a diverse frasi ed espressioni che in Italia sono entrate nell'uso comune. Alcuni esempi: "Questo matrimonio non s'ha da fare" a "Perpetua", che ora identifica per antonomasia le collaboratrici dei parroci, a "latinorum", da "Carneade" per definire un illustre sconosciuto ad "Azzecca-garbugli" per definire un avvocato di scarsa etica professionale. Sono spesso citati inoltri interi brani del romanzo che vengono tuttora imparati a memoria e recitati, come "Addio monti sorgenti dall'acque..." e "Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno...", tutti riferimenti al paesaggio dei dintorni lecchesi.
Opera lirica [modifica]Versioni operistiche:
Cinema [modifica]Versioni cinematografiche:
Sceneggiati [modifica]Versioni televisive:
Voci correlate [modifica]
Altri progetti [modifica]Wikisource contiene il testo completo di I promessi sposi
Collegamenti esterni [modifica]
|