|
|
Il mio libro Elli's Book |
Poesie Romantiche | All my poetries translate in Other language |
|
| Questo articolo è
rilasciato sotto i termini della
GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Jannacci Cronologia http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Enzo_Jannacci&action=history Enzo JannacciDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vincenzo Jannacci, conosciuto semplicemente come Enzo Jannacci (Milano, 3 giugno 1935) è un cantautore, musicista, attore e cabarettista italiano, sicuramente uno dei più grandi protagonisti della scena musicale italiana di tutto il dopoguerra. Considerato da molti un caposcuola nell'arte musicale e del cabaret, nel corso della sua quasi cinquantennale carriera ha collaborato con tantissime personalità della musica, dello spettacolo, del giornalismo, della televisione e della comicità italiana, divenendo un artista poliedrico ed un modello per le ultime generazioni di comici e di cantautori. Autore di quasi trenta album, alcuni dei quali diventati delle pietre miliari della storia della musica italiana e di varie colonne sonore, Enzo Jannacci, dopo essere finito nel dimenticatoio nella seconda metà degli anni '90, è riuscito nuovamente ad imporsi alla nuova platea di ascoltatori, ottenendo vari premi alla carriera e riconoscimenti per i suoi ultimi lavori discografici. E' anche ricordato come uno dei fondatori della musica rock and roll italiana, insieme ad Adriano Celentano, Luigi Tenco e Giorgio Gaber, con il quale formò un sodalizio durato più di quarant'anni.
Biografia [modifica]Enzo Jannacci nasce a Milano il 3 giugno 1935. Il ramo paterno della sua famiglia è di origine pugliese: il nonno, Vincenzo, era emigrato a Milano da Bari poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale, mentre quello materno è lombardo. Il padre di Enzo è un ufficiale dell'aeronautica e lavora all'aeroporto Forlanini (oggi più noto come Milano Linate), citato in El portava i scarp del tennis; partecipa in seguito alla Resistenza e in particolare alla difesa della sede dell'Aviazione in piazza Novelli a Milano, un'impresa che ispirerà poi canzoni come Sei minuti all'alba. Dopo avere terminato nel 1954 gli studi liceali presso l'Istituto classico A. Moreschi, dove conosce Giorgio Gaber, s'iscrive alla facoltà di medicina dell'Università di Milano, ottenendo nel 1967 la laurea, specializzandosi poi in chirurgia generale ed esercitando per lungo tempo la professione. Nello stesso anno, il 23 novembre, si sposa con Giuliana Orefice, che dà alla luce cinque anni dopo il loro primo ed unico figlio, Paolo, oggi musicista e direttore d'orchestra. Il primo gennaio 2003, proprio il primo giorno di pensione di Jannacci, l'amico Giorgio Gaber muore dopo una lunga malattia nella sua casa vicino a Camaiore. Ai funerali di due giorni dopo (all’Abbazia di Chiaravalle, dove Gaber si era sposato con Ombretta Colli) Enzo partecipa, riuscendo a dire soltanto «ho perso un fratello».
Carriera [modifica]
La musica [modifica]
1955 - 1962: le prime esperienze musicali e l'amicizia con Gaber [modifica]La carriera di musicista inizia negli anni cinquanta. Dopo il diploma in armonia, composizione e direzione d'orchestra ed otto anni di pianoforte presso il Conservatorio di Milano (con il maestro Centemeri), inizia all'età di vent'anni a frequentare gli ambienti del cabaret, mettendo subito in mostra le sue doti di intrattenitore e presentatore. Nel frattempo, si avvicina al jazz e comincia a suonare in alcuni locali milanesi, ma contemporaneamente scopre anche il rock and roll, genere nuovo che tanto successo stava ottenendo in America con artisti del calibro di Chuck Berry e Elvis Presley. Nel 1956 diventa il tastierista dei Rocky Mountains, alla cui voce c'è Tony Dallara, che si esibiscono ripetutamente alla Taverna Mexico, all'Aretusa ed al Santa Tecla, ottenendo grande successo; tuttavia, alla fine di quell'anno, Jannacci lascia il gruppo e, grazie all'amico Pino Sacchetti, conosce un giovane cantante di rock'n'roll, Adriano Celentano, che gli propone di entrare come tastierista nel suo complesso, i Rock Boys, con cui si esibisce nei locali sopraccitati, in particolare al Santa Tecla. Il 17 maggio 1957 la band suona al primo "Festival italiano di rock and roll", che si tiene nel Palazzo del Ghiaccio e che costituisce una svolta all'interno del panorama musicale nostrano; il gruppo suona la canzone Ciao ti dirò, che si rivela un successo e permette a Celentano di acquisire molta fama, ma soprattutto gli fa ottenere un contratto con la casa discografica Music. Alla fine del 1958, Enzo (pur continuando a suonare con i Rock Boys) forma un duo con Gaber, noto con il nome di "I Due Corsari", che debutta poco dopo con un paio di flexy-disc, Come facette mammata (un classico della canzone umoristica napoletana) e Non occupatemi il telefono, usciti in abbinamento alla rivista "Il musichiere". La fortunata esperienza prosegue anche l'anno successivo con altri 45 giri, incisi per la Dischi Ricordi. Intanto, in quel periodo l'ambiente musicale milanese si infervora di cantanti rock come Clem Sacco, Guidone, Ricky Gianco ed Adriano Celentano. Tuttavia, questo cambiamento nella musica popolare italiana si registra anche in altri centri, come per esempio Genova, dove s'impongono in particolare Umberto Bindi, Bruno Lauzi, oltre a Luigi Tenco e Gino Paoli, vicini alla Dischi Ricordi: con questi ultimi Jannacci collaborò in vari progetti. Come jazzista suona con musicisti dello spessore di Stan Getz, Gerry Mulligan, Chet Baker e Franco Cerri, con i quali registra numerosi dischi, mentre è da Bud Powell che impara a lavorare sulla tastiera prevalentemente con la mano sinistra. Dopo i primi 45 giri incisi con Gaber, debutta come solista con canzoni quali L'ombrello di mio fratello e Il cane con i capelli: sono brani nei quali il cantautore milanese fa già intuire uno stretto rapporto tra la musica e la comicità, un legame che caratterizzerà gran parte della sua produzione artistica. A questo filone surreale e quasi precursore del demenziale (che lui stesso definisce "schizo", abbreviazione di schizoide), si affiancano subito brani più romantici ed introspettivi, come Passaggio a livello, delicata canzone d'amore che Luigi Tenco reincide valorizzando Jannacci anche come autore e pubblicata dalla Tavola Rotonda insieme a Il giramondo nel 1961. Intanto, continua la fortunata esperienza dei Due Corsari; tutti i 45 giri pubblicati nel biennio 1959-1960, tra cui le celebri Birra, Fetta di limone e Tintarella di luna vengono raccolti qualche anno dopo nell'album Giorgio Gaber e Enzo Jannacci, pubblicato dalla Family, una sottoetichetta della Ricordi. Nel frattempo i Rock Boys si sono sciolti, e dalle loro ceneri (con alcuni cambi di formazione) sono nati I Ribelli: Jannacci continua a suonare con loro, e partecipa ai primi due 45 giri del gruppo (Enrico VIII e Alle nove al bar, entrambi del 1960); abbandona poi il complesso per dedicarsi maggiormente alla sua carriera solista. Nel febbraio 1961 Giorgio Gaber partecipa al Festival di Sanremo con una canzone scritta da Jannacci, Benzina e cerini, che non ha però grande fortuna, essendo esclusa dalla finale. Successivamente scrive Un nano speciale e L'artista, nelle quali Enzo racconta diindividui poveri, patetici ed emarginati, una tematica che gli sarà molto cara e che affronterà ripetutamente nell'arco di tutta la sua carriera di cantautore. Il primo dicembre la Ricordi pubblica il 45 giri di Enzo Il cane con i capelli / Gheru gheru, distribuito – in una bizzarra quanto antesignana operazione di marketing – abbinato a un grande cane di peluche con tanto di capelli. All'inizio del 1962 scrive invece una delle sue prima canzoni in dialetto milanese, Andava a Rogoredo, mentre poco dopo la già citata Benzina e cerini viene immaessa da Gaber nel suo lavoro I successi di Giorgio Gaber.
1963 - 1967: L'esordio sul grande schermo ed i primi album [modifica]Dopo che n Nel 1963 effettua una tournée come pianista di Sergio Endrigo ; sempre nello stesso anno inizia ad esibirsi al "Derby", locale milanese di cabaret, dove conosce Dario Fo (e l'anno successivo Cochi e Renato) con cui inizia una collaborazione. Nel 1965,
dallo spettacolo 22 canzoni, realizzato con
Dario Fo,
trae un disco dal vivo, uno dei primi in Italia (Enzo Jannacci in
teatro), che contiene brani scritti appositamente come
Prete Liprando e il giudizio di Dio, cover come Qualcosa da
aspettare (canzone di
Fausto Amodei) e brani già usciti su 45 giri come Niente,
Veronica, La forza dell'amore, L'Armando e Sfiorisci
bel fiore. Jannacci introduce nello spettacolo e nel disco anche
alcune canzoni già interpretate da Dario Fo in precedenza, come Aveva
un taxi nero (dallo spettacolo I sani da legare, del
1954) e Il
foruncolo (Fo l'aveva presentata a Canzonissima del
1962). Una
curiosità: tra le canzoni presentate nello spettacolo 22 Canzoni da
Jannacci ce n'è una, La mia morosa la va alla fonte, con testo e
musica di Dario Fo ed Enzo Jannacci, basata su una musica del XV secolo
(sarà incisa da Jannacci solo nel
1968,
nell'album Vengo anch'io. No, tu no); tra il pubblico che li
ascolta a
Genova c'è un giovanissimo
Fabrizio De André, che userà proprio quella musica per uno dei suoi
testi più famosi, Via del Campo (negli
anni
ottanta i tre si chiariranno, e De André accetterà di far firmare la
musica della canzone a Jannacci).
Negli anni settanta le più grandi soddisfazioni gli arrivano come autore, soprattutto grazie alla collaborazione con Cochi e Renato, insieme ai quali scriverà decine di canzoni, alcune delle quali diventeranno grandi successi discografici (La gallina, Canzone intelligente, E la vita la vita). Nella seconda metà degli anni settanta la sua professione di medico prende un po’ il sopravvento sull’attività di cantante e interprete: per cinque anni, dal 1974 al 1979, non tiene neanche un concerto, mentre continua a incidere nuovi brani, alcuni di grande fortuna, come Vincenzina e Quelli che... e pubblica un album capolavoro, "Fotoricordo", dove alle canzoni sue ("Natalia", "Io e te") alterna brani di Paolo Conte come "Bartali" e "Sudamerica" e di Pino Donaggio come "Mario". Ma la partecipazione come ospite a una serata di Paolo Conte è il preludio a una tournée trionfale del 1981, dove gira l’Italia con un tendone da cinquemila posti e una big band. Nello stesso anno esce l'Lp "E allora... concerto" ("E allora andiamo", "Pesciolin", "Genova per noi", "Prete Liprando"...) Nel 1983 pubblica il 33 giri Discogreve (Il maiale, L'amico, L'animale, Zan zan le belle rane...) e il mini album con Giorgio Gaber Ja-Ga Brothers dove riprende quattro brani del periodo dei "Due corsari" (Una fetta di limone, 24 ore, Tintarella di luna, Birra). Nel 1985 pubblica l’album L'importante (L'importante è esagerare, Son s'cioppàa, Il volatore di aquiloni...). Nel 1987 esce l'album Parlare con i limoni (Parlare con i limoni, Due gelati, Poveri cantautori...) Nel 1989 partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo, senza troppo successo, con Se me lo dicevi prima, incentrata sulla lotta contro la droga, oltre che al XIV Premio Tenco. Sempre nel 1989 incide, nel corso di una fortunata tournée, un album doppio dal vivo che contiene gran parte dei suoi successi e s'intitola Trent'anni senza andare fuori tempo. Nel 1991 ritorna al Festival di Sanremo con la canzone La fotografia in coppia con Ute Lemper, e riceve il Premio della Critica; contemporaneamente realizza il suo ultimo vinile, con gli arrangiamenti di Celso Valli, intitolato Guarda la fotografia (Il gruista, I dispiaceri, La strana famiglia (cantata con Gaber), L’alfabeto muore, La fotografia...). Nel 1994 si presenta per la terza volta al Festival di Sanremo in coppia con Paolo Rossi con il brano I soliti accordi, insolitamente dissacrante per la manifestazione, che è anche il titolo del rispettivo cd, arrangiato da Giorgio Cocilovo e Paolo Jannacci. Nel 1996 partecipa al XXI Premio Tenco. Nel 1998 partecipa per la quarta volta al Festival di Sanremo con Quando un musicista ride, che vince nuovamente il premio della Critica per il miglior testo, e da cui nasce una raccolta omonima con tre brani inediti (uno dei quali, Già la luna è in mezzo al mare, è realizzato insieme all'ormai Nobel per la Letteratura Dario Fo). Successivamente, Jannacci ritorna alla sua vecchia passione del jazz (nel 1999 presenta al Teatro Smeraldo di Milano la serata straordinaria Viva il jazz, trasmessa da Raiuno). Nel 2000 riceve il Premio Ciampi alla carriera. Nel 2001, dopo sette anni di assenza dovuti anche alla difficoltà di trovare una casa discografica, presenta un nuovo cd, dedicato al padre, Come gli aeroplani, realizzato in collaborazione col figlio Paolo, composto in gran parte da canzoni inedite (Come gli aeroplani, Cesare, Sono timido, Varenne, Luna rossa...) più una versione italiana di The windmills of your mind di Michel Legrand. Nel 2002 vince, con Lettera da lontano, il premio per la migliore canzone dell'anno al XXVII Premio Tenco. Del 2003 è il CD L'uomo a metà (L'uomo a metà, Il sottotenente, Maria, Gino...), . La raccolta The Best 2006 è il suo ultimo doppio cd, contenente i 35 brani più significativi della quarantennale carriera del cantautore milanese, riarrangiati e prodotti dal figlio Paolo: più di due ore e mezzo di musica, con 3 brani inediti (Rien ne va plus, Mamma che luna che c'era stasera e Il ladro di ombrelli) e una versione in italiano di Dona che te durmivet (contenuta in "Sei minuti all'alba"), che diventa Donna che dormivi; inoltre c'è una nuova versione di Bartali in duetto con Paolo Conte. Come autore per altri e arrangiatore, ha contribuito tra l'altro agli album Milva la rossa (1980) di Milva e Mina quasi Jannacci (1977) di Mina, oltre che a svariati dischi di Cochi & Renato.
Il teatro [modifica]Fa i suoi primi spettacoli nei teatrini di cabaret nel 1955, facendo apprezzare il proprio talento comico. Nel 1962 il regista Filippo Crivelli lo scrittura per lo spettacolo Milanin Milanon, che va in scena al Teatro Gerolamo, con Tino Carraro e Milly: comincia così la sua carriera parallela di attore di teatro e poi anche di cinema. Al Derby di Milano era stato notato anche da Dario Fo, che nel 1964 realizza con lui il recital storico 22 canzoni, che riscuote un grande successo: il Teatro Odeon di Milano registra quasi un mese di tutto esaurito. Interpreta poi numerosi altri lavori come Il poeta e il contadino (1973), Saltimbanchi si muore (1979), La tappezzeria, scritta a quattro mani con Beppe Viola, con cui scrive anche L'incomputer edito dalla Bompiani in una collana diretta da Umberto Eco (1974). Nel 1985 ha portato in teatro il recital Niente domande; nell'86 lo spettacolo teatrale "Parlare con i limoni"; nel 1988-89 un altro recital, Tempo di pace... pazienza!. Nel 1991, al teatro Carcano di Milano, interpreta in compagnia di Giorgio Gaber (e in modo molto personale) un classico del teatro dell'assurdo, Aspettando Godot di Samuel Beckett. Nel 1998 presenta in teatro lo spettacolo È stato tutto inutile (dove ripropone canzoni come Pesciolin e Brutta gente, da tempo assenti nelle esecuzioni dal vivo). Nel 2003, in apertura dei concerti della tournée tratta dal disco "L'uomo a metà", fa un lungo e affettuoso monologo sull'amico Giorgio Gaber.
Il cinema [modifica]Esordisce nel cinema nel 1964 con il film La vita agra di Carlo Lizzani: canta L'ombrello di mio fratello in un locale dove entra il protagonista, interpretato da Ugo Tognazzi. Al cinema è poi protagonista di un episodio (Il frigorifero) diretto da Monicelli per il film Le coppie (1970), e de L’udienza di Marco Ferreri (1971). Ha inoltre interpretato i film Il mondo nuovo di Ettore Scola (1982), Scherzo del destino in agguato come un brigante da strada di Lina Wertmüller, accanto a Ugo Tognazzi (1983) e Figurine di Giovanni Robbiano (1997). Ha composto anche numerose colonne sonore, come quelle di Romanzo popolare di Monicelli (1974, di cui insieme a Beppe Viola ha anche tradotto in un felicissimo slang milanese i dialoghi di Age e Scarpelli e al quale ha regalato una delle più poetiche e intense canzoni da lui scritte, Vincenzina e la fabbrica); Pasqualino settebellezze, di Lina Wertmüller, che nel 1975 gli valse una nomination all'Oscar come miglior colonna sonora; Sturmtruppen (1976); Gran bollito di Mauro Bolognini (1977); Saxofone di e con Renato Pozzetto (1979) e Piccoli equivoci di Ricky Tognazzi (1989).
La televisione [modifica]Nello stesso anno inizia la collaborazione con l'animatore Bruno Bozzetto, che inserisce nella fortunata trasmissione Carosello il suo sketch Unca Dunca, trasmesso in televisione fino al 1970. L'anno successivo il regista Filippo Crivelli lo scrittura per lo spettacolo Milanin Milanon, con Tino Carraro e Milly, dando così inizio alla sua carriera parallela di attore di teatro e poi anche di cinema. Per lo spettacolo Jannacci compone una nuova canzone, Andava a Rogoredo, incisa su disco due anni dopo, mentre la registrazione dello show sarà stampata solo nel 1972. In televisione, dopo un inizio problematico (bocciato al suo primo provino, nel 1961), alcuni spot di Carosello e la partecipazione allo spettacolo Quelli della domenica, con Cochi e Renato, Lino Toffolo, Felice Andreasi, Bruno Lauzi e altri comici del Derby (1968), è stato lanciato dalla riduzione degli spettacoli teatrali Il poeta e il contadino (1973) e Saltimbanchi si muore di cui era autore e regista. Nel 1974 è autore della sigla di Canzonissima E la vita, la vita, cantata da Cochi e Renato; nel 1977 è autore e interprete della sigla di Secondo voi?, Secondo te… che gusto c’è. Ha partecipato agli show Jannacci Special (1980), Ci vuole orecchio (1981), Gran simpatico (1983), D.O.C. (1989). Nel 1991 Raitre ha trasmesso L'importante è esagerare, una serie di otto puntate dedicata alla sua carriera. Nel 1988 partecipa a "Trasmissione forzata" su Raitre, che segna il ritorno televisivo di Dario Fo e Franca Rame. Nel 1995 ha fatto coppia con Piero Chiambretti ne Il Laureato bis. È autore della sigla di Quelli che il calcio... nelle edizioni condotte da Fabio Fazio. Nel 1997 realizza la trasmissione M.B.U.* Quelli di Jannacci (l’indicazione finale spiega: * = Milano Bolgia Umana), che va in onda alle due di notte su Raiuno per nove puntate. Il costo della trasmissione è bassissimo: «In tutto 80 milioni. Come mai? Semplice, non rubiamo», commenta Jannacci. Nel 2000 compone la sigla della serie TV Nebbia in Val Padana, che vede il ritorno della coppia Cochi e Renato, che sette anni dopo lo chiamano come ospite fisso del loro programma televisivo Stiamo lavorando per noi.
Curiosità [modifica]
Discografia [modifica]
33 giri e cd [modifica]
Album [modifica]
Collaborazioni [modifica]
45 giri [modifica]Evidenziamo soltanto i 45 giri inediti su LP o CD:
Duetti [modifica]
Moltissime altre sono state le personalità italiane della musica, del cinema, del giornalismo, della televisione e della comicità italiana che hanno suonato, cantato e lavorato con Enzo Jannacci. Tra di esse, si ricordano almeno suo figlio Paolo, il compianto Beppe Viola (in cinque o sei brani), Cochi e Renato (ad esempio in Silvano) e Bruno Lauzi, oltre a Loredana Berté, Lino Toffolo, Umberto Bindi, Giorgio Strehler, Sandro Ciotti, Lina Wertmuller, Massimo Boldi e Pino Donaggio.
Colonne sonore [modifica]
Bibliografia [modifica]
Filmografia [modifica]
Galleria fotografica [modifica]
Anni '60 [modifica]
Anni '70 [modifica]
Anni '80 [modifica]
Anni '90 [modifica]
2000 - oggi [modifica]
Voci correlate [modifica]
Altri progetti [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
|
||||||||||||||||||||||||||||