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LA IETTATURA



(A JITTATU’RA)



commedia brillante in tre atti di Rocco Chinnici



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La contrapposizione fra superstizione e ragione è la componente fondamentale di questa commedia che può trovare il proprio contesto storico-ambientale in qualsiasi centro rurale della Sicilia degli anni Sessanta.

Questo mondo contadino, intriso di una religiosità più credulona che fideistica, trova nel personaggio di Carmelo la figura più rappresentativa su cui ruota tutta la scena. Quest’uomo che crede di avere due giorni di vita, per la iettatura della Gna Maruzza, comincia ad apprezzare, quando pensa di averle già perdute, le piccole quotidianità della sua modesta vita, a rinunciare al mito di quel dio denaro (che in questo ambiente non è altro che il gruzzoletto per acquistare qualche altro piccolo podere) consegnando alla presunta morte la chiave del suo piccolo tesoro, nascosto anche alla moglie per arrivare all’istante supremo in pace con se stesso, con Dio e con gli uomini. La figura di Carmelo, quella del tipico contadino meridionale tutto casa e podere, si scontra con quella di peppe che il lavoro non vuole neanche sognarlo, che vive di espedienti e di assistenzialismo sperando nel mitico “posto” (l’impiego pubblico) che gli promettono da troppo tempo.

Un personaggio antitetico in questa ambientazione è Concetta, giovane dirigente della locale camera del lavoro; nel contesto in cui il personaggio è visto dall’autore ha un suo preciso significato: mentre anche il prete del paese sembra arrendersi all’ineluttabile dettato della profezia di Maruzza, l’ultima ancora di salvezza sono i consigli che può dare questa giovane donna che sembra saperne “una più del diavolo”! In quest’opera, come è facile notare, troviamo, anche se a volta appena accennati, tanti temi cari all’autore: l’ignoranza come causa dello sfruttamento padronale, il clientelismo politico e clericale, la lotta politica e sindacale come occasione per l’emancipazione sociale e culturale, ecc.; egli vede nel teatro l’occasione migliore, o quanto meno la forma a lui più congeniale, per denunciare in modo anche tragicomico, certe situazioni di sfruttamento che, pur diverse nella forma, rimangono uguali nella sostanza.

Il deus ex machina della situazione è comunque il tempo: esso fa giustizia della superstizione della iettatura, facendo trionfare la laica ragione. E’ proprio questa chiusa dell’opera che ci propone il concetto che la vita bisogna viverla con intensità in ogni momento e sembra quanto mai valido l’insegnamento di Orazio che incitava ad afferrare l’attimo, perchè il presente che è ora, è il passato di domani e nessun rimpianto deve accompagnare il lento, ma puntuale e inesorabile scorrere del tempo!



Giuseppe Scafidi

Belmonte Mezzagno lì 05/Settembre 1992



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Personaggi




Peppe capo famiglia



Turuzza moglie



Carmelo compare



Minica comare



Concetta dirigente sindacale



‘Gna maruzza jiettatrice



Padre Ioacchino parroco del paese



Dottore



Carabinieri



Ragazzo fioraio











A T T O P R I M O


(scena: camera di soggiorno composta da misere cose)









PEPPE

(entra lamentandosi a cantilena mentre la moglie stira cantando un motivetto e si siede di peso su di una sedia) Aih! Aih! Aih! Aih! Porco di un demonio che mi sento stanco! Così stanco… come se avessi le ossa rotte! Aih! Aih!



TURUZZA

(Intenta ad apparecchiare la tavola, ironizza) Stanco! Stanco! Di cosa? Meno male che stai levandoti ora dal letto!



PEPPE

Meno male? Prima dovevo levarmi! Cosa ne sai te! Che sonno, che sonno, Turuzza!



TURUZZA

Dì, non vorresti darmi ad intendere che ora anche il sonno ti stanca?



PEPPE

No, no cara Turuzza! Non è stato il sonno a stancarmi, ma ciò che facevo durante il sonno! (tirandosi la camicia dalpetto come se fosse appiccicata) Toh, guarda! E che cos’è, neanche dormire si può più!?



TURUZZA

Insomma, si puo' sapere cosa hai sognato, per levarti così… strapazzato?



PEPPE

Ancora la schiena mi fa male; e le braccia… le ho tutte rotte! Che nottata di zappare mi son fatto! Ma..., dimmi una cosa, tu niente hai sentito?



TURUZZA

Io? Che cosa dovevo sentire?



PEPPE

A don Arcangelo, il padrone della tenuta; come gridava: “zappa Peppe! Zappa!” Ed io, per paura di essere licenziato, zappavo come un pazzo! Zappa Peppe! Zappa!



TURUZZA

Tu! Hai avuto paura di essere licenziato? Ma quando mai hai lavorato in vita tua? Mai!



PEPPE

Questo perché non sogni mai quello che sogno io; e allora si che vorrei vedere quello che faresti tu, dopo una nottata come questa!



TURUZZA

A dire il vero quest’ultima ti mancava, il sogno! Peppe, ma lo vuoi capire che nella vita si deve pure lavorare?



PEPPE

Ancora? Ma guarda te! Le sto appena finendo di dire che mi sento tutto rotto e indolenzito per il lavoro, e lei: (ironico) “Peppe, nella vita si deve pure lavorare”.



TURUZZA

Dio, guardatelo!…Va bèh, va bèh ho capito! Non c’è più sordo di chi non vuol sentire. (Si avvia aprendere i piatti e la pentola). Almeno vienimi ad aiutare a prendere i piatti, la pentola, i bicchieri, le posate…



PEPPE

(Solo in scena) Oh! Oh! Oooh! Quante cose che si devono prendere! Ma come, le sto finendo di dire che non ce la faccio a muovermi… e lei: i piatti, i biccheri, la pentola, le posate... (cammina per la stanza nervosamente, lamentandosi dei dolori; fischia muovendo le mani come per stare a significare che non gliene interessa niente) E che cos’é!



Turuzza

(Entra cercando di tenere tutte quelle cose; la pentola scotta) Peppe, Peppe! Aih! Aih! Sto bruciandomi! Il bicchiere, il bicchiere sta cadendomi! Corri, su!



PEPPE

(Muovendosi lentamente si tocca sempre la schiena indolenzita e, senza aiutarla per niente, le indica la tavola) Dico io, chi telo fa fare prendere tante cose in una sola volta?



TURUZZA

Aih! Aih! Aih! Su, aiutami, aiutami! Aih! Il dito! Il dito!



PEPPE

(Senza scomporsi) E avanti, su, poggia qua! Posali sul tavolo!



TURUZZA

(Posa le cose e si guarda il dito mezzo bruciato) Aih! Tu guarda, che bolla mi si è gonfiata!



PEPPE

(indifferente alle lamentele della moglie, alza il coperchio della pentola e annusa) Che odorino!



CARMELO

(Da fuori scena) Peppe! Peppe!



PEPPE

(Va a guardare dalla finestra) Oh, Madonna! Sta arrivando uno buono! Pare che siano chiamati a proposito.



TURUZZA

Chi è, Peppe?



PEPPE

Chi é? Compare Carmelo pancia grande! Eh, s’è grande! (Toccandosi la pancia) Più che stanza da pranzo! La si potrebbe chiamare Salone di trattenimento… ah, Turuzza senti che facciamo, prima che si rimane a digiuno, sparecchiamo, togliamo tutto dal tavolo!



TURUZZA

(Prendendo la pentola) Così, su due piedi? Quello sta per entrare! E… dove li mettiamo?



PEPPE

(Additando sotto il tavolo) Qua! La pentola la mettiamo qua; il tavolo lo lasciamo apparecchiato; s’accorgerà d’essere di disturbo e subito farà la via del ritorno.



TURUZZA

Di disturbo, dici? Il compare, vedendo la tavola apparecchiata, si siede! Altro che disturbo! (Bussano) Accomodatevi!



CARMELO
(Uomo di grossa stazza e con un enorme pancione. E’ stanco) Compare! Comare Turuzza! Aih, che mi sento stanco!



PEPPE

E siamo in due!



CARMELO

In due… cosa, compare?



PEPPE

No niente..., così; parlavo a me stesso. (Tra se) Chi gli ha sparato ed è venuto a cadere qui?



CARMELO

Dicevo, compare, questa strada che porta da voi (facendo con la mano il gesto di salita), fa sudare! Fa uscire gli occhi dalle orbite!



TURUZZA

Lei pensa di essere ancora un galletto! Corre, corre e poi…, gli anni non la reggono più; ha una faccia come se l’avesse tenuta a mollo al bicarbonato, e il cuore… (indicandolo) lo sente? Tump, tump, tump, tump; le batte come fosse la campana del convento dei salesiani. Adagio deve andare, adagio compare Carmelo! Se no, così facendo al galletto, tutte le piume gli cadono.



PEPPE

E poi, quale motivo la spingeva a correre così veloce? Correva come se l’avesse morso una suocera con la rabbia. Cosa le è successo? Si sieda, su.



CARMELO

(Triste) Cosa mi è successo? Eh, se sapeste!



PEPPE
Non mi allarmate adesso! (Toccandogli le spalle per rincuorarlo) Ci racconti, compare, quello che le capito? Com’è successo? Dove è stato? Chi è stato? Quando avvenne?



TURUZZA

Oh madonna! Non mi faccia venire un colpo! Parli compare…, che le hanno fatto lo sfratto?

CARMELO

Magari fosse stato questo! (Guarda la tavola apparecchiata) Ma, voialtri...



PEPPE

Non se ne dia peso compare, parli, su! Non ci tenga sopra le spine. E poi, noi non mangiamo da così lungo tempo che nella pentola vi saranno sicuramente le ragnatele.



CARMELO

(Comincia a sentire il profumo della pietanza preparata e va in giro per la stanza annusando) Che odore, compare Peppe! Sembra… quello… di pasta con le sarde e i finocchietti! Mi venisse un colpo, ma questi odori, quasi, quasi mi fanno dimenticare tutti i dispiaceri di questo mondo!



PEPPE

(Meravigliato) Compare, ma allora la sua è tutta una falsa, altro che dispiaceri!



CARMELU

Una farsa, lei dice? Aspetti a farmi parlare e vedrete da voi.



TURUZZA

(Spazientita) E allora parli compare! Perché, se no, i dispiaceri a noi li fa prendere.

CARMELO

(Continuando a fare il suo giro per la stanza s’accorge dell’odore che proviene da sotto il tavolo e lo addita) L’ho trovata compare, qua è! Ecco, da dove arrivava l’odore!



PEPPI

(Adirato) Senta compare Carmelo, o ci racconta perché è venuto, o se ne può andare di corsa. (Lo prende dal colletto della giacca e lo va accompagnando fuori) Via, via! Prima che incomincio a darle delle grosse pedate sul sedere, vedete un pò! Io (alla moglie) lo consideravo il più fesso del paese, invece ho l’impressione (a Carmelo) che lei…



TURUZZA

(A Carmelo che si era già seduto) Si sieda, compare.



CARMELO

(Sempre con la voce piena di paura e piagnucolosa) Seduto sono, comare. (A Peppe) Mai mi sarei permesso di fare questo con voi, è solo che… ‘gna Maruzza...



PEPPE

‘Gna maruzza... Cosa? E parli, che se la mangino i corvi!



CARMELO

La Jettatura, la jettatura mi ha fatto!



TURUZZA

La Jettatura!?



CARMELO

Si, comare! E mi disse, forte e davanti a tutti: “Carmelo pancia grande, hai solo due mesi di vita”!



PEPPE

Cavolo! Certo… non è bello sentirsi dire così… di punto in bianco, che si hanno due giorni di vita.



TURUZZA

Va la, compare! Lei crede ancora a queste fesserie?



PEPPE

Certo! Cosa dice, compare? E poi… non può essere che… questa gna Maruzza si sia sbagliata nel fare i conti?



CARMELO

(Quasi piangendo) Fesserie, dite? Questo perché voi non c’eravate. (Narra l’accaduto) Attraversava la strada un gattino, bello, dal pelo lucido… solo miao mormorò, ricordo; e quella, guardandolo con l’occhio malefico gridò: “muori, perfida bestia!” Sembrò un tuono, una macchina, sembrò come fosse chiamata apposta, e… zam! Morì d’un colpo quel gattino. Queste non sono fesserie; due giorni ho comare, due giorni! Oggi e domani.



PEPPE

Sembra, compare, di sentire un tuono a cel sereno! Certo che non vorrei trovarmi nei suoi panni.



TURUZZA

(Rassicurandolo) Ma no, compare Carmelo! Questo è stato solo un caso! Certo, sembra una cosa combinata, ma è pur sempre un caso. Può anche succedere che lei muore entro sta sera (Carmelo fa le corna), e allora, perché, perché lo ha detto ‘gna Maruzza?



PEPPE

Compare, ed io! Io cosa posso fare? Se potessi, non una mano, (senza essere visto fa segno di non volergliene dare proprio mano) due gliene darei, ma...



TURUZZA

Compare Carmelo, sa che facciamo? Mi è venuta un’idea…



PEPPE

Giochiamo a nascondino?



TURUZZA

E smettila tu !



CARMELO

Comare, cosa facciamo?



TURUZZA

Lei, quando ha detto che devrebbe morire… questa sera?



CARMELO

(Facendo ancora le corna) E torna Prete e soffia, con questa sera! Stando ai conti... (come se facesse i conti), domani, domani alle 14 e 15.

PEPPE

Volete vedere che il padre eterno non conta più nulla? Ora invece di dire “pensa Iddio”, si deve dire “pensa la gna Maruzza?” Queste donne, caro compare, è andata a finire che con questo loro continuo emanciparsi, hanno scavalcato pure i santi!



TURUZZA

Tu, stai zitto! E senti invece quanto dobbiamo fare: vai alla camera del lavoro, al baglio, e cerca di Concetta lingua lunga, è quella che dirige il movimento contadino del paese, dicono che ne sa una più del diavolo, sentiamo che consiglio può darci per nostro compare.



PEPPE

(Meravigliato) Che cosa? Io, alla camera del lavoro? Sbaglio c’è!



TURUZZA

E’ possibile mai che quando con te si parla o si pronunzia la parola “lavoro”, la testa ti diventa più dura di un mattone?



PEPPE

E batte ancora col lavoro! Io, ringrazziando Iddio (baciando a terra e in cielo), e baciando le mani a Maria Santissima, bisogno di cercare lavoro non ne ho proprio; perché… c’è il vaglia della disoccupazzione che mi mantiene, è solo che mi vergogno a sentirmi ripetere dai contadini: “Sanguisuga! Sanguisuga! Sanguisuga!”



CARMELO

A volerci pensare, compare, non hanno tanto torto; non è bello vivere sulle spalle altrui.



PEPPE

(Meravigliato) Guardate questo morto vivo! Come, sa che sta per morire ed ha questi richiami di coscienza? (Al compare) Non vorrebbe farmi credere, ora, in punto di morte, che lei è contento di avere lavorato?



CARMELO

Veramente..., no, non lo so!



PEPPE

Ecco! vedete? Non lo sa! Ed io, dovrei vivere col dubbio s’è giusto o no di lavorare? Ma quando mai, compare! Io preferisco essere tranquillo, quale dubbi! A quelli che dicono, come lei, che non è giusto, pasienza, questa è la democrazia, rispettare l’idea degli altri; e allora lasciamoli lavorare, io no!



TURUZZA

Ma guardatelo, si sente pure democratico! Tu, per conto mio, la democrazia non sai proprio dove sta di casa; tu sei solo un demo… Via! Via! Via! Togliti dai piedi e vai a chiamare Concetta. Perché tu sei diventato così presuntuoso, petulante e un broccolo, da poi che ti sei messo a frequentare onorevoli e preti, che ti hanno promesso, ti hanno promesso, e poi… cosa hanno fatto? Niente!



PEPPE

Ma tu guarda! Il tempo ci vuole!



TURUZZA

Il tempo? Il cervello ci vuole! Mi dispiace per padre Gioacchino, si diceva d’essere un santo, e invece s’è scoperto proprio come ti dicevo io, e tu, gran pezzo di broccolo, per quelle false promesse hai dovuto fargli persino il sacrestano, e a casa non sai nemmeno apparecchiar la tavola! (cerca di prendere qualcosa per tirargliela e Peppe esce di corsa)



CARMELO

(Dispiaciuto per aver creato quella situazione) Sentite, io me ne vado, mi dispiace che sono venuto ad attizzare il fuoco.



TURUZZA

Nemmeno per sogno! Lei, compare, resta qua! Dio ne liberi, dovesse morire per strada… non voglio portarmi appresso questo rimorso; e poi deve venir Concetta, vedrà che subito le fa riprendere colore. (Bussano) Chi è? Avanti!



MINICA

(Entra piangendo Carmelo come se fosse già morto) Comaaare! Comare Turuuuzza! Dov’è, dov’è Carmeluccio mio? (non lo vede perchè sdraiato dalla parte opposta)



TURUZZA

Comare Minica, non faccia così.



CARMELU

(Con voce fioca) Qua, qua sono, Minicuccia mia.



MINICA

(Piangendo come se il marito fosse già morto) Carmeeelo! Carmeluccio miiio! Per morto, per morto t’ho pianto; sei andato via, sei scomparso senza nemmeno dire una parola. Per strada ho incontrato mastro Filippo e mi disse che stavi recandoti da compare Peppe, “com’era strano!” mi disse, “l’ho salutato e nemmeno mi ha risposto!” Se voi sapeste, mastro Filippo.



TURUZZA

Su, comare Minica, si dia coraggio, che ha da sciogliersi questo incantesimo. (Guarda dalla finestra per vedere se viene Peppi ma...) Padre Gioacchino! Questa casa sta diventando un posto di pellegrinaggio, mah, staremo a vedere come andrà a finire! (guarda la tavola apparecchiata e si ricorda della pentola sotto il tavolo) Mi conviene sparecchiare un pò, tanto ho capito che per oggi abbiamo da digiunare (Santa Lucia). (Bussano) Avanti! (Entra padre Gioacchino mentre lei, sotto il tavolo, sta per prendere la pentola).



P. GIOACCHINO

(Stanco, con un fazzoletto in mano che, ogni tanto, si asciuga il sudore) E’ permesso, signora Turuzza? Pace e bene!



TURUZZA

(Fa per alzarsi tenendo con le mani lapentola e batte la testa sotto il tavolo) Aih! Porco mondo...



P. JACHINU

(Tossisce alludendo alla parolaccia. Poi meravigliato) Ma... cosa fa con la pentola sotto il tavolo?



TURUZZA

Che faccio, che faccio, niente! Abbiamo due gattini, e, ogni volta che mangiamo, ci tiriamo dalla pentola quanto basta, e quello che rimane lo lasciamo sotto il tavolo.



P. JACHINU

(Meravigliato) Con tutta la pentola?



TURUZZA

Certo!



P. JACHINU

Ma...



TURUZZA

Ma quale ma! Siamo o no, tutti figli di Dio?



P. JACHINU

(Contrariato) Che c’entra! Far mangiare i gatti nella pentola, questa poi! Ditemi, sono andati via Carmelo e sua moglie Minica?



TURUZZA

(Ancora abbassata, intenta a toccarsi la testa indolenzita) Son qui, son qui!



P. JACHINU

(Abbassandosi per guardare sotto il tavolo) Dove? Non li vedo!



TURUZZA

(Ironica) Non penserà di trovarli sotto il tavolo! Sono dietro di lei!



P. JACHINU

(Minica copre il viso di Carmelo) Donna Minica, ma...



MINICA

Vivo, vivo è Carmeluccio mio, certo che se dovesse verificarsi quanto detto da quella donna, ne vedrete delle belle; Me la mangio a morsi questa fattucchiera! E la Jettatura gli e la faccio io, con le mie mani, a questa tappinàra!



P. JACHINU

Oh! Voi non le farete niente perché l’hanno arrestata un momento fa.



TUTTI

(Meravigliati) Arrestata!



MINICA

Dentro, dentro devono tenerle certe donne, invece di lasciarle in giro a far le fattucchiere. Se l’avessero tenuta in carcere, o al manicomio, ora il mio Carmeluccio non sarebbe tranquillo e spensierato? E invece guardatelo, è in lenta agonia senza che noi possiamo aiutarlo.



TURUZZA

No, comare Minica! Non credo, il rimedio a tutto c’è; e lei vedrà che ora… (a padre jachinu) glielo dica lei padre Gioacchino!



MINICA
Che cosa, il miracolo? Quale miracolo! Non ci credo.



P. JACHINU

Cooosa! Non credete ai miracoli? Sbagliate a dire questo! Anzi, è proprio in questi momenti che bisogna avere più fede, è in questi casi che potrebbe avverarsi il miracolo.



MINICA

Quale miracolo e miracolo, padre Gioacchino! Il miracolo lei lo ha avuto fatto, Maruzza; e le giuro per quanto è vero Iddio che se non l’avessero messa agli arresti, il suo cuore me lo sarei mangiato vivo! Lo vede? Questo è miracolo!

P. JACHINU

Che Iddio vi perdoni per questa bestemmia; è proprio vero, quando si è tentati dal male s’incomincia a perdere la ragione. (la rincuora appoggiandole la mano sulla spalla). Su, coraggio donna Minica, io pregherò per lui.



MINICA

Per lui? E’ per lei che dovete invece pregare, e bene anche, perché se le vostre preghiere non vanno a finire dritto in paradiso e quella donna esce di prigione, sta volta il miracolo è difficile che possa ripetersi.



TURUZZA

Mah, va facendosi notte e Peppe ancora non torna! Non gli sarà successo qualcosa? (Guarda dalla finestra) Ancora nessuno appare.



P. JACHINU

Io devo andare, ho la messa che aspetta. (Si avvicina a Carmelo e gli tocca il polso) Come batte piano! Sembra quasi... no, no! Non può essere



MINICA

(Spaventata) Cosa, non può essere, padre Gioacchino?‘



P. JACHINU

Niente, niente! Io vado in chiesa; ma... non dovreste portarlo a casa?



MINICA

E che ne so! (a Turuzza) Comare Turuzza, lei dice che si strapazza? (Piangendo) Povero Carmeluccio mio!



TURUZZA

Lo lasci stare! Non vede la faccia che ha? E’ pallido! E poi.. (a padre Gioacchino) Peppe a momenti dovrebbe essere di ritorno, l’ho mandato a chiamare Concetta lingua lunga…

P. JACHINU

Chi! Concetta...?



TURUZZA

Si, padre Gioacchino.



TURUZZA

Quella donna è un demonio! Se non fosse per i vecchietti e i bambini, non saprei proprio a chi dir la messa, è riuscita a trascinarsi dietro uomini e donne, li ha mobilitati tutti: chi nelle cooperative, chi a dirigere comitati di quartiere, insomma tutti a far casino! (facendosi il segno della croce) Che Dio li perdoni!



TURUZZA

Padre Gioacchino, io l’ho sempre detto: quella donna, o va all’inferno, o va in paradiso, sono sicura che anche la sopra darà filo da torcere a diavoli e santi.



P. JACHINU

Ha contaggiato anche te a quanto pare. Io vado, i miei vecchietti mi aspettano (fa con la mano il segno della croce a Carmelo). Mi farò sentire, che Iddio vi benedica (esce).



TURUZZA

Ha fatto bene ad andarsene, perché qua, se arrivava Concetta, a dibattito finiva! Lei, che quando ci son tonache in giro sembra di vedere… Sarà… però dico che ce ne vorrebbero cento di quelle donne, già da sola ci tiene il paese in fermento.



PEPPE

(Entra stanco e come se facesse un comizio, ha in mano un giornale di sinistra) Uguaglianza unificata cari compagni, benessere uguale per tutti cari compagni; (fra se) e sino qua ci siamo, cari compagni; ma... lavoro uguale per tutti, no! Eh no! Mia cara Concetta, qua non ci siamo più, e che cos’è! Sempre lavoro, sempre lavoro; non basta quanto è travagliata la vita!



TURUZZA

(Meravigliata per quel monologo) Peppe! Ch’è successo? Ti sei messo in politica? Uguaglianza, benessere, belle parole, ma... com’è finita? Dove sei stato? L’hai trovata Concetta?



PEPPI

L’ho trovata, l’ho trovata! (Descrive la scena) Era come se stesse a fare un comizio; c’era il salone pieno di persone: giovani, vecchi, donne, persone anziane… dovevi sentirla, mentre parlava dal pulpito; tutti sembravano incantati, statue! si proprio così, (assumendo la posizione) statue! E le parole che pronunziava, ti lasciavano di stucco. Mi è sembrato, appena entrato, cara Turuzza, di trovarmi dentro una chiesa, che silenzio! E non fu solo questa la meraviglia; credimi, sono stato così preso da quel silenzio che con la mano destra cercavo la fonte dell’acqua benedetta.



CARMELU

Aih! Sto morendo!



MINICA

Madonnina, aiuta il mio Carmeluccio! (Facendosi il segno della croce e baciando la madonna)



TURUZZA

Insomma, com’è finita? T’ha detto che viene, o no?



PEPPI

Viene, viene! Domani mattina, ma viene! E non adirarti, sai! Credi forse ch’io sia il tuo garzone? Tu guarda un pò! Non basta che ubbidisco, faccio i servizi, il digiuno… e che cos’è?! Pure i rimproveri, ora? Eh no! Qua, con questa Jettatura, troppa confusione sta venendosi a creare. (Al compare) Mi dispiace per lei compare Carmelo, ma, meno male che questa seccatura ha la durata di soli due giorni.



TURUZZA
Zitto! Che dici?



PEPPI

Che cosa dico? Niente! Solo oggi e domani dico. Vuoi anche vedere che non posso più nemmeno aprir bocca dentro casa mia? E’ finita pure la democrazia!











F I N E * * * P R I M O * * * A T T O


















S E C O N D O * * * A T T O




scena seconda



Un letto con accanto dei candelabri. Minica seduta, col fazzoletto in mano, piange il marito che sembra non voler riprendersi. Turuzza passeggia nervosamente aspettando Concetta che tarda a venire)







TURUZZA

Boh! Sono le dieci, e Concetta ancora non viene. Quasi anch’io sto accorgendomi che per compare Carmelo oramai… (facendo con le dita come per significare che sta morendo. Poi, si ricorda, guardando la stanza da letto, che Peppi dorme) E quello ancora dorme! Ma come si fa? Puru di suo compare s’è dimenticato! E poi si alza, magari dicendo, che ha tutte le ossa rotte! Eh no! Così non possiamo continuare ad andare avanti, ora lo vado a buttare giù dal letto, perché quello, continuando a fare i suoi porci comodi… ma quale lavoro! (ed esce)



CONCETTA

Permesso? Permesso, si può? (Nessuno risponde ed entra, è una giovane donna, veste indumenti che permottono di etichettarla politicamente a sinistra. Richiamata dai rumori che provengono dalla stanza da letto, non s’accorge dei due, e si avvicina ad origliare alla porta).



PEPPI

(si sente Peppi cadere dal letto) Aih! Aih! Aih! Cos’è stato? Ch’è successo?



TURUZZA
Alzati, vieni qua!



PEPPE
Ah, tu sei? Un terremoto mi era sembrato, porcaccia della vacca!



TURUZZA

Lo capisci che tuo compare è buttato in un fondo di letto, e aspetta che si fanno le quattordi e quindici per morire? E tu… tu dormi!



PEPPI

Vero è! Lo avevo dimenticato! Pero, se tu sapessi quello che stavo sognandomi, sicuramente non mi avresti svegliato.



TURUZZA

Poverino! Cosa stavi sognandoti? Dove zappavi sta volta in montagna? Oramai li conosco tutti i tuoi sogni!



PEPPI

Quale zappare e zappare! Finalmente don Arcangelo stava consegnandomi la busta paga di tutte le giornate di lavoro che avevo fatte; e tu… mi hai dovuto svegliare. L’avevo detto che don Arcangelo è uomo fortunato, ma veramente sino a questo punto non lo credevo. Lo capisci? Mi hai fatto saltare la busta paga! Ora, quando lo ripesco a don Arcangelo?



TURUZZA

Cammina, cammina! Sei una falsa, sei!



PEPPI

(Entra in scena continando a parlare tra se e se mentre si aggiusta i pantaloni) Porcaccia della vacca, stavo prendendo la busta paga… (si accorge di Concetta) Lei! Quando è arrivata?



CONCETTA

Ora, proprio in questo momento, giusto il tempo di sentire dire: “busta paga” , vedo che finalmente hai trovato lavoro?



PEPPI

Si, veramente… io...



TURUZZA

(Entrando) Oh, signorina Concetta! Proprio lei stavo giusto pensando… mio marito lo lasci perdere; lavora, egli dice, da don Arcangelo, il possidente terriero, a zappare!



CONCETTA

E va bene, che importanza può avere se zappa! Un lavoro vale l’altro, basterebbe solo sapersi organizzare, ora la tecnologia sta motorizzando tutti e fra poco non zapperà più nessuno.



TURUZZA

(A Peppe) Vedi? Sei fortunato anche qui! Quantomeno non sentirò più di questa tua schiena rotta e del continuo zappare.



PEPPI

(Contento, strofina le mani; fa come se avesse davanti un trattore vero, vi sale sopra, l’accende e...) Ooom! Ooom! Minchione che fumata! Toglietevi, toglietevi di dietro che vi riempite di fumo! Ooom! (Le due si guardano meravigliate) Sapete cosa mi sento sopra questo trattore? Un Papa!



CONCETTA

Bèh, un papa! Vedo che hai preso ben volentieri il lavoro dei campi, bravo, bravo!



TURUZZA

(A Peppi ancora intento a fantasticare sultrattore) Su, ora scendi da cavallo, non ti è bastato? (A Concetta) Chi non lo conosce lo compra a buonnprezzo, ma chi lo conosce, sicuramente tirerà nel prezzo! Allora, signorina Concetta, lei sa il motivo per il quale l’ho mandata a chiamare?



CONCETTA

Si, Peppe mi accennò qualcosa, ma... dove sta quello che dovrebbe morire?



TURUZZA

La, lo guardi! Sembra vivo! E sua moglie quasi le muore appresso. Boh! Vedete che gran guaio s’è venuto a creare con questa jettatura!



CONCETTA

(Meravigliata) Oh, cristo! Dico io, si può arrivare a questo?



TURUZZA

Cos’è successo?



CONCETTA

E’ assurdo che la mente umana riesca a concepire queste fesserie, questa si chiama superstizione, o meglio definita, in termini dialettali “ignoranza cieca”! Ma come si può!



PEPPI

Si può, si può



TURUZZA

Tu stai zitto ed ascolta! E allora… che c’è, cosa si può fare?



CONCETTA

Ci sarebbe da prendere un legno, ma un buon legno, o meglio ancora prendere un bastone con i nodi ed incominciare a dare colpi da veri cristiani, di sotto e di sopra, non solo a lui, ma anche alla moglie, che fra l’altro sta pure dormendo. Su, Peppe, buttalo giù! Senza delicatezza, e sveglia quella donna che dorme. Per questo, quindi, sono venuta? E pensare che ho lasciato una riunione molto importante con dei giovani. Su, Peppe dai!



PEPPI

(Avvicinandosi al letto lentamente) Posso?



CONCETTA

Certo che puoi!



PEPPI

Ma... lo posso fare saltare in aria?



CONCETTA

Si, si dai!



PEPPI

(Ha un’idea) Anzi, cosa ne pensa se... (parlandole all’orecchio)



CONCETTA

No, lascia stare! Non è giusto, sarebbe come prendersi gioco di loro.



PEPPI

Perché essi, nella loro ignoranza, non si stanno prendendo gioco di me? Lei certamente non può saperlo, ma io le dico che dopo tutto questo, è da ieri che non mangio; sto quasi abituandomi al digiuno.



CONCETTA

Ma loro non vogliono prendersi gioco di te, è solo che, nella loro ignoranza, credono ciecamente a quanto le è stato detto dalla Maruzza.



PEPPI

Peggio per loro!



CONCETTA

No, lascia stare



TURUZZA

(Non capisce) Insomma, si può sapere cosa avete in mente di fare?



CONCETTA

No niente, dice se..., ma sì, forse è meglio, gli servirà da lezione. (a Turuzza) Noi ci mettiamo di là (escono)



PEPPI

Bene, lasci fare me, voialtri chiudetevi la porta, perché se non muore per un verso lo faccio crepare per l’altro. Devo fargli prendere un cacazzo! (A Carmelo) Aspettami bello! (Esce, rientra con un lenzuolo addosso, la falce della morte in mano; spegne la luce e, rimanendo in penombra, fa la voce come se venisse dell’aldilà) Carmeeelo! Carmeeelo! (Carmelo non sente, e grida secco) Carmelo!!!



CARMELO

(Si solleva dal letto spaventato, mentre Minica dorme) Chi è? Chi siete?



PEPPI

Come, chi sono! Lo hai dimenticato? Io sono, la morte! Mi hanno comandato dall’alto per venirti a prendere



CARMELU

Ma io... Già le quattordici e quindici sono? Io avevo ancora cose da sistemare su questa terra, non possiamo...



PEPPI

(Rimproverandolo) Come osi parlare così alla morte?



CARMELU

(spaventatissimo) Ma io... veramente... non capisca male la prego; io volevo solo...



PEPPI

Che volevi e volevi! Tutti così quando state per morire!



CARMELU

Veramente… avevo messo da parte, di nascosto a mia moglie, gruzzoletto di soldi e volevo donarli alla chiesa.



PEPPI

Ecco! Questa è la mentalità di voi miseri mortali, mettere sempre da parte e poi, quando è troppo tardi, con la scusa di donare, volete comprarvi un posto in paradiso, e no! Il bene si fa quando si è vivi, non ora che si è a due passi dalla morte.



CARMELO

(Piangendo) L’ho capito, l’ho capito! Come potevo pensare ad una morte così, all’improvviso?



PEPPI

Come osi? Non lo sapevi! dobbiamo forse... fallo bandizzare? (come se bandizzase per strada). “Chi è fratello degli esseri viventi, si ricordasse che domani è fratello morto, e chi dimentica pagherà la multa”. Ecco, proprio così; intanto, tu lo hai dimenticato, quindi la multa!



CARMELU

E va bene, va bene, mi dica quanto è la multa che voglio pagarla.



PEPPI

Pagare? Quale pagare! Pensi forse di trovarti al mercatino? Sbagli! Nel nostro mondo né si vende, né si compra



CARMELU

Ma io...

PEPPI

Silenzio! Però…Visto che sono venuto in terra per portarti con me, posso solo farti il favore di fare recapitare i tuoi soldi alla chiesa, se questo è il tuo ultimo desiderio



CARMELU

Si, si! Dovete metterli, appena entrate nella chiesa grande, dentro la cassetta sotto ai piedi di santo Arcangelo…



PEPPI

Ah, no! Questo no! A santo Arcangelo no, no no!



CARMELU

Come! Prima mi dice si, e ora… La prego, è il mio ultimo desiderio.



PEPPI

Non possiamo fare un’altro santo? Magari san Giuseppe!



CARMELU

No, la prego, quello è il mio santo protettore.



PEPPI

E va bene, va bene; dimmi, i soldi, dove li tieni?



CARMELU

Tenga (dandogli una piccola chiave che teneva custodita al collo in una collanina; non appena Carmelo tocca la mano della “morte” la ritrae pauroso), apra con questa il cassetto del comodino al capezzale del mio letto, e li che tengo i miei risparmi. Tutti, prendeteli tutti; ordinatemi, prima di tutto, una cassa e una corona di fiori e li fa recapitare in questa casa, presto però! Gli altri che rimangono li mette nella cassetta insieme ad un biglietto con su scritto: “il fu Carmelo pancia grande, dona, come segno di penitenza, i suoi sudati risparmi ai santi”. (piange)



PEPPI

Piangi? Ma no, povero mortale! Devi essere felice, devi essere contento, ora, le pene, i dolori, i mali della vita svaniscono, è il riposo eterno ad attenderti. Su, preparati a morire, ripasserò a prenderti (ed esce ridendo)



CARMELU

Aih! Che mi sento strano (toccandosi un po' dappertutto); è come se stessi per diventare un pezzo di sughero. (cerca a tentoni la moglie) Minica, Minica! Dove sei? (Rialzare la luce).



MINICA

(Svegliandosi) Qua, qua sono, Carmeluccio!



CARMELU

La morte, (guarda in giro) la morte! Dov’è, andata?



MINICA

Quale morte? (lo tocca) Come sei accaldato!



CARMELU

Qua era, qua! Siamo rimasti che a momenti ripassa.



MINICA

Chi? Di cosa stai parlando?



CARMELU

Minicuccia, devo confidarti un segreto



MINICA

Quale?



CARMELU

Ricordi quando spesso mi chiedevi: “dove vanno a finire i nostri soldi?” Ebbene... là!



MINICA

...Là? La, dove?



CARMELU

Dentro il cassetto, e la chiave…



MINICA

La chiave…? Ecco, perché non ho mai potuto aprire quel cassetto!



CARMELU

L’ho consegnata alla morte.



MINICA

Cosa stai dicendo?



CARMELU

Ha detto di prepararmi che ora ripassa a prendermi.



MINICA

(Incomincia ad insospettirsi) Ma... dimmi, questa morte… era alta, magra, o pure era bassa… a chi somigliava? (Entra Concetta e Turuzza)



CONCETTA

Ma cosa dice?! La morte non ha somiglianza alcuna.



MINICA

(In soprassalto) Ah, lei è? Mi ha spaventata!



CONCETTA

Il suo volto è unico, è il suo, è il vostro… la morte è un lunghissimo sonno, e al suo risveglio, avvenga esso fra un anno, un giorno, un secolo, dunque, ci si ritrova a dover recitare una nuova vita, ora da donna, ora da uomo, ora da essere immondo; sta a noi, risvegliarci da colti, ignoranti, savi, ingiusti, animali, vegetali ma... (a Minica) lei! lei, cos’ha fatto in questa vita per meritarsi appresso un dolce risveglio?



MINICA

Io... veramente...



CONCETTA

Lo immaginavo, niente! Dunque, è ora che incominci a farlo.



MINICA

E cosa? Cosa?

CONCETTA

Prima di tutto deve incominciare ad aprire gli occhi.



MINICA

(Cerca di aprire gli occhi con le mani) Così?



CONCETTA

E’ inutile, i suoi saranno solo dei ciechi risvegli, e allora le dico che qualcuno un giorno la mangerà di certo per carota



MINICA

(Non capisce) Me… per carota? Per carota? Non capisco. Come parlate difficile signorina Concetta. Lo so io invece dove devo svegliarmi.



TURUZZA

E dove comare, dove?


MINICA
Male che dovesse andare al purgatorio, e con la mia stessa faccia, altro che carota!



TURUZZA

E suo marito? (Entra Peppi)



PEPPI

Compare Carmelo, lo so io dove va! E se voglio (toccandosi la chiave in tasca) lo faccio andare dritto d’un colpo in paradisou; lei, comare, si raccomandi a me, che se voglio non le faccio nemmeno mettere piedi al purgatorio.



TURUZZA

Zitto, Peppe!



MINICA

Lo lasci, lo lasci parlare. Lei? Perché… lei, chi è?



PEPPI

(Risata ironica) Chi sono io? Io sono...



CONCETTA

Tu non sei niente, sei solamente uno che al suo prossimo risveglio, si troverà ad essere... chissà, forse... un piccolo animale imbroglione.



PEPPI

Ah, no! Signorina bella, adesso mi sembra che lei stia urinando fuori il vaso da notte, e le ricordo che si trova dentro casa mia, e…



TURUZZA

Eee... che cosa? LA signorina Concetta, senza che lo facesse apposta, ha voluto essere gentile chiamandoti piccolo animale, gran pezzo di somaro imbroglione



CONCETTA

Senti Turuzza, sentitemi tutti, e di più è a lei (a Minica) che voglio dire due parole. Io, mi trovo ad essere qua solo per delle idiozie, grossolana ignoranza per le quali voi (indicando Carmeol e Minica) ciecamente, e senza motivo alcuno, state sempre più abbattendovi per un male che lui non ha, per un dolore che non c’è, e se presto non aprirete veramente gli occhi, tutto questo vi porterà alla fine, perchè... ricordatelo, è l’ignoranza l’unico vero male da curare, e lei, me lo lasci dire, dell’ignoranza ne è proprio la rappresentanza!



MINICA

L’ignoranza, lei dice? (Rivolgendosi a Carmelo) Diglielo, diglielo tu, com’è morto quel gattino!



TURUZZA

(Carmelo si prepara) Comare non può essere che è stato semplicemente un caso? (A Concetta) Nienti, dice che gna Maruzza, a un suo comando ha fatto morire un gatto schiacciato da un’automobile. (Carmelo sta alzandosi per prepararsi; si attacca il fazzoletto bianco che va dal mentovino a sopra la testa).



CONCETTA
Smettetela!



MINICA

Carmeluccio, che fai? Cosa stai facendo?



CARMELU

Mi sto preparando, a momenti viene la morte a prendermi; siamo rimasti che devo farmi trovare pronto.



CONCETTA

(A Turuzza) Lo vedete? (Poi a Minica e Carmelu) E se io vi dicessi..., anzi, se ti dimostrassi che non è stata la morte a passare, e che invece è tutta una finzione, allora... allora dimmi, crederesti alle mie parole?



CARMELU

Eh, signorina Concetta! A dire il vero la immaginavo più scaltra, invece vedo che non ha capito niente. Io, io ho visto un momento fa, con gli occhi miei, la morte; guardi qua (mostrando la collanina senza la chiave) la vede questa catinina? Qua, io tenevo una piccola chiave, e quella chiave sapete ora dov’è



TUTTI

Dov’è?



CARMELU

La morte, ce l’ha, la morte!



MINICA

Calmati Carmeluccio, calmati!



CONCETTA

(Scuote Peppe volendogli rimproverare lo scherzo) Ma quale calmati e calmati! Insomma lo volete capire ch’è tutta una falsa e che qualcuno vuol prendersi gioco di voi? Cosa devo fare per farvi capire ch’è tutta una commedia!



CARMELU

(Peppi capisce, ed esce lentamente in punta di piedi). Ma... veramente...



CONCETTA

Volete che vi mostri la morte?



CARMELU

(Impaurito) No, quella no per carità!



CONCETTA

(Additando dov’era Peppi) Eccola! Questa è la morte, lo vedete? Ma... era qui poco fa!



CARMELU

Ah, pure lei poco fa l’ha vista! Ma ora ritorna, mi ha detto di tenermi pronto, anzi, vado a vedere che ora è.



CONCETTA

(Ripete, con ironia, le parole di Carmelo) “Ora passa e lo prende”; e sta pure preparandosi, guardate. Pare che stia per andare a ballare; ora passa il cocchiere e... (si sente un rumore di carrozza e una voce che chiama dalla strada)



VOCE F.S.

Carmelo! Carmelo!

CARMELU

E’ me, è me che chiamano! Qua, qua sono, sto venendo!



TURUZZA

(A Carmelo, mentre Concetta si avvia a guardare dalla finestra mentre sono tutti pieni di stupore) Dove sta andando?



VOCE F.S.

(A Concetta che si era affacciata dalla finestra) Eih, lei, senta! E’ qui un certo Carmelo? (Concetta annuisce) Mi hanno incaricato di portare una corona e una cassa da morto a questo indirizzo.



CONCETTA

Aspettate! (S’informa) Ma... li avete ordinate voi queste cose? (silenzio).



CARMELU

Io, io li ho ordinati; ho detto alla morte di farli mandare qua, ma gia sono pagati. Prendeteli.



CONCETTA

(A Peppi, da poco entrato) E tu, tu non sai niente di tutto questo! Lo capisci che confusione sta venendosi a creare? Basta! Mi avete seccato, ignoranti (ed esce.)



TURUZZA

(Si affaccia dalla finestra. Meravigliata) La cassa! E ora la cassa dove la mettiamo? (Riaffacciando) I fiori! Li possiamo mettere qui che il compare è ancora vivo? (Guarda peppi dubiosa) Senti, Peppe, dimmi una cosa, non facciamo...



PEPPI

Non facciamo, non facciamo! Non facciamo cosa? Io niente so! Anzi sai cosa faccio? Vado a chiamare padre Gioacchino, mi pare che stia per avvicinarsi l’ora. (Odora Carmelo e si tocca il naso) Incomincia a fare un odorino cadaverico! (E scappa mentre Turuzza cerca d’acchiapparlo)



TURUZZA

Vieni qua, gran pezzo di somaro! Vieni qua, ho l’impressione che incominci ad abbagnarci il pane nella zuppa!













F I N E * * * S E C O N D O * * * A T T O

















TERZO *** ATTO





(Scena medesima. Le donne, con le coroncine in mano, stanno ripetendo il rosario. Non si accorgeranno dei carabinieri che, dopo aver bussato entrano.)





TURUZZA

(Bussano) Santa Maria…



MINICA
Ora pronobis


TURUZZA
San Miche Arcangelo…


MINICA
Ora pronobis


TURUZZA
Sant’Ambrogio


MINICA
Ora pronobis


TURUZZA
(I carabinieri sono già entrati e con loro, al centro, c’è gna Maruzza vestita alla zingaresca, tutta piena di ninnoli. Turuzza, li guarda e distrattamente continua il suo rosario.) I carabinieri…



MINICA

Ora pronobis…



TURUZZA

(Ricordandosi di aver visto i carabinieri, si allarma e lo dice alla comare che a sua volta rimane meravigliata e piena di paura). Comare, i carabinieri ci sono!



MINICA

(Alzandosi di scatto) I carabinieri?



I° CARABINIERE
(Avranno una pronunzia di regioni diverse) Buon giorno, è questa la casa... (guarda la stanza e capisce di non aver sbagliato casa e si rivolge al compagno) Si, sicuramente sarà questa.. Ci risulta che in questa casa c’è un certo Carmelo, soprannominato “pancia grande”, il quale, stando a quanto venne a dirci in caserma padre Gioacchino, pare che dovrebbe morire da un momento all’altro. (il carabiniere, essendo di origine veneta, fa una sua esclamazione) Urca! Firul’, firulà!



TURUZZA

Si



GNA MARUZZA

(Ridendo a crepapelle) Ah! Ah! Ah!



MINICA

Gran donnaccia di malaffare! Vieni qua! Qua devei venire che ti mangio a morsi. Grandissimo demonio! Ridi pure (cerca di prenderla e un carabiniere le si pone davanti)



II° CARABINIERE

(A Minica) Basta, si calmi! O sarò costretto a mettere le manette anche a lei!

MINICA

A me, le manette? Qua, (indicando il marito) guardate! Lo vedete? Sta morendo; sta consumandosi come un tozzo di carbone.



GNA MARUZZA

(Sempre ridendo) Ah! Ah! Ah! Sta morendo! Ah! Ah! Ah! (D’un colpo si trasforma, diventa seria, adirata) Sciocca! Credi forse che io possa avere queste doti? Far morire, a un mio comando, una persona, tanta gente? (Ritorna a ridere) Ah! Ah! Ah! (Ancora seria) O... fai finta?



MINICA

Pazza sei! Pazza!



GNA MARUZZA

(Calma e molto seria) Oh, donna! Che dubitar or voglio dell’intelletto tuo; dimmi. cos’altro qui dentro tieni al posto del cervello?



MINICA

A me, queste cose! Qua, (indicandosi la testa) lo vedi qua, io tengo tanto di quel cervello che ne avrei pure da buttare! (Ai carabinieri) E voi niente le dite? Perché l’avete condotta qui?



I° CARABINIERE
(A Maruzza) Adesso basta! Mi pare che stia esagerando un pò! Urca!



GNA MARUZZA

(Adirata) Non toccatemi!!!



MINICA

(Impaurita, si mette la mano davanti a coprirsi il viso) Oh, madonna!! Così, così si mette quando fa la jettatura; non guardatela negli occhi! (I carabinieri si girano coprendosi gli occhi col cappello, mentre gli altri tengono la mano davanti agli occhI.)

GNA MARUZZA

(Ride, e poi ancora seria) Nascondere il cervello all’ombra d’ una mano! Che cos’è? E’ niente! Solo un gesto, direte voi, vero? E invece no! E’ paura! La paura del niente! (Rivolgendosi a Minica) Oh, potessi io aver lo sguardo come tu dici, allora si, evaquerei dalle mal’erbe il mondo; le piante aride guarderei in faccia per rinverdirle, e a quelle come te che cervel non hanno quale piacere provar dovrei nel non guardarle; (ride) ah! ah! ah! Alzatevi, sciocchi! Ho le manette, guardate; o credete, forse, ch’io possa stregar col solo sguardo il mondo? (a Carmelo che tiene il viso sotto le coperte per paura di guardarla) Eih, tu! Perchè tieni lo sguardo tuo nascosto, credi forse di non esser visto? Guardami, oh citrullo! (Carmelo fa, col dito, segno di no) E invece si! Guardami ti dico! (La guarda con timore) Allora, dimmi! Pensi ancora che io son tale?



CARMELU

(Spaventatissimo) Veramente... io... non so…



GNA MARUZZA

(A Minica e a Turuzza) E voi? A voi dico, donne! Che fate? Cosa han fato i miei occhi, e le mie mani; (si guarda le mani) oh, povere mani, che legate fostivo per i cattivi pensieri altrui. (Ai carabinieri) Ditemi: son forse insana di mente?



CARABINIERE

Veramente... , a noi personalmente... no, no no!



TURUZZA

No? Si invece!



MINICA

Al manicomio dovrebbero chiuderti, al manicomio!



GNA MARUZZA

(Ai carabinieri) Sono loro i pazzi! Si, loro! Guardateli. (Si avvicina mentre quelli si nascondono di nuovo il volto con le mani) Oh! Menti umane, che di suggestione fostivo solo colmi, ditemi: qual’è lo scopo della vita vostra? (silenzio) Ecco! Non lo sapete. E la vita, per voi, che cos’é? (silenzio) Solo umiliazioni ora provo; vorrei rimproverarmi d’esser nata nel mondo dei miei simili. Vorrei gridare, far casino, ma... anche questo m’han tolto, si, m’han tolto anche il gusto di essere incazzata. (ai carabinieri) Vi prego, portatemi dentro, voglio stare in compagnia solo con me stessa. (Ed esce con i carabinieri)



TURUZZA

Acqua davanti, e vento di dietro e un mal’anno ad ogni metro!



MINICA

(Si accerta s’è andata via) Finalmente se ne andata quel demonio! Pazza! Pazza e senza cervello! Dio! Dio! Comare prenda un po’ di sale che lo buttiamo per tutta la stanza. (Minica prende il sale ed incominciano a fare scongiuri sin da dove è uscita Maruzza) Fuori malocchio e dentro buon occhio, fuori malocchio e dentro buon occhio, acqua calda e sugo di finocchio.



CARMELU

(Riceve anch’egli un po' di sale di sopra e si lamenta) Aih! Aih!



TURUZZA

E basta comare, tanto se n’è andata. Vediamo, intanto, a che punto è il compare.



MINICA

Carmelo, Carmeluccio! Come ti senti? Parla!



CARMELU

Come vuoi che debba sentirmi in punto di morte. E’ come se fossi un pezzo di legno pieno di formiche. Senti, una cosa devo chiederti prima di morire.



TURUZZA

Compare, su, non faccia così!



MINICA

Parla, comandami Carmeluccio mio. Dimmi cosa devo fare, non morire in pensiero.



CARMELU

Che ore sono?



MINICA

(Cerca l’orologio e non lo trova) Non riesco a trovare l’orologio! che ore sono, comare?



TURUZZA

(Va a guardare nell’altra stanza) Le tredici, le tredici e quaranta cinque sono!



MINICA

(Piangendo) Solo mezz’ora ciò Carmeluccio mio! Mezz’ora e dopo non posso più parlarti, non sentirò più il tuo respiro, la tua mano che m’accarezza… dimmi, dimmi cosa devo fare e muori tranquillo. (Turuzza la va a confortare)



CARMELU

L’asino, Minicuccia! L’asinello Attilio! Te lo raccomando, la mangiatoia, se non è pulita, non mangia. E la capretta… (quasi piangendo) Concettina bella! Non la vedrò mai più! Non farle capire che son morto. E per quanto ti rimane da fare, non dartene peso, fai solo ciò che puoi.

MINICA

(Peppi, entra, aiutato dal parroco, una cassa da morto), Madre mia!!!



PEPPI

Piano, piano padre Gioacchino! Attento, è una bella cassa, di prima categoria! E graffiarla porta sfortuna.



P. JACHINU

Peppi, smettila! Sfortuna, sfortuna! Tu credi, forse, che a Carmelo importi a questo punto della sfortuna?



PEPPI

(Guarda la cassa, poi va a prendere un metro) Caro padre Gioacchino ho la strana impressione che per mio compare, la sfortuna è gia arrivata (prende le misure). Mi sembra un po’ più largo della cassa (va a misurare Carmelo per lungo; il metro è corto). Cosa le dicevo! Pure il metro ora! Però, misurando dai piedi sino all’ombelico e moltiplicando per due, e sottraendone la larghezza del torace, dovrebbe dare il risulato preciso per la lunghezza della cassa.



P. JACHINU

Smettila Peppe! (Peppi continua a misurare)



PEPPI

Smettila? Ora le faccio vedere. (Va a misurare la larghezza della cassa) Glielo dicevo! E’ più largo della cassa. Scusate, facciamogliela provare a lui stesso a che siamo in tempo (Carmelo stava per avviarsi e Turuzza lo ferma. Misura ancora e fa conti.) Non dovevamo farla graffiare la cassa! Se no, deve viaggiare stando su d’un fianco e senza coperchio.



P. JACHINU
Peppi, dico! Ora, pregheremo tutti per lui, anche tu, vedrai, dopo il Signore ti riconpenserà



PEPPI

A proposito, padre, mi sciolga un dubbio; questo Signore che lei dice, pensa che ci paga? Riuscirà, col tempo a levarsi i debiti che ha con tutti?



P. JACHINU

Peppe! Come ti permetti? Renderai conto a lui di questo!



PEPPI

Ah! Ora capisco: un po’ a dare, un po’ ad avere…



FIORAIO

(Entra un ragazzo, indossa una capanella, ed ha in mano un mazzo di fiori, è balbuziente) Buon giorno a tutti. (guarda un po' tutti e nessuno risponde), Scusate, ma… questi fiori dove li metto?



PEPPI

E cosa vuoi che ti dica. Non so! Intanto, portati questa cassa e gli dici al tuo padrone di cambiarcela perché è piccola (la escono).



FIORAIO

(Rientrando con i fiori) Va bene; ma... i fiori, dove li metto?



PEPPI

Mettili la! (indicando Carmelo) Non vedi dov’è il morto!



CARMELU

(Il fioraio posa i fiori su Carmelo che si punge col fil di ferro attorno al mazzo) Aih! Aih! Mi son punto! Mi son punto!



FIORAIO

(Sentendo parlare il morto scappa terrorizzato) Aiuto! Aiuto! Il morto che parla! (Attraverserà il pubblico gridando a soggetto).



MINICA
Dove, dove ti sei punto, vediamo?



CARMELU

Qua, quà! (mostrando la gamba) Guarda.



MINICA

Oh, pensa te! (si rivolge a Turuzza che stava parlando col parroco) Comare se lo trova un po’ di alcool e cerotto?



TURUZZA

Cero…chi? Cerone?



MINICA

Cerotto!



TURUZZA

Credo di si! Aspetti che guardo.



P. JACHINU

(Avvicinandosi) Cos’è successo, donna Minica?



MINICA

No, niente, i fiori… forse il fil di ferro… ma, padre può faregli infezione?



P. JACHINU

No, non credo!



PEPPI

Infezione! Sta morendo e pensa all’infezione? Eh, quanto siamo ipocriti; quando stiamo bene, ci dimentichiamo che dobbiamo morire e litighiamo gli uni con gli altri, ci bastoniamo, cerhiamo di scavalcarci come animali, e ora, per un misero graffietto, cerchiamo l’alcool, il cerotto, i ceroni… eh, quanto siamo falsi e non ce ne accorgiamo.



P. JACHINU

Donna Minica, scostatevi che gli faccio fare una buona confessione. E allora, Carmelo dimmi, cos’hai commesso perchè io possa assolverti dai peccati?



CARMELU

(Con voce tremula) Cosa vuole che abbia potuto commettere padre, niente! Sempre lavoro, lavoro e chiesa a non finire; e ora, lo vedete ora che premio sto ricevendo dalla vita?



P. JACHINU

Non dire così, io ho pregato poco fa in chiesa per te, chissà forse sei ancora in tempo per un miracolo



MINICA

(Facendosi il segno della croce e baciando l’immagine della madonna sulla parete) Santa Rita! Maria vergine! Fatemelo questo miracolo, vi prometto ceri e tanti viaggi a piedi scalzi sino al santuario (Carmelo si ridistende)



CONCETTA

(Entra col medico) Permesso?



TURUZZA

Entrate!



CONCETTA

Si può? (Chiede a Peppe, facendo segno con le dita, se è morto) Ma...



PEPPI

No, ma... oramai siamo quasi al capolinea.



CONCETTA

Dottore, prego, vi dispiace controllare questo signore?



DOTTORE

(Meravigliato) Ma questo... sembra già morto!



MINICA

(A Turuzza) Comare (piangendo), mi aiuti a sistemare il letto. (Lo sistemano; Peppi avvicina attorno al letto i candelabri che, con il lettuccio, si trovavano pronti in un angolo della stanza).



PREFICHE
(Dal pubblico arrivano, piangendo un gruppo di donne che vanno piangendo il morto. Era in uso sino agli anni cinquanta che si pagavano delle donne per aiutare alle famiglie a piangere il morto) Carmeeelo, quant era barvo Carmelo da vivo. Come mai è morto così giovane? Quanto era bravo Carmelo da vivo. Quante cose che sapeva fare Carmelo! Dove sei carmelo, non dovevi lasciarci…



PEPPE
(Appena sotto il palco le donne sono chiamate da Peppe) Dove andate voi?



PREFICHE
Abbiamo saputo di Carmelo ch’è morto e…



PEPPE
Carmelo, è vero che si trova qui, ma non è morto! Su, andate via adesso.



PREFICHE
Come! Non è morto?


PEPPE
Direi proprio di no… almeno per ora.



PREFICHE
Che possa morir di botto! Allora… chi, abbiamo pianto? Andiamo, andiamo via! Andiamo a piangere massaro ‘Ntoni che dev’essere più di la che di qua (escono piangendo massaro ‘Ntoni a soggetto).



DOTTORE
(A Minica e Turuzza che piangevano) Ma smettetela! Lasciate che ne accerti l’avvenuta morte (prende lo stetoscopio, gli tocca il polso, gli guarda gli occhi) Ma... è tutum strano! Il cuore è apposto, gli occhi..., si, sono un po' strabici, stanchi, ma niente di anormale. (a Concetta) Niente, autosuggestione



TURUZZA

Auto...chi?



PEPPI

Auto...come?


TUTTI

(A Peppi) Che ha detto? Che ha detto? Autobus?



PEPPI

Quando mai! Sarà, sicuramente, qualche nuova macchina della fiat, ne inventano tante!



TURUZZA

Se l’è comprata il dottore?

DOTTORE

(Pensando d’essere chiamato) Signora, parla con me?



TURUZZA

No, niente, dottore, non stia a sentirci. (Poi fa segno a Peppi di stare zitto).



MINICA

Dottore, e allora? Com’è finita?



DOTTORE

Niente, dicevo che suo marito ha solo una forte “autosuggestione”, in parole semplici, s’è fissato su quello che gli hanno detto, ma, così tanto che non fa niente per riprendersi, insomma non reaggisce più.



CONCETTA

E allora, cosa ci sarebbe da fare?



DOTTORE

Sbloccargli la volontà



TUTTI

(Meravigliati) La volonta?



DOTTORE

In poche parole, sarebbe bastato indurlo prima a ragionare



TUTTI
(Ancora meravigliati) Ragionare?



PEPPI

Chi, mio compare? (Ride) Ah! Ah! Ah! Mi scusi dottore sa, se rido, è solo perché vossignoria non lo conosce che dice questo, giustamente; ma s’informi con me che lo conosco da dentro a fuori, quello, quando si convince di una cosa, basta!



DOTTORE

Ma, basta, cosa?



PEPPI
Come basta cosa, dottore! Basta, vuol dire ch’è come dice lui, insomma ha la testa più dura di un ciaca (pietra).



DOTTORE

Una pietra, volete dire?



PEPPI

Una pietra, si! Un giorno si levò dal letto convinto che doveva diluviare...



CONCETTA

(il dottore non capisce e Concetta gli spiega il significato) Vuol dire che avrà visto il tempo nuvoloso e pensò all’acqua.



PEPPI

Ma quando mai! (tutti seguono il discorso tranne minica che sta accanto al marito) il cielo dovevate vedere, non c’era nemmeno una nuvola; pensai d’un colpo che mio compare stesse incominciando a dare numeri. Non dovetti prendere anch’io l’ombrello per non dispiacerlo! E la gente che incontravo: “Peppe di qua, Peppe di la!” Dottore, non c’è peggior cosa della fissazione.



TURUZZA

Fissazione, fissazione! E il gatto morto? Sicuramente era proprio quello che non ci voleva!



CONCETTA

Che gatto e gatto! Quello fu solo un caso.



TURUZZA

Certo, puo' essere...



PEPPE

Può essere dici? E allura perché hai avuto paura della Maruzza?



TURUZZA

Veramente... io... non lo so, non lo so!



P. JACHINU

Quindi… è venuta! E allora perchè non le facevate schiacciare il mal’occhio? Io la mandai per questo!



DOTTORE

Padre, ma come…? Non mi dica anche lei...



TURUZZA

Dottore dovevate vederla, mi farei tirar fuori l’occhio dalle orbite, se quella non è diavolo vestito da donna!



DOTTORE

(A Minica) Senta signora, io, da uomo di scienza, posso solo dirle che suo marito non ha niente, si, è vero, è un po' abbattuto, ma ciò è dovuto alla situazione ch’è venuta a crearsi in lui; questo suo non reagire lo porterà sicuramente... ma, chissà, deve però esserci un rimedio, cristo!

CONCETTA

E quale?



TUTTI

Quale? (si sente l’orologio che suona tre colpi, le quindici, e tutti rimangono a guardarsi).

MINICA

Tre colpi? Ma… sono le quindici! Comare Turuzza, lei, un momento fa, non mi ha detto le tredici e quaranta cinque?



CONCETTA

Ma si, certo! Certo! Dottore, voi che ora fate?



DOTTORE

(Guarda l’orologio che teneva nel taschino) Volendo essere precisi, sono le quindici e due minuti primi, perchè?



TURUZZA

Perché? Come perché! (a Carmelo) Compare Carmelo, compare Carmelo! (Silenzio) Madonna, è morto!



CARMELU

(Con voce fioca) Che c’è? Cosa volete, comare?



TURUZZA

Che possiate morire d’un colpo! Che paura mi avevate messo!



CONCETTA

Ecco! Ecco cosa ci voleva! E ora?



TURUZZA

Signorina Concetta spiegatevi meglio, ora cosa? Parlate?



CONCETTA

L’ora legale! Le quattordici e quindici sono già passate da un’ora, io pensavo che voi foste informati che questa notte hanno cambiato l’orario, quindi...



MINICA

(A Carmelo) Carmeluccio, Carmeluccio mio! Il miracolo, il miracolo! (Al quadro della vergine, appeso alla parete) Grazie! Grazie!



DOTTORE

Ma quale grazie e grazie! Lei deve solo ringraziare il tempo!



TUTTI

Il tempo



DOTTORE

Quale miracolo e miracolo! L’ora legale è un’invenzione nostra, non dei santi. Ecco! cosa ci voleva: il tempo! Esso si burla di noi, ride, delle nostre idiozie, delle nostre usanze; costumi, mentalità, superstizioni. Si, ecco! Esso travolge, travolge, travolge...



TURUZZA

Signorina Concetta, ho capito bene? Mio compare non muore più?



CONCETTA

Proprio così, quindi dobbiamo brindare.



PEPPI

Certo! Prendiamo i bicchieri, bottiglie, damigiane e facciamo festa, mio compare è risolto! (A Carmelo ancora a letto) Compare Carmelo, si alzi che brindiamo!



CARMELU

(Un pò sollevato dal letto) Quale brindare e brindare! Io devo morire.



PEPPI

Compare, allora lei è proprio un broccolo! Non deve morire più! Oramai il tempo è passato, sono le quindici e qualcosa, quindi… alzatevi.



CARMELU

Non ci credo, non ci credo!!



PEPPI

Dottore glielo dica lei… anzi glielo fa vedere l’orologio, perché questo è duro a comprendere.



DOTTORE

Certo, (facendogli vedere l’orologio) guardate! E lei dirò di più, lei non ha mai avuto niente, solo fissazione, quindi ora... (gli batte la mano sulla spalla come per rincuorarlo, mentre si sente la voce di gna Maruzza, voce che è solo Carmelo a sentirla)



VOCE

Carmeeelo pancia grande! Hai solo due giorni di vita! (gli altri guardano meravigliati Carmelo che cerca nel vuoto la voce) Morirai alle quattordici e quindici!



CARMELU

(ha un attimo di esitazione, poi fa un gesto verso Concetta, ma che non era rivolto a lei) Teeeh!!!



PEPPI

Alla signorina Concetta? Ma... compare!



CARMELU

Donna di malaugurio!



PEPPI

Compare, parla solo? Un’altra ora ne ha preso!



CARMELU

(scendendo dal letto) Brindiamo, brindiamo che mi voglio ubriacare! (saltando come un pazzo dal letto mentre si va chiudendo il sipario)



S I P A R I O