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rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_araba Cronologia http://it.wikipedia.org=Lingua_arabay Lingua arabaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.La lingua araba è una lingua appartenente alla famiglia semitica, gruppo della più generale famiglia camito-semitica, cui appartiene ad esempio la lingua egizia faraonica. |
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Alfabeto [modifica]Il suo alfabeto consiste di 28 consonanti, più un grafema particolare (hamza) e alcuni simboli grafici particolari. Tre di queste consonanti hanno un valore semi-consonantico (o semi-vocalico, se si preferisce), servendo anche a indicare l'allungamento degli unici tre suoni vocalici esistenti nell'arabo classico (fuṣḥa): a → ا u → و i → ي In realtà nei vari dialetti ( 'amma ) i suoni vocalici "e" e "o"
trovano appieno accoglienza. Questo rende particolarmente ardua la
soluzione della traslitterazione in alfabeto latino perché, se in arabo
classico il nome "Muhammad" prescriverebbe l'uso appunto delle vocali "u"
e "a", nel parlato ciò non è detto avvenga. Si avrà allora (in modo
perfettamente legittimo) "Mohammed" o, addirittura (rispettando la realtà
fonetica di certe aree arabofone) "M'hammed". Meno corretto - ma non in
maniera dirimente - mescolare le cose e creare ad esempio "Muhammed" o
"Mohammad". Le vocali brevi (a, u, i) sono indicate da tre diversi segni posti
sopra o sotto la consonante che precede immediatamente quella vocale, con
un piccolo tratto obliquo soprastante la "a" (detto fatha ), con
uno identico ma sottostante la "i" (detto kasra ) e con una sorta
di piccolo nove, con coda più accentuata, soprastante la "u" (detto
damma ). Esistono vari sistemi di Traslitterazione dall'arabo. La lingua araba è la lingua ufficiale nei Paesi che aderiscono alla
Lega
Araba ed è considerata lingua sacra per essere stata impiegata nel
Corano,
testo sacro della religione
islamica a
cui aderisce più di un miliardo di
musulmani.
Dialetti [modifica]Nel mondo arabo si parlano molte varianti dialettali della lingua araba, spesso molto diverse tra loro. Mentre esiste un arabo ufficiale standard che viene usato per la comunicazione scritta e in situazioni formali, per la comunicazione informale vengono usati sempre i dialetti. Alcuni di questi dialetti sono solo parzialmente comprensibili per arabi che vengono da regioni diverse. In particolare i dialetti del magreb sono considerati molto diversi dall'arabo standard. Mentre le persone di buon livello culturale sono in genere capaci di esprimersi nell'arabo ufficiale, la maggioranza degli arabi usano generalmente solo il proprio dialetto locale. Al giorno d'oggi il dialetto egiziano è probabilmente il più conosciuto nel mondo arabo, grazie alla grande popolarita' dei film e della musica egiziana.
Nozioni di grammatica [modifica]La frase nominale è formata da un soggetto e da un predicato. Il soggetto può essere un nome o un pronome, mentre il predicato può essere un aggettivo, un pronome, un nome preceduto da preposizione o anche una frase stessa. In arabo fra il soggetto e il predicato non si usa il verbo essere, che è sottointeso. Quindi una frase come "Dove sei?" si tradurrà " Dove tu?" (ayna anta?)oppure " chi è lui?"...."Chi lui?"...." man huwa?" Traduzioni: Il ragazzo è bello - Al waladu jamilun
Il bel ragazzo - Al waladu al jamilu
Questo ragazzo è il bello - Hadha al waladu huwa al jamilu
In arabo esiste un solo articolo, determinativo, invariabile per tutti i generi e numeri, che è 'Al. L'articolo si attacca alla parola, di modo che il libro sarà 'Al-Kitab. Le lettere lunari dell'alfabeto, ovvero quelle labbiali e gutturali, prendono l'articolo così com'è, mentre tutte le altre lettere, chiamate anche solari, prendono l'articolo con una variante: perdono la Lam dell'articolo e la prima lettera della parola si raddoppia. Esempio: shams = sole, Ash-shams = il sole. Anche l'arabo come alcune altre lingue ha le desinenze per esprimere la funzione all'interno della frase: la Damma è per il nominativo (soggetto), la fatha per l'accusativo, ovvero il complemento oggetto e infine la kasra per il caso obliquo (per i complementi). In particolare il caso obliquo, è importante per la costruzione dello stato costrutto, quello che in italiano potrebbe essere definito come complemento di specificazione. Esempio: il libro del ragazzo, Kitabu al-waladi, il primo termine, ovvero "il libro", non prende mai l'articolo pur essendo determinato e al caso nominativo (notare la -u a fine parola), mentre il secondo termine "del ragazzo" prende l'articolo e il caso obliquo( nota la -i). In una catena di casi obliqui, ad esempio "il libro della figlia del maestro", solo l'ultimo termine prenderà l'articolo: kitabu binti al- mu'allimi
Voci correlate [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Letteratura_tunisina Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Letteratura_tunisina&action=history Letteratura tunisina
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nell'ambito della letteratura araba contemporanea, un posto a sé occupa la letteratura tunisina. Anche nel Maghreb gli scrittori hanno dimostrato infatti di sapersi allineare narrativamente con gli altri prosatori arabi alle speranze dell'arabismo politico, sociale, economico e culturale. La conseguenza è che i narratori del mondo arabo hanno partecipato efficacemente alla maturazione delle coscienze nazionali consone alle nuove esigenze, con le quali le classi sociali potessero più facilmente abbandonare le vecchie strutture e lanciarsi verso una migliore programmazione del futuro. La poesia
tunisina
contemporanea è stata segnata dal suo più gran poeta innovatore, nonché
intellettuale impegnato nella politica culturale del suo Paese: Abū
l-Qāsim Shabbī (cugino del padre della poetessa Faḍīla Shabbī). Uno dei maggiori elementi del merito di Abū l-Qāsim Shabbī è la sua rivolta nei riguardi della letteratura araba lontana dall’anima tunisina. La loro scoperta della poesia egiziana contemporanea del loro periodo è stata determinante. Bachrouch dichiara nella rivista Mondo Letterario: «Lo stile è una particolarità della riflessione. Ogni comunità ha i suoi propri stili di scrittura e di versificazione così che i suoi propri modi nel trattamento e nella presentazione dei soggetti... Vogliamo che i nostri stili siano tunisini prima di tutto, sorti dall’anima tunisina e dal pensiero tunisino». Per quello che riguarda la letteratura popolare, Shabbī scrive: «Se la letteratura vuole riuscire, deve portare la lingua araba ed i suoi modi di espressione ad ammettere le espressioni popolari che portano il segno e l’impronta del popolo. Così la lingua avrebbe acquisito un nuovo e ricco significato allegato a ciò che possiede già come tesoro ereditario. O allora integrerebbe espressioni popolari nella lingua araba, a condizione che non snaturino l’anima della lingua, né le sue regole d’origine, così l’uomo di lettere dimora fedele alla lingua araba e fedele alla sua arte». Abū l-Qāsim Shabbī, rielaborando questo suo pensiero
nelle sue ultime poesie (morì nel 1934 ad appena 25 anni) e in particolare
“la volontà di vivere”, esprime nei suoi scritti i suoi punti di
riferimento e le sue idee, insistendo su questa sua rivolta che costituirà
il punto di partenza e un cambiamento radicale nella vita dei tunisini. Quest’attitudine è contraria al pensiero di molti critici del tempo in cui l’idea di Nietzsche nelle sue Considerazioni attuali, è predominante: «Abbiamo bisogno della storia... per vivere e per agire, non per allontanarci facilmente dalla vita e dall’azione... Vogliamo servire la storia nella misura in cui serve la vita». Questa posizione dei classicisti non è molto cambiata nel discorso dei partigiani d’un certo dogma della purezza della lingua araba. Ciò non sembra lasciare alcuno spazio alla creatività poetica. Perciò Ezzedine Madani e vari altri poeti della rivista al-Fikr (Il pensiero) scrivono controcorrente, liberando completamente dagli anni settanta la poesia, impiegando i cosiddetti "versi liberi". Il loro disegno di elaborare un’arte poetica moderna, condusse a uno stile che fu definito “poesia non metrica”. Tale movimento è durato solo tre anni, dal 1969 al 1972 ma la rivista al-Fikr è stata il fondamento strumento di espressione poetica e di sostegno morale e culturale di poeti poco noti o isolati. Jean Fontaine, studioso della letteratura maghrebina e del mondo arabo, direttore della rivista IBLA, nel suo saggio "Bibliografia della letteratura tunisina contemporanea in arabo, 1954-1996", nota che la poesia attuale è una poesia che , in rispondenza agli avvenimenti vissuti ed attuali, cerca di esprimere idee e pensieri universali, metafisici e quasi mistici. Egli scrive: «La poesia cosmica è agli antipodi del realismo dell’avanguardia. Vuol essere creazione di una estetica di linguaggio nuovo, fuori del contesto dell’osservazione immediata. Impiega spesso il vocabolario mistico o metafisico. Pensa di allontanarsi così dalle cose di questo triste mondo. Lo sentiamo almeno nelle prime raccolte scritte in lingua araba dai loro principali protagonisti: Moncef Wahaïbi (Qayrawan, 1949)[1] e Mohamed El Ghozzi (Qayrawan, 1949)[2]». I nuovi temi sono la gioia e la natura. Le raccolte
di poesie somigliano a un'epopea. L’essere umano può trovare il suo posto
solo in seno agli elementi naturali, senza escludere la fuga verso
l’irrazionale. Dall’indipendenza, la transizione è stata garantita da Munawwar Smâdih (Nefta, 1931) che canta la lotta nazionale dei popoli tunisino ed algerino. Il relais è stato assicurato da un gruppo di poeti che cercano di rinnovare il contenuto più della forma. Ja’far Majid (Qayrawan, 1940) fedele alla lingua "pura", e Nurreddine Sammûd (Kelibia, 1932) continuano in questa linea fino ad oggi. Il realismo populista di Ben Salah al-Midâni (Nefta, 1929) non esclude di farne un poeta centrato su se stesso. Tuttavia, la poesia contemplativa trova la sua migliore espressione nella poesia di Muheddine Khraîef (Nefta, 1932) che prosegue la sua ricerca itinerante attraverso le parole e nell’eccellente Mohamed Fawzi El Ghozzi (Hammam Ghezaz, 1955) o, ancora, in Ahmed Sghaïer Ulad Ahmed (Sidi Bou Zid, 1955) . Oggigiorno, la problematica della lingua scelta dai poeti emerge ancora: espressione in lingua araba o francese? Alcuni eccellono in ambedue le lingue, come Kacem Abdelaziz (1932), Bekri Tahar, Bouraoui Hedi (1932), El Houssi Magid (1934), Saîd Amina (1953), Garmadi Salah (1933-1982), Ghaciem Moncef ed El Gulli Sophie (1931). Note [modifica]
Voci correlate [modifica] |