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Italia,
Svizzera,
San Marino,
Città del Vaticano,
Istria
(Slovenia
e
Croazia), nonché presso le comunità di emigrati in
Canada,
Stati Uniti,
Argentina,
Brasile,
Australia,
Venezuela,
Uruguay,
Germania,
Messico,
Francia,
Belgio,
Regno Unito e
Lussemburgo.
Conosciuto da una parte significativa della
popolazione in:
Principato di Monaco,
Corsica,
Malta,
e, in misura minore, in
Albania
e Libia. |
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Regioni:Parlato
in: |
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Periodo: |
{{{periodo}}} |
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Persone: |
65 milioni madrilingue
200 milioni italofoni totali[1] |
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Classifica: |
11-19 |
|
Scrittura: |
{{{scrittura}}} |
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Tipologia: |
SVO
sillabica |
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Filogenesi: |
Indoeuropee
Italiche
Romanze
Italiano
|
|
Statuto ufficiale |
|
Nazioni: |
Unione
Europea
Italia
Svizzera
San
Marino
Città
del Vaticano
Sovrano Militare Ordine di Malta
Croazia
(Istria)
Slovenia
(Pirano,
Isola d'Istria e
Capodistria)
Brasile
(lingua riconosciuta come "etnica" a
Santa Teresa e
Vila Velha) |
|
Regolato da: |
Accademia della Crusca |
|
Codici di classificazione |
|
ISO 639-1 |
it |
|
ISO 639-2 |
ita |
|
ISO 639-3 |
ita (EN) |
|
SIL |
ITN (EN) |
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SIL |
{{{sil2}}} |
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Estratto in lingua |
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo
- Art.1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni
verso gli altri in spirito di fratellanza. |
Il
Padre Nostro
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni
verso gli altri in spirito di fratellanza. |
Traslitterazione
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Lingua -
Elenco delle lingue -
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Distribuzione geografica dell'italiano |
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« ...
del bel paese là dove 'l sì sona » |
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L'Italiano (ascolta [?])
è una
lingua appartenente al gruppo delle
lingue romanze della famiglia delle
lingue indoeuropee. Convive con un gran numero di
idiomi
neo-romanzi e ha delle varianti regionali, per via dell'influenza che su
di esso esercitano le
lingue regionali. L'italiano è
lingua ufficiale dell'Italia,
di
San Marino, della
Svizzera
(insieme al
francese e al
tedesco, mentre il
romancio
è lingua nazionale ma ufficiale soltanto nel
Canton Grigioni), e della
Città del Vaticano (insieme al
latino). È seconda lingua, coufficiale insieme al croato, nella
Regione Istriana (Croazia)
e, insieme allo sloveno, nelle città di
Pirano,
Isola d'Istria e
Capodistria in
Slovenia.
Pur non figurando tra le lingue parlate in questi paesi, e non essendo
quindi utilizzato a livello ufficiale, l'italiano è inoltre ampiamente
compreso nel
Principato di Monaco, a
Malta, in
Corsica
e nel
Nizzardo (Francia)
e, in misura minore, in
Albania
e in Libia.
L'italiano moderno trae origine dal latino, e come i
vari dialetti italiani e altre lingue romanze, proviene dal
latino volgare (parlato dal popolo, volgo) e non dal latino illustre,
che fu la lingua usata dai letterati dell'epoca.
Mentre la lingua latina letteraria rimase
cristallizzata con regole grammaticali precise, nel corso dei secoli la
lingua parlata dalla plebe si trasformò divenendo sempre più simile ai
vari idiomi italiani attuali (e alle altre lingue romanze nel mondo romano
fuori della penisola), adattandosi ai diversi accenti locali e subendo
influenze diverse nelle varie regioni d'Europa.
Scomparvero così i casi e nacquero gli articoli: il
numerale unus, per esempio, significava anche qualcuno, un tale e divenne
articolo indeterminativo (unus indeterminativo lo usa anche il poeta
Ovidio
nelle "Metamorfosi");
i pronomi dimostrativi divennero articoli determinativi e nuovi
dimostrativi vennero formati fondendo i vecchi ille e iste con eccu(m).
Oppure nei verbi dalla terza persona Latina cadde la -t finale es."amat"
diventa "ama".
Il primo documento contenente tracce di lingua
italiana è l'Indovinello
veronese, rinvenuto da Schiapparelli nella biblioteca Capitolare di
Verona: è un testo vergato a mano da un amanuense sul bordo di un codice
di origine spagnola tra la fine dell'VIII
- inizio
IX
secolo d. C. Ma il documento considerato unanimemente l'inizio della
tradizione linguistica italiana: si tratta di un placito notarile,
conservato nell'abbazia di
Montecassino e risalente al
960: è il
cosiddetto
Placito capuano che in sostanza è una testimonianza giurata di un
abitante circa una lite sui confini di proprietà tra la stessa abbazia di
Montecassino ed un piccolo feudo vicino, il quale aveva ingiustamente
occupato una parte del territorio dell'abbazia. Esso è seguito à
brevissima distanza da altri placiti provenienti dalla stessa area
geografico-linguistica, il
Placito di Teano e il
Placito di Sessa Aurunca.
L'italiano moderno è, come spesso accade con le
lingue nazionali, un dialetto che è riuscito a far carriera; ad imporsi,
cioè, come lingua ufficiale di una regione molto più vasta di quella
originaria. Alla sua base si trova infatti il
fiorentino usato nel
Trecento
da Dante,
Petrarca
e
Boccaccio nelle loro opere volgari: tra i numerosi tratti che
l'italiano riprende da questa lingua e che sono invece estranei a quasi
tutte le altre parlate italiane si possono citare per esempio, a livello
fonetico i "dittonghi spontanei" ie e uo, l'anafonesi,
la
chiusura di e protonica, l'evoluzione del
nesso latino -RI- in
i invece che in
r e il passaggio di
ar atono a
er. Già dalla
fine del
Trecento la lingua parlata a
Firenze
si distacca però da questo modello, che successivamente viene codificato
da letterati non fiorentini (a cominciare da
Pietro Bembo) e usato come lingua comune per la scrittura in tutta
Italia a partire dalla seconda metà del
Cinquecento.
Di fatto l'italiano è stato lingua di uso quotidiano
per fasce molto ridotte della popolazione fino alla seconda metà
dell'Ottocento. In seguito anche la televisione lo ha diffuso più
capillarmente nella popolazione (nel cui linguaggio tuttavia rimane una
forte connotazione regionalistica).
Influenze linguistiche
[modifica]
Genesi e latinismi
[modifica]
Prima dell'avvento dell'impero
romano, è l'umbro
prima e l'etrusco
poi ad essere parlato in
Toscana
e nel Lazio
settentrionale ("Tuscia"). Se la lingua etrusca è stata cancellata nel
corso di qualche secolo dall'avvento del
latino, dopo la conquista romana, la sua influenza può esser rimasta
nel
sostrato del toscano, ma la questione è ampiamente dibattuta. Il
latino volgare divenne ben presto la lingua parlata in Italia e in gran
parte d'Europa.
Data la durata e la qualità della dominazione romana sul Continente, è
facile capire perché il latino sia la base di moltissime lingue europee.
Dopo la caduta dell'Impero
Romano d'Occidente, nel
476, la Toscana
vide arrivare gli
ostrogoti e i
longobardi (secoli
V e
VI),
popolazioni provenienti dal nord e dall'est dell'Europa. Esse
influenzarono la lingua della regione solo nel
lessico,
le altre caratteristiche restarono più o meno immutate. Il toscano resta
una delle parlate romanze più conservative e vicine al latino.
Nel corso dei secoli l'italiano ha accolto numerosi
prestiti e
calchi linguistici da altre lingue e culture, come il mondo
greco, da cui derivano molti termini scientifici e religiosi, questi
ultimi dovuti alla diffusione della
Vulgata
(la traduzione della Bibbia dalla versione in greco detta
Septuaginta, da cui parabola, angelo, chiesa, martire etc.); dai
bizantini deriva lessico marinaresco (galea, gondola, molo, argano) o
botanico (basilico, bambagia);
Dall'Ebraico
derivano parole usate nei riti cristiani come osanna, alleluia, pasqua e
altre come manna.
Numeroso il lessico che proviene da parole
arabe, tra cui
vegetali
(arancia, limone, spinaci, zucchero), termini
commerciali e
amministrativi (dogana, fondaco, magazzino, tariffa, sultano, califfo,
sceicco, ammiraglio),
scientifici
(alchimia, alambicco, elisir),
matematici (algebra, algoritmo, cifra, zero) e recentemente termini
come burqa e intifada.
Dal
francese
medievale,
ovvero dal
provenzale e dal
gallico,
ovvero dalla
lirica trobadorica, provengono moltissimi termini, ad esempio: burro,
cugino, giallo, giorno, mangiare, manicaretto, saggio, savio, cavaliere,
gonfalone, usbergo, sparviere, levriere, dama, messere, scudiere,
lignaggio, liuto, viola, gioiello...; oltre il medioevo i prestiti
dall'area francese si riducono, per riprendere in occasione
dell'occupazione della
Lombardia nel
XV
secolo (maresciallo, batteria, carabina, ma anche bignè, besciamella,
ragù).
In epoca
illuministica e quindi con
Napoleone si insedieranno ad esempio rivoluzione, giacobino,
complotto, fanatico, ghigliottina, terrorismo.
Nell'800 entrano ancora parole come: casseruola,
maionese, patè, menù, ristorante, omelette, croissant (cucina); boutique,
decolté, plisse, griffe, pret-a-porter, fuseax (moda); boulevard,
toilette, sarcasmo, suicidio, cinema, avanspettacolo, soubrette, boxeur
(anglismo passato al francese), chassis.
Dallo
spagnolo, tramite l'occupazione
borbonica,
sono giunti nell'italiano termini come infante, posata, brio, creanza,
lazzarone, etichetta, sfarzo, sussiego, puntiglio, zaino, parata,
gueriglia, cacao, ananas, amaca, cioccolata... Dal
portoghese derivano parole come mais, patata, condor, lama, banana,
cocco, mandarino, pagoda.... Tra questi, molti provengono dai nuovi
referenti provenienti dalla
scoperta dell'America.
Anglismi ed americanismi
[modifica]
I prestiti dall'inglese
sono relativamente recenti, indicativamente dalla fine del '700. Secondo
Tullio De Mauro gli anglismi entrati nell'italiano si attestano
attorno all'8% del lessico complessivo. Tra i primi ad entrare abbiamo
colonia, costituzionale, petizione, adepto, inoculare, legislatura.
Tra l'800 ed il '900, grazie alla fortuna di romanzi
quali
Ivanhoe e
L'ultimo dei mohicani, si diffondono nuovi prestiti come acquario,
antidiluviano, autobiografia, pellerossa, inflazione ed integrali come
milady, whisky. Sceriffo ad esempio è un arabismo entrato nella lingua
inglese (sherif) e poi nell'italiano.
Dopo la
seconda guerra mondiale, si insediano stabilmente termini relativi
allo sviluppo tecnologico ed economico; molti sono prestiti di necessità,
ovvero non traducibili con lemmi già esistenti: kit, jeans, film, killer,
partner, okay, puzzle, scout, spray, west, punk, rock; lessico finanziario
come budget, marketing, meeting, business, part-time; informatico come
click, cliccare, computer, formattare, hardware, software, mouse; sportivi
come goal, corner, cross, assist, baseball, basketball, sponsor, hobby,
zoom.
Presenza nel mondo
[modifica]
Lingua ufficiale
[modifica]
L'Italiano è lingua ufficiale in
Italia, a
San
Marino, in
Città del Vaticano (insieme al latino), in
Svizzera
(insieme a tedesco e francese), in tre comuni della
Slovenia
e nella
Regione istriana (Croazia).
In Italia la proposta di legge costituzionale
approvata dalla Camera il 28 marzo 2007 (dovrà essere approvata dal Senato
e in quanto modifica costituzionale necessita di doppia deliberazione da
parte di ogni ramo del Parlamento) prevede la modifica dell'art. 12 della
Costituzione in «L'italiano è la lingua ufficiale della Repubblica nel
rispetto delle garanzie previste dalla Costituzione e dalle leggi
costituzionali.». Già oggi lo Statuto di Autonomia della Regione Autonoma
Trentino-Alto Adige (DPR n. 670 del 31 agosto 1972), - che costituisce
legge costituzionale - prevede all'art. 99 che «[...] quella italiana
[...] è la lingua ufficiale dello Stato». Dicitura ripetuta dall'art. 1
del DPR n. 574 del 15 luglio 1988 "Norme di attuazione dello Statuto
Speciale per la Regione Trentino-Alto Adige" e richiamata dalla Legge
ordinaria n. 482 del 15 dicembre 1999 "Norme in materia di tutela delle
minoranze linguistiche storiche" che stabilisce all'art. 1 che "la lingua
ufficiale della Repubblica è l'italiano".
Ripartizione delle lingue ufficiali in Svizzera
(2000)
In Svizzera la lingua italiana è una delle tre lingue
ufficiali con il
tedesco ed il
francese (oltre al
romancio
che, pur non essendo ufficiale su tutto il territorio, è lingua nazionale
in quanto lingua ufficiale del
Canton Grigioni), e fra queste è la terza per numero di parlanti: in
questo paese, secondo i dati del
censimento dell'anno 2000, l'italiano è la lingua principale di
470.961 persone residenti nella Confederazione (pari al 6.5 % della
popolazione), di cui 254.997 residenti nel
Canton Ticino, dove l'italiano, oltre a essere lingua ufficiale, è
considerato la lingua principale dal 83.1% della popolazione. L'italiano è
inoltre considerato lingua principale dal 10.2 % della popolazione nel
Canton Grigioni: sono di lingua italiana le valli meridionali di
Mesolcina,
Calanca,
Bregaglia e
Poschiavo. L'italiano è diffuso infine nell'uso per ragioni turistiche
nell'alta
Engadina. L'unico comune svizzero sul versante settentrionale delle
Alpi di lingua italiana (per ragioni risalenti alla riforma religiosa),
Bivio, è
invece oggi ormai sostanzialmente germanizzato. In questo comune la lingua
italiana è ora parlata solamente dal 29% degli abitanti (erano ancora
l'80% nel 1860).
Distribuzione per comuni degli italiani
madrelingua nella Regione Istriana (Croazia) (2001).
Nella Repubblica di San Marino è lingua ufficiale
dello Stato.
Nella Città del Vaticano è usata correntemente ed è
la lingua coufficiale della
Santa
Sede con il latino. Per tale motivo è diventata "lingua franca" della
Santa Sede e le gerarchie ecclesiastiche spesso la utilizzano per
comunicare tra di loro.
È seconda lingua ufficiale (dopo lo
sloveno) nei tre comuni costieri della Slovenia: (Capodistria,
Isola d'Istria e
Pirano).
Nella
Regione Istriana, in Croazia, l'italiano è seconda lingua ufficiale a
livello regionale dopo il
croato (parlata dal 7,69% della popolazione secondo il censimento
ufficiale del 2001), e a livello comunale a:
Buie,
Castellier-Santa Domenica,
Cittanova,
Dignano,
Fasana,
Grisignana,
Lisignano,
Montona,
Orsera,
Parenzo,
Portole,
Rovigno,
Umago,
Valle d'Istria,
Veterneglio,
Visignano,
Visinada.
Recentemente in Brasile l'italiano è stato
riconosciuto "lingua etnica" della popolazione di
Santa Teresa e di
Vila Velha, due comuni dello stato di
Espírito Santo, e come tale sarà ora insegnato come seconda lingua
obbligatoria in tutte le scuole comunali.[1]
Diffusione al di là dei Paesi ufficialmente
italofoni [modifica]
L'italiano è assai diffuso a
Malta, ove
è parlato e compreso dalla maggior parte della popolazione[2]
grazie ai programmi televisivi e all'insegnamento scolastico e
universitario. In queste isole l'italiano fu lingua ufficiale assieme
all'inglese fino al 1934, anno in cui fu sostituito dal
maltese. Tuttavia, al giorno d'oggi non gode di alcun riconoscimento
ufficiale e non viene utilizzato dalla popolazione maltese se non in
ambito turistico e commerciale con gli italofoni.
È ancora parlato, assieme alle varianti
venete, in alcune zone costiere della
Dalmazia
(Croazia),
grazie anche ai programmi televisivi italiani che le raggiungono e alle
minoranze linguistiche italiane.
In
Francia
è, per motivi storico-geografici, compreso da buona parte della
popolazione della
Corsica
(anche grazie alla notevole similitudine tra la
lingua corsa e i dialetti
toscani, e quindi all'italiano stesso), e del
Nizzardo
(in cui, oltre al francese che è la lingua ufficiale, si parlano il
provenzale e, in alcuni paesi, anche il
ligure).
Un discorso simile vale per il
Principato di Monaco dove, anche grazie all'immigrazione dall'Italia,
la comunità italiana costituisce il 16% dei residenti del Paese[3],
(ma secondo gli ultimi dati del Ministero degli Affari Esteri italiano,
relativi alla fine del 2004, i cittadini italiani costituirebbero ben il
21%). Nonostante non abbia un riconoscimento ufficiale, l'italiano è la
seconda lingua madre del Principato dopo il francese, unico idioma
ufficiale dello Stato, e subito prima del
monegasco, una variante del ligure, che invece gode dello status di
lingua nazionale, e come tale viene tutelato e insegnato in alcune scuole.
La buona conoscenza dell'italiano in
Albania
è principalmente dovuta alle tv e radio italiane, che possono essere viste
attraverso una comune
antenna
televisiva, oltre che ai continui spostamenti, per questioni economiche,
di albanesi sul suolo italiano, ove attualmente rappresentano la maggiore
comunità straniera.
L'italiano era diffuso anche nelle ex-colonie
italiane in Africa:
Libia,
Eritrea,
Etiopia
e Somalia
(in quest'ultimo Paese è stata lingua ufficiale fino al 1963 e usata
nell'insegnamento universitario fino al 1991, allo scoppio della guerra
civile), ma ha sperimentato un costante calo già dalla fine della Seconda
guerra mondiale e attualmente solo in alcune aree della Somalia viene
parlato come seconda lingua prevalentemente da fasce di popolazione di età
avanzata. In altre nazioni, a causa della forte e prolungata emigrazione
italiana nel mondo, esistono importanti comunità italiane, principalmente
negli
Stati Uniti, in
Brasile,
Argentina,
Messico,
Uruguay,
Australia,
Canada,
Francia,
Germania,
Svizzera
e Belgio.
Dal sito del Ministero degli esteri
[4] risultano presenti forti comunità di cittadini italiani residenti
all'estero, esclusa la già citata Svizzera (presenza di 520.550 italiani),
si tenga presente che queste cifre indicano solo i cittadini italiani
residenti all'estero e non tutte le persone realmente italofone:
-
Germania 708.019 italiani (lo
0,9% della popolazione)
-
Argentina 618.443 (1,5 %)
-
Francia 358.603 (0,6 %)
-
Brasile 292.519 (0,2 %)
-
Belgio 281.674 (3 %)
-
USA 188.926
-
Regno Unito 173.493
-
Canada 140.812
-
Australia 131.679
-
Nuova Zelanda 129.959
-
Messico 125.655
-
Venezuela 121.655
-
Uruguay 74.163
-
Spagna 61.383
-
Cile 44.734
-
Svezia 42.369
-
Sud Africa 32.330
-
Paesi Bassi 30.529
-
Perù 25.787
-
Lussemburgo 22.913 (il 5% della
popolazione)
-
Austria 13.824
-
Grecia 10.654
-
Colombia 10.474
-
Israele 10.221 (compresa
Gerusalemme)
-
Ecuador 10.105
Da tali dati risultano, inoltre, 6.631 italiani
residenti nel
Principato di Monaco (il 21% della popolazione).
L'italiano ha in parte influenzato lo
spagnolo parlato in
Argentina e in
Uruguay
grazie alla forte immigrazione, anche se molti italianismi diffusisi in
Argentina soprattutto nel
lunfardo,
il peculiare argot di Buenos Aires, sono ormai considerati arcaicismi in
castigliano, oppure hanno mutato il loro significato rispetto alla voce
italiana che li ha originati. Simile influenza, ma meno accentuata, viene
registrata nel
portoghese parlato in
San Paolo e nel
Brasile
meridionale (in
Rio Grande do Sul una varietà della
Lingua veneta chiamata
talian è
diffusa nella regione montuosa dello stato).
Nel Canada anglofono l'italiano è la seconda lingua
più studiata dopo il francese, mentre negli Stati Uniti e in Regno Unito è
la quarta lingua più studiata dopo francese, spagnolo e tedesco.
Secondo un sondaggio dell'Unione
Europea a 15, relativo al
2001,
l'italiano è al secondo posto per numero di parlanti madrilingua in ambito
europeo (16%), dopo il
tedesco (24%) e accanto a francese e
inglese, ma è quarta (18%) come lingua parlata. Un sondaggio più
recente dell'Unione
Europea a 25, effettuato su un campione di 28.694 cittadini europei e
relativo al 2006,
ha confermato la seconda posizione dell'italiano quanto a numero di
madrelingua comunitari, preceduta solo dal tedesco (18%), a pari merito
con l'inglese (13%), e davanti al francese (12%), mentre lo colloca al
sesto posto fra gli idiomi più parlati come lingua straniera (3%),
preceduto da inglese (38%), francese (14%), tedesco (14%), spagnolo (6%) e
russo (6%).
[5].
Secondo alcuni studi, gli italofoni nel mondo
sarebbero circa 200 milioni, di cui 70 milioni cittadini italiani o di
paesi italofoni o appartenenti a minoranze linguistiche italofone e 65
milioni oriundi italiani (Media
e comunicatori italici).
|
fonema |
parole |
| [a] |
nave, galassia |
| [e] |
pianéta, réte |
| [ɛ] |
sfèra, zèro |
| [i] |
mito, riso |
| [o] |
confrónto, órdine |
| [ɔ] |
vuòto, bucòlico |
| [u] |
numero, nulla |
Tra parentesi quadre gli
allofoni
secondari di
/n/ e di
/r/.
| |
Bilabiale |
Labiodentale |
Dentale |
Alveolare |
Postalveolare |
Palatale |
Velare |
| Nasali |
|
m |
|
[ɱ] |
|
[n] |
|
n |
|
[nʲ] |
|
ɲ |
|
[ŋ] |
| Occlusive |
p |
b |
|
|
t |
d |
|
|
|
|
|
|
k |
g |
| Fricative |
|
|
f |
v |
s |
z |
|
|
ʃ |
|
|
|
|
|
| Affricate |
|
|
|
|
ʦ |
ʣ |
|
|
ʧ |
ʤ |
|
|
|
|
| (Poli)vibranti |
|
|
|
|
|
|
|
r |
|
|
|
|
|
|
| Monovibranti |
|
|
|
|
|
|
|
[ɾ] |
|
|
|
|
|
|
| Laterali |
|
|
|
|
|
|
|
l |
|
|
|
ʎ |
|
|
| Approssimanti |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
j |
|
w |
L'italiano utilizza 21 lettere dell'alfabeto
latino. In effetti 'k', 'j', 'w', 'x', 'y' esistono solo in parole
d'origine straniera, toponimi (Jesi)
o come varianti grafiche di scrittura (ad es. in
Pirandello gioja invece di gioia). Esistono accenti grafici sulle
vocali: in particolare quello acuto (´) solo sulla e (raramente sulla o e
sulla a; una grafia ricercata li esigerebbe anche su i e u dal momento che
sono sempre "vocali chiuse") e quello grave (`) su tutte le altre.
L'accento
circonflesso (^) serve per indicare la contrazione di due vocali, in
particolare due /i/. Si è soliti indicarlo soprattutto nei (pochi) casi in
cui vi possa essere ambiguità di tipo
omografico. Per esempio la parola "geni" può riferirsi sia a delle
menti brillanti (al singolare: "genio") sia ai nostri caratteri ereditari
(al singolare: "gene"). Scritta "genî" non può che riferirsi al primo
significato. L'accento grafico è obbligatorio sulle parole tronche (o
ossitone o meglio ancora "ultimali"), che hanno cioè l'accento sull'ultima
sillaba e finiscono per vocale. Altrove l'accento grafico è facoltativo,
ma utile per distinguere parole altrimenti omografe.
-
^
Il Console Generale Ernesto Massimo Bellelli racconta la forza
dell'italiano in Brasile su www.newsitaliapress.it.
Dialetti italiani
[modifica]
In Italia, tutte le lingue romanze parlate insieme
all'italiano, ma diverse rispetto all'italiano standard, sono chiamate
"dialetti italiani". Molti dialetti sono, lingue a tutti gli effetti .
Queste includono lingue riconosciute quali il
Friuliano, il
Napoletano, il
Sardo,il
Siciliano, il
Veneto, e le varanti regionali di queste lingue. Sebbene la divisione
tra lingue e dialetti sia stata solota presso gli studiosi (come Francesco
Bruni) per distinguere tra la lingua che costituiva la
koinè
italiana, e quelle che avevano poca parte nella sua formazione, quali
albanese, greco,tedesco, ladino,e occitano, che sono ancora parlate dal
minoranze.
I
dialetti
non sono generalmente parlati nella comunicazione di massa e sono
usualmente limitati ai parlanti nativi in contesti informali. Nel passato,
parlare in dialetto era speso deprecato come segno di scarsa istruzione.
Le giovani generazioni, specialmente quelle sotto i 35 anni (sebbene
questo dato possa variare a seconda delle regioni), parlano quasi
esclusivamente l'italiano standard in ogni circostanza, solitamente con
accenti locali e con variazioni
lessicali.
Le differenze regionali possono essere dimostrate da vari fattori:
l'apertura della
vocali,
la lunghezza delle
consonanti, e l'influenza del dialetto locale (per esempio, annà
rimpiazza andare nell'area di Roma.
Voci correlate
[modifica]
Altri progetti
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Collegamenti esterni
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