- Lettera I. Platone restituisce a
Dionigi il denaro prestatogli per tornare ad
Atene
dopo il suo terzo viaggio a Siracusa, e coglie l’occasione per trattare
della situazione della città siciliana. Sicuramente apocrifa, questa
lettera potrebbe essere in realtà un esercizio retorico.[2]
- Lettera II. Scritta negli anni tra il secondo e il
terzo viaggio in
Sicilia,
è destinata a Dionigi II, a cui vengono dati alcuni consigli sulla
situazione di tensione a Siracusa. È quasi sicuramente falsa.
- Lettera III. Destinata ancora a Dionigi II, è la
risposta di Platone ad alcuni calunniatori: il filosofo elenca le sue
principali azioni per migliorare la città.
- Lettera IV. Indirizzata a Dione, lo incoraggia a
continuare la sua attività politica e a coltivare la virtù.
- Lettera V. Il destinatario è
Perdicca III di Macedonia. Per temi e stile, la lettera sembra
essere solo un’imitazione della prosa platonica.[3]
- Lettera VI. Destinata a
Ermia, tiranno di
Atarneo,
Erasto
e Corisco.
-
Lettera VII. La più lunga e
senza dubbio la più interessante. Destinata ai familiari di
Dione,
contiene un autoritratto intellettuale del filosofo e un’importante
testimonianza (auto)biografica.
Generalmente è ritenuta autentica.
- Lettera VIII. Ritenuta da molti studiosi
autentica, è anch’essa indirizzata ai familiari di Dione e contiene
alcune riflessioni sulla situazione politica di Siracusa.
- Lettera IX. Destinata ad
Archita,
è con ogni probabilità spuria.
- Lettera X. Breve messaggio indirizzato a uno
sconosciuto amico di Dione, di nome Aristodoro.
- Lettera XI. Breve lettera destinata a un non bene
identificato Laodamante.
- Lettera XII. Breve messaggio destinato ancora
all’amico Archita.
- Lettera XIII. Indirizzata a Dionigi il Giovane,
sembra avere carattere privato e contiene affermazioni in contrasto con
la Lettera VII.
Delle tredici lettere, quella che ha maggiormente
destato interesse negli studiosi per i suoi contenuti
filosofici è stata la Lettera VII, la più lunga e l’unica che si possa
plausibilmente attribuire a Platone. Scritta dopo la morte di Dione
(quindi dopo il
354 a.C.)[4],
e indirizzata ai suoi familiari a Siracusa, rappresenta un’importantissima
fonte di informazioni sulla vita del filosofo e il suo stile filosofico.
Platone infatti dedica gran parte della lettera ad
una lunga digressione che, dalla sua passione giovanile per la politica,
lo porta ad analizzare le cause del suo interesse per la filosofia e le
motivazioni che lo spinsero a compiere tre viaggi in Sicilia. Particolare
attenzione è data al ricordo delle fasi che caratterizzarono l’insuccesso
dei suoi tentativi di instaurare nella città
megalogreca un governo guidato da un re-filosofo, fallimenti dovuti
alla difficile situazione politica con cui si dovette scontrare. Oltre a
ciò, Platone dedica anche alcune pagine ad una critica della scrittura,
che possono essere messe in relazione con il mito del
dio Theuth nel
Fedro (274b-276a).[5]
Molti studiosi sostengono l’autenticità anche della
Lettera VIII, sebbene l’interpretazione resti controversa. Dedicata
anch’essa ai familiari di Dione e scritta in seguito alla sua morte,
questa lettera descrive però una situazione politica differente da quella
prospettata nella Lettera VII. In particolare, qui si parla di Ipparino,
figlio di Dionisio I, il quale ha cacciato il tiranno Callippo ma è allo
stesso tempo sotto la pressione di Dionigi II, che intende tornare in
patria con le armi. Tutto ciò, dice Platone, va però a diretto vantaggio
delle popolazioni confinanti,
Fenici e
Oschi, i quali potrebbero approfittare della situazione per invadere
la Sicilia. La proposta di Platone è allora quella di salvaguardare
l’indipendenza dell’isola istituendo un triregno, in cui a governare
dovranno essere Ipparino, Dionigi II e il figlio del defunto Dione.
Modello per i tre sovrani dovrà essere
Licurgo,
colui che formulò la legislazione di
Sparta
prevedendo due re che governano contemporaneamente ma limitati nei loro
poteri dal senato e dagli èfori.
-
^ M. Vegetti, «Un
paradigma in cielo», Roma 2009, p. 16.
-
^ Così A. Maddalena in:
Platone, Opere complete, vol. 8: Lettere, Definizioni, Dialoghi spuri,
Roma-Bari 1966, p. 3.
-
^ Platone, Opere
Complete, vol. 8, cit., p. 5.
-
^ Della morte di Dione
si parla in 334a.
-
^ Lettera VII 342c-d.
Voci
correlate
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