La lingua catalana è una
lingua romanza occidentale parlata da oltre 9 milioni di persone[1]in
Spagna,
Francia,
Andorra
ed Alghero
in
Sardegna. A questi vanno aggiunti circa 350.000 parlanti residenti
nelle zone in cui il catalano non è considerato idioma autoctono (per la
maggior parte concentrati in
Europa ed
America Latina). Nella regione spagnola della
Comunità Valenziana è parlata una variante del catalano che prende il
nome di valencià (valenziano), con numerose subvarianti (castellonenc,
apitxat, ecc.), mentre nelle
isole Baleari è diffusa un'altra variante comunemente nota come
mallorquí (maiorchino) cui si ricollegano le due subvarianti del menorquí
(minorchino) e dell' eivissenc (ibizenco). Sia il catalano che il
valenziano e il maiorchino presentano pertanto tra loro alcune differenze
dialettali dovute allo sviluppo autonomo che le tre varianti hanno
avuto nel corso degli ultimi secoli. Questa lingua ha tra l'altro
influenzato parecchie
lingue regionali e dialetti italiani specialmente nelle regioni
meridionali in passato governate dalla dinastia aragonese e, a sua volta,
è stata influenzata dall'italiano,
sia in età rinascimentale che in epoche successive[2].
Storia e diffusione
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In età
medievale il catalano era la lingua ufficiale della cancelleria d'Aragona
e lingua di cultura della corte, prima da sola, poi, con l'avvento della
dinastia castigliana dei
Trastamara, insieme allo
spagnolo, all'italiano
e al
napoletano (soprattutto in epoca di
Alfonso il Magnanimo, che aveva trasferito la propria capitale nella
città
partenopea[3]).
Con l'arrivo dei
Borgia
alla Sede Romana (Callisto
III ed il nipote
Alessandro VI), anche lì il catalano diventò lingua di uso cortigiano.
I primi iberici che arrivarono in
Sardegna
erano infatti di madrelingua catalana. Il catalano conobbe all'epoca un
periodo di grande splendore letterario, testimoniato fin dal Duecento dal
celebre trattato filosofico-religioso di
Ramon Llull). Con l'avvento della dinastia
asburgica al trono di Spagna, nella prima metà del
Cinquecento, iniziò per il catalano un periodo di decadenza che si
protrasse per circa tre secoli. In tale periodo acquisì maggior prestigio
il
castigliano (per gli italiani, spagnolo). Con i
decreti di Nueva Planta (1707-1716)
Filippo V introdusse il castigliano come unica lingua
dell'amministrazione, dell'insegnamento e dei tribunali nei paesi di
lingua catalana, relegando così quest'ultima al solo uso vernacolare.
Nei primi anni del
1800
vi furono vari tentativi di recuperare e promuovere l'uso del catalano
(dai più considerato ormai un
dialetto),
di cui il più importante fu la
Renaixença, movimento letterario che diede avvio alla rinascita della
letteratura catalana. Nei primi del
'900
Pompeu Fabra portò a termine l'unificazione della grafia
(normalizzazione) in modo da rappresentare le diverse varianti con un
ortografia unica. Questo diede un forte impulso alla produzione
libraria, teatrale, di giornali e quindi al riconoscimento del catalano
come lingua. Durante la dittatura
franchista il suo uso tornò ad essere proibito al di fuori di àmbiti
strettamente privati e si propagandò la visione del catalano come dialetto
(cioè variante) dello spagnolo.
Dal
1979, esso è
riconosciuto come
lingua all'interno della comunità autonoma della Catalogna e ne viene
promosso l'uso ufficiale e l'insegnamento presso le scuole. Il catalano è
lingua ufficiale, insieme al
castigliano, anche nella Comunità Valenciana, e nelle isole Baleari.
In alcune zone dell'Aragona orientale, pur non essendo equiparato allo
spagnolo, ha ottenuto un limitato riconoscimento nelle sue zone di
diffusione (conosciute come
Frangia d'Aragona). Inoltre il catalano è l'unica lingua ufficiale
nello Stato di Andorra. Dal
2005 è stato
anche riconosciuto come lingua co-ufficiale dell'Unione
Europea[4].
Approssimativamente si può dire che la
normalizzazione ha portato ad una scrittura basata sulle varianti
occidentali parlate nella
Comunità Valenciana, nella
Frangia d'Aragona (in catalano Franja de Ponent o Franja d'Aragó, in
aragonese Francha de Léban, in spagnolo Franja de Aragón) in
Aragona,
nelle comarche di
Tarragona e
Lleida in
Catalogna, nel
Principato
di Andorra e pronunciata secondo le varianti centrali-orientali
(comarche di
Barcellona,
Girona in
Catalogna,
Baleari in
Spagna,
Rossiglione in
Francia,
Alghero
in Italia).
Tuttora il catalano è lingua ufficiale di:
- nel principato di
Andorra,
il solo stato del mondo in cui il catalano è l'unica lingua ufficiale.
Parlati dai molti immigrati presenti e dagli stessi andorrani sono anche
lo
spagnolo e il
francese
- in
Spagna:
- in
Italia:
Le principali caratteristiche
fonetiche
o ortografiche sono:
- la pronuncia di "e" e "a" atone come vocale neutra
[ə] (ma nell'ortografia vengono scritte "e" o "a", secondo la
pronuncia delle varianti occidentali)
- la pronuncia di "o" atona come
[u] (ma viene comunque scritta "o", secondo la pronuncia
delle varianti occidentali)
- la presenza di [z] (s sonora), assente in
castigliano: casa
[kaˈzə]
- perdita della "n" finale dei nomi e aggettivi
singolari: capità (=capitan[o]), llatí (=latin[o]), violí (=violin[o])
(ma al plurale la "n" compare: capitans, llatins etc.).
- la "r" finale non viene pronunciata (ma viene
comunque scritta, secondo l'uso occidentale): clar (=chiaro)
[ˈkla], flor (=fiore)
[ˈflo], primer (=primo)
[pɾiˈme]; anar (=andare)
[əˈna], fer (=fare)
[ˈfe], sortir (=uscire)
[suɾˈti].
- il suono
[ʃ] (come "sc" nell'italiano fascia) viene rappresentato con
le grafie «ix» e «x»: caixa (=cassa)
[ˈkaʃə], xarxa (=rete)
[ˈʃaɾʃə]
- vengono usati numerosi
digrammi «tg, tj, tx, ig»: llenguatge (=linguaggio)
[ʎɛŋˈɣwatʒə], viatjar (=viaggiare)
[bjəˈtʒa], despatx (=ufficio)
[dəsˈpatʃ], puig (=collina)
[ˈputʃ]
- il digramma «ll» pronunciato
[ʎ] (come «gli» nell'italiano meglio): lluna (=luna)
[ˈʎunə], ballar (=danzare, ballare)
[bəˈʎɑ], perill (=pericolo)
[pəˈɾiʎ]
- il digramma «ny» pronunciato
[ɲ] (come «gn» nell'italiano gnomo): any (=anno)
[ˈaɲ], muntanya (=montagna)
[munˈtaɲə], puny (=pugno)
[ˈpuɲ]
- il digramma «l·l» che rappresenta
[lː] (doppia L): col·legi (=collegio)
[kuˈlːɛʒi]
- plurali femminili in -es: les bones amigues (le
buone amiche)
- plurali maschili in -s: els bons amics (i buoni
amici)
- passato remoto composto: (jo) vaig cantar (=(io)
cantai); mentre il passato remoto semplice continua invece a València :
(jo) cantí
- l'uso di tre forme (base, debole, rinforzata) per
ogni pronome personale oggetto:
- parlar-me ; parla 'm / m'has parlat ; em parles
- veient-lo ; l'he vist ; el veig
- pronome personale neutro ho:
- veient-lo (=vedendolo, lui) ma veient-ho
(=vedendolo, ciò). No ho sé (=non lo so)
Altre caratteristiche sono la mancanza di molti
vocaboli
arabi (presenti in spagnolo) e la sopravvivenza invece di molte parole
collegate col
francese, con l'occitano
(notevoli in questo caso i verbi in -C alla prima persona del presente:
crec "credo", dec "devo", dic "dico", puc "posso", vinc "vengo", entenc
"intendo"...) e, in minor misura, con l'italiano
(dati gli stretti rapporti esistenti, in età basso-medievale, con gli
stati italiani dell'epoca).
Alcune varianti (più dialetti in catalano antico)
quali il balearico o il dialetto locale di Cadaquès, usano gli articoli
es/so/sa derivati dal latino "ipsu(m)/ipsa(m)" proprio come avviene per il
sardo: es cotxe (=il veicolo/l'auto) , amb so cotxe (=con il
veicolo/l'auto) , sa muntanya (=la montagna). Il resto usa "lo" o "el".
Varianti del Catalano
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Mappa dialettale della lingua catalana
Catalano occidentale (Català occidental)
- Catalano nord-occidentale (Català
nord-occidental)
- Ribagorçà
- Pallarès
- Fragatí
- Valenciano di transizione o Tortosì (Valencià
de transició o Tortosí) (si può classificare come valenciano o
nord-occidentale)
- Matarranya
- Maestrat
- Ebrenc
- Valenziano (Valencià)
- Valenziano casteglionenc (Valencià
castellonenc)
- Valenziano apiciat o Valenziano centrale
(Valencià apitxat o Valencià central)[5]
- Valenziano meridionale (Valencià meridional)
- Valenziano d'Alicante (Valencià alacantí)
- Maiorchino di Tàrbena e della Vall de
Gallinera (Mallorquí de Tàrbena i la Vall de Gallinera)
|
Catalano orientale (Català oriental)
- Catalano settentrionale o Rossiglionese
(Català septentrional o Rossellonès)
- Capcinès (Capcinès)
- Catalano settentrionale di transizione
(Català septentrional de transició)
- Catalano centrale (Català central)
- Salat (Salat)
- Barcellonese (Barceloní)
- Tarragonese (Tarragoní)
- Xipella (Xipella)
- Catalano delle Baleari (Balear)
- Maiorchino (Mallorquí)
- Minorchino (Menorquí)
- Ibizenco (Eivissenc)
-
Algherese (Alguerès)
|
Numero di Parlanti catalano nel mondo (2004)
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Territori dove è lingua ufficiale
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Territori dove il catalano non è lingua ufficiale
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| Territorio |
capiscono il catalano |
parlano catalano |
|
Paesi Catalani |
11.207.555 |
9.090.986 |
| Resto del mondo |
350.000 |
350.000 |
| TOTALE |
11.557.555 |
9.440.986 |
Conoscenza del Catalano (cens.2003-2004)
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| Territorio |
Parla |
Capisce |
Legge |
Scrive |
| Catalogna |
84,7 |
97,4 |
90,5 |
62,3 |
| Comunità
Valenciana |
57,5 |
78,1 |
54,9 |
32,5 |
| Isole Baleari |
74,6 |
93,1 |
79,6 |
46,9 |
| Rossiglione
(Catalogna del Nord) |
37,1 |
65,3 |
31,4 |
10,6 |
| Andorra |
78,9 |
96,0 |
89,7 |
61,1 |
| Frangia d'Aragona
(o Franja de Ponent) |
88,8 |
98,5 |
72,9 |
30,3 |
| Alghero |
67,6 |
89,9 |
50,9 |
28,4 |
(% popolazione sopra i 15 anni).
- 1: u / un (masc.) - una (fem.)
- 2: dos (masc.) - dues (fem.)
- 3: tres
- 4: quatre (masc.) - quatra (fem.)
- 5: cinc
- 6: sis
- 7: set
- 8: vuit
- 9: nou
- 10: deu
-
^ Per l'esattezza
9.118.882 (2007) secondo la Generalitat de Catalunya che include nel
computo i catalanoparlanti monolingui o plurilingui in Spagna e nel
resto d'Europa e del Mondo. Cfr. a tale propsito il
Sito ufficiale della Generalitat de Catalunya
-
^ A questo proposito
confr. Annamaria Gallina, Grammatica della lingua catalana Barcellona,
Editorial Barcino, 1969, pag.10,
ISBN 84-7226-151-4
-
^ «Durante gli anni
del suo regno [cioè di Alfonso il Magnanimo], la nuova cultura
italiana si affermò e trionfò...» AA.VV.La letteratura italiana, il
Quattrocento, Parte I, interamente scritta da
Eugenio Garin, Milano, Edizione speciale per il Corriere della
Sera, RCS Quotidiani, 2005, pag. 257 (Ed. Originale, AA.VV. Storia
della Letteratura italiana, diretta da
Emilio Cecchi e
Natalino Sapegno, Milano, Garzanti Grandi Opere SpA, 2001
-
^
FAQ del portale UE su catalano e altre lingue regionali
-
^ L'apitxat si
differenzia dal valenziano standard soprattutto nella parte fonetica,
in cui le influenze dello
spagnolo sono evidenti. Tale dialetto è infatti parlato nelle zone
della Comunità Valenziana dove la pressione e la concorrenza del
castigliano, sono state, storicamente, più forti che altrove
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