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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Niccol%C3%B2_Machiavelli Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Niccol%C3%B2_Machiavelli&action=history Niccolò MachiavelliDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Niccolò Machiavelli, dettaglio di un dipinto di
Santi di Tito
Firma autografa
Niccolò Machiavelli (San Casciano in Val di Pesa, 3 maggio 1469 – Firenze 21 giugno 1527) è stato un uomo politico, uno scrittore, un drammaturgo, e un filosofo italiano, autore del celebre trattato Il Principe. Insieme con Leonardo da Vinci, Machiavelli è considerato l'esempio tipico dell'uomo rinascimentale. Questa definizione - secondo molti - caratterizza in maniera più compiuta sia l'uomo che il letterato che con il termine machiavellismo, entrato peraltro nel linguaggio corrente per indicare una intelligenza ed una sottigliezza di pensiero quanto mai acute e sottili. È inoltre considerato il fondatore della scienza politica moderna.
[modifica] BiografiaNacque a Firenze da una famiglia di nobili origini (i Machiavelli erano stati signori di Montespertoli trasferitisi a Firenze, sottomettendosi alla sua legge e dividendone le glorie), famiglia guelfa che dette alla città di Firenze ben tredici Gonfalonieri di giustizia e una cinquantina di Priori; la stirpe della madre originaria di Fucecchio era altresì di antica nobiltà e la famiglia dette a Firenze un Gonfaloniere e cinque priori. La madre rimasta vedova con Niccolò in giovane età, si risposò con Francesco di Nello che era giureconsulto e tesoriere della Marca. Machiavelli ricevette un'educazione di tipo umanistico, inizialmente dalla madre che era anche poetessa. Nel 1494 fu allievo di Marcello Virgilio Adriani; la sua educazione fu caratterizzata dalla presenza del latino, ma non del greco antico. Va poi considerato che lesse opere come il De rerum natura di Lucrezio, allora quasi "clandestine". Interessato alla politica già nella giovinezza, approfittò della costituzione della Repubblica di Firenze per cercare di partecipare alla vita politica della sua città. Nel 1498, dopo la cacciata dei Medici da Firenze e la fine dell'avventura politica e religiosa del frate Girolamo Savonarola, Niccolò Machiavelli fu eletto segretario della seconda cancelleria della repubblica fiorentina, assumendo importanti funzioni, tra cui quella di viaggiare all'estero per informare la città sui principali provvedimenti presi dai più importanti governi europei. L'entrare direttamente a contatto con le varie forme di governo assieme alla sua passione per i classici, contribuirono alla formazione del suo pensiero. Nel 1513, con il ritorno dei Medici a Firenze in seguito ad accordi presi con il re di Spagna, Machiavelli, troppo compromesso con il governo precedente, venne incarcerato, torturato e infine confinato nella sua villa in un paesino vicino a Firenze, Sant' Andrea in Percussina. Qui, tra le giornate rese lunghe dall'ozio forzato, comincia a scrivere il suo libro più famoso, Il Principe. Nel 1516 inizia a frequentare le riunioni nei giardini del Palazzo Rucellai (gli Orti Oricellari) dove discuteva di argomenti letterari, filosofici e politici. In questi anni compone opere come la Mandragola e la novella Belfagor arcidiavolo. Nel frattempo il rapporto di Machiavelli con i Medici si rasserena, il cardinale Giulio De' Medici futuro papa Clemente VII gli commissiona la stesura della storia di Firenze che verrà pubblicata col titolo di Istorie fiorentine. Nel 1521 conosce personalmente a Carpi Francesco Guicciardini con cui stringe un'amicizia testimoniata da molte lettere. Dopo pochi anni torna a ricoprire alcuni incarichi per i Medici anche se di poca importanza. Quando nel 6 maggio 1527 avviene il sacco di Roma e la caduta del regime mediceo, Machiavelli decide di tornare a Firenze. Muore improvvisamente il 21 giugno 1527.
[modifica] Machiavelli e il Rinascimento
Statua di Machiavelli, sita agli
Uffizi
Con il termine machiavellico si è inteso dire un atteggiamento spregiudicato nell'uso del potere politico, di amicizie di comodo: un buon principe statista deve essere astuto, mentitore, abile manovratore negli interessi propri e del suo popolo. Ciò si accompagna a un travaglio personale che il Machiavelli sentiva nella sua attività quotidiana e di teorico, secondo una tradizione politica che già in Cicerone affermava: "un buon politico deve avere le giuste conoscenze, stringere mani, vestire in modo elegante, tessere amicizie clientelari per avere un'adeguata scorta di voti". Con Vittorio Alfieri e Machiavelli l'Italia ha conosciuto i più grandi teorici del potere derivante dalla politica. Emerge il conflitto fra libertà di coscienza e ragion di Stato che impone dei sacrifici personali (ai propri princìpi, etc.) in nome di un superiore interesse di un popolo.
[modifica] La concezione ciclica della storiaMachiavelli ha una concezione ciclica della storia:" Tutti li tempi tornano, li uomini sono sempre li medesimi ". Ma ciò che allontana Machiavelli da una concezione deterministica della storia è l'importanza che pone nella "virtù" umana, nella capacità dell'uomo di cambiare il corso degli eventi a dispetto dell'esperienze del passato. Non a caso il Principe, nella conclusione, abbandona il suo taglio cinico e pragmatico per esortare i sovrani italiani, con una scrittura più solenne e venata di un certo idealismo, a riconquistare la sovranità perduta e a cacciare l'invasore straniero. Non c'è rassegnazione nel Principe, né tantomeno sfiducia nei confronti dell'uomo.
[modifica] Il senso della nazioneUna errata interpretazione che risale al secolo scorso fece del Machiavelli un precursore del movimento unitario, ma la parola nazione ha assunto l'attuale significato solo a partire dalla seconda metà del ‘700, mentre il Machiavelli la usò in senso particolaristico e cittadino (es. nazione fiorentina o, nel senso più generico di popolo, moltitudine). Tuttavia, Machiavelli propugnava un principato in grado di reggersi sull'unità etnica dell'Italia; così facendo, e denunciando in tal modo una chiara coscienza dell'esistenza di una civiltà italiana, Machiavelli predica la liberazione dell'Italia sotto il patrocinio di un principe criticando il dominio temporale dei Papi che spezza in due la penisola. Ma l'unità d'Italia resta in Machiavelli un problema solo intuito. Non si può dubitare che avesse concepito l'idea dell'unità d'Italia, ma tale idea restò indeterminata, poiché non trovò appigli concreti nella realtà, restando perciò a livello di utopia, cui solo dava forma la figura ideale del principe nuovo.
[modifica] Il principe o De Principatibus
Emblematico è il modo di trattare argomenti delicati, quali le mosse necessarie al Principe per organizzare uno stato ed ottenerne uno stabile e duraturo consenso. Per esempio vi troviamo indicazioni programmatiche, quali l'utilità nello "spegnere" gli stati abituati a vivere liberi di modo da averli sotto il proprio diretto controllo (metodo preferito al creare un'amministrazione locale "filo-principesca" o al recarvisi e stabilirvisi personalmente, metodo però sempre tenuto da conto in modo da avere un occhio sempre presente sulle proprie terre, e stabilire una figura rispettata e conosciuta in loco). Altro elemento caratteristico del trattato sta nella scelta dell'atteggiamento da tenere nei confronti dei sudditi, culminante nell'annosa questione del "s' egli è meglio essere amato che temuto o e converso" (Cap. XVII). La risposta corretta si concretizzerebbe in un ipotetico principe amato e temuto, ma essendo difficile o quasi impossibile per una persona umana l'essere ambedue le cose, si conclude decretando che la posizione più utile viene ad essere quella del Principe temuto (pur ricordando che mai e poi mai il Principe dovrà rendersi odioso nei confronti del popolo, fatto che porrebbe i prodromi della propria caduta). Qua appare indubbiamente la concezione realistica e la concretezza del Machiavelli, il quale non viene a proporre un ipotetico Principe perfetto, ma irrealizzabile nel concreto, bensì una figura effettivamente possibile e soprattutto "umana". Ulteriore atteggiamento principesco dovrà l'essere metaforicamente sia "volpe" che "leone", in modo da potersi difendere dalle avversità sia tramite l'astuzia (volpe) che tramite la violenza (leone). Mantenendo un solo atteggiamento dei due non ci si potrà difendere da una minaccia violenta o di astuzia. Spesso alla figura evocata dal Principe di Machiavelli viene associata la figura di un uomo privo di scrupoli, di un cinismo estremo, nemico della libertà. Spesso gli viene anche associata la frase "il fine giustifica i mezzi", frase che mai enunciò. Questo perché la parola "giustifica" evoca sempre un criterio morale, mentre Machiavelli non vuole "giustificare" nulla, vuole solo valutare, in base ad un altro metro di misura, se i mezzi utilizzati sono adatti a conseguire il fine politico. Machiavelli nella stesura del Principe si rifà alla reale situazione che gli si presentava attorno, una situazione che necessitava essere risolta con un atto deciso, forte, violento. Machiavelli non vuole proporre dei mezzi giustificati da un fine, egli pone un programma politico che qualunque Principe voglia portare alla liberazione dell'Italia, da troppo tempo schiava, dovrà seguire. Fuori dai suoi intenti una giustificazione morale dei punti suggeriti: egli stende un vademecum necessariamente utile a quel Principe che finalmente vorrà impugnare le armi. Alle accuse di sola illiberalità od autoritarismo, si può dare una risposta leggendo il capitolo IX, "De Principatu Civili", ritratto di un principe nascente dal e col consenso del popolo, figura ben più solida del Principe nato dal conseso dei "grandi", cioè dei grandi proprietari feudali. Non esiste un unico tipo di principato, ma per ognuno troviamo un ampia trattazione di pregi e dei difetti.
[modifica] CuriositàTre primi ministri italiani del Novecento curarono edizioni del Principe: Benito Mussolini, autore del Preludio al Machiavelli, pubblicato per la prima volta nel 1924 su «Gerarchia» e usato poi come introduzione a diverse edizioni; Bettino Craxi (N. Machiavelli, Il Principe, presentazione di B. Craxi, Milano, Mondadori, 1986) e Silvio Berlusconi (N. Machiavelli, Il Principe, Milano, Silvio Berlusconi editore, 1992).
[modifica] Lo stileLo stile di Machiavelli è molto diverso da quello del genere trattatistico rinascimentale. Poiché il suo scopo è quello di fornire uno strumento da applicare immediatamente, utilizza una prosa agile e chiara, di conseguenza non ricorre mai ad ornamentazioni retoriche. Il lessico impiegato dall'autore si rifà a quello petrarchesco e boccacciano, è ricco di latinismi ma anche di parole comuni. Nelle sue opere ricoprono un ruolo assai rilevante anche le metafore, i paragoni e le immagini. La concretezza è una delle caratteristiche salienti, l'esempio concreto ed essenziale, tratto dalla storia anche recente, è sempre preferito al concetto astratto.
[modifica] Opere principali
[modifica] Drammaturgie minori
[modifica] Bibliografìa
[modifica] CuriositàMachiavelli è il protagonista di un romanzo scritto da Raphaël Cardetti nel 2003, intitolato La vendetta di Machiavelli, una storia dalle tinte gialle che si svolge nella Firenze del 1498.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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