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Metrica classica
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Metrica classica è la definizione di quel particolare insieme di
regole ritmiche operanti nella versificazione e nella cosiddetta
prosa ritmica della
letteratura greca e
latina dell'età
antica, basata sul principio dell'alternanza, secondo schemi
prefissati, di sillabe lunghe e brevi (metrica
quantitativa).
Metrica greca e metrica latina
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Nei manuali dedicati all'argomento, la metrica latina e la metrica
greca sono trattate ora assieme, ora in opere separate: tale scelta deriva
dal modo in cui sono concepiti i rapporti tra la metrica latina e quella
greca, che grazie al suo prestigio le servì da modello. A sostegno di una
divisione delle due materie, si può osservare che le convenzioni
prosodiche del
latino non coincidono interamente con quelle del
greco, e soprattutto in età arcaica, quando il processo di
acculturazione da parte dei romani della più sofisticata cultura greca
era in pieno svolgimento, i modelli greci furono adattati con grande
libertà dagli autori latini (per fare un esempio, il
senario giambico deriva dal
trimetro giambico, ma non è esattamente la stessa forma metrica); a
sostegno di una trattazione d'insieme, si può osservare come la tendenza,
da parte dei poeti latini più tardi (di età tardo repubblicana, augustea e
imperiale) fu quella di riprendere i modelli greci in maniera fedele,
tanto che moltissimi metri greci hanno il loro esatto corrispondente in
latino e le due metriche vengono in buona parte a coincidere. Si prende
quindi qui come punto di riferimento la metrica greca, e sulla sua scorta
si considerano i metri che le due letterature condividono; per i metri
invece propri al latino, si veda invece metrica latina.
La metrica come scienza: una breve storia
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La maggior parte dei metri greci, se non tutti, erano già noti ed usati
in età arcaica. L'ampiezza e la varietà delle forme usate, in parte
conseguenza dello stretto rapporto che nell'epoca più antica esisteva tra
poesia e
musica,
rese necessario, con il venir meno di questa relazione, la nascita della
metrica intesa come studio delle forme metriche.
Il primo metricologo di cui si ha notizia fu
Damone,
che ebbe
Pericle come allievo; le fonti antiche ricordano anche
Aristosseno di
Taranto,
discepolo di
Aristotele, che studiò soprattutto la ritmica, e, in epoca
ellenistica,
Filosseno.
Di questi più antichi studiosi non si sa poco o nulla, maggiori notizie
invece si dispongono degli studiosi di
età imperiale, in particolare
Eliodoro
ed
Efestione. Le vestigia del lavoro del primo sono stati conservati
negli scoli
metrici di
Aristofane, mentre del secondo, autore di voluminosi trattati, è
sopravvissuto il suo Ἐγχειρίδιον περὶ μέτρων (Encheiridion perì métron,
manuale sui metri), che rimane il testo base per ogni studio sulla metrica
antica. Altre notizie, per lo più poco originali, sono riferite dai
numerosi testi dei grammatici latini; altre fonti, soprattutto per la
prosa metrica, sono contenuti nei trattati di
retorica,
a partire da quelli di
Cicerone e
Quintiliano. Il trattato De musica di
S. Agostino e in generale i frammenti degli antichi studiosi di musica
contengono anch'essi informazioni preziose.
In epoca bizantina, anche se la conoscenza delle forme più complesse,
come quelle della lirica corale, si era appannata, i grammatici
continuarono a copiare, riassumere e rielaborare i testi scolastici degli
autori più antichi, e si incontrano eruditi, come
Demetrio Triclinio (prima metà del
XIV
secolo) con una conoscenza metrica sorprendente. Fu grazie a questi
eruditi greci che la conoscenza metrica sopravvisse nel corso del
medioevo
e, dopo la caduta di
Costantinopoli, furono loro a portare queste conoscenze in
Italia e
da lì si diffusero nel resto d'Europa.
Nei secoli successivi, la metrica non fu trattata che incidentalmente
dai filologi;
Richard Bentley e
Richard Porson studiarono soprattutto i versi del dialogo drammatico,
mentre la conoscenza dei metri lirici restava lacunosa. Fu il tedesco
Johann Gottfried Hermann, all'inizio del
XIX
secolo, a porre le basi della metrica moderna, partendo dalle dottrine
degli antichi, e aprendo la strada a tutti gli studi successivi:
pionieristici in particolare furono i suoi studi sui metri della lirica
corale. La fine del XIX secolo e l'inizio del XX vide invece l'
applicazione del metodo storicistico alla metrica, da parte di
Ulrich von Wilamowitz-Möllendorf e di O. Schröder, che si
concentrarono soprattutto sull'origine dei versi conosciuti, ricercando un
ipotetico "verso primordiale" (Urvers) da cui sarebbero derivati
tutti gli altri, sebbene con risultati poco incoraggianti.
Nei primi decenni del XX secolo, anche gli studi sulla prosa ritmica
hanno conosciuto un momento di grande sviluppo: si ricorda, fra tutti, il
classico di
Eduard Norden, Die Antike Kunstprosa, (La prosa d'arte antica),
1909.
La metrica: strutture generali
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Secondo la tradizione antica lo studio della metrica si divide in tre
branche:
-
Prosodia, che si occupa della quantità delle sillabe
- Metrica vera e propria, che si occupa della combinazione
delle quantità sillabiche nella versificazione.
- Strofica, che si occupa delle combinazioni di versi in gruppi
strutturati
Metrica: glossario di base
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Si riportano qui di seguito le definizioni delle entità metriche, dalla
più semplice alla più complessa: i collegamenti rimandano a una
trattazione più approfondita dei singoli concetti.
-
mora
(gr. χρόνος): è l'unità di misura nella prosodia classica. Secondo le
convenzioni in uso già tra gli antichi, una sillaba breve vale una mora,
una sillaba lunga due more.
- sillaba breve: in generale, una sillaba è breve quando è
aperta e contiene una vocale breve. Si veda
prosodia.
- sillaba lunga: o
- per natura: contiene una vocale lunga o un dittongo
- per posizione (o meglio per convenzione): contiene
una vocale breve seguita da due o più consonanti.
-
piede (gr. ποῦς, lat. pes): unità metrico-ritmica di
base, composta da due a quattro sillabe e lunga da due a più more.
- Elementum (it. elemento): è l'unità di misura dei
tempi ritmici di cui è composto un piede. Si definiscono quattro
elementa alla base della metrica classica:
- Elementum breve, (simboleggiato con ∪) unità
di movimento corrispondente a una sillaba breve,
- Elementum longum, (simboleggiato con ∪∪)
unità di movimento corrispondente a sillaba lunga sostituibile
all'occorrenza con due brevi.
- Elementum anceps, o ancipite, (simboleggiato
con X) unità di movimento in cui può comparire tanto un
longum quanto un breve, realizzabile dunque con una sillaba
breve, una sillaba lunga o due sillabe brevi
- Elementum indifferens, (simboleggiato normalmente
con il simbolo musicale della
corona, con Λ o con ∪), unità di movimento
corrispondente a una sillaba o lunga o breve.
- metro (gr. μέτρον, lat. metrum): l'unità di misura del
verso, che coincide con il piede (nel caso di piedi della durata
superiore alla quattro more) o a due piedi (per quelli di durata uguale
o inferiore alle quattro more, ad esclusione dell'esametro e del
pentametro dattilico). Nel secondo caso, si chiama
sizigia (gr. συζυγία) o meno chiaramente dipodia.
-
colon plurale cola (gr. κῶλον, pl. κῶλα) o membro:
formato da alcuni piedi o sizigie secondo uno schema metrico preciso che
però non ha carattere indipendente, di durata in genere non superiore
alle 18 more.
-
verso
(gr. στῖχος, lat. versus): entità formata da più piedi o sizigie,
dotato di una autonomia ritmica che lo differenzia dal colon. Può
contare fino a quattro sizigie (tetrametro) trenta more. Oltre tale
limite è definito ipermetro (gr. ὑπέρμετρος, lat. hypermeter).
Un verso (e così un periodo o una strofa o un sistema) è un'unità
indipendente in quanto presenta le seguenti caratteristiche:
- termina con una pausa
- ammette
iato con la sillaba iniziale del verso successivo
- la sua sillaba conclusiva è sempre elementum indifferens,
ossia può essere indifferentemente lunga o breve.
-
asinarteto : è un particolare tipo di verso, formato da due
cola di metro differente, separati da una dieresi.
-
periodo (gr. περίοδος, lat. periodus/ambitus): un insieme
indipendente di due o più cola, di ampiezza uguale o maggiore a
quella del verso, ma senza carattere fisso.
-
strofe (gr. στροφή, lat. stropha): entità metrica formata
da due o più versi o periodi.
- sistema (gr. σύστημα): entità metrica composta di una
successione di cola dalla struttura regolare (per lo più dimetri)
di uno stesso metro di una estensione considerevole.
Talvolta cola e versi possono essere allungati o abbreviati
rispetto al loro schema di base. Si definisce allora:
- acefalo: privo della sillaba iniziale
- procefalo: allungato di una sillaba al suo inizio. Tale
fenomeno è noto anche come
anacrusi.
- catalettico (gr. καταληκτικός): privo della sillaba finale.
In metri trisillabi, come il
dattilo,
se le sillabe mancanti sono due, si definisce catalettico in syllabam,
se la sillaba mancante è una, invece, viene detto catalettico in duas
syllabas. Due cola catalettici combinati assieme formano un
verso dicatalettico
- ipercatalettico: allungato alla conclusione di una sillaba.
Altri fenomeni importanti:
-
iato
(lat. hiatus) successione di due vocali non fuse in un dittongo e
dunque appartenenti a sillabe diverse. Normalmente, le lingue classiche
evitano sempre lo iato, se non a fine di verso (o periodo, o strofa).
- sinafia: (gr. συνάφεια) fenomeno di continuità ritmica tra
due cola, che consente a una parola di essere spezzata tra la
fine di un colon e l'inizio dell'altro, o nel caso di due vocali
contigue, appartenenti a due parole diverse, di essere unite in
sinalefe.
-
anaclasi (gr. ἀνάκλασις): fenomeno in cui una sillaba breve e
una lunga all'interno di un piede o di una sizigia o tra due sizigie
contigue invertono la loro posizione (per esempio, un metro giambico ∪ —
∪ — può, per anaclasi, divenire un coriambo — ∪ ∪ —).
-
cesura (gr. κοπή, lat. caesura): incisione ritmica
all'interno di un verso che divide in due parti un piede.
-
dieresi (gr. διαίρεσις, lat. diaeresis): incisione
ritmica all'interno di un verso che cade tra due piedi.
-
zeugma o
ponte
(gr. ζεῦγμα, lat. zeugma): punto del verso in cui una parola non
può terminare.
La natura dell'ictus e la lettura dei
versi
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Il
greco, lingua dall'accento
melodico, non intensivo, non possedeva un
accento metrico nel senso moderno della parola; e quando i grammatici
romani parlano di
ictus
metrico, che cadeva sul tempo forte del piede, non indicavano un accento
intensivo, ma semplicemente che il tempo forte era il "tempo del battere",
contrapposto al tempo debole, che era il "tempo di levare", quando si
scandiva la lettura del testo con il piede o con il dito.
Quando, in età tardo antica, sia il greco che il latino persero la
distinzione fonologica tra vocali lunghe e brevi, la comprensione dei
principi della metrica classica divenne sempre più difficile e sia il
greco bizantino, che il
latino medioevale, assieme alle
lingue romanze, svilupparono una nuova metrica, basata
sull'isosillabismo, sulle posizioni degli
accenti (che erano divenuti intensivi) e sulla
rima.
Sempre a causa di questi mutamenti linguistici, si elaborò in ambito
scolastico un sistema di lettura dei metri antichi, il cui ritmo era più
percepito tramite un accento intensivo, anche quando contrario alla
pronuncia corretta della parola, nel tentativo di restituire almeno una
vaga impressione dell'antico ritmo, ancora insegnato nelle scuole.
Così, per fare un esempio, l'incipit dell'Eneide, che letto normalmente
sarebbe
"Árma virúmque cáno, Tróiae qui prímus ab óris" diviene
"Árma virúmque canó, Troiaé qui prímus
ab óris" .
Tale sistema può essere utile per far percepire la diversità di lettura
della poesia da quello della prosa nella letteratura antica, purché si
tenga ben presente che mai gli antichi greci o latini lessero la
loro poesia in questo modo. La percezione del sottile
contrappunto che lega il decorso tonale del testo poetico e la
successione ritmica delle durate sillabiche è per noi irrimediabilmente
perduta.
La classificazione dei versi
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In genere, sono possibili due schemi di classificazione dei versi: uno
secondo lo schema metrico, un altro secondo il
genere letterario in uso.
La classificazione secondo lo schema metrico è la seguente.
- Versi κατὰ μέτρον (katà métron), basati su un solo tipo di
piede:
- Versi misti (composti da piedi differenti):
In tale classificazione, la
metrica eolica può essere divisa tra i dattili e i coriambi o essere
trattata con i versi misti.
Classificazione per genere:
- Versi cantati (lirica monodica):
-
metri eolici
- altri metri lirici (gli asinarteti archilochei, alcuni metri
ionici)
- metri diversi utilizzati nelle parti cantate della tragedia
Le forme del componimento poetico
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I componimenti poetici greci potevano essere strutturati in varia
maniera:
- componimenti stichici κατὰ στῖχον (katà stíchon),
ossia caratterizzati dalla successione ininterrotta del medesimo verso.
È la struttura dell'esametro eroico o didascalico, spesso usata anche
per il
trimetro giambico o per il
tetrametro trocaico.
- se i versi, con la stessa base metrica, sono accoppiati a due a
due, si ha un
distico.
Di questa tipologia, il
distico elegiaco è il più diffuso, ma sono possibili altre
combinazioni.
- se versi di basi metriche diverse (ad esempio un verso dattilico e
un verso giambico) sono accoppiati a due a due, si ha un
epodo.
Sono possibili varie forme epodiche, tra cui:
- le
strofe o versi κατὰ στροφήν(katà strophen): possono
essere composte sempre dal medesimo verso oppure da combinazioni di
versi diversi. Nella
lirica corale tali strofe possono essere create secondo schemi molto
complessi, mentre maggiore uniformità si incontra nella
lirica monodica, in cui, accanto a strofe ottenute accostando due
distici epodici (come avviene nelle Odi di Orazio) sono possibili
varie combinazioni. Gli schemi più importanti sono:
Questi sistemi strofici sono in uso nella
lirica monodica, e più tardi nella poesia
ellenistica e in quella
latina. La
lirica corale, e le parti corali della tragedia, usano invece strofe
dalla struttura molto più complessa e che variano molto da un esempio
all'altro.
I componimenti strofici, a seconda del loro ordine interno, sono poi
ulteriormente divisi in:
- componimenti monostrofici quando la stessa strofe si ripete
identica per tutto il poema;
- componimenti
epodici,
o triade epodica, quando ad una strofe e ad un'antistrofe dalla
stessa struttura metrica segue un epodo di struttura differente. Nella
lirica corale, l'epodo è sempre ripetuto, secondo lo schema A A B, A' A'
B', ecc.; nella tragedia invece l'epodo compare di solito una volta
sola, in posizione variabile.
La prosa ritmica e il cursus
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Sebbene normalmente non vincolata agli schemi metrici anche la prosa
può, in determinati casi, per motivi enfatici, piegarsi ai suoi schemi. In
particolare nella teorizzazione e nella pratica
retorica
divenne uso comune, tanto nel mondo greco che nel mondo romano, dare
particolar rilievo al punto più importante e sensibile del periodo, la
clausola finale, facendole assumere un particolare ritmo. Tale abitudine
sopravvisse alla fine della metrica quantitativa e nel corso del Medioevo
rimase prassi comune, nella prosa latina, chiudere i periodi con clausule
metriche, non più basate sulla quantità, ma sugli accenti, secondo diversi
tipi standardizzati di
cursus.
- M. Lenchantin de Gubernatis Manuale di prosodia e metrica latina
ad uso delle scuole,
1941 (e
successive ristampe);
- M. Lenchantin de Gubernatis Manuale di prosodia e metrica greca
ad uso delle scuole,
1948 (e
successive ristampe);
- Bruno Gentili, La metrica dei Greci, Messina-Firenze, D'Anna,
1958 (rist.
1982)
- L.E. Rossi Metrica classica e critica stilistica. Il termine
"ciclico" e l'agoghé ritmica,
Roma, 1963
- Maria Chiara Martinelli, Gli strumenti del poeta: elementi di
metrica greca,
Bologna
1997;
In lingua straniera
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- F. Crusius-H. Rubenbauer, Römische Metrik. Eine Einfuehrung,
Monaco,
1967²
- W.J.W. Koster, Traité de métrique grecque suivi d'un précis de
métrique latine, Leida,
1936 (19664)
- L. Nougaret, Traité de métrique latine classique,
Paris,
Klincksieck,
1948
- M.L. West, Greek Metre,
Oxford,
Clarendon Press,
1982
- A. Dain, Traité de métrique grecque,
Paris,
Klincksieck,
1965
- D. Korzeniewski, Griechische Metrik, Darmstadt,
1989²
- B. Snell, Griechische Metrik,
Gottinga,
1957 (Trad.it. Metrica Greca, La Nuova Italia, Scandicci
(FI), 1990)
Opere più antiche
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- G. Hermann, Elementa doctrinae metricae,
Lipsia
1816
- W. Christ, Metrik der Griechen und Römer, Lipsia
1879
- U. v. Wilamowitz-Moellendorf, Griechische Verskunst,
Berlino
1921 (rist.
Darmstadt 1958,
1975,
1984)
Da ricordare anche:
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- A. Meillet, Les origines indo-européennes des mètres grecs,
Parigi
1923.
(Comparazione dei metri greci con altri metri di lingue quantitative,
come il sanscrito).
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