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Mu'allaqât

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Les Mu'allaqāt (arabe : المعلقات), aussi écrit Mu'allaqat, Mou'allaqāt, voire mouallakats, sont un ensemble de poèmes pré-islamiques. Leur nombre varie en fonction des auteurs : de six à dix, sept étant le plus fréquent. Ce nom signifie « Les suspendues » car ces odes auraient été suspendues à la Ka'ba de La Mecque.

Sommaire

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Contenu [modifier]

Ces œuvres ont été écrites durant une époque où byzantins et perses sassanides se disputaient l'influence sur la péninsule arabique, via leurs vassaux respectifs, les ghassanides et les lakhmides. Elles ont été réunies pour la première fois par Hammad Ar-Rawiya et contiennent les thèmes chers à la poésie arabe pré-islamique :

  • description de l'environnement,
  • l'éloge des protecteurs, des morts ou du poète lui-même,
  • l'injure des clans ennemis,
  • l'amour,
  • le vin.

Chaque texte contient, dans un ordre souvent peu logique, des métaphores, des comparaisons, des images, des références à la vie dans le désert (par exemple, dans son poème, Tarafa parle de chameaux goudronnés car, à l'époque, on enduisait de bitume les chameaux galeux et on les écartait du troupeau). Ce désordre pourrait provenir d'ajouts que les éditeurs successifs auraient fait pour parvenir à une longueur standard, tout en respectant la métrique et la rime ; ils auraient pris des extraits d'autres œuvres du poète pour rallonger « sa » mou'allaqât[1].

Les poètes de ce recueil sont originaires de différent endroits de la péninsule, mais l'ensemble est écrit dans la langue de la région de Hedjaz.


Les septs poètes classiques [modifier]

  1. Imrû'l-Qays Ibn H'ujr,
  2. Amr Ibn Kulthûm,
  3. Al-H'arith Ibn H'illiza,
  4. Zuhayr Ibn Abî Sulma,
  5. 'Antara Ibn Chaddâd (Antar),
  6. Labîd Ibn Abî Rabîca,
  7. T'arafa Ibn Al-'abd

 

Les trois poètes supplémentaires [modifier]

  1. Al-'Acha Maymûn,
  2. Nâbigha al-Dhubyânî,
  3. Abîd Ibn Al-Abraç.

 

Références [modifier]

  • Les dix grandes odes arabes de l'Anté-Islam, Les Mu'allaquât traduites et présentées par Jacques Berque, La bibliothèque arabe, Éditions Sindbad (1979)
  • Les Mu'allaqât, Les Sept poèmes pré-islamiques, préfacés par André Miquel, traduits et commentés par Pierre Larcher, Éditions Les immémoriaux / Fata Morgana (2000).
  • Le Guetteur de mirages. Cinq poèmes préislamiques d'al-A‘shâ Maymûn, ‘Abîd b. al-Abras et al-Nâbigha al-Dhubyânî traduits de l'arabe et commentés par Pierre Larcher, Petite bibliothèque de Sindbad. Paris et Arles : Sindbad/Actes Sud (2004).
  • Les Mou'allaqât, Poésie arabe pré-islamique, présentation et traduction Jean-Jacques Schmidt, Éditions Seghers.
  • Les Mou'allaqât, présentation et traduction Jean-Jacques Schmidt, Éditions L'esprit des péninsules (1998)
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Mu'allaqat

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Le Mu‘allaqāt (in arabo المعلقات) costituiscono la raccolta più nota di poesie arabe, composte probabilmente nel secolo VI d. C., cioè in epoca preislamica e riunite insieme però nel secolo VIII.
 

Questa antologia sembra infatti che sia stata collazionata da Hammād al-Rāwī a seguito di una richiesta del califfo interessato a una raccolta di poesie antiche per il figlio. Secondo alcune fonti arabe il califfo in questione sarebbe stato Mu‘āwiya (661-680) e, secondo altre, ‘Abd al-Malik (685-705).
Quali siano stati il committente e il movente che hanno portato alla organizzazione della raccolta, è certo che nei secoli queste poesie sono divenute un modello per i poeti arabi tanto che alcune di esse fanno parte, ancor oggi, dei programmi scolastici dei Paesi arabi.
La personalità del poeta iracheno Hammād al-Rāwī, accusato talvolta dalle fonti di essere poco onesto nella sua importante attività di trasmettitore di poesia, ha sollevato dubbi sull’autenticità e sull’attribuzione di tanta poesia araba preislamica, fra cui anche delle Mu‘allaqāt.

Il titolo Mu‘allaqāt è documentato soltanto a partire dal X secolo, mentre precedentemente si hanno notizie di antologie dal titolo diverso, per esempio “le Sette”, che - visti i contesti in cui sono citate - fanno supporre che si trattasse di questa stessa raccolta. Sempre nel secolo X cominciano ad apparire anche le spiegazioni relative al significato del titolo. Secondo la tradizione, recepita anche da Wolfgang Goethe nel suo West-östlicher Divan, il participio passivo sostantivato Mu‘allaqāt, le Appese, starebbe a ricordare che queste poesie erano scritte, per la loro bellezza, su stoffa e appese a Mecca nella Ka'ba. Infine, basandosi sull’uso frequente nei titoli di opere arabe di termini indicanti gioielli, alcuni orientalisti, fra cui Charles Lyall e Theodor Nöldeke, hanno supposto che il titolo indicasse ciondoli preziosi, pendentif appunto.

Come abbiamo visto si ha notizia di un'antologia composta da sette qaside, come sembra fosse quella di Hammād e come è la maggior parte delle edizioni delle Mu‘allaqāt. Così le qaside che appaiono in tutte le recensioni sono quelle attribuite a Imru l-Qays, Zuhayr e Labīd a cui sono aggiunte, nella maggior parte dei casi, quelle di ‘Antara, Tarafa, ‘Amr ibn Kulthūm e al-Hārith ibn Hilliza; infatti, per esempio al-Mufaddal (m. 790 ca.) sostituisce la qasida di ‘Antara e quella di al-Hārith con una di al-Nābigha e una di al-A'shā, così come, in altre edizioni, l’antologia comprende dieci nomi, aggiungendo ai primi sette anche al-Nābigha al-Dhubyānī, al-A'shā e ‘Abīd ibn al-Abras.

Tutti questi poeti sarebbero vissuti nel secolo antecedente l’Islam in una società molto meno uniforme di quanto normalmente si crede e delle cui realtà umane, sociali e politiche furono i portavoce. Pertanto le sette Mu‘allaqāt, (di cui si può vedere la traduzione italiana e i testi arabi in Tracce consunte come graffiti su pietra, note sul lessico delle Mu‘allaqāt) si presentano affatto simili fra loro anche se, essendo qaside, affrontano i temi peculiari di questa antica forma poetica araba. Così pur avendo versi dedicati all’amore, alla descrizione o al vanto ognuna di esse ha proprie peculiarità tematiche e formali legate alla personalità del poeta, ma anche all’impostazione personale o tribale.
La mu‘allaqa di Imru l-Qays, che secondo la tradizione sarebbe l’inventore della qasīda, è nota in modo particolare per le descrizioni naturali che il poeta vi inserisce e che si susseguono a commento del viaggio, reale e metaforico, che il poeta compie. Infatti, come la maggior parte delle qaside, il poeta parte dai resti dell’accampamento abbandonato dall'amata e affronta gli spazi aperti dell’Arabia fra animali e paesaggi naturali, accompagnato dalla sua cavalcatura e sostenuto da ricordi amorosi.

La mu‘allaqa di Zuhayr è in lode di due capi della tribù dei B. Dhubyān che riuscirono a porre fine a una lunga e sanguinosa guerra fra la loro e i B. Abs. Il tema degli orrori della guerra si intreccia con quello della caducità della vita affrontata dal vecchio poeta grazie alla fede in un Dio onnipotente. La composizione termina con una serie di versi divenuti proverbiali anche se è impossibile stabilire se sono i versi di Zuhayr a essere divenuti proverbi o piuttosto se il poeta abbia fatto sue espressioni di saggezza collettiva.

La struttura della mu‘allaqa di Labīd corrisponde a quella codificata della qasida. Infatti inizia con la descrizione dell'accampamento abbandonato dalla donna amata e dalla sua tribù, per proseguire con il viaggio del poeta, accompagnato dal suo dromedario, nella cui descrizione Labīd si sofferma con paragoni e metafore. Da qui inizia l’auto-elogio, costruito intorno alla descrizione della propria vita talvolta allegra, fra vino e amori, talaltra difficile, fra scontri fisici e verbali.

Anche la mu‘allaqadi ‘Antara affronta temi soggettivi, quali l’amore per la cugina Abla, e il coraggio e le virtù mostrate dal poeta in tante situazioni difficili ricordando, fra l’altro, anche il suo valoroso cavallo morto in battaglia. Tutti questi temi si intrecciano, infine, con dolci e vive descrizioni naturali che fanno di questa poesia una delle più note.

La mu‘allaqa di Tarafa, pur seguendo anch’essa lo schema della qasida, è famosa in modo particolare per la descrizione della cammella che occupa ben 28 versi, descrizione realistica costruita attraverso una scomposizione del corpo dell’animale i cui elementi portano a una serie di paragoni in cui la vita quotidiana si trasforma, anche grazie a un difficile lessico.

Le mu‘allaqāt di ‘Amr ibn Kulthūm e di al-Hārith ibn Hiliza sono strettamente connesse, in quanto i due poeti, portavoce delle rispettive tribù, perorano la causa del proprio gruppo in presenza del re dei Lakhmidi. Entrambe sono dunque due qaside tribali ricche di lodi e di velate minacce per il sovrano da ingraziarsi, di vanto del gruppo e di attacco agli avversari.

 

Bibliografia [modifica]

  • Daniela Amaldi, Tracce consunte come graffiti su pietra, note sul lessico delle Mu‘allaqāt, Napoli, Istituto Universitario Orientale, 1999.
  • Ch. Lyall, Translations of ancient Arabian Poetry, Londra, 1885.