Nessuno lo fa vedere: siamo uomini, no? Ma ognuno nel suo intimo soffre di
questo suo "non esserci" nei momenti importanti della vita dei suoi cari.
Qui invece tutto resta incolore e monotono, non ci sono luci né regali. Anzi
spesso gli agenti sono particolarmente irritabili, perché hanno avuto la
sfortuna di dover passare il Natale con noi, in carcere. Ed è una situazione
pericolosa, perché irritazione degli agenti per noi vuol dire facile
rapporto disciplinare.
Allora ognuno fa finta di passare il Natale. Ci si invita a turno cella per
cella, si brinda con l’acqua minerale e si taglia una fetta di panettone,
per chi ha avuto i soldi per comperarlo sovrapprezzo alla spesa. È come una
fiction, facciamo finta, o meglio ci fissiamo in testa che siamo nel periodo
delle festività natalizie e via di seguito. Poi finalmente arriverà
Capodanno, in cui brinderemo, sempre con l’acqua minerale, e passeremo la
mitica mezzanotte guardando alla televisione cosa succede a New York, a
Parigi, a Berlino, e ci sembrerà di aver fatto il giro del mondo in un
minuto, e invece dopo due minuti ci accorgeremo che non ci siamo mossi di un
millimetro dalla nostra cella.
E poi ci sono i pacchi che ci portano i famigliari, prima o dopo il Natale,
e ogni volta che li apriamo o li tocchiamo ci viene il ‘magone’, ed è come
girare il coltello nella ferita. Perché ogni cosa che sembra ci dia un
contatto fisico con la libertà ci fa male. Una cartolina, una telefonata di
auguri con i bambini a casa sono un colpo al cuore, perché il cuore è là con
loro, e il corpo è chiuso qui dentro, e la testa corre, e pensa di essere a
casa… i bambini che fanno casino, il panettone, l’albero di Natale e il
calore della festa!
Qui fa solo freddo, e si guarda la televisione per vedere come passano il
Natale gli altri, quelli fuori, tutti belli, tutti sorridenti, tutti
fortunati, e non lo sanno! Allora ci si consola dicendo: ancora
due-tre-sei-otto Natali e ci sono anch’io là fuori, tutto bello, tutto
sorridente e fortunato, ma io, in quel momento, lo saprò di essere
fortunato.
E intanto facciamo di tutto per mascherare le nostre solitudini, le nostre
malinconie, e scherziamo, ridiamo (a denti stretti) e… speriamo che finisca
presto.
C’è chi riesce, da vero mago culinario, su un fornelletto camping-gas a
cucinare delle pietanze che un uomo libero non immaginerebbe neanche.
Tortellini, pizze, piatti tipici di ogni angolo d’Italia, e ultimamente del
mondo, che si avvicinano molto approssimativamente a quelli di casa. Hanno
tutti una cosa in comune, un ingrediente che li fa diventare speciali, sono
fatti con il Cuore, e questo speciale componente dà loro un sapore
particolare, di Natale appunto. Sembra impossibile da credere, perché è un
"cattivo" che ve lo dice, ma dovete fidarvi, è la verità.
E la sera di Natale ci sentiamo anche stanchi, come se avessimo fatto chissà
quale festa!! Non ci siamo mossi di un passo, non siamo usciti dalla nostra
cella per tutta la giornata, ma poi a colloquio con i nostri bambini potremo
anche raccontare storie e fatti accaduti a Natale, perché qualcosa succede
sempre e se non succede la si inventa per il loro piacere.
Però il Natale è anche bello, perché è speranza che le nostre istanze
vengano accolte, che i politici ci concedano un’amnistia e un indulto, che
qualcuno si accorga della nostra buona condotta e ci dia magari un permesso
a casa per un giorno o due da trascorre con i propri cari. Poco importa se
magari sarà il 17 febbraio, e non il 25 dicembre, per noi quel giorno sarà
Natale!
Ah, scusate, dimenticavo, TANTI AUGURI A TUTTI VOI, Là FUORI !!!
Marco |