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| Trilussa | Pascarella |
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Vita d'artista [modifica]Ragazzino, l'avevano messo a studiare in
seminario, a
Frascati:
scappò via. A leggere la sua produzione poetica non pare che quella prima
esperienza lo abbia conciliato con gli ambienti religiosi. La nuova capitale ribolliva di novità, di idee, di progetti, di smanie: il ventenne Pascarella vi si tuffò e cominciò a frequentarne gli artisti mondani e innovatori, partecipando alle attività dei "XXV della campagna romana" (dove era noto per i suoi asinelli), frequentando il Caffè Greco, stringendo rapporti con gli artisti più simili a lui per irrequietezza e bisogno di nuovo, collaborando con la Cronaca bizantina e successivamente con il Fanfulla della domenica, che pubblicano le sue prime cose. La nota caratteristica della sua personalità è l'irrequietezza: dopo il viaggio in Sardegna del 1882 con D'Annunzio e Scarfoglio alla scoperta di un mondo considerato misterioso ed arcaico, continua a viaggiare moltissimo (India, Giappone, Stati Uniti, Cina, Argentina, Uruguay), annotando nei suoi Taccuini disegni e osservazioni acute e caustiche. Pubblica, nel frattempo: nel 1886 "Villa Gloria" (Villa
Glori), 25 sonetti sul tentativo dei
Fratelli Cairoli di liberare
Roma, nel 1893 il lavoro più noto, "La scoperta de l'America",
ma anche elzeviri, resoconti, collaborazioni. Nel 1930 è nominato accademico d'Italia. Muore a Roma l'8
maggio 1940,
sordo e in solitudine.
Opere letterarie [modifica]
Er morto de campagna esce sulla Cronaca bizantina, La serenata e Cose der monno in Fanfulla della domenica, L'allustra scarpe filosofo in L'illustrazione italiana. Dei poeti della sua generazione che hanno scritto in romanesco è quello con più forte senso della storia e intenzione sociale, intesi in senso moderno: non a caso fu Carducci a lanciarlo sulla scena letteraria nazionale dedicandogli un articolo sulla Nuova Antologia all'uscita di Villa Gloria.
Citazioni e testi [modifica]
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