Plinio nacque a
Como nel
61 dopo
Cristo,
da una famiglia di rango equestre molto ricca. Suo padre morì quando lui
era ancora bambino e Plinio fu adottato dallo zio,
Plinio il Vecchio, che lo fece studiare a
Roma alla
scuola di
Quintiliano.
Dopo lo studio (s'interessò, grazie all'influenza dello zio, sia allo
stile lineare di
Cicerone
che a quello magniloquente dell'asianesimo).
Nel 79 d.C.
assistette all'eruzione del
Vesuvio
dal lato opposto del
Golfo di Napoli in cui perse la vita il celebre parente.
Si dedicò all'arte oratoria, e percorse tutte le tappe del
cursus honorum sotto l'impero di
Domiziano. Fu il primo ad assurgere al rango senatorio per la propria
famiglia.
Probabilmente, grazie non solo al proprio talento, ma anche alla propria
ricchezza e alle amicizie con i potenti, la sua carriera fu tra le più
brillanti, e riuscì a diventare prefetto all'erario di Saturno,
cioè uno dei cassieri dell'impero. Alla fine della sua vita fu governatore
in Bitinia
dal 111 al
113, anno in
cui probabilmente morì.
L'opera maggiore di Plinio il Giovane è una raccolta di epistole (247
suddivise in dieci libri) scritte fra il 96 e il 109. Le lettere non sono
un artificio letterario, bensì furono vere e proprie epistole, frutto di
un carteggio con amici e colleghi, talvolta scritte per occasioni
particolari (come notizie, raccomandazioni, etc.), altre volte per ragioni
sociali (inviti, scambi di opinione, etc.), oppure per ragioni descrittive
(celeberrima è la cronaca dell'eruzione del
Vesuvio
del 79).
L'opera é dedicata all'amico Setticio Claro: "Frequenter hortatus es, ut
epistulas, si quas paulo curatius scripsissem, colligerem publicaremque.
Collegi non servato temporis ordine - neque enim historiam componebam -,
sed ut quaeque in manus venerat". Plinio afferma di aver adempiuto alle
richieste dell'amico che lo esortava a raccogliere le lettre scritte
"paulo curatius" (con maggior cura). Si tratta dunque di un epistolario
letterario, scritto nel preciso intento di pubblicarlo. Le epistole non
saranno raccolte cronologicamente besì "ut quaeque in manus venerat" (così
come mi capitano sotto mano). Oltre ai primi nove libri, ne esiste un
altro che contiene il carteggio che Plinio tenne con l'imperatore
Traiano
durante il governo della Bitinia. Questa raccolta fu pubblicata postuma,
probabilmente grazie a Traiano stesso, che avrebbe voluto, con esso,
proporre un manuale d'esempio di buona amministrazione. Fra queste
lettere, sono famose quelle relative ai cristiani (epistole 96 e 97),
nelle quali Plinio informa l'imperatore sulle sue modalità d'inchiesta nei
confronti dei cristiani (affermando di non sapere se trattare diversamente
i bambini dagli adulti,di interrogare più volte coloro che confessavano e
poi eventualmente mandarli e morte, e di dare la possibilità agli accusati
di dimostrare di non essere cristiani,venerando le immagini degli dei e
facendo sacrifici a quella dell'imperatore.) e delle dichiarazioni dei
cristiani in merito a quelle che i delatori indicavano come loro "colpe"
(Plinio afferma che i cristiani dichiararono di incontrarsi in un giorno
stabilito -la domenica- prima dell'alba,di cantare inni a Cristo,quindi di
dividersi,per incontrarsi in seguito per mangiare del cibo e giurare di
non commettere alcun tipo di delitto.).
Le altre opere
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Plinio scrisse anche un Panegirico a Traiano, che venne
pubblicato nel X libro: esso, originariamente, era il discorso che Plinio
pronunciò per ringraziare Traiano quando fu eletto console. Il discorso
effettivamente pronunciato fu poi riveduto, corretto e ampliato, tanto da
occupare, da solo, quasi la metà del X libro delle epistole. Questa è
l'unica delle orazioni pervenuteci di Plinio il Giovane: in essa, Plinio
raccomanda ai futuri imperatori di seguire l'esempio traianeo per agire in
concordia con il Senato e il ceto equestre per il bene dell'impero.
Non ci sono pervenute altre orazioni di Plinio il Giovane: sappiamo però
che i suoi discorsi pronunciati in tribunale ed al Senato furono tali da
essere accostati a quelli di
Tacito.
Plinio fu, probabilmente, anche un poeta, ma la sua collezione di liriche
non è arrivata sino a noi, ad eccezione di due frammenti pubblicati fra le
epistole. Probabilmente, si trattava di poesie scritte in età giovanile.
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