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Plinio il Giovane      
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Esso utilizza materiale tratto da  http://it.wikipedia.org/wiki/Plinio_il_Giovane
Cronologia  http://it.wikipedia.orgGaio_Plinio_Cecilio

Gaio Plinio Cecilio Secondo

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Gaio Plinio Cecilio Secondo (Como61 – Nicomedia113) è stato un politico e scrittore latino detto Plinio il Giovane per distinguerlo dall'omonimo zio Plinio il Vecchio.

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Biografia [modifica]

Plinio nacque a Como nel 61 dopo Cristo, da una famiglia di rango equestre molto ricca. Suo padre morì quando lui era ancora bambino e Plinio fu adottato dallo zio, Plinio il Vecchio, che lo fece studiare a Roma alla scuola di Quintiliano.
Dopo lo studio (s'interessò, grazie all'influenza dello zio, sia allo stile lineare di Cicerone che a quello magniloquente dell'asianesimo).
Nel 79 d.C. assistette all'eruzione del Vesuvio dal lato opposto del Golfo di Napoli in cui perse la vita il celebre parente.
Si dedicò all'arte oratoria, e percorse tutte le tappe del cursus honorum sotto l'impero di Domiziano. Fu il primo ad assurgere al rango senatorio per la propria famiglia.
Probabilmente, grazie non solo al proprio talento, ma anche alla propria ricchezza e alle amicizie con i potenti, la sua carriera fu tra le più brillanti, e riuscì a diventare prefetto all'erario di Saturno, cioè uno dei cassieri dell'impero. Alla fine della sua vita fu governatore in Bitinia dal 111 al 113, anno in cui probabilmente morì.

 

L'epistolario [modifica]

L'opera maggiore di Plinio il Giovane è una raccolta di epistole (247 suddivise in dieci libri) scritte fra il 96 e il 109. Le lettere non sono un artificio letterario, bensì furono vere e proprie epistole, frutto di un carteggio con amici e colleghi, talvolta scritte per occasioni particolari (come notizie, raccomandazioni, etc.), altre volte per ragioni sociali (inviti, scambi di opinione, etc.), oppure per ragioni descrittive (celeberrima è la cronaca dell'eruzione del Vesuvio del 79).
L'opera é dedicata all'amico Setticio Claro: "Frequenter hortatus es, ut epistulas, si quas paulo curatius scripsissem, colligerem publicaremque. Collegi non servato temporis ordine - neque enim historiam componebam -, sed ut quaeque in manus venerat". Plinio afferma di aver adempiuto alle richieste dell'amico che lo esortava a raccogliere le lettre scritte "paulo curatius" (con maggior cura). Si tratta dunque di un epistolario letterario, scritto nel preciso intento di pubblicarlo. Le epistole non saranno raccolte cronologicamente besì "ut quaeque in manus venerat" (così come mi capitano sotto mano). Oltre ai primi nove libri, ne esiste un altro che contiene il carteggio che Plinio tenne con l'imperatore Traiano durante il governo della Bitinia. Questa raccolta fu pubblicata postuma, probabilmente grazie a Traiano stesso, che avrebbe voluto, con esso, proporre un manuale d'esempio di buona amministrazione. Fra queste lettere, sono famose quelle relative ai cristiani (epistole 96 e 97), nelle quali Plinio informa l'imperatore sulle sue modalità d'inchiesta nei confronti dei cristiani (affermando di non sapere se trattare diversamente i bambini dagli adulti,di interrogare più volte coloro che confessavano e poi eventualmente mandarli e morte, e di dare la possibilità agli accusati di dimostrare di non essere cristiani,venerando le immagini degli dei e facendo sacrifici a quella dell'imperatore.) e delle dichiarazioni dei cristiani in merito a quelle che i delatori indicavano come loro "colpe" (Plinio afferma che i cristiani dichiararono di incontrarsi in un giorno stabilito -la domenica- prima dell'alba,di cantare inni a Cristo,quindi di dividersi,per incontrarsi in seguito per mangiare del cibo e giurare di non commettere alcun tipo di delitto.).

 

Le altre opere [modifica]

Plinio scrisse anche un Panegirico a Traiano, che venne pubblicato nel X libro: esso, originariamente, era il discorso che Plinio pronunciò per ringraziare Traiano quando fu eletto console. Il discorso effettivamente pronunciato fu poi riveduto, corretto e ampliato, tanto da occupare, da solo, quasi la metà del X libro delle epistole. Questa è l'unica delle orazioni pervenuteci di Plinio il Giovane: in essa, Plinio raccomanda ai futuri imperatori di seguire l'esempio traianeo per agire in concordia con il Senato e il ceto equestre per il bene dell'impero.
Non ci sono pervenute altre orazioni di Plinio il Giovane: sappiamo però che i suoi discorsi pronunciati in tribunale ed al Senato furono tali da essere accostati a quelli di Tacito.
Plinio fu, probabilmente, anche un poeta, ma la sua collezione di liriche non è arrivata sino a noi, ad eccezione di due frammenti pubblicati fra le epistole. Probabilmente, si trattava di poesie scritte in età giovanile.

 

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