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Il 29 dicembre 2009 l’anteprima nazionale al Teatro degli Atti di Rimini
Tre grandi poeti romagnoli in musica
Concerto, CD e libro con il gruppo Voci e le liriche di Guerra, Baldini e Pedretti

(Rimini, 10 dicembre 2009) - Un progetto culturale partito 14 anni fa e che trova il suo sbocco il prossimo 29 dicembre, con il concerto in prima nazionale al Teatro degli Atti di Rimini e con il CD con libro appena pubblicati. E’ questo il percorso seguito dai musicisti di Voci, che presentano il lavoro “Tre grandi poeti in musica”, con le poesie di Tonino Guerra, Raffaello Baldini e Nino Pedretti che diventano testi per 17 brani, suonati da Daniela Piccari (voce), Gianni Perinelli (sax), Simone Zanchini (fisarmonica), Dimitri Sillato (piano), Andrea Alessi (basso), Stefano Calvano (percussioni).
“Tre grandi poeti in musica” rappresenta un compendio della cultura contemporanea, con il jazz che incontra la “lingua” di Santarcangelo di Romagna. Ma sarebbe un errore pensare di ingabbiare un progetto come quello di Voci nei confini territoriali della Romagna. Se i tre autori coinvolti nell’opera – Guerra, Baldini e Pedretti – rappresentano un patrimonio della letteratura e della poesia italiana del secondo dopoguerra, anche i musicisti di Voci hanno una dimensione che trascende i confini regionali.
Anche per questo il progetto di Voci, che raggiunge il suo apice col CD e col libro edito dalla NdA Press nella collana Interno 4 Records, è un’opera che travalica gli steccati del localismo per collocarsi sullo scaffale delle produzioni di respiro nazionale e internazionale. Non l’operazione folcloristica di cantare in dialetto, ma piuttosto il jazz che incontra la “lingua” di Santarcangelo e le liriche di tre grandi poeti italiani.
Come spiega Tonino Guerra nel libro che accompagna il CD, “sostengo che il dialetto abbia creato i grattacieli di New York. Ha costruito tutte le case e gli alberghi qui in Romagna. Tutto è nato dal dialetto, anche la mia poesia”. Da questo stesso potente fiume creativo nasce quattordici anni fa l’operazione culturale di “Voci”, che incontra e interpreta il dialetto, sempre per usare le parole di Guerra, come “una lingua sudata, piena del nostro modo di respirare”. Le canzoni del CD sembrano dare corpo alle immagini di Raffaello Baldini, che nel testo racconta che “quando parli in italiano sei tu che parli, quando parli in dialetto è lui che parla, il dialetto, tu devi solo andargli dietro. L’italiano è in piedi, il dialetto è seduto. [...] In italiano puoi dire tutto, in dialetto no, ma alcune cose le puoi dire meglio che in italiano”.

“Voci” intercetta quindi una lingua viva, l’opera non ha il valore nostalgico di testimonianza ma, piuttosto, quello di una coraggiosa proposta intellettuale.

Affascinati dall’immediatezza del dialetto, i musicisti riprendono l’amplificazione della “lingua” che i poeti suggeriscono nei loro versi. Ne deriva una musica libera dagli schemi: forse il termine più appropriato è jazz, nella sua accezione di libertà espressiva e di improvvisazione, intriso di sonorità etniche e sperimentazione colta.

Un progetto di grande forza e innovazione, tanto che anche gli enti e le istituzioni culturali ne hanno riconosciuto il valore: Voci, nel corso degli anni, ha avuto il sostegno dell’assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna e della Provincia di Forlì-Cesena, oltre che della Fondazione Cassa di Risparmio di Forlì.

Dopo 14 anni, arriva finalmente il giorno dell’anteprima nazionale - al Teatro degli Atti di Rimini alle ore 21 del 29 dicembre 2009, presentato dall’Istituzione Musica Teatro Eventi del Comune di Rimini - e inizia la distribuzione nelle librerie del CD con il libro “Voci – Tre grandi poeti in musica”.

_______Schede e biografie autori e musicisti

GLI AUTORI
Tonino Guerra, Raffaello Baldini e Nino Pedretti sono tre poeti riconosciuti tra i maggiori del secondo dopoguerra italiano. Originari di Santarcangelo di Romagna, hanno fatto apprezzare i loro componimenti dialettali al grande pubblico, ottenendo prestigiosi riconoscimenti.

TONINO GUERRA
Nato a Santarcangelo di Romagna nel 1920, è apprezzato dai critici come uno dei maggiori poeti in dialetto del nostro tempo. Fra i suoi libri di poesia vanno ricordati I bù (1972), Il Miele ( 1981), Quartetto d’autunno (2001). Fra i suoi libri in prosa, L’equilibrio (1967), L’uomo parallelo (1969), I cento uccelli (1974), Il polverone (1978), I guardatori della luna (1981), L’aquilone (1982), La pioggia tiepida (1984). Per il teatro ha scritto A Pechino fa la neve (1992), vinciore del Premio Pirandello 1994. Scrittore di cinema, sceneggiatore tra i più grandi e premiati, ha collaborato con Antonioni, Fellini, Rosi, i fratelli Taviani, Tarkovskij, Anghelopulos e molti altri.

RAFFAELLO BALDINI (1924-2005)
In giovinezza è membro del gruppo “E’ circal de giudeizi” (Il circolo della saggezza), di cui fanno parte anche Tonino Guerra, Nino Pedretti, Gianni Fucci e altri intellettuali e artisti della Romagna. Si laurea in filosofia all’università di Bologna, poi si dedica all’insegnamento per alcuni anni. Nel 1955 si trasferisce a Milano per lavorare come scrittore e poi come giornalista per Panorama (rivista nata nel 1962). Nel 1967 pubblica con Bompiani “Autotem”, una piccola opera satirica sull’automobile vista come feticcio. La raccolta E’ solitèri (Il solitario, Premio Gabicce) con cui nel 1976 debutta nella poesia dialettale, viene pubblicata a Imola a spese dell’autore. Nel 1982 esce La nàiva (La neve). Con Furistìr (Forestieri, 1988) Baldini vince il Premio Viareggio e con Ad nòta (Di notte, 1995) il Premio Bagutta. Si dedica alla scrittura per il teatro. Suo il monologo Zitti tutti! pubblicato da Ubulibri nel 1993. Nel 1998 pubblica per Einaudi Carta canta. Nel 1996 Ravenna Teatro ha prodotto la spettacolo Furistìr (diretto e adattato da M.Martinelli), nato dalla fusione di otto raccolte di poesie di Baldini.

NINO PEDRETTI (1923-1981)
Ha fatto parte del gruppo dei santarcangiolesi con Tonino Guerra, Raffaello Baldini e altri poeti e intelettuali. Dopo aver lavorato in Germania e a Milano, insegna inglese nei licei di Cesena e Pesaro, glottologia all’università di Urbino. Si dedica in particolare alla poesia dialettale: “A differenza dell’italiano, arrotolato nei codici, levigato ed illustre, il fratello umile, il dialetto è vissuto all’aperto come un’erba selvatica bagnato dalla pioggia dei secoli e come un’erba pertinace di gramigna, si è arrampicato sui monti, si è addentrato nei minimi villaggi, ha coperto ogni metro di terra dove viveva la gente comune del lavoro e dei sacrifici”.

RITA GIANNINI
E’ la curatrice del libro “Tre grandi poeti in musica” insieme a Daniela Piccari. Giornalista e scrittrice, ha tra le altre attività avviato e diretto l’Associazione Tonino Guerra. Del maestro Guerra, con cui collabora da anni, è biografa. E’ direttore di diversi periodici locali e di una radio. Nella sua attività giornalistica si occupa prevalentemente di critica letteraria e teatrale. Ha ideato e curato manifestazioni ed eventi culturali. Ha all’attivo oltre venti pubblicazioni su tematiche legate alla cultura, alla storia e al turismo. In particolare si interessa di poesia.
I MUSICISTI

DANIELA PICCARI
Studia canto e si dedica alla musica classica, jazz e rock e all'età di 18 anni inizia a lavorare come attrice. Nel 1980, laureatasi in Lettere, si trasferisce in Danimarca per far parte del gruppo internazionale di teatro "Farfa" fondato da Iben Nagel Rasmussen e parte del "Nordisk Teaterlaboratorium" diretto da Eugenio Barba (Odin Teatret). Nel 1985 con l'attrice danese Tove Bornhoft fonda la compagnia Teatro Rio Rose.
Nel 1995, tornata in Italia, inizia la collaborazione con Accademia Perduta/Romagna teatri con lo spettacolo "La Gazza Ladra". "Turandot" è l'opera per ragazzi successiva che rende stabile la partecipazione di Daniela Piccari alle produzioni di Accademia e inaugura l'ottimo lavoro con l'attore Claudio Casadio che segnerà gli anni seguenti. E' del 2001 lo spettacolo "Hansel e Gretel" ancora in tournée per la stagione 2003/2004.
Della ricerca sul teatro musicale fanno parte anche gli incontri con poeti come Nino Pedretti e Raffaello Baldini. Le loro poesie in dialetto romagnolo diventano canzoni nei concerti "Voci" e "La leuna zala" composti da Andrea Alessi.
Nel 2008 porta in scena alla Rocca Brancaleone per Ravenna Festival “La Persa”, un testo di Nevio Spadoni con musiche originali di Luciano Titi. Nel 2009 interpreta il personaggio di Donna Sol nello spettacolo di teatro danza “Nina” (tratto dal testo di Baricco “Senza Sangue”- produzione Provincia di Foggia e Koreoproject ) di cui firma la regia insieme ai coreografi e danzatori Giorgia Maddamma e Roberto di Camillo.
Alterna periodi di tournée a lunghi momenti di studio che spesso diventano laboratori di ricerca per gruppi teatrali o persone interessate all’arte dell’attore-cantante.

GIANNI PERINELLI
Gianni Perinelli (sassofoni, bamboo flute, percussioni, didgeridoo) è nato a Roma nel 1960. Musicista di formazione musicale eterogenea, ha iniziato gli studi alla scuola popolare del Testaccio a Roma partecipando poi a seminari di musica jazz a Siena e di musica contemporanea a Cluny. Ha collaborato con molte formazioni partecipando a importanti festival internazionali. Con il gruppo Mazzapegul ha vinto il premio Ciampi nel '95. Dal 1993 si interessa alla musica etnica con esperienze e sperimentazioni con varie formazioni. Compone musiche per teatro e conduce stage per operatori musicali rivolgendo il suo interesse, in particolare, al mondo dei ragazzi.

SIMONE ZANCHINI
Diplomato con lode in Fisarmonica classica presso il Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro. Strumentista eclettico, esercita un’intensa attività concertistica con gruppi di svariata estrazione musicale (improvvisazione, musica contemporanea, jazz e classica ).
Fisarmonicista tra i più interessanti e innovativi del panorama internazionale, la sua ricerca si muove tra i confini della musica contemporanea, acustica ed elettronica, la sperimentazione sonora e le contaminazioni extracolte, sfociando in un personalissimo approccio alla materia improvvisata.
Ha suonato in numerosi festival e rassegne in Italia e si è esibito nei più importanti festival internazionali. Vanta collaborazioni con molti musicisti di fama internazionale: da Thomas Clausen a Marco Tamburini, da Paolo Fresu ad Antonello Salis.
Collabora stabilmente dal ‘99 con i Solisti dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, con cui compie regolarmente tournée in ogni parte del mondo. Attualmente lavora ad alcuni progetti in cui confluiscono i suoi interessi per la musica contemporanea, primo fra tutti Elettronico Trio (A. Alessi e Mirko Sabatini). Ha recentemente pubblicato il disco Meglio Solo…!. (Silta records) progetto per fisarmonica acustica, midi e laptop e il Quintetto Fuga per Art omaggio ad Art Van Damme e Frank Marocco.
DIMITRI SILLATO
Ha iniziato lo studio del violino a nove anni nei conservatori di Bologna e Parma con i maestri Giovanni Adamo, William Bignami e Luca Fanfoni proseguendolo per oltre dieci anni. Parallelamente ha intrapreso lo studio del pianoforte e sotto la guida del maestro Mauro Minguzzi ha conseguito il diploma con il massimo dei voti presso il conservatorio G.B.Martini dove ha vinto la borsa di studio "Felice e Luigi Magone" per l'anno accademico 2001/2002. Nello stesso istituto ha studiato composizione con il maestro Cesare Augusto Grandi. Nonostante la formazione classica fin da giovanissimo il suo interesse si è rivolto al mondo dell’improvvisazione. Solo più tardi ha approfondito i linguaggi della composizione in tempo reale, dal jazz afroamericano alla musica di libera improvvisazione.
Dal 2006 fa parte del collettivo "El gallo rojo". Ha collaborato con musicisti e formazioni di varia estrazione, da Jay Rodriguez a Eviyn Kang, da Mike Patton alla Playground Orchestra e a Vinicio Capossela.

ANDREA ALESSI
Nato a Rimini nel 1971, studia il basso prediligendo la musica jazz e moderna. Frequenta nell’88 le Umbria Jazz Clinics del Berklee College of Music e fa parte di una formazione da camera diretta da Hector Ulises Passarella con la quale acquisisce il repertorio e la musicalità del tango argentino sia tradizionale che moderno. In seguito intraprende l’attività concertistica abbracciando vari generi musicali e affianca ad essa studi di carattere musicologico laureandosi al Dams. Compone anche musiche per teatro ragazzi: "Turandot" (1998) di Accademia Perduta/Romagna teatri, dopo tre anni di repliche viene premiato nella rassegna “Stregagatto” per le migliori produzioni.
Nel 1995 musica alcune poesie di Nino Pedretti e presenta, con la partecipazione della cantante Daniela Piccari, lo spettacolo "Voci" al Festival dei Teatri di Santarcangelo e in seguito in numerosi altri festival. Nel 1999 collabora con il poeta Raffaello Baldini e compone musiche su alcune delle sue liriche dialettali proponendo il concerto "La léuna zala" insieme al gruppo Voci, partecipando anche all’edizione del 2000 del Festivaletteratura di Mantova. Insieme a Simone Zanchini e al pianista danese Thomas Clausen è poi autore dello spettacolo-concerto "Esportazione senza filtro", prodotto da Ravenna Festival 2002.
Nel 2006 ha partecipato alla realizzazione di “I Insógni per Raffaello Baldini”, tributo al poeta santarcangiolese realizzato con l’attore Fabio De Luigi e i musicisti Cristian Calcagnile, Vincenzo Vasi e Simone Zanchini. Nel 2007 Alessi ha infine partecipato alla realizzazione di “Spettri sospetti”, album d’esordio come solista di Giuseppe Righini, e ha accompagnato il cantautore Dany Greggio nello spettacolo “Recital scomposto”.

STEFANO CALVANO
Nato a Ravenna nel 1962, inizia i suoi studi nel ’77 con importanti insegnanti e scuole di Ravenna, Faenza, Siena e Milano. Frequenta inoltre oltre 30 seminari con i più importanti musicisti, batteristi e percussionisti internazionali, da Elvin Jones a Jack Dejohnette, da Peter Erskine a Billy Cobham. Suona in diversi spettacoli teatrali. Partecipa dal ’97 con i poeti Raffaello Baldini e Tonino Guerra al progetto Voci. Partecipa nell’84 al Festival nazionale gruppi jazz emergenti con la band di Marco Tamburini. Collabora con diverse compagnie teatrali, musicisti e formazioni, come didatta con diverse scuole e, come batterista e percussionista, con vari studi.

_____Schede progetto


IL CONCERTO
Anteprima nazionale di Voci – Tre grandi poeti in musica al Teatro degli Atti, in via Cairoli a Rimini, alle ore 21 del 29 dicembre 2009. Presentato da Istituzione Musica Teatro Eventi del Comune di Rimini, NdA Press e Interno 4 Records.
Prevendite: librerie Interno 4, Teatro Novelli di Rimini tutti giorni dalle 10 alle 14.

LA PUBBLICAZIONE
VOCI - Tre grandi poeti in musica
NdA Press
Collana: Interno 4 Records
CD audio 14 tracce e 3 recitati con le voci originali dei poeti, 68 min. + libro 60 pagine con 24 illustrazioni inedite di Tonino Guerra, i testi delle poesie-canzoni e le conversazioni con gli autori a cura di Rita Giannini e Daniela Piccari. Musiche di Andrea Alessi

VOCI
Voci è il nome del gruppo che nasce a Santarcangelo di Romagna nel 1995 con il concerto sulle liriche del poeta Nino Pedretti, musicate da Andrea Alessi. Nel 1999 il progetto si evolve con le poesie di Raffaello Baldini per arrivare nel 2005 a musicare poesie e racconti di Tonino Guerra. Componenti del gruppo sono Daniela Piccari (voce), Gianni Perinelli (sax), Simone Zanchini (fisarmonica), Dimitri Sillato (piano), Andrea Alessi (basso), Stefano Calvano (percussioni). Tappe finali del percorso sono la pubblicazione del CD con libro e il concerto del 29 dicembre 2009 al Teatro degli Atti di Rimini.

IL CD
Alla fine del 2009 giunge la pubblicazione discografica ed editoriale, unica nel suo genere, che rappresenta la sintesi di un lavoro ultradecennale. Sono 14 le canzoni e 3 i recitati con le voci originali dei poeti, 68 minuti di musica e liriche. Le musiche sono di Andrea Alessi, la voce di Daniela Piccari.

IL LIBRO
Ventiquattro illustrazioni inedite di Tonino Guerra accompagnano i testi delle poesie-canzoni, in dialetto santarcangiolese con traduzione in italiano, e le conversazioni con gli autori sull'utilizzo della “lingua santarcangiolese” in poesia. Il libro è curato da Rita Giannini e Daniela Piccari.

INTERNO 4 RECORDS
La collana Interno 4 Records nasce nel 2007 dalla casa editrice NdA Press con l’obiettivo di promuovere musicisti e band emergenti attraverso la veicolazione di prodotti musicali d’autore e inediti. Sua caratteristica preminente è quella di presentare i progetti con l’abbinamento CD e libro, privilegiando gli scaffali delle librerie come canale di distribuzione. La collana deve il suo nome al circuito delle librerie indipendenti Interno 4, promosse da NdA Press nel 2002. Nel 2009 ha ricevuto il premio del Mei, il Meeting italiano delle etichette indipendenti.
Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Fu_%28poesia%29
Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Fu_%28poesia%29&action=history

Fu (poesia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

I fu (cinese tradizionale: 賦; cinese semplificato: 赋; pinyin: fù; "ode") sono poemi nati in Cina nel periodo della dinastia Han. Si tratta di un tipo di poemi in prosa con brani introduttivi, conclusivi o inframmezzati esposti in prosa,, tipicamente nella forma delle domande e risposte. Il fu è chiamato di solito rapsodia, ma anche "prosa in rima", "esposizione" e a volte "saggio poetico".

L'origine dei fu è incerta: si fanno derivare dalle scuole di retorica dei consiglieri politici dell'epoca, dagli enigmi del filosofo Xun Zi, che venivano appunto denominati fu, e dai Chu Ci. La misura del verso dei fu trae sicuramente origine dai Chu Ci, dai quali deriva il cosiddetto stile sao (騷, sāo): i versi sono suddivisi in tre e due sillabe, tra le quali un elemento di congiunzione, ér (而), forma una cesura; il primo verso termina ogni volta con la particella esclamativa xī (兮). In confronto ai canti dei Chu Ci i fu hanno tuttavia una forma insolitamente lunga, che si spiega con il processo di secolarizzazione subito nel frattempo dagli elementi religiosi della poesia di Chu Ci. Al posto di sciamani e dee nei primi fu si tratta di una epifania del sovrano e della esaltazione delle sue gesta.

I fu sono scritti in rime, un verso può essere costituito da tre fino a sette segni (talvolta anche di più) e spesso è premessa una prefazione in prosa, talvolta anche un epilogo in forma di versi. Oltre alle rime finali si evidenziano frequenti allitterazioni ed assonanze.

I fu del periodo Han sono tipicamente molto lunghi, descrivono un argomento esaustivamente da ogni possibile angolazione, e di solito sono volti a dimostrare l'abilità retorica e lessicale piuttosto che ad esprimere sentimenti personali. Poiché mirano ad impressionare e a dimostrare, i fu del periodo Han sono denominati fu "epidittici".

Per quanto riguarda il contenuto, il fu è caratterizzato da lunghi cataloghi di piante, animali, persone ed eventi, ai quali viene attribuito anche un potere magico basato sulla parola. Allo stesso modo la costante ripetizione e variazione di onomatopee, sinonimi, parallelismi, iperboli e antitesi vengono interpretate come una sorta di formule di scongiuro, che dovrebbero conferire al sovrano terreno l'aura del santo. La trasposizione del viaggio magico, che nei Chu ci era ancora riservato agli sciamani, sul sovrano trattato come superuomo (大人, dàrén), allude parimenti a questa circostanza ed alcuni fu venivano usati perfino per scopi magici, ad esempio per guarire malattie o per scacciare gli spiriti.

Anche i temi preferiti dei fu alludono ad un carattere quasi religioso di questi poemi: il sacrificio imperiale al cielo e alla terra per il conseguimento dell'armonia e della fertilità, la capitale come centro del potere imperiale e la caccia (anche per procurare animali sacrificali) nel parco imperiale, che è ritenuto la rappresentazione microcosmica del macrocosmo.

Malgrado l'elemento fortemente caratterizzato dell'epifania del sovrano, si tramandano anche molti fu che hanno un tono pedagogico nei confronti del sovrano e biasimano lo sfarzo e lo sperpero della corte imperiale. I fu erano spesso composti e recitati a corte da funzionari imperiali, assunti come poeti di corte. Celebri poeti di fu furono ad esempio Jia Yi, Yang Xiong e, soprattutto, Sima Xiangru, autore del famosissimo Tianzi Youlie Fu (天子遊獵賦, "Rapsodia sul Figlio del Cielo durante una tranquilla caccia").

In seguito la classe dei letterati incominciò a scrivere fu anche di genere diverso, affrontando temi privati ed esprimendo i propri sentimenti. Il "Fu sulla civetta“ di Jia Yi, che si pone nella tradizione malinconica del li sao (vedi Chu Ci), esprime ad esempio i sentimenti personali nell'esilio e di fronte alla morte imminente. Altri temi di carattere personale sono ad esempio preoccupazioni ed ansie alla vista della capitale, passioni inappagate e l'incontro con una dea, come viene già descritto nella tradizione sciamanica dei Chu Ci.

Il fu è certamente il genere lirico più importante del periodo Han, e tale rimase anche nei secoli successivi durante le Sei Dinastie, venendo considerato un modello di poesia artistica ed erudita, sempre più utilizzato. Insieme con lo shi, il fu formò quindi i due pilastri gemelli della poesia cinese finché lo shi divenne lo stile predominate nel periodo Tang.

I tipici fu delle Sei Dinastie sono molto diversi da quelli del periodo Han, essendo molto più brevi, e spesso personali, espressivi e lirici. Molti non hanno appendici in prosa, ma sono costituiti interamente da versi in rima di tipo regolare, spesso esametrico. Anche il contenuto è diverso: vengono descritti ad esempio palazzi, città, parchi o argomenti come cetre o flauti, o ancora sono espressi sentimenti intimi come preoccupazione, solitudine e separazione. Un bell'esempio di questo "breve fu lirico" (shuqing xiao fu 抒情小賦) è il Qin Fu (琴賦) "Rapsodia sulla cetra") di Xi Kang. Un'altra opera rappresentativa di queso tipo è Ai Jiangnan Fu (哀江南賦 "Rapsodia in lamento del sud") di Yu Xin.

Durante 18 secoli trascorsi la maggior parte dei fu sono andati perduti e non sono giunti fino a noi.

Voci correlate [modifica]

Bibliografia [modifica]

  • Wolfgang Kubin: Geschichte der chinesischen Literatur; Band 1 Die chinesische Dichtkunst. K.G. Saur, München 2002 ISBN 3-598-24541-6
  • Gong Kechang: Studies on the Han Fu. American Oriental Society, New Haven, Connecticut 1997
  • Helwig Schmidt-Glintzer: Geschichte der chinesischen Literatur, Bern 1990.
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Esso utilizza materiale tratto da
 http://it.wikipedia.org/wiki/Poesia

Cronologia  http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Poesia&action=history

Poesia

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Nota disambigua - Se stai cercando la voce riguardante l'asteroide Poesia, vedi 946 Poesia.

La poesia è l'arte di usare, per trasmettere il proprio messaggio, tanto il significato semantico delle parole quanto il suono ed il ritmo che queste imprimono alle frasi; la poesia ha quindi in sé alcune qualità della musica e riesce a trasmettere emozioni e stati d'animo in maniera più evocativa e potente di quanto faccia la prosa.

Una poesia non ha un significato necessariamente e realmente compiuto come un brano di prosa, o, meglio, il significato è solo una parte della comunicazione che avviene quando si legge o si ascolta una poesia; l'altra parte non è verbale, ma emotiva. Poiché la lingua nella poesia ha questa doppia funzione di vettore sia di significato che di suono, di contenuto sia informativo che emotivo, la sintassi e l'ortografia possono subire variazioni (le cosiddette licenze poetiche) se questo è utile ai fini della comunicazione complessiva.

A questi due aspetti della poesia se ne aggiunge un terzo quando una poesia, invece che letta direttamente, viene ascoltata: con il suo linguaggio del corpo e il modo di leggere, il lettore interpreta il testo, dandogli (inevitabilmente) una nuova dimensione, teatrale. Questo fenomeno, insieme alla parentela con la musica, viene sfruttato nei Lieder tedeschi, poesie sotto forma di canzone.

Questa stretta commistione di significato e suono rende estremamente difficile tradurre una poesia in altre lingue, perché il suono e il ritmo originali vanno irrimediabilmente persi e devono essere sostituiti da un adattamento nella nuova lingua, che in genere è solo una approssimazione dell'originale.

Indice

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Poesia antica e moderna

La poesia è nata prima della scrittura: anzi le prime forme di poesia erano essenzialmente orali, come l'antichissimo canto a batocco dei contadini e i racconti dei cantastorie (Omero era uno di loro, senz'altro il più famoso). Nei paesi anglosassoni questa trasmissione orale della poesia era molto forte (lo è ancora), e nelle poesie in lingua inglese sono molto importanti l'allitterazione, l'onomatopea e le assonanze anche al di fuori delle rime, che peraltro sono rispettate solo fonologicamente e con frequenti eccezioni.

Nell'età romana la poesia era quantitativa, si basava cioè sull'alternanza tra sillabe lunghe e sillabe brevi: il metro più diffuso - specialmente perché metro dell'epica - era l'esametro. Essa doveva essere letta o declamata scandendola rigorosamente a tempo, nonostante recenti studi linguistici sembrano aver messo in luce la natura melodica della lingua latina, che la farebbe assomigliare quasi più alle lingue orientali che alle attuali lingue neolatine.

Dopo l'anno mille il volgare, da dialetto plebeo qual era fino allora, si innalza a dignità di lingua letteraria: si svilupparono così, per la nuova lingua, nuove forme di poesia e nuove metriche. In Italia la poesia, nel periodo di Dante Alighieri e del Dolce Stil Novo, si afferma come mezzo di intrattenimento letterario e assume forma prevalentemente scritta: questo porta i poeti italiani a comporre opere più strettamente aderenti ai canoni grammaticali e stilistici del genere, e a prestare maggiore attenzione alle qualità visive della parola scritta, come la rima e l'alternarsi dei versi. Intorno alla fine del 1200 prese campo anche la poesia burlesca.

Nel XIX secolo, con la nascita del concetto dell'arte per l'arte, la poesia si libera progressivamente dai vecchi moduli e compaiono sempre più frequentemente componimenti in versi sciolti, cioè che non seguono nessuno schema particolare, e spesso non hanno né una struttura né una rima. Via via che la poesia si evolve, si libera dai suoi schemi sempre più opprimenti per poi diventare forma pura d'espressione. L'ermetismo si può definire la forma più rarefatta di poesia, atta a trasmettere i sentimenti allo stato puro. Ma anche l'ermetismo si può definire superato. Il concetto di poesia oggi è molto diverso da quello dei modelli letterari; molta della poesia italiana contemporanea non rientra (o lo fa solo in senso lato) nelle forme e nella metrica tradizionali, e il consumo letterario è molto più orientato al romanzo e in generale alla prosa, spostando la poesia verso una posizione di nicchia. Tuttavia il quadro non è così negativo: nella musica pop degli ultimi anni il livello letterario dei testi si è alzato notevolmente, e molte canzoni possono essere considerati delle vere e proprie poesie musicate.

 

Tipi di poesia

 

Sottocategorie generali

Altre forme di componimento poetico - oltre ai poemi - sono:

 

Sottocategorie nazionali di poesie

Nella lingua italiana la poesia letteraria canonica può assumere tre forme diverse, il sonetto, la canzone e l'ode: forme popolari sono la filastrocca e lo stornello. Altri tipi di componimenti poetici sono stati formalizzati in altre civiltà e culture del mondo:

 Italia
 

Sottocategorie popolari
 

 Regno Unito
 Inghilterra

 Galles

 Irlanda
 

 Danimarca
 

 Francia
 

 Arabia
 

 Israele
 

 Grecia antica
 

  Corea
 

 Giappone
 

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