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Bambini (Poesie presenti nel libro di Iaphet Elli)

Sulle strade corrono

Ad un futuro, dolce, guardano.

In loro solo amaro,

Nuvole s'alzano;

Pioggia già cade,

Bambini alla finestra scorrono

Un mondo, piccolo piccolo,

Una montagna

La cui vetta sempre più sìalza

Irraggiungibile!

Un sogno nella nebbia

Già

A rivoli scorre...

Nella camera

Piccola,

Una mano raccoglie

Una radice,

Una pianta estirpata

Ora ripiantata.

Bambino

Bambino,

Un libro tu hai

In Una casa,

Stanze

Come fogli

Lentamente le guardi,

Il loro interno

Lo arricchisci,

Le idee tue

Come foglie cadono

La terra assorbe, e

Sfogliando

Tra le righe le annoti,

Seguite da virgole

Parole s'alzano

La mattina sbadigliano

Al primo sfogliar

Di quel libro, che

E' la tua vita.

Braccia

Braccia

Al cielo rivolte

Unite

Nubi solitarie minacciano,

Traccia di un libro

Da persone scritto,

Come comete

Nei sogni precipitano;

Come raggi

La propria energia

Dipanano

Un deserto interno

Nel freddo vento,

Scompare.

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Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Bacio
Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Bacio&action=history

Bacio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 
«Ma poi che cosa è un bacio? Un giuramento fatto un poco più da presso, un più preciso patto,
una confessione che sigillar si vuole, un apostrofo rosa messo tra le parole t'amo.»
«Soride anche lei e si lascia andare. Bacio. Bacio morbido, bacio lento, bacio irruente. Bacio al Traminer, bacio leggero, bacio di lingue in lotta, bacio surf, bacio sull'onda, bacio con morso, bacio vorrei andare avanti ma non posso. Bacio non si può. Bacio c'è gente...»
Il simbolo del bacio

Il bacio consiste nel contatto tra le labbra di una persona verso una qualsíasi parte del corpo di un'altra persona, durante questo contatto, le labbra della persona baciante aspirano leggermente dell'aria creando il tipico rumore dello "schiocco". Il bacio è un'azione tipica degli esseri umani, l'Homo sapiens è infatti l'unica specie animale che si scambia baci. Il bacio è molto importante nel contatto fra due persone, esso infatti è una dimostrazione di affetto, del quale può rappresentare diverse "gradazioni":

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[modifica] Il bacio come saluto

Coppa greca

In molti Paesi europei e dell'America Latina, quando si incontrano amici e parenti, ci si scambiano due baci porgendosi a vicenda entrambe le guance. Il numero di baci può variare notevolmente: in Francia lo standard sono due o tre baci, ma spesso non è così: in alcune regioni si danno un bacio solo, oppure anche quattro o cinque (ma si registrano notevoli variazioni anche tra villaggi vicini). Nei Paesi Bassi se ne danno tre, come pure in Belgio (dove però è d'uso anche un solo bacio). Il triplo bacio è tipico delle culture ortodosse, infatti è diffuso in Russia, Ucraina e Serbia, ma non in Romania, Bulgaria e Grecia. In questo caso il bacio non ha dimostrazione di affetto, ma solo di saluto; in Italia è molto diffuso fra i giovani e non è raro fra gli uomini che spesso però, mentre si scambiano il saluto si stringono la mano, cosa che non avviene con le donne.

In Russia un tempo era diffuso il bacio sulle labbra fra uomini; nei paesi europei nord-occidentali, invece, il bacio sulle guance non è molto utilizzato, specialmente fra gli uomini, tra i quali il minimo contatto fisico è visto con diffidenza.

Negli ambienti nobili e raffinati è stato sempre diffusissimo il "baciamano", consistente nello sfiorare appena con le labbra (di un uomo) il dorso della mano di una donna. Questo tipo di saluto è ancora abbastanza praticato in Polonia.

 

[modifica] Il bacio come segno d'affetto

Quando durante il bacio come saluto, si vuole sottolineare l'affetto verso l'altra persona, allora invece di porgere solo le guance, si porgono le labbra in modo da baciare in pieno il viso dell'altra persona. Il bacio sulla guancia è infatti un grande segno d'affetto, e viene utilizzato fra amici e parenti quando si vuole dimostrare il bene che si vuole. Spesso è anche accompagnato da un abbraccio.

 

[modifica] Il bacio come atto sessuale

Bacio alla francese

I baci scambiati sulle guance o sulle labbra non hanno carica emotiva, essa però si riscontra pienamente nel bacio in bocca. Il famosissimo bacio alla francese, infatti, ha una grandissima carica passionale; esso consiste nel baciare a bocca aperta l'altra persona, muovendo la lingua nella bocca dell'altro. Questo tipo di bacio si accompagna spesso ad uno scambio di leggeri morsi sia sulle labbra che sulla lingua stessa ed è, quasi sempre, scambiato ad occhi chiusi. Il bacio alla francese è un avvicinamento all'atto sessuale vero e proprio, e sono proprio i più giovani che iniziano a scoprire il sesso tramite questo tipo di bacio.

Un altro tipo di bacio di ambito sessuale è sicuramente il bacio sul collo; esso, infatti, provoca un intenso eccitamento, e spesso, va a diventare un "succhiotto" (termine di origine dialettale che, probabilmente non ha corrispondente in italiano). Quest'ultimo consiste nell'aspirare con forza il collo dell'altra persona staccando poi le labbra d'improvviso in modo da far apparire una marcata macchia rossa che, se fatta bene, può durare anche per diversi giorni.

I baci poi, raggiungono il loro top nel momento dei preliminari. Infatti da qui diventano un vero e proprio atto sessuale che scaturisce nella "fellatio" e nel "cunnilingus", i quali precedono l'atto sessuale vero e proprio.

 

[modifica] Asimmetria nel bacio

Per evitare di scontrarsi col naso, di solito le persone quando si baciano piegano la testa da un lato così che le loro teste formano un angolo. Spesso, per stare più comodi, uno dei due seduto sorregge l'altro fra le braccia ed il torace combinando così un bacio con un abbraccio. Colui che sorregge, di solito ha un ruolo più attivo nel baciare l'altra. A questo proposito lo psicologo Onur Güntürkün ha pubblicato su Nature uno studio basato sull'osservazione di coppie che si baciano in pubblico in luoghi come aeroporti e parchi secondo il quale l'inclinazione della testa verso destra è più frequente che verso sinistra con un rapporto di 2:1. Güntürkün attribuisce questa asimmetria alle preferenze mostrate dai neonati per il lato destro. [1].

 

[modifica] Altri progetti

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Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Bullismo
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Bullismo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

Con bullismo si indica un fenomeno sociale tipico delle classi scolastiche, in cui uno o più adolescenti perseguitano sistematicamente, con diverse pratiche, un ragazzo più debole. Gli studi sul fenomeno si concentrano quasi esclusivamente sull'ambiente scolastico. Attualmente, da parte dei mass-media, il termine viene anche usato in maniera più ampia e generica, per riferirsi al teppismo e al vandalismo da parte degli studenti.

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[modifica] Il termine

Il termine italiano è un calco dell'inglese bullying. In Scandinavia, dove hanno avuto inizio le primissime ricerche sul fenomeno, si usa il termine mobbing (o mobbning). Tuttavia, sia nel mondo anglosassone che in Italia, con mobbing ci si riferisce unicamente ai fenomeni di prevaricazione interni all'ambiente di lavoro. Il mobbing sarebbe dunque il bullismo che avviene tra gli adulti, e il bullismo il mobbing che avviene tra i minori. Entrambi i fenomeni, inoltre, presentano caratteristiche analoghe, di solito in forme meno esasperate, del nonnismo degli ambienti militari.

 

[modifica] Interpretazioni fuorvianti del termine

Da segnalare la sfumatura inevitabilmente fuorviante del termine bullismo. Richiamando l'immagine classica dello studente cretino come non solo prepotente, ma anche dotato di atteggiamenti ribelli e in parte marginalizzato, il bullismo tenderebbe ad essere visto come una variante del vandalismo o del teppismo e quindi una forma di rifiuto delle regole della convivenza collettiva; o ancora, come una forma di violenza imposta da un singolo o un piccolo gruppo rispetto alla classe scolastica, sostanzialmente armonica.

 

[modifica] Aspetti sociali

L'atteggiamento del bullo nei confronti del più debole o dei più deboli ha cause che spesso risiedono nell'invidia nei confronti delle vittime, invidia alimentata da un forte complesso adleriano d'inferiorità. Uno studente brillante, o con una famiglia molto agiata, è vittima del bullo che dimostra la sua superiorità nell'evidenziare i difetti fisici e/o caratteriali della vittima e renderla quindi inferiore, il tutto a vantaggio di una presunta, sconcertante ed irreale gratificazione. Principali vittime del bullismo sono, secondo gli studi più tradizionali che incentrano l'attenzione sulle caratteristiche individuali, gli studenti di grossa corporatura e/o con i tipici tratti facciali da secchione (occhiali, pettinatura ordinata, abiti sobri), subito riconoscibili, o dal linguaggio molto educato e povero delle naturali inflessioni dialettali.

Studi più recenti, sia in Italia che in particolare in Giappone (cfr. Ijime), ne sottolineano il carattere di comportamento di gruppo; il processo di designazione della vittima dipende dalle caratteristiche del gruppo e dai suoi processi, tipici dell'età evolutiva, di costruzione dell' identità e dall'assetto di potere del gruppo. Sarebbe più opportuno allora parlare di bullismi. Si può parlare di bullismo persecutorio quando la designazione è esterna al gruppo: in questo caso è in gioco la leadership del gruppo (della banda) e la designazione della vittima è più o meno casuale. Si può parlare di un bullismo di inclusione (cfr. nonnismo) quando le vittime sono i piccoli che devono sottoporsi a persecuzioni perlopiù ritualizzate per essere ammesse nel gruppo. Si può infine parlare di un bullismo di esclusione (cfr ostracismo) laddove la vittima è interna al gruppo (in genere la classe scolastica) e viene umiliata e perseguitata in quanto considerata estranea alla cultura e al modello identitario prevalente nel gruppo. Il bullismo può essere sia "diretto" che "indiretto". Il bullismo diretto consiste nel picchiare, prendere a calci e a pugni, spingere, dare pizzicotti, appropriarsi degli oggetti degli altri o rovinarli, minacciare, insultare, offendere, prendere in giro, esprimere pensieri razzisti sugli altri o rovinarli. Il bullismo di tipo indiretto invece si gioca più sul piano psicologico, meno visibile e più difficile da individuare, ma non è meno dannoso per la vittima di “turno”. Esempi di bullismo indiretto sono: l'esclusione dal gruppo dei coetanei, l'isolamento, l'uso di smorfie e gesti volgari, la diffusione di pettegolezzi e calunnie sul conto della vittima, il danneggiamento dei rapporti di amicizia. A differenza di quanto si pensi, il bullismo è un fenomeno che riguarda sia maschi che femmine, ma nei due sessi si esprime in due modi differenti. I maschi mettono in atto soprattutto prepotenze di tipo diretto, come aggressioni fisiche e verbali. Le femmine, invece, utilizzano in genere modalità indirette di prevaricazione e le rivolgono prevalentemente ad altre femmine. Dalle notizie di stampa sembrerebbe, poi, che ci siano delle età a rischio di bullismo, poiché i soggetti coinvolti sono spesso o bambini tra gli 7-10 anni o ragazzi tra i 14-17 anni. Il bullismo, a differenza del vandalismo e del teppismo, si presenta come una forma di violenza antitetica a quelle rivolte contro le istituzioni e i loro simboli (docenti o strutture scolastiche): queste ultime sarebbero estroverse, dove il bullismo è invece introverso, una sorta di cannibalismo psicologico interno al gruppo dei pari. Inoltre è da sottolineare come quasi sempre, in particolare nei casi di ostracismo, l'intera classe tenda ad essere coinvolta nel bullismo, attivo o passivo, rivolto verso le vittime del gruppo, tramite meccanismi di consenso, più o meno consapevole, non solo nel timore di diventare nuove vittime dei bulli, o per mettersi in evidenza nei loro confronti, ma perché questi spesso riescono ad esprimere sia pur in negativo, attraverso la designazione della vittima quale capro espiatorio, la cultura identitaria del gruppo.

 

[modifica] Studi sul fenomeno

I primi studi sul bullismo si hanno nei paesi dell'area scandinava, a partire dall'inizio degli anni '70, e, poco dopo, anche nei paesi anglosassoni, in particolare Gran Bretagna e Australia. Con la seconda metà degli anni '90, ricerche analoghe sono condotte anche in Italia. Da segnalare il caso del Giappone con gli studi sull'Ijime che si sviluppano verso un modello di analisi orientato alla psicologia di gruppo.

In Italia molte sono le associazioni che si stanno occupando del fenomeno cercando con vari progetti di arginare il problema, come per esempio l'associazione Aquiloneblu Onlus http://www.aquiloneblu.org

 

[modifica] Bibliografia

Dan Olweus: Gewalt in der Schule – Was Lehrer und Eltern wissen sollten und tun können. Huber, Bern 1995, ISBN 3-456-82591-9

Elena Buccoliero - Marco Maggi: Bullismo, bullismi. Le prepotenze in adolescenza, Angeli, Milano 2005, ISBN 88-464-6194-0

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Bulimia

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Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici - Leggi il disclaimer

La bulimia è un disturbo del comportamento alimentare.

Clinicamente la bulimia è denotata da episodi in cui il soggetto sente un bisogno impulsivo di assumere spropositate quantità di cibo, correlati da una spiacevole sensazione di non essere capace di controllare il proprio comportamento.
L'episodio bulimico è caratterizzato dall'atteggiamento compulsivo con cui il cibo è ingerito e non dal desiderio di mangiare un determinato alimento.

È frequente negli adolescenti e nei giovani adulti. Colpisce prevalentemente soggetti di sesso femminile (90%)[1]. Generalmente compare attorno ai 12 - 14 anni (tarda preadolescenza) o nella prima età adulta (18-19 anni).

Si distinguono due tipi di bulimia:

  • con condotte di eliminazione che vedono il soggetto ricorrere regolarmente a vomito autoindotto oppure all'uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.
  • senza condotte di eliminazione che vede il soggetto bulimico adottare regolarmente comportamenti compensatori inappropriati, ma non dedicarsi regolarmente al vomito autoindotto o all'uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.

Gli episodi bulimici possono essere scatenati da alterazioni dell'umore, stati d'ansia o stress. In alcuni casi gli episodi bulimici possono anche essere programmati anticipatamente.

Non vengono considerati episodi bulimici quei casi in cui vi è un'elevata assunzione di cibo saltuariamente e in contesti e situazioni particolari, né il continuo "spiluccare" durante la giornata.

 

Come riconoscerla [modifica]

Il DSM-IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) ne trova le caratteristiche in:

  • Ricorrenti abbuffate: dove per abbuffate si intente il mangiare in un determinato periodo di tempo, una quantità di cibo decisamente maggiore a quello che la maggior parte della popolazione mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili. Durante queste abbuffate si ha la sensazione di non poter controllare le proprie azioni (si sente di non riuscire a smettere di mangiare che non si riesce a controllare cosa e quanto si sta mangiando).
  • Atti compensatori ricorrenti ed inappropriati: per evitare l'aumento di peso, vengono utilizzate tecniche come quella del vomito autoindotto (dita in gola), abuso di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo.
  • Le abbuffate, assieme alle condotte compensatorie, devono manifestarsi mediamente almeno due volte la settimana per tre mesi
  • Valutazione dell'autostima decisamente influenzata dalla forma e dal peso corporei

 

Note e riferimenti [modifica]

  1. AdnKRONOS

 

Collegamenti esterni [modifica]

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Bellezza

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 
 
Nota disambigua - Se stai cercando altri significati di bellezza, vedi Bellezza (disambiguazione)

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La bellezza è una qualità delle cose percepite che suscitano sensazioni piacevoli, che attribuiamo a concetti, oggetti, animali o persone nell'universo osservato, che si sente istantaneamente durante l'esperienza, che si sviluppa spontaneamente e tende a collegarsi ad un contenuto emozionale positivo, in seguito ad un rapido paragone effettuato consciamente od inconsciamente, con un canone di riferimento interiore che può essere innato oppure acquisito per istruzione o per consuetudine sociale.
 

Nel suo senso più profondo, la bellezza genera un senso di riflessione benevola sul significato della propria esistenza dentro il mondo naturale.

La bellezza comporta la cognizione degli oggetti come aventi una certa armonia intrinseca oppure estrinseca, con la natura, che suscita nell'osservatore un senso ed esperienza di attrazione, affezione, piacere, salute.
Spesso si afferma che un "oggetto di bellezza" è qualsiasi cosa nel mondo percepito che riveli un aspetto significativo per la persona riguardo la "bellezza naturale". La presenza del in qualsiasi contesto umano, indicherebbe che la bellezza è naturalmente basata sul sentimento che suscita negli umani, anche se la bellezza umana è soltanto l'aspetto dominante di una più grande ed incalcolabile bellezza naturale.
Il contrario di bellezza è bruttezza, intesa come la percezione di una mancanza di bellezza o accumulo di imperfezioni, che suscita indifferenza o dispiacere e genera una percezione negativa dell'oggetto.

Gli insegnamenti religiosi e morali spesso mettono a fuoco la “virtù" e la “divinità” della bellezza, per delineare la bellezza naturale come un aspetto di una “bellezza spirituale” (ovvero “verità”) e definire tutte le pretese egocentriche e materialistiche pretenziose e basate sull’ignoranza. L’antica storia di Narciso per esempio tratta la distinzione fra bellezza e vanità. Nel contesto moderno, l’utilizzo della bellezza come mezzo per promuovere un’ideologia o un dogma è stato fulcro di dibattiti sociali che trattano argomenti come pregiudizio, etica, e diritti umani. L’utilizzo della bellezza a fini commerciali è un aspetto controverso della “guerra culturale”, all’interno del quale il femminismo tipicamente afferma che tale utilizzo promuove una percezione dogmatica (cioè “Il Mito del Bello”) piuttosto che virtuosa della bellezza.


Bellezza e gusto dell'osservatore sembrano termini inscindibili, in quanto concepire una bellezza indipendente da un qualche osservatore che stia lì per goderla, equivale a pensare ad un dipinto bellissimo dimenticato in una cassaforte da decenni. Oppure ad un fiore che cresce in mezzo ad una foresta invalicabile da umani ed animali (mancando un osservatore, esiste allora la bellezza ?). Tali oggetti possono essere senz'altro concepiti, ma mancano del tutto di quel carattere di interazione pratica (di azione e reazione) con un'intelligenza percettiva, che tendenzialmente riconosciamo al "bello".

Ninfa con i fiori della gloria mattutina, dipinto di Jules Joseph Lefebvre.

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[modifica] Il concetto aristotelico del "Bello" corrispondente al "Vero".

Il bello per Aristotele e Platone è il "Vero". Nell'età moderna, Giovanbattista Vico afferma un altro criterio, secondo cui il vero è il "fatto" (verum - factum). Unificando questi due criteri ricaviamo la forma occidentale della bellezza, che è inevitabilmente l'arte. Il bello è nell'arte, e la possibilità che la bellezza sia propria della natura è esplicitamente esclusa da Kant nella Critica del giudizio dove definisce il bello naturale come "sublime". Essenzialmente, nella cultura filosofica dell'Occidente il bello si definisce in funzione del giudizio che lo esprime, mentre il "bello in sé" è assolutamente chimerico.

 

[modifica] Il "Bello" come corrispondente al "Regno delle Idee"

Nel tardo Impero Romano, il filosofo Plotino, ristabilendo il collegamento tra opera d'arte e regno delle idee, espone ampiamente il concetto di visione interiore già proposto da Platone, che permette all'artista di attingere da una forma ideale del bello, non esistente nella res extensa (mondo reale) ma soltanto nella res cogitans (mondo delle idee), e che presto o tardi sfocerà in una rappresentazione materiale. Si può applicare a mai creati dipinti, architetture, forme di governo, sculture, strategie, modelli matematici, ecc. oppure ad un ipotetico essere umano: "il più bello nella storia" ancora non nato.

 

[modifica] Il giudizio estetico universale ed oggettivo secondo Immanuel Kant:

  1. "Bello" è l'oggetto di un piacere disinteressato, contemplativo.
  2. "Bello" corrisponde al gusto universale, valido per tutta l'Umanità.
  3. "Bellezza" è la forma della finalità di un oggetto percepita senza la rappresentazione di alcuna funzione pratica.

 

[modifica] I rischi di un estetica radicalmente empirista

Va altresì chiarito dove si nasconda il rischio di un'estetica radicalmente empiristica: questo consiste nel fatto che essa dovrebbe, a rigore, parlare prioritariamente se non esclusivamente degli organi di senso, o della coscienza, che riceve ed unifica i "dati" di bellezza; ma ciò significa trascurare e, alla fine, ignorare completamente gli oggetti cui si accorda o rifiuta lo statuto di bellezza; il che, particolarmente nel caso delle arti umane, risulterebbe oltraggioso per gli artefici e finalmente assurdo, come assurda può essere solo una scienza dell'arte che mostri indifferenza verso le opere!

Tuttavia la tendenza a considerare la bellezza di un oggetto intrinsecamente connessa con un soggetto che lo contempla, il quale "applica" il giudizio all'oggetto, e lo ritiene bello in grazia del concetto di bellezza che porta in sé, appare tanto dubbia quanto insopprimibile, nella nostra cultura estetica.

 

[modifica] Intellettualizzazione dell'opera d'arte

È peraltro la sintesi di quel processo di intellettualizzazione dell'opera d'arte che rappresenta la più cospicua novità nell'arte di questi ultimi due secoli, dal Romanticismo in poi. L'arte moderna e contemporanea, la hegeliana arte romantica, è segnata dal confronto con l'osservatore - critico in modo profondissimo, tale da non consentire più in alcun modo la spontaneità creativa, l'innocenza primaria del dipinto di Gustave Courbet, L' origine del mondo -innocenza peraltro sapientissima - se non nel ghetto/riserva/colonia penale del genere naif. Da quel momento l'opera d'arte è "operazione" sul corpo dell'arte; ogni nuova opera è osservatrice della totalità della tradizione artistica; chiama in causa la filosofia dell'arte; si fa meta-arte ed in molteplici correnti si traduce in una discesa agli inferi dei materiali dell'arte, fino a congiungersi con il residuale, con l'immondizia.

Uomo Vitruviano, proporzioni del corpo umano

 

[modifica] Criteri obiettivi nella valutazione di un Opera d'Arte

 

[modifica] Criteri soggettivi nella valutazione della Bellezza Corporea

 

[modifica] Criteri obiettivi nella valutazione della Bellezza Matematica

Anche le formule matematiche possono essere considerate belle. La formula di Eulero: e + 1 = 0 è comunemente considerata uno dei più bei teoremi della matematica (vedi Identità di Eulero).
La poetessa Edna St. Vincent Millay scrisse che "soltanto Euclide ha guardato nella nuda bellezza" alludendo all'austera bellezza che molte persone trovano nel ragionamento matematico connesso alla Geometria euclidea.

Altri legami tra la matematica e la bellezza che hanno giocato un ruolo prominente nella filosofia di Pitagora era la possibilità di disporre ed arrangiare i toni musicali in sequenze matematiche, che si ripetono ad intervalli regolari chiamati ottave.

La cosiddetta "Proporzione Aurea", rappresentata dalla lettera greca Phi(Φ), ed approssimativamente uguale a 1.618, è stata considerata da molti "bella". Viene anche chiamata la "divina proporzione" ed è spesso riscontrata in natura. Per esempio, nella conchiglia di un nautilus, il rapporto tra sezioni successive è circa 1.618.

Possiamo trovare parallelismo tra la bellezza matematica e le altre:

 

[modifica] Criteri obiettivi nella valutazione della Giustizia

La Bellezza delle Leggi, la Giustizia è la forma più alta di bellezza, secondo Platone, che lo esplicita nel Simposio sull'amore noto anche come primo dialogo di Alcibiade servendosi del discorso della anziana e saggia Diotima.

Criteri obiettivi di "bellezza legislativa" potrebbero essere:

 

[modifica] Bibliografia


 

 

[modifica] Film

 

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

it:Bellezza