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Titolo: Energia dell'Amore
Ciao,oggi è un giorno strano, la luce si è fatta largo, come quando stai facendo una corsa e non ti lasciano passare e,tu ti fai largo.La luce... si, hai capito bene cosa stò dicendo;La luce, la mia energia trasformatasi in luce cioè un raggio che contiene i colori dell'arconaleno, quelli della Pace e tu sia quanto io la voglia!Energia e pace vanno di pari passo come tu ben saprai, anzi ne sono sicuro che tu lo sappia! E non dirmi che non sia vero, perchè lo è.la pace ha bisogno dell'energia,certo non è quella del nucleare,ma un'altra più grande che si sprigiona dai cuori della gente, la Libertà di amare.Che dolore, quale mi starai dicendo! e' vero, quale? il dolore dell'amore è quello che più tiene unite le persone ed è quello in cui non ci sono catene, ma anelli di baci tenuti insieme da piccoli cuori.Ma...non te ne importa nulla,l'ho capito,non negarlo....Ora fà caldo, sono seduto e ti penso, penso l'amore certamente;Sudo....i legami  si disuniscono la notte, si formano di giorno. Ho sempre pensato che la notte potesse diventare una palestra di vita,ma non così.La notte che vedo ora, è un fascio di stelle attraversato da una linea, potrebbe darsi che sia un aereo, potrebbe in quanto la linea risulta essere bianca, striata, ma forse a pensarci bene non può essere un aereo,sarà qualcos'altro...ma cosa?difficile che ora possa darvi una soluzione.Tutto è fuori, fuori dal mondo come dentro al mondo c'è una soluzione.La vita con i suoi uomini e donne, i loro discorsi,sono la Soluzione, quella con la s maiuscola anche se la grandezza di una lettera la fà chi la scrive: noi, Ci sei? ma cosa stai pensando in questo momento, devi andare aletto e pensi alle stelle,ma sarai impazzito o pensi che in fondo la notte è anche il pensare a un qualcosa che non ti sai spiegare.Può essere! Scrivi, gli dico, chi è che scrive? La mente, nello spazio infinito trapassato di stelle che brillando nei illuminano i sentimenti, quelli che creando l'energia tengono avvinti i cuori gli uni agli altri.E non si slegheranno mai più!
*****Autore: Iaphet Elli

Fiaccolata dell’Epifania a Roccalbegna

 

Come vuole la tradizione, anche quest’anno a Roccalbegna si attende la befana accendendo, nella dodicesima notte - come la si chiamava nel calendario gregoriano a ricordare una delle notti più magiche dell’anno, dedicata a invocare la fertilità – una catasta di legna nel centro del paese, una specie di fiaccola o falò, simbolo stesso della distruzione del vecchio e dell’attesa del nuovo.

 

Si tratta di uno dei numerosi riti del fuoco del territorio amiatino che, a partire dal 24 novembre fino alla notte di san Giovanni, in giugno, celebrano l’alleanza tra l’uomo e la campagna, la fertilità, l’abbondanza. Terra di legni per eccellenza, l’Amiata ha da tempo immemorabile sacrificato le sue ricchezze alla madre terra dando fuoco ai faggi e ai castagni, per acquistarsi le simpatie della grande dea, che con le ceneri di quegli alberi veniva rinvigorita e preparata alla nuova stagione.

 

E mentre i befani imperversano per tutta la montagna, cantando canti di questua per assicurarsi la pancia piena nella dodicesima notte dell’anno, qua e là si bruciano fuochi di rigenerazione, come a Roccalbegna, dove per altro i rocchigiani sono abbastanza gelosi della bella catasta che fanno per scaldarsi in attesa della befana.

____Entra

Entra
Lentamente…vento
Come luci
Quel tempo
Voci
Planando ad un porto
Il nostro corpo;
Una piazza
Tanti occhi
Affollano pensieri diversi
Strade
Mondi…
Tanti incroci
In un universo di stelle.

____Emozione

Emozione…

La mia terra

La mia nazione.

Il vento di un pensiero, che

Trasporta

Una speranza contenuta in siero.

Questa piccola notte

Pioviggina

Volto passeggiante

Nelle strade di città…

Cupezza

Tristezza, ai pensieri cade

In occhi

Di minacciose nubi…

carichi.        

E' quasi Autunno (Poesie presenti nel libro di Iaphet Elli)

E' quasi Autunn

Foglie gialle, prima comparsa

Foglie verdi chiudono,

Gli occhi pian piano!

E' quasi un altro giorno,

Foglie cadenti, all'imbrunire di

Questo giorno d'estate!

S'alza forte

I ricordi del mare

Il vento spazza via, mentre

In te cresce l'alba

___________________E’ inverno
Le foglie
Cadendo coprono i nostri freddi pensieri;
la pioggia
col suo tintinnìo
ne distrugge la composizione
distribuendola in mille idee…
queste si colorano con quelli della natura.
Mille colori
Ma uniti nell’arcobaleno.
In questa cupa e triste giornata
All’orizzonte
un timido raggio di sole sembra farsi strada.
L’inverno
Con i suoi rami spogli
La neve adagiata al suolo
Guarda al futuro
Con un sorriso di più sulle labbra.

_________________Entra

Entra

Lentamente¦vento

Come luci

Quel tempo

Voci

Planando ad un porto

Il nostro corpo;

Una piazza

Tanti occhi

Affollano pensieri diversi

Strade

Mondi

Tanti incroci

In un universo di stelle.

___________Emozione

Emozione…
La mia terra
La mia nazione.
Il vento di un pensiero, che
Trasporta
Una speranza contenuta in siero.
Questa piccola notte
Pioviggina
Volto passeggiante
Nelle strade di città…
Cupezza
Tristezza, ai pensieri cade
In occhi
Di minacciose nubi…carichi.

 

E' Nato un fiore

Mi sono alzato, e

Sceso

Ho visto le foglie cadere

Disperdersi nell' ambiente, e

Morire!

Una primavera, di là a venire.

Ho ascoltato la natura,

L'ho aiutata a crescere

le ho dato una casa

Per coprirsi dalla nostalgia,

La felicità¦

Il tempo glielo aveva portato via;

Ora,

Raccolta tra le coperte

Nel caldo di un sole, Che

La terra assorbe

Rilasciando a poco a poco

E' nato un fiore.

Di colori è  ricco

Il mio cuore,

Tra le aiuole sboccia,

Tracciando quel sentiero, che

Ad un giorno nuovo sfocia!
Emozioni per strada

La notte,

Emozioni per strada

In cerca d'un passaggio,

Anime punteggiate di bianco

Come piccole luci

Nell'universo illuminato.

Spazio

Tra pensieri viandanti

di strade tracciate;

Una linea

Tante linee dipinte

Un bianco, che

Lentamente volge allo scuro.

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Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Emozione
Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Emozione&action=history

Emozione

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 
 
Nota disambigua - Se stai cercando l'album di Lucio Battisti, vedi Emozioni (album).

Le emozioni sono una caratteristica prevalentemente umana che implica una reazione cognitiva e fisica, prevalentemente improvvisa, ad uno stimolo.

Indice

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Reazioni psicofisiologiche

L'emozione, specialmente quando intensa, può provocare alterazioni somatiche diffuse. Può determinare l'accrescere delle pulsazioni cardiache, l'aumento della sudorazione, l'aumento del ritmo respiratorio e l'affanno, il tremore degli arti.

L'emozione ha altresì effetto sugli aspetti cognitivi, può causare diminuzioni nella capacità di concentrazione, confusione, smarrimento, allerta, e così via.

L'emozione altera anche la sfera comportamentale dell'individuo.

 

Le categorie

Alcuni teorici hanno proposto una categorizzazione delle emozioni in otto famiglie emozionali:

Questa categorizzazione è stata contestata da più fonti poiché non risulta esaustiva, in quanto non comprende ad esempio:

 

Aspetti patologici

L'alessitimia è l'incapacità o l'impossibilità di percepire le proprie o le altrui emozioni.

 

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Esaurimento nervoso

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L'espressione impropria esaurimento nervoso indica un insieme di situazioni patologiche o semi-patologiche quali l'astenia, la sindrome d'affaticamento cronico, le cefalee, i disturbi del sonno ed i disturbi lievi dell' attenzione e dell' umore.

[modifica] Note linguistiche

Sebbene largamente adoperata nel linguaggio quotidiano, l'uso dell'espressione non è scientificamente rigoroso: i significati ad essa correlati non spiegano in alcun modo il termine "esaurimento", è noto infatti che il sistema nervoso non può "esaurirsi".

L'espressione è sinonimo di stress, ma non traduce l' espressione inglese nervous breakdown, che si riferisce invece a patologie psichiatriche acute, quali gli attacchi d'ansia o depressione

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Essere (filosofia)

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[modifica] Premessa

Il termine "Essere" (di seguito E), viene usato principalmente in 3 modi:

1. Esistenza: per esprimere il fatto che una certa cosa esiste; ad esempio, "l'erba è (= c'è, esiste)", ma anche "l'unicorno è (almeno nella fantasia di chi lo pensa)".

2. Identità: ad esempio "i francesi sono gli abitanti della Francia", "Umberto Eco è l'autore de Il nome della rosa"

3. Predicazione: per esprimere una proprietà di un certo oggetto; ad esempio "la mela è rossa".

Quanto sopra riportato è una generalizzazione che, se consente di comprendere i principali usi del vocabolo, non rende conto della varietà dei significati e delle implicazioni che il concetto di E ha avuto nel corso della storia della filosofia. È necessario pertanto prendere in esame il concetto di E così come è stato analizzato dai vari filosofi nel corso della storia. Si può premettere che, da una parte in filosofia l'E è stato considerato non solo un verbo ma anche un sostantivo (l'Essere come "tutto ciò che è" o come "il fatto che X esista", etc..); dall'altra che identità e predicazione sono oggetto di studio anche di un'altra disciplina, la logica, per cui le generiche definizioni sopra riportate sarebbero imprecise.

[modifica] Parmenide e la scuola di Elea

Il filosofo che per primo mette a tema esplicitamente il concetto di essere è Parmenide di Elea (VI-V sec. A.C.); l'esordio della riflessione filosofica sull'essere si esprime mediante una lapidaria formula, la più antica testimonianza in materia:

(GRC) «ἡ μὲν ὅπως ἔστιν τε καὶ ὡς οὐκ ἔστι μὴ εἶναι
:...
ἡ δ' ὡς οὐκ ἔστιν τε καὶ ὡς χρεών ἐστι μὴ εἶναι»

(IT) «è e non è possibile che non sia
...
non è ed è necessario che non sia»

(Parmenide, "Sulla Natura", fr. 2, vv 3;5 - raccolta DIELS KRANZ // fonti: Simplicio, Phys. 116, 25. Proclo, Comm. al Tim.)

La scuola eleatica non era riuscita a risolvere il problema dell'archè: l'atomismo democriteo che ne costituisce la formulazione più avanzata continuava a presupporre gli atomi e uno spazio vuoto, diverso dagli atomi, in cui essi potessero muoversi.
Parmenide nota come l'essere sia unico e non possano esserci due esseri perché se uno è l'essere e l'altro non è il primo, esso è non-essere.

Se A è l'essere, e B non è A, allora B è non-essere, ossia non è. Questo ragionamento impediva di parlare di enti e portava alla negazione del divenire, che gli antichi non riuscivano a spiegare.
Il problema più rilevante non era tanto la molteplicità degli enti che abbiamo sotto gli occhi, quanto il senso greco del divenire per cui tutto muta, che si scontra con una ragione, altra dimensione fondamentale della grecità, che è portata a negarlo. Parmenide vive drammaticamente il conflitto, vede che il mondo è molteplice, vorrebbe dirlo, ma la ragione e il compito del filosofo glielo impediscono: negando il divenire il mondo e la vita, sono tutte illusioni. C'è solo un essere, statico, uno, eterno, indivisibile, ossia uguale a sé stesso nello spazio e nel tempo perché diversamente, differenziandosi, sarebbe il non-essere. Tale essere è una sfera perfetta non chiusa perché fuori dell'essere e dello spazio infinito non può esservi nulla, ma tendente a chiudersi all'infinito;la sfera è l'unico solido geometrico che non ha differenze al suo interno, è uguale dovunque la si guardi; l'ipotesi suggestivamente con la teoria della relatività di Albert Einstein che nel 1900 dirà "se prendessimo un binocolo e lo puntassimo nello spazio, vedremo una linea curva chiusa all'infinito" in tutte le direzioni dello spazio, ovvero una sfera complessivamente (per lo scienziato infatti e l'universo è sferico sebbene finito, fatto di uno spazio ripiegato su se stesso).

[modifica] Aristotele

Il primo filosofo a porsi in maniera sistematica ed evidente il problema del concetto di essere è Aristotele. Aristotele fa coincidere la metafisica con l'ontologia, infatti definisce la metafisica come lo studio dell'essere.
Il problema dell'essere è un problema che si affaccia continuamente alla nostra esperienza quotidiana: nel linguaggio comune noi diciamo "l'uomo è in casa"; "il tavolo è marrone"; "il quadro è bello" ecc. ecc. Ma che cos’è questo essere, questo "è"?
Per Aristotele, che si accorge di questa molteplicità di accezioni dell'essere, l'Essere è: -accidente;-categoria;-vero;-atto e potenza. Da qui si capisce come tutto il sistema filosofico aristotelico di fatto si basi e nasca dal concetto di essere. L'essere dunque per Aristotele è analogico ed è dicibile in dieci modi che sono le categorie.

[modifica] Heidegger

In età moderna il concetto di essere si viene a confondere con quello di ente e di essente. Martin Heidegger dirà addirittura che già da Platone è iniziata l'incomprensione da cui ha origine l'oblio dell'essere, incomprensione data dal fatto che si ricerca il senso dell'essere a partire dagli essenti. Immanuel Kant stesso riportò l'essere al concetto di esistenza reale percepita dai sensi. E ancora il neopositivismo e il neocriticismo hanno considerato l'essere come un concetto che non ha una sua adeguata definizione linguistica.
Solo con Heidegger si arriverà ad uno studio metodologico e approfondito dell'essere. Per il filosofo tedesco il problema dell'essere è il problema della filosofia, il problema più vasto, più profondo, più originario e la Verità non è altro che la via al disvelamento dell'essere, la Verità nel significato etimologico di non-latenza (a-letheia).

Heidegger, nella prima parte della sua filosofia, quella di "Essere e tempo" per intenderci, inizia lo studio dell'essere a partire dagli essenti e in particolare da quell'essente caratterizzato dall'esistenza che è l'uomo. Successivamente si accorge che il metodo adeguato, invece, per uno studio non è quello di partire dagli essenti fino all'essere ma dall'Essere per arrivare agli essenti. Essere è l'infinito di "è" e in opposizione all'empirismo logico e al neokantismo, Heidegger afferma che l'essere si manifesta proprio attraverso la parola e in particolare attraverso il linguaggio poetico. Infine darà come prospettiva in cui l'essere può manifestarsi quella del tempo poiché la parola stessa ha dimensione temporale e ci parla della storicità dell'essere.

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Ermetismo (letteratura)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

L'ermetismo fu una corrente poetica del Novecento italiano che nacque nei primi anni degli anni '20 e raggiunse l'apice negli anni fra il 1930 e il 1940.

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[modifica] L'ermetismo

Alla base di questo movimento, che ebbe come modello i grandi del decadentismo francese come Mallarmé, Rimbaud e Valéry, si trova un gruppo di poeti, chiamati ermetici, che seguirono gli insegnamenti di Ungaretti e, se pur in modo differente, di Montale.

Il nome "Ermetismo" deriva dal Dio Ermete o Mercurio, dio delle scienze occulte, e fu adoperato in senso dispregiativo da Francesco Flora nel suo saggio "La poesia Ermetica"

Insofferenti del residuo dannunzianesimo enfatico e del debole pascolismo i poeti di questa generazione si trovano impegnati in una ricerca di modernità che prevede un accostamento a quella tradizione simbolista che aveva individuato nella lirica pura la vera poesia.

Costoro rifiutano la parola come atto di comunicazione per lasciarle solo il carattere evocativo abbandonando, come scrive il Ferroni,[1] "ogni immediatezza sentimentale, cercando invece la difficoltà e la concentrazione linguistica".

Gli ermetici si servono della forma analogica per rappresentare la condizione tragica dell'esistenza umana isolandosi in uno spazio interiore a difesa della retorica fascista.

Appartiene al movimento ermetico il poeta Giuseppe Ungaretti,che comunque appare più come un precursore, in quanto si discosta almeno per quanto riguarda l'intenzione comunicativa verso i lettori : nella poesia "il porto sepolto", che da anche il titolo all'opera, si fa scopritore e "dispersore" di verità presso gli uomini, una caratteristica sicuramente non ermetica in senso stretto. Altri autori sono Alfonso Gatto, Leonardo Sinisgalli, Sergio Solmi, Mario Luzi, Vittorio Sereni, Sandro Penna, Libero de Libero, Giorgio Caproni, Salvatore Quasimodo e Luca Angelini. Per certi tratti alcuni attribuiscono anche a Eugenio Montale certi tratti ermetici.

Nel campo della critica ermetica autorevole fu la figura di Carlo Bo che, con il suo discorso La letteratura come vita del 1938, scrisse il vero manifesto ermetico parlando di poesia intesa come momento dell'assoluto. Tra gli atri teorici e critici dell'ermetismo si ricordano Oreste Macrì, Giansiro Ferrata, Luciano Anceschi e lo stesso Mario Luzi.

Nella seconda metà degli anni trenta maturarono a Firenze, intorno alla rivista Il Frontespizio e Solaria, un vero gruppo di ermetici che, prendendo come riferimento Ungaretti, Quasimodo e Onofri, si rifacevano direttamente al simbolismo europeo e si affacciavano alle più recenti esperienze di quegli anni, come al surrealismo e all'esistenzialismo.

Lo stile difficile e chiuso nella ricerca della forma analogica, insieme all'approfondimento di una nascosta esperienza interiore, contraddistinse questo gruppo che, rifiutando in modo diretto ogni impegno politico e sociale , cercava di staccarsi dalla cultura fascista. Tra questi giovani intellettuali, alcuni assunsero posizioni antifasciste come Bilenchi, Vittorini, Gatto e Pratolini. La tradizione è la migliore alleata dell'ermetismo.

 

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[modifica] Note

  1. da Giulio Ferroni, Storia della letteratura italiana. Il Novecento, Einaudi 1991

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Essere (filosofia)

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[modifica] Premessa

Il termine "Essere" (di seguito E), viene usato principalmente in 3 modi:

1. Esistenza: per esprimere il fatto che una certa cosa esiste; ad esempio, "l'erba è (= c'è, esiste)", ma anche "l'unicorno è (almeno nella fantasia di chi lo pensa)".

2. Identità: ad esempio "i francesi sono gli abitanti della Francia", "Umberto Eco è l'autore de Il nome della rosa"

3. Predicazione: per esprimere una proprietà di un certo oggetto; ad esempio "la mela è rossa".

Quanto sopra riportato è una generalizzazione che, se consente di comprendere i principali usi del vocabolo, non rende conto della varietà dei significati e delle implicazioni che il concetto di E ha avuto nel corso della storia della filosofia. È necessario pertanto prendere in esame il concetto di E così come è stato analizzato dai vari filosofi nel corso della storia. Si può premettere che, da una parte in filosofia l'E è stato considerato non solo un verbo ma anche un sostantivo (l'Essere come "tutto ciò che è" o come "il fatto che X esista", etc..); dall'altra che identità e predicazione sono oggetto di studio anche di un'altra disciplina, la logica, per cui le generiche definizioni sopra riportate sarebbero imprecise.

[modifica] Parmenide e la scuola di Elea

Il filosofo che per primo mette a tema esplicitamente il concetto di essere è Parmenide di Elea (VI-V sec. A.C.); l'esordio della riflessione filosofica sull'essere si esprime mediante una lapidaria formula, la più antica testimonianza in materia:

(GRC) «ἡ μὲν ὅπως ἔστιν τε καὶ ὡς οὐκ ἔστι μὴ εἶναι
:...
ἡ δ' ὡς οὐκ ἔστιν τε καὶ ὡς χρεών ἐστι μὴ εἶναι»

(IT) «è e non è possibile che non sia
...
non è ed è necessario che non sia»

(Parmenide, "Sulla Natura", fr. 2, vv 3;5 - raccolta DIELS KRANZ // fonti: Simplicio, Phys. 116, 25. Proclo, Comm. al Tim.)

La scuola eleatica non era riuscita a risolvere il problema dell'archè: l'atomismo democriteo che ne costituisce la formulazione più avanzata continuava a presupporre gli atomi e uno spazio vuoto, diverso dagli atomi, in cui essi potessero muoversi.
Parmenide nota come l'essere sia unico e non possano esserci due esseri perché se uno è l'essere e l'altro non è il primo, esso è non-essere.

Se A è l'essere, e B non è A, allora B è non-essere, ossia non è. Questo ragionamento impediva di parlare di enti e portava alla negazione del divenire, che gli antichi non riuscivano a spiegare.
Il problema più rilevante non era tanto la molteplicità degli enti che abbiamo sotto gli occhi, quanto il senso greco del divenire per cui tutto muta, che si scontra con una ragione, altra dimensione fondamentale della grecità, che è portata a negarlo. Parmenide vive drammaticamente il conflitto, vede che il mondo è molteplice, vorrebbe dirlo, ma la ragione e il compito del filosofo glielo impediscono: negando il divenire il mondo e la vita, sono tutte illusioni. C'è solo un essere, statico, uno, eterno, indivisibile, ossia uguale a sé stesso nello spazio e nel tempo perché diversamente, differenziandosi, sarebbe il non-essere. Tale essere è una sfera perfetta non chiusa perché fuori dell'essere e dello spazio infinito non può esservi nulla, ma tendente a chiudersi all'infinito;la sfera è l'unico solido geometrico che non ha differenze al suo interno, è uguale dovunque la si guardi; l'ipotesi suggestivamente con la teoria della relatività di Albert Einstein che nel 1900 dirà "se prendessimo un binocolo e lo puntassimo nello spazio, vedremo una linea curva chiusa all'infinito" in tutte le direzioni dello spazio, ovvero una sfera complessivamente (per lo scienziato infatti e l'universo è sferico sebbene finito, fatto di uno spazio ripiegato su se stesso).

[modifica] Aristotele

Il primo filosofo a porsi in maniera sistematica ed evidente il problema del concetto di essere è Aristotele. Aristotele fa coincidere la metafisica con l'ontologia, infatti definisce la metafisica come lo studio dell'essere.
Il problema dell'essere è un problema che si affaccia continuamente alla nostra esperienza quotidiana: nel linguaggio comune noi diciamo "l'uomo è in casa"; "il tavolo è marrone"; "il quadro è bello" ecc. ecc. Ma che cos’è questo essere, questo "è"?
Per Aristotele, che si accorge di questa molteplicità di accezioni dell'essere, l'Essere è: -accidente;-categoria;-vero;-atto e potenza. Da qui si capisce come tutto il sistema filosofico aristotelico di fatto si basi e nasca dal concetto di essere. L'essere dunque per Aristotele è analogico ed è dicibile in dieci modi che sono le categorie.

[modifica] Heidegger

In età moderna il concetto di essere si viene a confondere con quello di ente e di essente. Martin Heidegger dirà addirittura che già da Platone è iniziata l'incomprensione da cui ha origine l'oblio dell'essere, incomprensione data dal fatto che si ricerca il senso dell'essere a partire dagli essenti. Immanuel Kant stesso riportò l'essere al concetto di esistenza reale percepita dai sensi. E ancora il neopositivismo e il neocriticismo hanno considerato l'essere come un concetto che non ha una sua adeguata definizione linguistica.
Solo con Heidegger si arriverà ad uno studio metodologico e approfondito dell'essere. Per il filosofo tedesco il problema dell'essere è il problema della filosofia, il problema più vasto, più profondo, più originario e la Verità non è altro che la via al disvelamento dell'essere, la Verità nel significato etimologico di non-latenza (a-letheia).

Heidegger, nella prima parte della sua filosofia, quella di "Essere e tempo" per intenderci, inizia lo studio dell'essere a partire dagli essenti e in particolare da quell'essente caratterizzato dall'esistenza che è l'uomo. Successivamente si accorge che il metodo adeguato, invece, per uno studio non è quello di partire dagli essenti fino all'essere ma dall'Essere per arrivare agli essenti. Essere è l'infinito di "è" e in opposizione all'empirismo logico e al neokantismo, Heidegger afferma che l'essere si manifesta proprio attraverso la parola e in particolare attraverso il linguaggio poetico. Infine darà come prospettiva in cui l'essere può manifestarsi quella del tempo poiché la parola stessa ha dimensione temporale e ci parla della storicità dell'essere.

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