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___________Fuori dal buco

Un passo,
Un cammino,
Piccole voci che s’alternano
Sospiri…
da un buco s’alzano, riprendono
E su dalle profondità
Per un albero si danno slancio.
Senza scivolare oltre…
Il passo di una voce stonata
Questa strada tracciata
Una vita persa, e
Poi ritrovata;
Nella notte
Cupe idee, di note
Senza bussola e pensieri
Per cercar di rivedere
Questi giorni a venire
Una luce che s’accende
Tra noi piccoli guerrieri.
________Freddo
Nel vento…
Pensieri
Una stazione
Il vuoto di questo ieri
Dentro irrompe,
Fermo,
Stabilmente ti penso,
Ti vedo…
Dinanzi a me passeggiare.
Solo
Tu e il tempo,
La notte fuggire
Dietro l’angolo e
Nelle ossa penetrare,
Pungente
A gocce via scivola
Lasciando dentro
Solo il deserto.
Flauto Dolce (Poesie presenti nel libro di Iaphet Elli)

Suona dolce flauto

In piazza, una folla

Gente che s'accalca,

L'infittirsi dei giorni e gli uomini

Che si riscaldano,

Un silenzio che pian piano avanza.

Un flauto

Tra la folla si erge,

Una melodia,

Soavi note

Fuoriescono, a venire un barlume di speranza.

Solo

Un flauto, in un angolo

Prende fiato

Solo

Non ha più forza!

Un flauto una voce

Sola, Una piazza

Un corpo e un'anima

Che intorno si guarda.

Un piccolo flauto

È sempre un piccolo flauto,

Una voce

Che non più s'annota

In quel libro

Che è la storia.

_________________________Fallito…
Giù per le scale, i pensieri
Aspettando stanno;
Spoglie
Son le persone che t’hanno criticato.
Le notti
Anime morte parlanti,
Fuori
Le finestre s’aprono
Aspettando già il domani.
Fuori dal buco

Un passo,

Un cammino,

Piccole voci che s'alternano

Sospiri…

da un buco s'alzano, riprendono

E su dalle profondità

Per un albero si danno slancio.

Senza scivolare oltre

Il passo di una voce stonata

Questa strada tracciata

Una vita persa, e

Poi ritrovata;

Nella notte

Cupe idee, di note

Senza bussola e pensieri

Per cercar di rivedere

Questi giorni a venire

Una luce che s'accende

Tra noi piccoli guerrieri.

Fumo, non sia la morte

Cammina

il treno della notte,

buia per alcuni ,chiara come l'Alba per altri!

Immagina

una stella,

posarsi su quella,

una strada ,che

segni l'inizio

una porta

alle spalle lasciata,

il passato

come una linea

tagliente il cuore

di chi custodisce l'amore.

Luci alla ribalta,

lungo il tragitto entrano in gioco

illuminando il volto

di chi si sente solo,

quel viso chiuso

un maglione imbottito,

energia che aspetta di prendere il volo.

Guarda!

ora la vita assomiglia ad una fotografia

la sua cornice

la sua voglia di vita

noi e voi insieme

davanti al camino, dove

il fumo morte non sia.

____________________Il Fiore dell'Amore

Mi vesto, e

Che cosa indosserò?

Nel Cielo,

Una stella…

Ogni mia idea s'illumina,

Sei tu!

Da lassù

Nella mia testa precipiti, ed io

Di te sono investito!

Raccolta…

Come il fiore dell'amore

Ora, mi sono vestito

Del tuo cuore.

Fiori

Fiori,

Distesi su strade dipinte

Affondate da odio immortale

Un calpestio d’idee che lentamente sale

Su anime d’amor intinte

Dimenticate nei tempi

Della cui presenza i cieli sono empi.

Freddo

Freddo,

Non Una coperta

Una protezione

Il mio corpo aperto,

Dal gelo coperto.

Entra

In me un estraneo;

Un corpo

Solo, morto

Davanti ad Una stazione,

Un'idea aveva

Un uomo era.

Futuro Giovane

Pavimento,

Idee calpestate

Corpi lontani

Lasciati;

Le canzoni d'uomini

A piedi,

Terra

Come neve cadeva

Da lassù...

Un pianto soffocava

Dentro, un futuro giovane spariva.

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Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Fiaba
Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Fiaba&action=history

Fiaba

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 Nota disambigua - Se stai cercando altri significati di Fiaba, vedi Fiaba (disambigua).
C'era una volta un principe che cavalcava alla luce della luna: illustrazione dello svedese John Bauer del 1914 per la fiaba l'anello di Helena Nyblom

La fiaba è un tipo di narrazione i cui protagonisti non sono quasi mai animali (tipici invece nella favola), ma creature umane, coinvolte in avventure straordinarie con personaggi dai poteri magici come fate, orchi, giganti e così via.

Le fiabe sono state tramandate oralmente, ma c'è chi le ha raccolte e trascritte dando loro una particolare struttura come Charles Perrault in Francia, i fratelli Grimm in Germania, e ai nostri tempi Italo Calvino in Italia e Aleksander Afanasiev in Russia. Gli inventori di fiabe sono invece il danese Hans Christian Andersen, l'italiano Collodi (Pinocchio), il britannico James Matthew Barrie (Peter Pan).

Le fiabe, per lungo tempo considerate patrimonio della letteratura infantile e relegate in posizione subalterna rispetto ad altri testi, sono state attualmente rivalutate dalla scienza antropologica attraverso lo studio delle tradizioni popolari e delle culture orali.

Indice

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[modifica] Lo schema di Propp

Per approfondire, vedi la voce Schema di Propp.

 

[modifica] La fiaba popolare

Le fiabe sono state tramandate a voce di generazione in generazione per lunghi secoli e chi narrava le fiabe spesso le modificava o mescolava gli episodi di una fiaba con quelli di un'altra, dando a volte origine ad un'altra fiaba.

Esse hanno un'origine popolare: descrivono la vita della povera gente, le sue credenze, le sue paure, il suo modo di immaginarsi i re e i potenti e venivano raccontate da contadini, pescatori, pastori e montanari attorno al focolare, nelle aie o nelle stalle; non erano considerate, come ora, solamente racconti per bambini, ma rappresentavano un divertimento anche per gli adulti ed avevano grande importanza per la vita della comunità.

Le fiabe raccontano alcuni aspetti del reale, con una veste di storiella puerile e con un infallibile lieto fine: il "Pollicino" abbandonato nei boschi, la "Cenerentola" segregata dalla matrigna e schiavizzata, la "Biancaneve" che scappa e si rifugia nel bosco possono essere visti come esempi della quotidianità del XIX e XX secolo.

 

[modifica] Le caratteristiche

È in un istante si tramutò in una meravigliosa piccola fata: illustrazione di John Bauer per la fiaba di Alfred Smedberg, De sju önskningarna (I sette desideri)

Tutte le fiabe del mondo hanno caratteristiche analoghe.

  • i personaggi, l'epoca e i luoghi sono indicati genericamente e non sono descritti (si dice "C'era una volta...", "In un paese lontano...", ma non si dice né dove né quando)
  • i fatti che si presentano nel racconto sono fatti impossibili e i personaggi inverosimili (molti fatti narrati possono accadere solo per magia e molti personaggi non possono esistere nella realtà)
  • si rappresenta sempre un mondo nettamente distinto in due (i personaggi sono o buoni o cattivi, o furbi o stupidi e non esistono vie di mezzo, la ragione sta sempre da una sola parte)
  • i motivi sono sempre ricorrenti (gli elementi e gli episodi sono spesso presenti anche in altre fiabe)
  • c'è sempre un lieto fine (i buoni e i coraggiosi vengono premiati, le ragazze povere diventano principesse, i giovani umili ma coraggiosi salgono sul trono)
  • c'è sempre una morale, anche se non è espressa chiaramente come nella favola, che insegna a rispettare gli anziani e la famiglia, ad onorare le autorità, ad essere coraggiosi per migliorare la propria condizione.

 

[modifica] Il linguaggio

Il linguaggio della fiaba è quello dei narratori del popolo, in genere molto semplice e a volte un po' sgrammaticato, ma ricco di modi di dire e di formule popolari. Viene solitamente utilizzato il discorso diretto perché le battute del dialogo permettevano al narratore di cambiare la voce e di tener viva l'attenzione di chi ascoltava.

Sono frequenti e quasi obbligatorie le ripetizioni ("Cammina, cammina...", "Cerca, cerca...", "Tanto, tanto tempo fa...") e le triplicazioni perché raccontare tre volte lo stesso fatto, aveva lo scopo di allungare la storia, di renderla più chiara, di prolungare la sensazione di mistero. Le formule d'inizio e le formule di chiusura sono sempre le stesse ("C'era una volta...", "In un paese lontano...", "Così vissero felici e contenti..."), numerose le formule magiche e le filastrocche.

Come nella pubblicità, la ripetizione e la ridondanza permettono una migliore penetrazione dei contenuti ed una più persistente memorizzazione, ma prima di questo corrispondono ad un'esigenza propria della didattica infantile.

 

[modifica] Il tempo

Il tempo della fiaba ha sue caratteristiche particolari, che presentano analogie con il sogno. In primo luogo il tempo della fiaba è astorico, cioè non si può posizionare in un periodo storico preciso. In secondo luogo il suo fluire è solitamente irregolare, non assimilabile al tempo scandito dall'orologio.

 

[modifica] Il rito d'iniziazione

Nel 1946 appariva in russo il saggio di Vladimir Propp Le radici storiche dei racconti di fate e già nel 1949 uscivano a Torino nella traduzione italiana di Clara Coisson. La conclusione che Propp raggiunge attraverso un lungo esame analitico è che per la maggior parte gli elementi costitutivi delle fiabe debbano farsi risalire a riti e miti "primitivi" (del regime del clan), e più specialmente al "ciclo d'iniziazione" e alle "rappresentazioni della morte". Le fiabe popolari, soprattutto quelle di magia, sono quindi il ricordo di una antica cerimonia chiamata rito d'iniziazione che veniva celebrata presso le comunità primitive. Durante questo rito veniva festeggiato in modo solenne il passaggio dei ragazzi dall'infanzia all'età adulta. Essi venivano sottoposti a numerose prove con le quali dovevano dimostrare di saper affrontare da soli le avversità dell'ambiente e di essere pertanto maturi per iniziare a far parte della comunità degli adulti. Dopo le prove, i ragazzi e le ragazze, come in una rappresentazione teatrale guidata spesso da uno stregone, dovevano "morire" per celebrare la morte dell'infanzia. Questa loro morte temporanea veniva di solito provocata con sostanze stupefacenti e al risveglio i giovani venivano considerati adulti.

 

[modifica] Dal rito alla fiaba

Col passare del tempo il rito d'iniziazione non si celebrò più e ne rimase solamente il ricordo, ma gli anziani continuavano a ricordarlo nei loro racconti. Il racconto degli anziani venne tramandato per secoli e secoli, con trasformazioni continue, anche quando il ricordo del rito si era perso del tutto e nacque così la fiaba. Nella fantasia di chi tramandava i racconti i giovani, sottoposti al rito, sono diventati i protagonisti delle fiabe, gli stregoni sono diventati i personaggi che fanno paura come gli orchi, le streghe, i mostri, i lupi e le armi, che ricevevano i ragazzi, sono diventate i doni magici che i protagonisti delle fiabe ricevono dagli aiutanti che incontrano.

 

[modifica] Ricerca e interpretazione

Lo studio dei racconti popolari inizia poco dopo il 1800 e si rivolge quasi esclusivamente alla fiaba e alla saga, mentre l'interesse per altri generi narrativi nasce solamente negli ultimi decenni.

 

[modifica] I fratelli Grimm

I fratelli Jacob (1785-1863) e Wilhelm (1786-1859) Grimm sono da ritenersi i fondatori della ricerca sul racconto popolare, in particolare sulle fiabe.

Secondo le teorie di quell'epoca, i fratelli Grimm partono dall'idea che ogni popolo ha una sua anima che si esprime con la massima purezza nella lingua e nella poesia, nelle canzoni e nei racconti. Essi però sostengono che, con il trascorrere del tempo, i popoli hanno perduto in parte la propria lingua e la propria poesia, soprattutto nei ceti più elevati e può, quindi, essere ritrovata solamente negli strati sociali inferiori. In questa ottica, le fiabe sono i resti dell'antica cultura unitaria del popolo e costituiscono una fonte preziosa per la ricostruzione di quella cultura più antica.

Nel 1812 e nel 1815 i fratelli Grimm pubblicarono due volumi dei Kinder-und Hausmärchen, per un totale di 156 fiabe che formano il punto di partenza dello studio dei racconti o fiabe popolari. Mentre in un primo momento essi partono dall'idea che le fiabe siano tutte di origine tedesca, nel 1819, nella seconda ristampa della loro opera, essi introducono il concetto che esista un passato indoeuropeo per spiegare le affinità.

 

[modifica] Altre teorie interpretative

La pubblicazione di Kinder-und Hausmärchen stimola, in Germania e in altri paesi, una intensa attività di raccolta e di pubblicazioni. Si scopre così che fiabe simili compaiono anche al di fuori dell'Europa, nell'India, ma anche nei territori linguistici semiti e turchi e presso i cinesi.

Nel 1859 l'indianista Theodor Benfey (1809-1881) propone la teoria che le fiabe sono nate in India, non come miti, ma come racconti didascalici buddhisti, e che sono giunte in Europa principalmente attraverso vie letterarie, come Le mille e una notte. Ma anche questa teoria gradualmente dovrà essere abbandonata, perché si incontrano racconti che presentano le caratteristiche delle fiabe anche presso popolazioni che non hanno avuto mai contatti con gli indiani.

 

[modifica] Il contributo dell'antropologia

Nella seconda metà dell'Ottocento, per merito dell'antropologia, si sviluppano idee sulla cultura umana che influenzeranno anche la ricerca sulle fiabe. Nasce infatti la convinzione che tutti gli uomini, a qualsiasi razza o cultura appartengano, possiedono fondamentalmente la stessa struttura psicologica e se esistono differenze, queste sono di carattere culturale. Questa teoria implica che le fiabe e i motivi fiabeschi possano aver avuto origini dovunque, indipendentemente l'uno dall'altro.

 

[modifica] L'interpretazione di Sigmund Freud

Nel 1900 Sigmund Freud pubblica L'interpretazione dei sogni e spiega che quando l'uomo, nella sua vita, reprime qualche desiderio della vita istintuale, questo ricompare sotto forma di sogno durante il sonno e di sintomo durante la veglia. Egli porta due esempi di sogni collegati alle fiabe.

  • Il primo è il sogno in cui ci si trova nudi in compagnia degli altri, che secondo Freud nasce dal desiderio infantile di spogliarsi davanti ai genitori e che produce una sensazione di piacere e che darebbe origine alla fiaba de I vestiti nuovi dell'imperatore, di Hans Christian Andersen.
  • Il secondo esempio riguarda il sogno della morte di un familiare amato, che Freud collega al desiderio inconscio del ragazzo di uccidere il padre per prenderne il posto accanto alla madre. Da qui nascerebbe la favola di Edipo, di Sofocle.

La teoria psicoanalitica ha indotto moltissimi studiosi a vedere nella fiaba la risoluzione catartica dei problemi del bambino in crescita. In effetti gli eroi delle fiabe spesso sono giovani che devono trovare la loro strada nel mondo, combattendo contro l'Orco e il loro iniziale fallimento è interpretato in molti casi come l'incapacità di emanciparsi dall'influenza dei genitori Orco che non l'aiutano in questo processo di formazione.

 

[modifica] Gli archetipi di Carl Gustav Jung

Un'altra importante direzione nello studio della fiaba nasce dalla psicologia di Carl Gustav Jung e della sua scuola. Jung sostiene che ogni essere umano desidera sviluppare le sue innate potenzialità e che a questo scopo l'inconscio e la coscienza devono cooperare. Se questo processo non si sviluppa in modo armonico, ha luogo una reazione dell'inconscio che si esprime nei sogni, nelle fantasie e nelle fiabe, che mostrano appunto profonde affinità presso i popoli di tutto il mondo.

Queste modalità di relazione sono chiamate da Jung archetipi. Pertanto l'inconscio può esprimersi nell'immagine archetipa del grande bosco o del mare che l'eroe o l'eroina della fiaba devono attraversare. Jung interpreta anche i personaggi come figure archetipiche. Se l'eroe, egli dice, non riesce più ad andare avanti e viene un vecchio in suo aiuto, il vecchio rappresenta uno degli archetipi dell'anima, del giudizio, della concentrazione mentale, ossia un modello etico di comportamento. Per esempio uno di questi archetipi è Yama, il trasportatore d'anime nelle culture orientali.

 

[modifica] Altri studi sulla fiaba

Hedwing von Beit, una studiosa della scuola junghiana dà questa interpretazione alla fiaba di Hansel e Gretel: poiché i bambini non sono attrezzati alle difficoltà della vita essi diventano le vittime della strega che è l'antagonista dello spirito e solamente quando essi riescono ad affrontarla con sicurezza vi è il lieto fine. Altrettanto importante è Marie-Louise Von Franz, allieva di C. G. Jung, la quale ha dedicato numerosi suoi scritti sull'argomento fiabesco ("Le fiabe interpretate", " Il femminile nella fiaba", "L'ombra e il male nella fiaba").

Si è occupato dello studio della fiaba anche il fondatore dell'antroposofia, Rudolf Steiner, che considera le fiabe come un mezzo per risvegliare l'anima alla vita, in un mondo moderno che non ne permette più l'espressione. Ad esempio, analizzando la fiaba di Tremontino, vede nelle vicende del personaggio la forza che dà all'anima (la figlia del re) la capacità di realizzare uno scopo (trasformare la paglia in oro) in questo mondo pieno di avversità.

Tra l'Ottocento e il Novecento i finlandesi Kaarle Krohn e Antti Aarne elaborano il metodo storico-geografico. Questo metodo cerca di stabilire, sulla base del maggior numero di varianti letterarie e orali di una fiaba, il territorio di diffusione e di ricostruirne la forma originale. Il metodo storico-geografico ha avuto grande importanza nell'evoluzione della ricerca sulla fiaba e ne è nato, nel 1910, il Catalogo delle fiabe di Aarne, nel quale ad ogni fiaba è attribuito un numero. Sulla base del metodo storico - geografico sono sorti nel corso del tempo decine di cataloghi regionali o nazionali.

Baba Yaga è l'archetipo della donna selvaggia: la signora oscura dei boschi della mitologia slava. Illustrazione del russo Ivan Bilibin

Allo stesso Aarne si deve anche un altro metodo di classificazione molto noto; il metodo si basa su un indice dei tipi e fu rivisto ed esteso da Stith Thompson, per cui viene chiamato Aarne-Thompson. L'indice dei tipi raccoglie circa 2500 "motivi" ricorrenti nelle fiabe, consentendo di descrivere in forma numerica (e quindi catalogare in modo efficace) ogni fiaba.

Nel periodo prebellico la tradizionale ricerca sulle fiabe si rivolgeva principalmente al contenuto ed esclusivamente di quelle fiabe che si ritenevano molto antiche; tuttavia dopo la prima guerra mondiale all'interesse per il narratore si unisce l'interesse per gli ascoltatori e di conseguenza all'interesse per il contesto sociale in cui si colloca la narrazione.

Ai giorni nostri Clarissa Pinkola Estés (una psicologa autrice del libro: Donne che corrono con i lupi - il mito della donna selvaggia) ha raccolto una notevole mole di materiali attinto dal mondo delle fiabe e dei racconti popolari e su tale base ha costruito una interpretazione psicoanalitica, enucleando una serie di archetipi di tipologie femminili utili per descrivere la psiche della donna. La psicologa parte dal presupposto che in ogni donna si nasconde un essere naturale e selvaggio, una forza potentissima formata di istinti e creatività passionale. La donna selvaggia rappresenta secondo l'autrice una specie gravemente minacciata. Benché la sua presenza sia innata secoli di cultura e civiltà l’hanno soffocata cercando di rintuzzarne gli slanci più pericolosi, incanalandola in uno stereotipo rigido di sottomissione.

 

[modifica] I trascrittori di fiabe

Per lungo tempo le fiabe popolari furono tramandate solo oralmente e in seguito alcuni studiosi e scrittori le raccolsero dalla viva voce del popolo e le trascrissero, cercando di conservare le caratteristiche del linguaggio parlato. Fra le più conosciute trascrizioni di fiabe ci sono quelle di ambiente arabo, raccolte nel XVIII secolo, in Le mille e una notte, le fiabe tedesche riscritte dai fratelli Jakob e Wilhelm Grimm nel XIX secolo e le fiabe italiane, tradotte in italiano da trascrizioni dialettali già esistenti, da Italo Calvino nel 1956.

 

[modifica] La cultura dei popoli nelle fiabe

Tutte le fiabe hanno in comune molti tipi di personaggi e narrano fatti molto simili, ma ad una lettura attenta si scopre che esse, pur nella loro somiglianza, rivelano culture differenti. Ogni popolo ha infatti ambientato le proprie fiabe nel paesaggio in cui viveva e, narrandole, ha fatto continui riferimenti alle proprie abitudini, alle proprie credenze, alle regole della propria società.

Il popolo russo ha tramandato le sue fiabe ambientate nella steppa, con zar e zarine, gli Inuit le ha ambientate tra i ghiacci, con cacciatori di foche e di orsi; i popoli nord-americani le hanno ambientate nelle praterie, con bisonti e coyote. Anche gli eroi sono diversi, secondo il paese nel quale viene ambientata la fiaba, e se in Europa si tratta spesso di principi o ciabattini, in Arabia si tratta di sceicchi o di beduini, in Cina di mandarini o di filatori di seta. Così come sono diversi gli esseri fantastici o soprannaturali. Nelle fiabe ambientate in Europa si trovano i diavoli, gli gnomi, i troll, la strega Baba Yaga, in Cina i draghi, nei territori islamici i djinn. Attraverso le fiabe si possono ricavare moltissime informazioni utili per conoscere la vita dei popoli nel passato e molto spesso anche nel presente.

 

[modifica] La fiaba d'autore

Per molto tempo le fiabe furono esclusivamente patrimonio del popolo e tramandate oralmente, ma in seguito questo tipo di racconto si diffuse in ambienti diversi, per esempio tra i nobili, nelle corti. Ci furono così scrittori che incominciarono a rielaborare le fiabe e a trascriverle usando un linguaggio più raffinato, aggiungendo nuovi episodi e, spesso, inventandone di nuove. Nacque così la fiaba d'autore che divenne un vero e proprio genere letterario. Così, se le fiabe popolari sono il prodotto della tradizione, le fiabe d'autore nascono dall'inventiva di uno scrittore che, pur ispirandosi spesso alle fiabe della tradizione orale, si esprime con un linguaggio diverso e con motivi nuovi.

Fra gli autori più famosi di fiabe ci fu in Italia Giovanbattista Basile che, nel XVII secolo, scrisse il Pentamerone o Cunto de li cunti, in cui rielaborò in dialetto napoletano cinquanta fiabe popolari, in Francia Charles Perrault che scrisse, nel XVII secolo, I racconti di Mamma l'Oca ispirandosi a motivi popolari e in Danimarca Hans Christian Andersen che rielaborò molte fiabe popolari e ne scrisse di nuove, così come anche degli scrittori di romanzi come Oscar Wilde si sono dedicati alla fiaba, nel 1888 pubblicò :The Happy Prince and Other Stories.

 

[modifica] L'eredità della fiaba

Ancora oggi, nelle opere degli scrittori moderni, possiamo riconoscere l'eredità della fiaba. Nei racconti fantastici, nelle storie di fantascienza, fantasy e horror e in altri generi di narrativa dove si incontrano esseri incredibili e accadono fatti straordinari come nelle fiabe, ma è soprattutto nella narrativa per ragazzi ad essere evidente l'eredità della fiaba.

 

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Favola

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La favola è un componimento che ha come protagonisti quasi sempre animali o personaggi fantastici, intesi come simboli dei vizi e delle virtù degli uomini e che hanno spesso intendimenti didattici e morali.

Favola e fiaba sono usati spesso come sinonimi perché derivano dalla stessa radice latina, il verbo fari che significa "parlare", "raccontare" e distinguono un tipo di racconto risolto con elementi irreali o addirittura soprannaturali.

Indice

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[modifica] Caratteristiche della favola

Le favole classiche costituiscono un genere letterario molto antico , nato come racconto che vuole insegnare quali comportamenti gli uomini dovrebbero evitare e quali invece dovrebbero seguire . Esse vogliono far capire come va il mondo, dove i potenti opprimono gli umili e i deboli, mentre i furbi ingannano gli sciocchi.

La struttura della favola è caratterizzata dalla brevità del racconto, che è costruito in modo semplice, con pochi personaggi (spesso solo due), dove la vicenda è costituita da un unico episodio e c'è sempre un insegnamento espresso in forma esplicita, o all'inizio o alla fine.

I protagonisti sono di solito degli animali che parlano e agiscono come gli uomini e sono il simbolo dei vizi e delle virtù umane.

Le favole come quelle di Esopo presentano spesso un esempio in negativo e mostrano i danni prodotti da un certo comportamento, in modo da mettere in guardia e dissuadere chi legge dall'imitarlo.

Gli autori si propongono di educare mostrando i pericoli e i danni che derivano da comportamenti stolti o incauti, facendo leva soprattutto sulla paura. Spesso le favole si concludono in modo tragico: chi sbaglia paga con la vita.

Altre volte si presenta invece una situazione positiva mostrando qual è il comportamento da tenere persuadendo il lettore con un esempio che premia la virtù.

Diversamente dalla fiaba e dalla leggenda, la favola è un genere letterario che appartiene alla tradizione scritta fin da tempi molto antichi.

Le favole sono presenti in tutte le culture e in tutto il mondo e quasi tutte si assomigliano.

 

[modifica] Le favole nell'antichità

Nell'antichità la prima grande raccolta di favole del mondo occidentale, circa cinquecento, è quella attribuita ad Esopo che secondo la tradizione era uno schiavo deforme e balbuziente vissuto in Grecia nel VI secolo avanti Cristo. Probabilmente molte delle favole furono scritte da autori diversi rimasti sconosciuti.

Le favole di Esopo costituiscono il materiale e il modello di molte delle raccolte successive, come quelle del poeta latino Fedro (circa 15 a.C. - 50 DC), nato in Grecia, fatto prigioniero quando ancora era ragazzo e condotto schiavo a Roma e in seguito liberato dall'imperatore Augusto. Fedro scrisse cinque libri di favole in versi, ma molte andarono perdute. Oltre alle favole di Esopo ci sono giunte anche le favole di autori minori quali: il greco Babrio (II secolo) ed il latino Flavio Aviano (IV secolo) Il modello principale di Fedro è Esopo,ma è importante evidenziare un fondamentale tratto distintivo del favolista latino:in Fedro è il prepotente che trionfa sul più debole.Lo scopo di Fedro è denunciare il male presente,egli non cerca di modificare la cruda realtà perché sa che ciò è impossibile.Il suo è più che altro un invito rivolto ai più deboli a sopportare le angherie dei più forti.Questa rassegnazione non esclude però uno sforzo di adattamento;il più debole può,usando le sue risorse spirituali e il suo ingegno,riscattarsi dalla sua passività e così obbligare il più forte a stabilire un compromesso che accontenti entrambi.

 

[modifica] Le favole nel medioevo

Nel Medioevo il genere della favola ebbe molta fortuna. L'opera più importante di quel periodo è il Romanzo di Renard, vasto insieme di favole scritte nel XII-XIII secolo in Francia da molti autori rimasti sconosciuti. Le storie hanno per protagonisti animali diversi, ma le più note sono quelle che narrano le vicende di Renard, la volpe, esaltandone il gusto dell'avventura, l'ironia, l'astuzia.

 

[modifica] Le favole nei secoli seguenti

J. de La Fontaine, noto favolista
  • Leonardo da Vinci(1452-1519) scrisse alcune favole che seguono la struttura della favola classica, ma presentano personaggi e intrecci originali.
  • Jean de La Fontaine (1621-1695) riscrisse in versi molte favole di Esopo, di Fedro e della tradizione medioevale.
  • Lev Tolstoj (1828-1910) inserì le sue favole ne I quattro libri di lettura, scritti per i figli dei contadini che frequentavano la scuola da lui fondata.
  • Pietro Pancrazi (1893-1952) scrisse una raccolta di favole dal titolo L'Esopo moderno.
  • George Orwell (1903-1950) con il suo romanzo "La fattoria degli animali", compose un romanzo favolistico, con la struttura di una favola di Esopo, ma con tematiche moderne come il comunismo.

 

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