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Col termine di extrême contemporain si intende
designare la produzione
letteraria
francese
più recente, quella che risale agli ultimi dieci anni. La nozione di
extrême contemporain è, dunque, una nozione in continuo spostamento.
Il termine è stato usato per la prima volta dallo
scrittore
francese
Michel Chaillou nel
1989, come
riferimento ad un'epoca. A questa definizione generale, semplice, rapida e
immediata, corrisponde invece una realtà narrativa caotica, complessa, sia
dal punto di vista cronologico (i confini temporali dell'extrême
contemporain sono in continuo movimento) sia da quello dell'eterogeneità
dell'attuale produzione
letteraria
francese,
che tende a sfuggire ai tentativi di nomenclatura. Il termine extrême
contemporain è, dunque, onnicomprensivo. La produzione
letteraria di questo periodo si distingue soprattutto per il suo
carattere transitorio, per cui l'identificazione di specifici filoni e
temi, per quanto utile a «fotografare» un momento della produzione
letteraria
francese
attuale, tuttavia resta inevitabilmente precaria e parziale, data la
natura proteiforme di un infinito corpus di testi letterari.
Per questi motivi, è del tutto improprio definire
l'extrême contemporain come un movimento
letterario: esso è, piuttosto, un termine di utilità pratica.
Non solo l'extrême contemporain si configura come una
«costellazione letteraria» poco inquadrabile in schemi, ma si è spesso
rinvenuta nel contemporaneo una sorta di
estetica
del frammento, ben rappresentata dalla metafora del
mosaico:
la
narrazione diviene spezzettata, con un uso frequente della successione
di frasi brevi.
La parcellarizzazione della conoscenza si esplicita
anche in un ricorso ad un flusso verbale caotico, nonché al
monologo interiore, ai
tropismi,
alle
ripetizioni e all’endofasia.
La sensazione di incertezza provata dallo scrittore lo porta a scardinare
la nozione di
romanzo,
la sua stessa forma, e a preferire, talvolta, la categoria più generica di
récit. Si registra allora un ritorno al reale: nelle opere di
Pierre Bergounioux si assiste agli sconvolgimenti culturali che
investono il succedersi delle generazioni;
François Bon descrive l'esclusione dalla realtà urbana e industriale;
molti autori di
polizieschi, come
Jean-Patrick Manchette e
Didier Daeninckx, descrivono la realtà sociale e politica, e lo stesso
fa
Maurice G. Dantec nelle sue opere a metà strada fra
spy
story e
fantascienza; la écriture plate di
Annie Ernaux cerca, invece, di demolire la distanza tra la realtà
vissuta e la narrazione di questa stessa realtà.
Il soggetto viene mostrato in uno stato permanente di
crisi; ma si ha anche un ritorno al quotidiano, alla banalità delle
abitudini: l'attenzione si sposta sugli «esclusi della letteratura», come
ad esempio gli anziani. Questo uso della banalità e del quotidiano sfocia
anche in un nuovo "minimalismo":
dalle Vies minuscules di
Pierre Michon, biografie finzionali di perfetti sconosciuti, si passa
con facilità ai Plaisirs minuscules di
Philippe Delerm. Le sfaccettature di questo
minimalismo si manifestano in molte maniere: nella banalità
dell’argomento, oppure nella forma narrativa breve, o ancora nella
struttura concisa e spoglia della frase. Se da un lato si ha
un'eroizzazione del personaggio (che cerca di costruirsi un percorso
individuale, affrontando una realtà ormai priva di senso, per cui
l’emarginato o il marginale emerge attraverso la costruzione della propria
storia), dall’altra si assiste anche a un "minimalismo
negativo": il personaggio ristagna nella difficoltà sociale e relazionale
in cui si trova.
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La ricerca scientifica
sull'extrême contemporain
Nei primissimi
anni
Novanta in Francia e in
Italia
iniziano ad operare studiosi che in maniera sempre più sistematica si
occupano dell' extrême contemporain (per la Francia, a
Parigi,
Lille,
Clermont-Ferrand; per l'Italia, a
Bari,
Genova,
Milano,
Roma). A Bari
nasce il primo gruppo organizzato di ricercatori che si dedica
esclusivamente alla ricerca sull' extrême contemporain: il GREC (Groupe de
Recherche sur l'Extrême Contemporain).
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Alcuni autori dell'extrême
contemporain
-
Dominique Viart, Le roman
français au XXe siècle, Paris, Hachette, 1999.
-
Matteo Majorano (cura), Le goût
du roman, Bari, B. A. Graphis, 2002.
-
Matteo Majorano (cura), Le jeu
des arts, Bari, B. A. Graphis, 2005.
-
Dominique Viart,
Bruno Vercier, La littérature française au présent: Héritage,
modernité, mutations, Paris, Bordas, 2005
- Bibliographie. Études sur la prose française de
l'extrême contemporain en Italie et en France (1984-2006), Bari, B. A.
Graphis, 2007 (sous presse).
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Voci correlate
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Collegamenti esterni