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| Poesie in lingua OLTRE LA CINTURA… Al di là della cintura del borgo, che ha assediato la mia solitudine, espansa e turgida riappare la piana del Biferno affiancata dal travaglio della vegetazione. L’acque del fiume scorrono con teneri avvolgimenti tra il murmure dei salici e dei canneti. Il frullo dei passeri in amore trafora il fogliame. Il suono d’un flauto di canna mozzata viene da lontano. Sono le voci d’un paesggio arcadico che trascolora nei riverberi del tramonto mentre l’ultima luce fugge lontano, come nel sogno. Magico incanto! Così, l’anima mia stupita attende il canto di sirene sbocciare dalle lunghe risacche della sera. Nel mutevole gioco delle luci e delle ombre, come colonne antiche, risorge la speranza, che con l’illusione, rimane pur sempre ultima dea e forza di vita. 10.7.2010 AL MEGALOMANE TRADITO Inutile è cercare attorno i motivi della tua insoddisfazione e tentare di punire il prossimo con propositi di vendetta: Delirio insano d’un re che non s’accorge di abitare in un castello di sabbia. Il suicidio è dei vili. Tanto più se minacciato in assenza di un dolore insopportabile. Gli eroi sanno affrontare le tempeste della vita con dignità e risorgere più forti anche dopo una dura sconfitta! Mi spaventa la tua megalomania. Mi spaventa il monumento eretto al tuo Io, sontuoso e maestoso più di Dio stesso. Io… Sono io Dio! Io… sono io il massimo! Io più del cielo! Io… più dell’universo! Anzi di più, più ancora! Nessuno è più di me. Ma non lavò forse i piedi all’ultimo degli uomini Gesù? E li baciò… E tu chi sei? Chi credi d’essere? Ma non è Gesù che fu il primo grande rivoluzionario della terra, che operò il miracolo della non violenza, opponendo l’arma del perdono, della carità e dell’uguaglianza alla bestemmia dell’”occhio per occhio”? .Non ti accorgi che qui, su questa terra, “ šuma nein”, come dicono gli amici piemontesi? Noi siamo niente. Nulla. E chi non accetta questa verità è un malato di mente. Signore inonda finalmente di Luce chi non ha mente per vedere ed occhi per rapportarsi coi suoi simili. Sono stanco. Io… …Per loro non ho più la forza di pregare. Campobasso 16/6/2009 L’animo umano ha perso la chiave. Son di fuoco le parole che rimbalzano nel cielo di piombo, sulle facce di cera di tanti. “ Dove la pace ” mi chiedo. L’uomo è stanco, è stanco di baci e sorrisi. Dimenticato ha il tempo in cui mendicava un chicco di riso. E le sue parole si schiantano come palle di piombo sulla faccia del mondo. L’animo umano ha perso la chiave della porta di casa! Oh potessi vederlo come porche di maggio trafitte da un raggio di sole e d’amore: verde speranza d’una primavera novella di pace. Nota: Fu scritta prima che Reagan bombardasse Gheddafi OLTRE LA CINTURA… Al di là della cintura del borgo, che ha assediato la mia solitudine, espansa e turgida riappare la piana del Biferno affiancata dal travaglio della vegetazione. L’acque del fiume scorrono con teneri avvolgimenti tra il murmure dei salici e dei canneti. Il frullo dei passeri in amore trafora il fogliame. Il suono d’un flauto di canna mozzata viene da lontano. Sono le voci d’un paesggio arcadico che trascolora nei riverberi del tramonto mentre l’ultima luce fugge lontano, come nel sogno. Magico incanto! Così, l’anima mia stupita attende il canto di sirene sbocciare dalle lunghe risacche della sera. Nel mutevole gioco delle luci e delle ombre, come colonne antiche, risorge la speranza, che con l’illusione, rimane pur sempre ultima dea e forza di vita. 10.7.2010 CON ALI DI FANTASIA Voli di rondini solcano l’infinito dove l’anima anela liberi convolvoli. Con te nel cuore e con su la schiena ali di fantasia oggi ho carezzato da presso il sole. CB 15.7.2010 IO PRIGIONIERO DEI LIBERTINI La mosca nella bottiglia mezza vuota di birra s’agita , impazzisce quasi cercando l’uscita. Si ferma un istante a raccogliere speranze di libertà. Anche un’ape, come un pesce nella rete freme e poi si ferma sofferente di dolore. In croce. E lì, povero Cristo, sta pure l’uomo prigioniero dei marosi, disperso nell’oceano delle promesse tradite, delle speranze deluse, frastornato, ubriaco, incapace di vendetta alcuna in nome della pietà divina. Orrore e pietà! Asimmetrico dualismo che attanaglia la vita. Come la mosca e l’ape e il pesce dalla rete straziato, è fermo lì, l’uomo, per lenire il dolore. Tal quale sto io nel paese degli zombi, divorato da veline e libertini. Ma un pensiero mi dice che ritroverò la via negata al pesce e all’ape cui ragionar non è dato. Ed io son certo più che mai che l’uomo ritroverà la via… la via dei lumi che scaccerà i libertini in nome dell’onore di chi il sangue ha versato, sacrificandosi per amore della nostra Libertà. 2010 E ANCORA GUERRE Ancora guerre e coscienze tinte di nero e mani insanguinate camuffate da promesse di pace. Guerra e morte. Sangue e miseria ed orfani in pena. Marce. E sempre marce. Fiaccolate. E buio pesto nell’anima. Discorsi. E parole non ascoltate. Ma se ognuno vivesse pellegrino quotidiano percorrendo le vie del profondo suo io, cancellando avidità, egoismo e superbia seminerebbe amore nel cuore. Allora e solo allora il mondo conoscerà pace. Pace e solo pace e sempre pace si leggerebbe nel vocabolario di tutte le lingue del mondo. Campobasso 20.4.2009 Al di là Invano con la mente tento d’infrangere quel muro, donde riverbera lo sguardo mio al di là dello zigzagare sulle cime innevate dei monti. Socchiudo gli occhi ed affido al periscopio dell’anima mia svelarmi il perché di questo infinito andare. La stadia è nell’onda del mare che muove le cose passate. Vo cercando La caramella che tu m’hai donato quando bambino correvo le ruve odorose d’armenti, la dolce e tremula mano che posasti sul capo morbido di riccioli d’oro, il sorriso fuggevole impressomi quando avevo voglia di pianto, vo’ cercando nei volti smagriti di tanti distesi sui rami allungati del Largo. Ma invano! Che dintorno ritrovo soltanto petali gialli di vani ricordi. SPINE I bicchieri serviti ai tavoli delle mescite sono spine. I recinti delle fattorie sono spine. I reticolati delle prigioni sono spine. Le vite dei disoccupati sono spine. Le vite dei malati, sono spine. Anche i giorni dei drogati sono spine. IO PRIGIONIERO Prigioniero del passato mi rodo l’anima. Ho amato ho donato ho conosciuto. Mi sento vecchio di cent’anni quando la parola muore sulle labbra e a nulla possono le mie povere forze. Conoscere amare donare vivere è ciò che conta. Potrei ancora tanto? Quest’anima non sazia si dispera… e si perde nei ricordi. 2008 A CAMPOMARINO D’INVERNO Precipitosa fuga d’aereo irrompe all’orizzonte bruno. Occhi innocenti arrossati al capriccio del vento supplicano carezze dolci di timida brezza. Rabbiosa sta l’onda del mare al vociare di striduli gabbiani. Lo scoglio pensoso sta in attesa della burrasca, attonito come l’uomo aspettando la sua sera. Pure il mio cuore sta nel paese dell’anima sperando l’umano sereno. Campobasso, 7 febbraio 2009 IN DISCOTECA Ubbriachi di luci storditi di strilli al mondo ognuno è fantasma attorniato da vivi. Fuori, euforici imbottiti di tutto (1), poi ciascuno rincorre fantasmi per le strade dei vivi e… semina morte! CB 10.03.2009 (1) alcool, droghe, farmaci e miscugli vari. PICCOLO FIORE ( Per il piccolo Tommy Onofri e per tutti i bimbi innocenti vittime della bestialità umana) Il cielo è triste e monotono la campagna brulla ed avida ed il fiume è stanco di raccogliere lacrime amare. Tu piccolo fiore appena sbocciato sei stato strappato alla pianta, negando a lei, a noi le promesse che il fato t’avea destinato. Più di iene affamate sulla tua povera carne innocente hanno infierito e più mostri dei mostri si son dichiarati. No, questo no! Non si può sopportare! Il mondo è scontento di tanta malvagità e l’uomo è irrimediabilmente finito. Maggio 2008. SPEZZONI di… memorie Albe di sole cavalluccio di pezzi di mattone, tramonti dubbiosi cupi sferzati da lamentose sirene impazzite, memorie che tornano dal fondo del cuore. Volti bianchi di vecchi nel rifugio e la mia voce imprigionata nel petto. Contavo il costato nel buio sognando bocconi di pane e “ nientaltro “. Si placherà forse un giorno il mio cuore di pietra? Nel far della sera cavalluci di mattoni legati ad albe di sole mi tornano in mente come la voce di mamma che scuote il mio cuore di pietra. VOCI DI MARZO Sole di marzo che mi porti nel cuore il risveglio dei campi, le voci dei grilli parlanti, le sinfonie degli uccelli e gli arabescati voli, tu mi schiudi nel petto il buco di lontani rancori. Voci del vento tra i rami ingigliati cantate, cantate alle nuove speranze dell’umanità sbigottita d’antichi travagli. Voci di marzo che silenti trafiggete l’anima mia entrate ad intenerire i cuor dei Potenti, votandoli a solidali speranze. Uomini di “ Buona Volontà” questo mondo si sente tradito accantonate le vostre partite convertitevi alla solidarieta! CB 21 marzo 2009 NOI PICCOLI DEGLI ANNI ’40 Ci svegliammo un dì e scoprimmo di essere figli d’una generazione di mostri assassini quando vedemmo risorgere scheletri viventi tra montagne di ossa e di oggetti inutili sparsi tra le fosse. I nostri volti sbalorditi, dapprima increduli, si oscurarono e il cielo si rabbuiò vestendo il lutto. Gli uomini: gli uni si vergognarono e si umiliarono, gli altri chiusero le coscienze negando l’evidenza e affogarono nell’odio. E i mari non bastarono a contenere le lacrime degli orfani di quei cinquanta milioni di morti che giacquero sotterra. I figli degli innocenti e gli scheletri viventi perdonarono e noi non dimenticheremo mai… Mai più guerre! SOTTO LA PIOGGIA Solo me ne vo sotto la pioggia calda di maggio. Me ne vo solo e non so dove. Con la malinconia d’un novello amore che sento, provo e trovo in ogni dove. Sul mandorlo intenerito, sul pruno amaro sul fico rivestito sul viso dimenticato del verdone risparmiato. Nel canto risonante d’un piumato sgargiante nel verso gorgheggiante dell’usignolo errante. Fumiga la terra arsa sopra la flora sparsa sulla goccia che s’inonda cerchiata sulla carreggiata. La pioggia scroscia assai violenta mentr’io vado a testa china giù giù per la collina. Sereno vado innanzi movendo lento i passi costanti i sentimenti estraneo alla gente. Stremato arriverò allora io forse al Capolinea? Un cenno d’un amico mi fa forza con un dito disegnando una sfera, dicendomi: Vai avanti! Spera. Campobasso, maggio 2008 Novembre Novembre, occhi bagnati di pianto. Cipressi inchinati al suon di campane memorie lontane e vive nel cuore di persone amate. Foglie ingiallite all’ombra dei chiostri. Anime tristi in cerca di pace. Novembre donaci a tutti un pugno di pace. CAPODANNO 2006 La pioggia battente sui vetri imperlati scandisce il tempo delle speranze deluse, mentre l’uomo incredulo già sfoglia le margherite del prato. Ma il miosotide sorride al facile pensiero con bolle di spumante e frizzi beffardi alle illusioni di ieri e a quelle di domani. 2006 SE IL CIELO FOSSE ANFORA Se il cielo fosse anfora non basterebbe a contenere il mio dolore quando un ragazzo muore quando un uomo si dispera perchè il lavoro viene meno, quando una mamma piange per il figlio sofferente e sa che non potrà far niente, quando chi ha potere non fa niente per lenire tutti i mali che tormentano questi figli della terra. Se il mare fosse inchiostro non basterebbe a denunciare i soprusi e le offese che la gente del palazzo, di nascosto oppur palese, sputa in faccia ai cittadini ed offende le coscienze per le sue negligenze. Se il Signore mi desse ascolto gli chiederei di diffondere il dolore nei cuori dei potenti pria di prendere il comando e inondarli di luce vera che li fa umili, savi e buoni ed onesti per davvero. Campobasso settembre 2008 Luisito Sotto una gran montagna d’intonaci e mattoni batte il cuor di Luisito. Stanco, stremato, affamato ma pur vivo in cuore il desiderio di rivedere il sole. Due colpi per dir “ no”, un colpo per dir “sì”, alimentano in lui la speranza. Sotto tante rovine, chissà quanti Luisiti han chiuso gli occhi fissando l’ultimo miraggio! Eppure mentre intorno a lui si palpita e si muore, da un vicino borgo, il cielo un’astronave invola senza mostrare in volto un punto di vergogna. 04.10.1985 IERI ed OGGI Ieri i ragazzi portavano in giro per le strade polverose piedi nudi e gambe stecchite sotto il sorriso di pantaloni corti. Che tenerezza! Oggi i bambini portano per le strade del mondo serpi nel corpo e papaveri in bocca per la gioia di lussuriosi e spacciatori di droghe. Che obbrobrio! 1985 ( distrutta e ricostruita oggi 13.9.2005) LA VITA E’ UN SOFFIO Si vive distratti prigionieri del desiderio di erigere mete di denaro. L’uomo non sa che farne della fantasia e l’umiltà è monile da sfoggiare nelle riunioni di salotto. Ma la vita è una manciata di minuti dispersi dal soffio dell’Eterno. |