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Alla domanda da dove inizi veramente la poesia italiana del
Novecento, molti critici letterari hanno dato differenti e
contrastanti risposte in virtù, o a causa, della difficoltà nel tracciare
una linea netta di demarcazione.
La nuova
poesia viene situata, da una parte della
critica letteraria, nell'area che accoglie il linguaggio e i temi del
decadentismo e la scorge già nell'opera di
Giovanni Pascoli, recuperando così quanto di
espressionistico, plurilinguistico e
dialettale è venuto manifestandosi nei precedenti anni.
C'è chi invece la intravede tra
Guido Gozzano e i
futuristi o tra
Aldo Palazzeschi e
Corrado Govoni, identificando così una linea separatrice di frattura
con la passata tradizione
letteraria sia dal punto di vista delle tematiche, sia del linguaggio.
Vi è poi un'altra parte della critica (secondo il criterio seguito fino
alla fine degli agli
anni
Cinquanta) che stabilisce gli elementi innovativi della poesia del
Novecento in
Giuseppe Ungaretti, seguendo una linea che condurrebbe dai "vociani"
agli "ermetici".
Tra i temi più significativi di questa poesia, pur nell'estrema varietà
che la caratterizza, è opportuno menzionare l'impegno sia etico sia
civile, che nasce anche dalla meditazione dei mali e degli orrori della
prima e soprattutto della seconda guerra mondiale; è opportuno il
riferimento a
Salvatore Quasimodo, e al meno noto ma fors'anche più significativo
Elio
Fiore.
Se, pertanto, sulla questione da dove inizi la poesia italiana del
Novecento si incontrano e scontrano tante interpretazioni, sul fatto che
tra la fine dell'Ottocento
e la fine della
prima guerra mondiale ci sia un decisivo cambiamento nei temi e nelle
forme della poesia italiana, tutti sono d'accordo.
ciao ascoltate mi serve il commento de l'esecrabile sonno di Filippo
Tommaso Marinetti