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________Piove:
Piove…
Ruggine,
Strade inondate
Un cielo grigio
Ora è precipitato,
In noi le notti
I pensieri chiusi nei borsoni,
Uomini persi.
Nel vento, che
Il giorno diventato notte
Nei pensieri nostri porta
Milioni di gocce,
Bagnano
Trasparenti volti,
Occhi…
Le cui tende abbassate sono;
Calata la notte,
Una porta s’apre
Una mano
Un aiuto,
Vien in istrada…
Una nuova stanza.

__________Una pagina:
Una pagina,
Parole di un giorno
Una boccetta d’inchiostro…
Pezzo di lettera
Parte di un sentimento di ritorno, e
Alla fine riposto
In un cassetto.
Quei numeri superati
Il tuo diario
Un anno fa’…
Un cuore spezzato
Ricordi brutti sfumati, da…
Un fiume di vita,
Nelle vene tue
Nel mentre di tutto
Scorreva.
Penso, nella notte...
guardando fuori,da una finestra d'albergo
montagne...lassù,fili tirati
nuvole di vari formati.
Si muovono,
cosa sia tutto ciò?
forse la notte stà entrando nei nostri corpi,oppure
il giorno si stà dileguando.
Forse.
Forse la notte ce le ricordiamo come il lampione di strada,
un'idea per ogni linea tracciata...
Forse,ma il forse non ha storia!
Sono affacciato alla finestra ,e
ancora penso
la notte non mi fà più paura:
Il giorno con i suoi rami,
tra le piccole luci,
mi stà a poco a poco abbracciando!
___________Uomo di Periferia:

Una pianta ,

rami spogli,

foglie cadute...

in un un invisibile guerra!

Linfa, di ciò che fu,

ora, è di ghiaccio.

Immobile!

Una pianta, senza Vita:

Una persona..di Periferia.

____Poesia

Poesia :

Un aiuto

Un aiuto…

Natale,

Lungo i marciapiedi

La neve, che

Scende…

Il freddo

A poco a poco ti prende;

Cammina,

Un sogno nel cielo

Prende il volo

Senza mai prendersi un giorno di riposo!

Lungo i binari del tempo

Tra le luci…

Gente sommersa

Nei locali

Il suo salvagente cerca.

Questa notte, che

Le case rende ricche

Per le strade

Eternamente…

Sole scorrono

Anime povere

Senza un passato, e

Un ricordo.

_____La Pianta dei Sogni

Seduto,

Un lembo di pianta, dal finestrino

Ora scendere vedo,

Aiuto!

Mi chiede…

Un braccio allungato,

una propaggine di vita, per

non vedere l'ultima pagina

di quella, che

poteva essere storia infinita.

S'arriccia, e si dimena

Da una costruzione…

Lentamente scende, come

Un frullatore!!

Tremendo dolore;

Non posso far nulla!

Attimi infiniti, come

L'eternità d'un sogno che

Mai arriva, mentre

Qui l'arrivo è prossimo

Alla parola fine.

Stop!!!!

Questo film, la pianta dei nostri sogni,

ha cessato d'esistere,

ultimo ciak,

solo, il buio…

ora è eterno.

Il passato

È come un libro,

bisogna voltar pagina.

La vita

È un mare

In cui le gocce del pianto vanno ad infrangersi contro il muro

E il vento lasciare andare via;

la strada  è un corso

eventi in continua evoluzione

con la notte a vedere  le anime spegnersi

e di giorno smarrirsi agli angoli di un boccale di whisky.

I giorni d’oggi

Con le loro interminabili corse

E giri di parole, assomigliano

Più a un circuito,

Che gira intorno alla vita,

che a una frazione

di una spettacolare fuga verso il futuro.

Polvere di stelle…

Tratti di vite disperse

Cadono sui miei occhi

Incendiandosi come ciocchi, di

Questa foresta, che

Il corpo invade,

Luccicanti pianeti

Raccolti in reti…

L’universo,

Sempre più solo e perso,

Raccoglie…

I nostri gracili sentimenti.

**** Un Pescatore**** (Poesie presenti nel libro di Iaphet Elli)

Seduto su di uno scoglio…

Un Pescatore guarda

Guizzar fuori un tonno,

Sguardo malinconico

D’un uomo

Che credea d’esser quasi morto.

Un’onda che il vento alza

Con il mar nella sua forza

Ascolta il passar

Di questa piena

Che il pescator solea veder

Dall’alto altare

Tristizia amara d’uomini

A fondo andare.

La notte fari illuminati

Giovine anime salpano,

Corpi spirati

Di solitudine vanno.

Navi cariche di speranze vuote

Ritornando al porto

Otri magre scaricano…

Un filo di speranza sempre più corto.

Iaphet Elli ™Copyright

__________Primavera

Una mano,
due persone senza parole...
un solo sguardo
una foglia,caduta, su
questo terreno d'autunno.

S'accartoccia,
sguardi freddi
senza energia;

S'apre,
prende colore,
cinque...
sono le speranze.

E' primavera (...)
s'intrecciano,come
due mani di...
un inverno ormai passato.

____Pentagramma

Una musica,

note di dolore rotte

frasi nel vento

linee, per fili entrano…

un’anima curando.

Quei puntini neri

Un foglio bianco tracciano

Truccano, di notte volti andati

Persi…tra gli occhiali

Maschere di un mondo, che

L’oscurità rende stracc

La mia giornata in prospettiva

Abbiamo zaini…

Come geometri, i nostri progetti ivi

Sono riposti…

Disegnati su un diario

Simile ad un tracciato,

la mia giornata in prospettiva.

Iaphet Elli ™Copyright

____Pacchi

Per le strade, vagano

Portano storie…

Pagine di un libro, che

Ancora non c’è, ma

In tutti i cuori

Esiste!

Dentro…

Sogni raccolti

Divisi in cartoni,

S’aprono…

A nuovi orizzonti.

Piccoli Corpi

Mai più persi

Queste vie che

In noi si rifugiano...

Piccoli corpi

Di sogni

Grandi…come cuori;

Insegne…

Perse e lasciate

Tra le piante di quella giungla;

Un tempo,

Ieri erano

I volti d’occhi lasciati…

Ripescati, da

Un porto…

é riaffiorato un corpo,

Un sogno

Diventato uomo.

Parchi

Parchi,

Giardini,

Queste nostre idee

Chiuse da un recinto

Attraversato da strade

Divise in quartieri,

Diversi pensieri.

Persone condivise da

Una città,

In sé semafori

Chi accesi

Chi spenti,

Persone semplici

Aprono le mani,

Queste vie, che

Il traffico blocca e

Il cuore riapre.

Poesia

Poesia…

Parole, come pietre

Riposte in un quadro,

Un dipinto

Nel cuore nato,

Colori sfociati

Da idee

Per strade, uomini qualunque

Pescati…

Occhi, dentro…

Tradotto

L'astratto nel concreto,

Diviso

L'amore dall'odio;

Poesia,

La notte fugge via,

Nel cielo

Sopra di te

Solo le stelle…

Illuminano

Quella luce, che

Si nasconde e,

S'intravede a gocce.

Polvere di stelle…

Polvere di stelle…

Tratti di vite disperse

Cadono sui miei occhi

Incendiandosi come ciocchi, di

Questa foresta, che

Il corpo invade,

Luccicanti pianeti

Raccolti in reti…

L’universo,

Sempre più solo e perso,

Raccoglie…

I nostri gracili sentimenti.

Prendo una penna

Prendo una penna

Questa sera, e

Ti scrivo buona notte.

Quante stelle vedo…

Fuori,

La mia finestra,

Lo sguardo

Verso il domani,

Quello che non vedo, ma sarà!

Un enigma…

Un punto di domanda.

Un foglio, ora

Della notte s’impregna

Digitando...

una stella

Lo illumina d’idee,

Dentro me…

Vissute,

Taciute,

Mentre…

I giorni trascorrevano nelle strade,

A piedi

Senza un mezzo che li aiutasse

A creare…

Un nuovo pianeta.

Ti sto pensando

Dolce stella,

Radicandoti…

Le tue foglie m’abbracciano,

mai ingiallendo

Il foglio….

Con te

Il mio ricordo.

Parole come pietre

Poesia…

Parole, come pietre

Riposte in un quadro,

Un dipinto

Nel cuore nato,

Colori sfociati

Da idee

Per strade, uomini qualunque

Pescati…

Occhi, dentro…

Tradotto

L'astratto nel concreto,

Diviso

L'amore dall'odio;

Poesia,

La notte fugge via,

Nel cielo

Sopra di te

Solo le stelle…

Illuminano

Quella luce, che

Si nasconde e,

S'intravede a gocce.

™Copyright

Parola d'Amore

Notte…

Frasi lette

Dal dolore rotte,

Fogli trascritti anni addietro

Idee…

Mai cancellate

Rivedute su nastri…

Memorizzate,

Parole trafitte dal vento

Tagliente come astri

Nel nostro universo

Una voce sento

A me Vicino

Tu!

La mia parola d’amore.

Il mio Paradiso

Tu!

L’infinito…

Un puntino, io

Nel tuo cuore m’aggiro;

Un’anima sola

In un’astronave,

A piccoli passi

Leggera

Per anni

Vola,

Il suo nido cercando

Tu!

Il mio paradiso.

Un parco

Un parco

Nella notte

Ragazzi giovani…

Una canzone

Disperato,

Una luce che

Va’ spegnendosi dentro lentamente

Fioca

S’accende…

Laggiù, oltre…

L’immenso blu.

Piove

Piove…

Ruggine,

Strade inondate

Un cielo grigio

Ora è precipitato,

In noi le notti

I pensieri chiusi nei borsoni,

Uomini persi.

Nel vento, che

Il giorno diventato notte

Nei pensieri nostri porta

Milioni di gocce,

Bagnano

Trasparenti volti,

Occhi…

Le cui tende abbassate sono;

Calata la notte,

Una porta s’apre

Una mano

Un aiuto,

Vien in istrada…

Una nuova stanza.

Parole di un giorno

Una pagina,

Parole di un giorno

Una boccetta d’inchiostro…

Pezzo di lettera

Parte di un sentimento di ritorno, e

Alla fine riposto

In un cassetto.

Quei numeri superati

Il tuo diario

Un anno fa’…

Un cuore spezzato

Ricordi brutti sfumati, da…

Un fiume di vita,

Nelle vene tue

Nel mentre di tutto

Scorreva.

Puntini Neri

Questa notte

Luci alla ribalta

Frasi lasciate lassù

In cerca d’Una prima occupazione,

Piccole voci s’alzano

L’azzurro cielo

Puntini neri tingono;

Piccole note

Una canzone compongono…

Un mondo…

Cupo in volto.

Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da
 http://it.wikipedia.org/wiki/Psicosi

Cronologia  http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Psicosi&action=history

Psicosi

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Questa voce riguardante un argomento di psicologia necessita di essere "wikificata", ovvero formattata secondo gli standard di Wikipedia (vedi l'elenco delle voci da wikificare). Modifica questa voce (anche se non sei esperto di psicologia) seguendo le linee guida di Wikipedia e poi rimuovi questo avviso. (voce segnalata nel mese di settembre 2006) Vedi anche: Progetto psicologia Segnalazione di Alessio Facchin 00:54, 10 set 2006 (CEST)

Il termine "psicosi" fu introdotto nel 1845 da von Feuchtersleben con il significato di "malattia mentale o follia". È un grave disturbo psichiatrico, espressione di una grave alterazione dell'equilibrio psichico dell'individuo, con compromissione dell'esame di realtà, inquadrabile da diversi punti di vista a seconda della lettura psichiatrica di partenza e quindi del modello di riferimento. I sintomi psicotici sono ascrivibili a disturbi di forma del pensiero, disturbi di contenuto del pensiero e disturbi della sensopercezione.

Disturbi di forma del pensiero: alterazioni del flusso idetico fino alla fuga delle idee e all'incoerenza, alterazioni dei nessi associativi come la tangenzialità, le risposte di traverso, i salti di palo in frasca;

Disturbi di contenuto del pensiero: ideazione prevalente delirante;

Disturbi della sensopercezione: allucinazioni uditive (a carattere imperativo, commentante, denigratorio o teleologico), visive, olfattive, tattili, cenestesiche, geusiche.

Tali sintomi possono presentarsi in diverse condizioni: - in corso di disturbi mentali organici secondari a malattie internistiche o neurologiche (Lupus Eritematoso Sistemico, endocrinopatie, uremia, porfiria, Sindrome di Wilson, corea di Huntington, lesioni del lobo temporale e parietale, epilessia, abuso di sostanze come alcool, amfetamina, cocaina, cannabis e allucinogeni); - in corso di disturbi cognitivi correlati alla demenza; - in corso di disturbi dell'umore; - in corso di quadri schizofrenici; - in corso di quadri schizoaffettivi; - psicosi acute: schizofreniformi, reattive brevi, cicloidi,puerperali, ecc.; - in corso di disturbi deliranti (di tipo paranoide); - in corso di disturbi di personalità.

Le psicosi hanno un'incidenza tra i 15 e i 54 anni di 1,5-4,2/100.000. Variano per gravità e prognosi in base alle caratteristiche del disturbo e in base alle caratteristiche dell'ambiente in cui vive la persona. Gli studi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'International Pilot Study of Schizophrenia e il Collaborative Study on Determainants of Outcome of Severe Mental Disorders (WHO, 1973; WHO, 1979; Jablensky e coll., 1992; Leff e coll., 1992), condotti su 1400 individui osservati in un tempo superiore ai 20 anni, mostrano che la schizofrenia è ubiquitaria e che i contesti sociali diversi determinano esiti sociali diversi. Non sono risultate aree geografiche con incidenza particolarmente alta per disturbi psicotici. Una prognosi decisamente migliore si è evidenziata per i soggetti appartenenti ai paesi in via di sviluppo. È risultato inoltre che i quadri clinici che si manifestano in maniera acuta presentano una evoluzione migliore di quelli con esordio insidioso e progressivo. Tuttavia la tendenza ad un esito migliore nei paesi in via di sviluppo è comunque stata riscontrata sia per i quadri clinici a esordio acuto, tanto per quelli a esordio progressivo.

L'eziologia del disturbo è, come per molte condizioni in medicina, molteplice e in larga parte ignota. Da un punto di vista psicobiologico, la sintomatologia psicotica trova una possibile causa in alterazioni organiche a vari livelli, da una predisposizione genetica, all'alterato funzionamento di neurotrasmettitori quali la dopamina, la serotonina, il Glutammato, il GABA, l'NMDA, i peptidi endogeni e altri ancora. Da un punto di vista fenomenologico, Karl Jaspers parla di esperienze psicotiche quando vengono vissute come incomprensibili per il soggetto per le modalità con le quali scaturiscono dall'attività psichica, facendo declinare le condizioni ontologiche dell'esistenza (tempo, spazio, coesistenza, progettualità). Secondo Otto Kernberg la psicosi si distingue dalla nevrosi per la "diffusione dell'identità" e la messa in atto di meccanismi di difesa primitivi (idealizzazione primitiva, identificazione proiettiva, negazione, onnipotenza, svalutazione) che proteggono l'individuo dalla disintegrazione e dalla fusione di sé con l'oggetto, con regressione di fronte all'interpretazione. Altro elemento distintivo è la perdita del contatto con la realtà, che invece è conservato nella nevrosi. La psicoanalisi interpreta le psicosi con una rottura dell'Io con la realtà esterna, dovuta alla pressione dell'Es sull'Io. L'Io cede all'Es per poi recuperare parzialmente la costruzione di una propria realtà attraverso il delirio, recuperando il rapporto oggettuale (Freud). Secondo Melanie Klein, le psicosi sono legate alla caduta nella posizione schizoparanoide della prima infanzia. Secondo Carl Gustav Jung, nelle psicosi si ha il sopravvento di complessi autonomi inconsci sul complesso dell'Io, che non riesce a mantenere il controllo sulle formazioni inconsce. L'indirizzo sociale della psichiatria esprime anche un'interpretazione legata al contesto che, come si è visto, risulta determinante per l'integrazione di queste persone e la loro riabilitazione.

 

Voci correlate

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Esso utilizza materiale tratto da  http://fr.wikipedia.org/wiki/Po%C3%A9sie_arabe

Cronologia   http://fr.wikipedia.org/w/index.php?title=Po%C3%A9sie_arabe&action=history

Poésie arabe

Un article de Wikipédia, l'encyclopédie libre.

 

La poésie arabe est d'une immense richesse et pourtant souvent méconnue dans le monde occidental. D'une part, il est très difficile de faire une bonne traduction permettant de rendre la musicalité et la beauté des vers arabes. D'autre part, les préjugés actuels envers le monde arabe empêchent beaucoup de se souvenir que la civilisation arabe plus que millénaire est aussi une des plus raffinées et qu'elle fut aussi source d'inspiration pour de nombreux poètes d'occident, fascinés par l'orient et les mythes des mille et une nuits le peuplant...

La poésie arabe puise dans le monde qui l'entoure. Elle célèbre le désert, non pas dans sa sécheresse mais dans sa richesse, la solitude qu'il permet autorisant l'homme à rêver, réfléchir, les oasis qu'il abrite étant semblables à autant de paradis sur terre, l'éloignement ravivant le souvenir des êtres que l'on aime... La poésie arabe célèbre l'amour, la beauté, le désir sans pudeur, sans fausse honte. Les jeunes filles y sont des fleurs, des gazelles que l'on courtise, à qui l'on chante des louanges. Les fabuleuses descriptions sont un plaisir pour tous les sens : les yeux ne peuvent se lasser de se repaître de la beauté qui est dévoilée par les vers, l'odorat se réjouit de toutes les saveurs et parfums qui embaument les poèmes, on sent la fraîcheur d'une oasis, on entend les oiseaux piailler et surtout la musicalité des vers. Les vers sont écrits pour être lus, les poètes jouent avec les mots, créant des nouveaux mondes, de nouveaux édens...

Cette maîtrise des mots permettant d'éveiller tous les sens est aussi mise au service de la satire ou de l'ironie. Certains poèmes s'adressent à des personnes particulières, parfois pour l'encenser, parfois au contraire pour la critiquer. Les poètes sont rois et se permettent de critiquer n'importe qui, les plus grands n'échappant pas à leurs charmants sarcasmes s'ils leur déplaisaient...

La poésie arabe, même plusieurs fois centenaire, est incroyable de liberté et modernité...

La poésie arabe est traditionnellement découpée en cinq périodes :

  • l'époque primitive (du Ve siècle à l'hégire)
  • l'époque musulmane (622-750)
  • le modernisme et le néo-classicisme (750-900)
  • le provincialisme (jusqu'à la fin du XVIIIe siècle)
  • l'ère contemporaine (depuis le milieu du XIXe siècle)

 

Quelques poètes [modifier]

 

Le mètre arabe [modifier]

Les mètres les plus utilisés dans la poésie arabe ont été codifiés au VIIIe siècle par Al-Khalil bin Ahmad et n'ont presque pas changés depuis. Le mètre se base sur la longueur des syllabes, il y a des syllabes courtes (une consonne suivie d'une voyelle courte) et des syllabes longues (une voyelle suivie d'une consonne ou d'une voyelle longue). Ainsi la poésie arabe ne s'appuie pas seulement sur la longueur des vers et les rimes mais sur un certain rythme interne à chaque ligne (bayt). Chaque bayt est divisée en deux moitiés (shatr) qui correspondraient aux vers de la poésie française.

Les différents mètres se distinguent les uns des autres par le nombre de syllabe et l'ordre, l'alternance de syllabes courtes et longues. Mais il existe souvent plusieurs variations d'un même type de mètre puisque deux syllabes courtes peuvent être substituées par une longue par exemple...

Voici quelques noms de mètres : tawil, kamil, wafir, radjaz (forme souvent employée lors d'improvisations), hazaj, basit, khafîf, sarî', moudari...

Pour plus de détails sur la notion de mètre bâtis sur des oppositions entre syllabes brèves et longues, consulter cette section de l'article sur le vers.

 

Bibliographie [modifier]

  • La Poésie arabe, de René R.Khawam (Éditions Phébus)
  • Ors et Saisons. Une Anthologie de la Poésie arabe classique, de Patrick Mégarbané et Hoa Hoï Vuong (Éditions Actes Sud, Sindbad)
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Cronologia  http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Psicologia&action=history

Psicologia

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Indice

[nascondi]

 

Definizione

 

Etimologia

Il termine psicologia deriva dal greco psyché (ψυχή) = spirito, anima e, iconograficamente, farfalla in quanto molte decorazioni dei vasi greci raffigurano l'anima come esalata nell’istante della morte con l'immagine di una farfalla - e da logos (λόγος) = discorso, studio.

 

Semantica del termine

in tale accezione la Psicologia è lo studio dello spirito o dell'anima. Il significato del termine, protrattosi immutato dal XVI secolo al XX secolo, è cambiato in modo significativo negli ultimi cento anni, adeguandosi alle nuove prospettive e alla moderna metodologia.

La psicologia può essere definita come la scienza che studia i rapporti che intercorrono tra un essere vivente e se stesso e i rapporti che intercorrono tra un essere vivente e l'ambiente in cui vive. Rapporti che si possono esprimere in termini di esperienza e comportamento.
Ha per oggetto di studio fenomeni e processi quali l'intelligenza, la memoria, le emozioni, le motivazioni, le opinioni, le abitudini, i sentimenti, il pensiero eccetera; in sintesi tutto quanto attinge alla "mente" nella sua accezione più ampia, sia per ciò che chiaramente dipende dal sistema nervoso che per quanto è squisitamente legato alla soggettività individuale o all'interazione sociale.

La psicologia moderna è una scienza composita, i cui metodi di ricerca vanno da strettamente sperimentali (di laboratorio o sul campo) a etnograficamente orientati (ad esempio: alcuni approcci della psicologia culturale); da strettamente individuali (ad esempio: studi di psicofisica, psicoterapia individuale) a metodi con una maggiore attenzione all'aspetto gruppale e sociale (ad esempio: la psicologia del lavoro che impiega i cosiddetti 'gruppi focali'). Queste diversità di approccio hanno causato un proliferare di discipline psicologiche e di matrici culturali che tendono a sostenere punti di vista diversi e spesso in conflitto tra loro.


 

 

Cenni storici

 

I precursori

La nascita della psicologia può essere fatta risalire al XVI secolo, con il tedesco Melantone, latinista e grecista. Per lui la psicologia era l’insieme di conoscenze filosofiche, letterarie e religiose sull’animo umano.

Nel 1690 John Locke, filosofo inglese, pubblica il Saggio sull’intelletto umano in cui cerca di ricostruire il funzionamento della mente, per capire come nascono i nostri contenuti mentali, astratti e complessi. Per lui all’origine delle idee c'è l'esperienza, e studia il comportamento animale e umano. Egli vuole arrivare a capire quale sia il modo migliore per ragionare. La mente viene però analizzata solo attraverso ragionamenti e osservazioni, senza esperimenti.

Il tentativo di studiare la mente di Locke non avrà successo in psicologia, anche se molti filosofi prenderanno spunto da lui per dare una base solida ai propri ragionamenti.

 

La nascita della psicologia scientifica

La psicologia scientifica moderna nasce nella seconda metà dell'Ottocento.

Tra il 1850 e il 1870 fisici e medici si occupano dello studio della psiche: le sensazioni, le emozioni, le attività intellettive. Gli scienziati applicarono allo studio della mente le metodologie che già applicavano alle scienze naturali, ma senza rendersi conto che stavano creando una nuova scienza, la moderna psicologia scientifica, in cui fusero le scienze naturali con lo studio della mente.

Nel 1872 Charles Darwin pubblica L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali in cui descrive per la prima volta le somiglianze che dimostrano come uomini e animali comunicano sensazioni e manifestano e emozioni mediante il comportamento e il movimento di parti del corpo. Nasce così la teoria fisiologica delle emozioni: per Darwin le emozioni sono scariche di energia che attraversano l'organismo, scatenate da stimoli esterni. La paura è il brusco cambiamento fisiologico che un organismo incontra in presenza di un ostacolo. I movimenti con cui noi esprimiamo un'emozione, sono residui di quei movimenti che un tempo usavamo per uno scopo preciso. E così la pensa anche l’etologia. Quindi, per Darwin si comunica anche attraverso il corpo. La CNV, o comunicazione non verbale, è diventata importante dopo le ricerche con le api di Karl Von Frisch.

Tra il 1860 e il 1870, Franciscus Donders studia i tempi di reazione, cioè il tempo che un individuo impiega per rispondere allo stimolo. Ancora oggi si usano per valutare le persone idonee alla guida di autobus ed autocarri. Donders li studiò per misurare le attività mentali. Più sono i passaggi mentali per rispondere a uno stimolo e più tempo viene impiegato per rispondere. Ci sono tre esperimenti tipici.

  1. esperimento studia quanto tempo occorre a un individuo per tirare una leva quando vede una luce.
  2. esperimento studia quanto tempo occorre a un individuo per tirare una leva quando vede una luce intensa e non debole.
  3. esperimento: oltre che a reagire a uno stimolo, l’individuo deve anche scegliere se tirare o no la leva.

La differenza tra il secondo e il primo caso era la scelta di tirare o no la leva.

Gustav Theodor Fechner laureato in medicina, è passato alla storia della psicologia, per aver fondato la psicofisica. Egli studiò per sette anni il rapporto tra gli stimoli fisici e sensazioni mentali. In Germania vi erano conflitti sul meccanicismo, che considerava tutti i fenomeni pari a quelli fisici, mentre il vitalismo considerava tutti i fenomeni appartenenti alla vita e alla mente. Fechner studiava il rapporto mente-corpo, per risolvere la questione tra vitalismo e meccanicismo.

Ernst Weber aveva notato che la risposta agli stimoli varia a seconda della loro intensità. Nasce la legge di Weber-Fechner la quale afferma che la soglia sensoriale differenziale varia a seconda della grandezza degli stimoli, ed è proporzionale alla loro intensità. Quindi, essa serve per dire che la sensibilità di un corpo aumenta se gli stimoli aumentano di intensità.

Il merito di aver fondato la psicologia come disciplina accademica, va a Wilhelm Wundt, in Germania, che tra il 1858 e il 1862 scrisse il libro Contributi alla teoria della percezione sensoriale e più tardi il suo Manuale di psicologia. Nel 1875 divenne professore di filosofia a Lipsia, dove fondò il suo laboratorio nel 1879. Nonostante vi fossero ancora termini fisiologia e filosofia, Wundt voleva fare psicologia. Al laboratorio affluirono allievi e osservatori di tutto il mondo. Veniva studiata la psicofisica ed i tempi di reazione. Era nata la psicologia come disciplina scientifica ed accademica. La cultura di Wundt, la biologia, la fisica, la filosofia, gli avevano permesso di sintetizzare la nuova disciplina.

Nello stesso periodo Hermann Ebbinghaus realizza il primo importante lavoro sulla memoria. Hermann Ebbinghaus fu il primo ad effettuare un lavoro di psicologia sperimentale. Egli si era interessato alla psicologia per caso, trovando un libro di Fechner. Ebbinghaus si occupò della memoria, lo studio alla quale si erano applicati Aristotele e molti filosofi, studiandola nel laboratorio di Lipsia, dove oltre a studiare sensazioni, percezioni, non si studiavano il pensiero, l’apprendimento, la volontà e la memoria. Egli imparava a memoria gruppi di consonanti e vocali senza senso. Combinandole, ottenne 2 300 sillabe. Per impararle, leggeva ripeteva dall'inizio alla fine, e se si inceppava nella ripetizione, leggeva il resto e poi tutto, e così riprovava a ripetere tutte le sillabe. Si può memorizzare attraverso tre tipi di prove:

  • di rievocazione, con la quale gli viene chiesto a un individuo di ripetere ciò che ha memorizzato
  • di riconoscimento, l'individuo deve riconoscere cose già viste o sentite tra altre
  • di riapprendimento, Ebbinghaus usò queste prove, infatti nella prima seduta imparava delle sillabe, nella seconda, imparava la medesima lista, questa volta per imparare la seconda lista gli occorreva un tempo molto minore rispetto alla prima.

Ebbinghaus arrivò ad alcune conclusioni.

  • Effetto del superapprendimento: a forza di ripetere la memoria migliora (aumentando il numero di ripetizioni, aumenta anche la memoria).
  • Curva dell'oblio: al trascorrere dei giorni la memoria diminuisce.
  • Apprendimento massivo e distributivo: più sedute sono più efficaci di una lunga seduta singola.
  • Effetto seriale: la memorizzazione dipende da come sono messe le sillabe, infatti quelle in fondo e le prime si memorizzano meglio di quelle di mezzo.

Nella Germania dell'800, che era diventato il principale centro scientifico del mondo, molti allievi di Wundt fondarono laboratori e scuole. Tra esse la scuola di Wurzburg che, con Kulpe, introdusse il metodo di introspezione (dal latino guardare dentro), consistente nell'osservazione delle nostre esperienze personali e interiori. Kulpe utilizzò l'introspezione (tra la fine del XIX secolo ed il primo decennio del XX) per indagare sperimentalmente sugli stati di coscienza che appaiono irriducibili alle immagini mentali e alle sensazioni, così come risulta per esempio durante i giudizi comparativi fra i pesi di due oggetti.

In precedenza questa tecnica veniva usata molto poco con Wundt, perché vi era la preoccupazione che la descrizione di fatti troppo personali facesse perdere di vista gli obiettivi. I soggetti riferivano allo psicologo fatti interiori, con cui egli cercava di non interferire, chiedendo fatti semplici, senza andare a riallacciarli con il passato. A Wurzburg, oltre che limitarsi a studiare le sensazioni, si comincia a studiare pure il pensiero, e si studia ciò che accade nella mente in qualunque momento.

 

L'approccio filosofico: la scuola di Brentano

Più o meno negli stessi anni Franz Brentano propone un approccio filosofico alla psicologia con la sua scuola di Brentano (prima a Wurzburg e poi a Vienna).

Brentano può essere considerato il secondo padre della psicologia (insieme a Wundt). La sua scuola influenzò Sigmund Freud e precorse i concetti della psicologia della Gestalt e della Psicologia sociale.

 

La scuola americana

Con la diffusione della psicologia gli Stati Uniti subentrarono alla Germania verso la fine del XIX secolo. Edward Titchener (1867-1927), inglese, terminò gli studi a Lipsia. Dopo aver studiato con Wundt, a soli 25 anni si trasferì negli Stati Uniti, a Ithaca, per diffondere la psicologia. Egli tradusse il manuale di Wundt in inglese, scrisse anche altri manuali e diresse una rivista di psicologia. Inoltre fondò una scuola, basata sullo strutturalismo, ovvero sulla descrizione di come è formata la mente. La psicologia ritrae la sua struttura, la mente è formata da tanti pezzi che la compongono come un mosaico di sensazioni, emozioni, concetti, il lavoro dello strutturalista è analizzare tutti questi affetti, emozioni, concetti.


 

 

Lo strutturalismo

Al laboratorio di Lipsia approdarono molti ricercatori, attratti dall'idea di una psicologia come disciplina sperimentale indipendente. Colui che più di tutti apprese la lezione dello sperimentalismo wundtiano fu l'inglese Edward Bradford Titchener. Titchener tradusse in inglese l'opera di Wundt, nascondendo di proposito l'eclettismo e le numerose componenti non sperimentalistiche. La riflessione sui testi wundtiani fu per lui il punto di partenza verso l'elaborazione di un sistema personale che va sotto il nome di strutturalismo o esistenzialismo titcheneriano o introspezionismo, e trova il proprio manifesto in The Postulates of a Structural Psychology (1898) e A Textbook of Psychology (1910). Titchener lavorò in campo teorico e sperimentale per oltre trentacinque anni, pubblicando dieci libri e oltre duecento articoli, soprattutto sull'American Journal of Psychology, che rappresentò per anni la bandiera della psicologia scientifica in terra americana. Lavorò nella sua università alla costituzione di un gruppo selezionato di allievi che volle contrassegnare con il nome di "sperimentalisti". Scrisse quattro volumi conosciuti come i manuali titcheneriani di laboratorio, contenenti istruzioni relative alla conduzione dell'esperimento psicologico nei suoi aspetti tecnici e strumentali. Con la morte di Titchener rimasero alcuni allievi, fra essi va ricordato Boring, padre della moderna storiografia psicologica.

 

La scuola sovietica

 

Riflessologia

Intanto, in Russia stavano nascendo altre scuole, più interessate ai riflessi. Per questo si fa riferimento a queste scuole come riflessologia russa. La scuola più importante fu quella di psicologia dell'apprendimento fondata da Ivan Pavlov, noto per i suoi studi sulla digestione.

Tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo, Ivan Petrovic Pavlov (1849-1936), insegnante all'accademia militare di Pietroburgo, si dedicava a ricerche sui riflessi nervosi. A Pavlov non andava molto a genio la psicologia, perché secondo lui era basata su discorsi fumosi e poco rigorosi. Egli cominciò a studiare il condizionamento classico, ovvero una forma semplice di apprendimento. Il condizionamento classico si distingue da quello operativo, utilizzato dagli americani. Per Pavlov un individuo per imparare deve essere ricompensato e punito. Per i suoi esperimenti egli utilizzava dei cani, esponendoli a stimoli, a cui essi avrebbero dovuto rispondere attraverso la salivazione. Egli deviava la saliva dall’interno per farla affluire in appositi contenitori. Tramite fistole salivari creava un contatto del cavo orale con l’esterno. Essi venivano messi in delle apposite torri del silenzio. Attraverso chirografi, Pavlov registrava la quantità di saliva prodotta in ogni momento. Se si metteva del cibo in bocca al cane, esso rispondeva con la salivazione, mentre il chirografo incrementava la quantità di saliva. Fin qui tutto è normale e non vi è nulla di strano, perciò viene chiamato riflesso incondizionato o assoluto; questo avviene quando uno stimolo proveniente dall’esterno causa una reazione all’interno di un organismo. Pavlov notò che i cani salivavano anche quando sentivano i passi del cameriere che arrivava per dar loro il cibo. Nel momento in cui sentiva i passi avvicinarsi, il cane immaginava il momento in cui avrebbe avuto il cibo in bocca, si aveva una salivazione psichica. Il riflesso condizionato, era invece quel riflesso che dipendeva dalla situazione. Grazie al condizionamento classico, le risposte degli individui possono essere determinate anche da alcuni stimoli che non sono importanti. Pavlov associò il cibo ad altri stimoli come un campanello o delle luci. Il cane si adattava all’ambiente del laboratorio poiché ad alcuni stimoli come il campanello, dopo la salivazione veniva dato il cibo al cane. Pavlov studiò tutte le risposte condizionate e gli stimoli. Così vennero fissati i principi del condizionamento classico, che ottiene una risposta nota da un nuovo stimolo.


 

 

Scuola storico-culturale

La scuola pavloviana fu considerata in Occidente la scuola psicologica sovietica per eccellenza. La rivoluzione ebbe, come è noto una profonda influenza sulla cultura, l'arte, la filosofia e la scienza nel nuovo stato sociale. Le questioni da affrontare erano sia teoriche (rapporti tra psicologia e marxismo, psicologia e scienze naturali), sia pratiche (quale ruolo doveva avere la psicologia nella società comunista, quali compiti doveva svolgere lo psicologo nelle scuole, nelle fabbriche, negli ospedali). Lev Vygotskij nato nel 1896 a Gomel, scrisse La tragedia di Amleto (nel 1915) e La psicologia dell'arte. Nel 1924 entrò a lavorare all'Istituto di psicologia di Mosca, dando inizio alle ricerche sui processi cognitivi che furono alla base della scuola storico-culturale. A soli trentotto anni morì di tubercolosi.

La prima formulazione sistematica dei concetti e metodi della teoria storico-culturale venne data negli Studi sulla storia del comportamento (1930), trattazione suddivisa in tre parti, ciascuna delle quali esamina le funzioni psichiche dei primati, del bambino e dell'uomo adulto, con l'illustrazione dei metodi impiegati e degli esperimenti condotti. Il problema principale affrontato è il rapporto tra il comportamento degli animali e quello dell'uomo, da una parte, e lo sviluppo delle funzioni psichiche dal bambino all'uomo dall'altra. La prospettiva è di tipo evolutivo, sia in senso filogenetico (animale-uomo), sia in senso ontogenetico (bambino-uomo). Lo studio evolutivo mostra che vi è una continuità strutturale e funzionale e una serie di momenti critici che distinguono nettamente i vari comportamenti. I riflessi condizionati possono essere comuni agli animali e all'uomo, ma mentre per i primi costituiscono l'unità fondamentale di comportamento, per il secondo sono solo i processi più elementari e rappresentano i processi meno tipici.

Tra animali e uomini vi è una specie di salto nelle modalità di interazione con l'ambiente. L'uomo usa gli strumenti intesi come utensili e simboli, in primis il linguaggio. L'uso degli strumenti è appreso nel contesto sociale durante lo sviluppo. Nei primi anni di vita il bambino usa i simboli (sia nel senso di parole che di regole dell'attività comportamentale) in base all'interazione che ha con i propri genitori o con gli altri adulti nella vita quotidiana. In seguito userà i suoi simboli senza bisogno degli altri.

In "Pensiero e linguaggio", uno dei classici della psicologia dei processi cognitivi, Lev Vygotskij elabora una teoria che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento fondamentale. Il pensiero ed il linguaggio hanno due radici genetiche differenti. Sia nel bambino che nell'animale ci sono forme evolute di attività intellettiva relative alla soluzione di problemi e all'adattamento all'ambiente. Queste attività possono essere indipendenti dal linguaggio. Il bambino può usare forme primitive di linguaggio senza implicare processi intellettivi o di pensiero, ma per comunicare stati emotivi, richiamare l'attenzione dei genitori. Intorno ai due anni il pensiero e linguaggio iniziano ad interagire. Il linguaggio diventa il mezzo per comunicare il proprio pensiero agli altri e strumento di regolazione del comportamento. Una distinzione importante, ripresa da membri della scuola storico-culturale e in particolare da Lurija, è quella tra linguaggio come strumento di comunicazione e come strumento di regolazione del comportamento. Le due funzioni del linguaggio si sviluppano in tempi diversi, la funzione comunicativa si sviluppa intorno ad un anno e mezzo ­ due anni, la funzione regolativa intorno ai quattro anni.

Un aspetto importante di questa teoria è l'interiorizzazione:

  1. Primo stadio: il linguaggio è espresso a voce alta per comunicare con altri viene chiamato (linguaggio egocentrico)
  2. Stadio successivo: viene usato interiormente come strumento di regolazione delle proprie azioni

L'interiorizzazione è quindi un processo graduale che si compie non prima dei 7 anni. E' sulle fasi di sviluppo che si centrano le critiche di Vygotskij a Jean Piaget. Molti autori contemporanei hanno concentrato la loro attenzione sulla polemica Vygotskij-Piaget, perché attraverso essa è possibile impostare un discorso assai più generale su tutto lo sviluppo mentale del bambino.

Secondo la teoria espressa da Piaget in Il linguaggio e il pensiero del fanciullo (1923), il linguaggio egocentrico del bambino è la manifestazione immediata dell'egocentrismo, che è un compromesso tra l'autismo iniziale e la progressiva socializzazione del pensiero infantile, mentre per la teoria di Vygotskij si ha invece una considerazione del tutto opposta: il linguaggio egocentrico del bambino rappresenta uno dei fenomeni di transizione dalle funzioni interpsichiche a quelle intrapsichiche e cioè un passaggio da forme di attività sociale a forme di attività interamente individuale.

Per Vygotskij il linguaggio è una funzione psichica complessa che si sviluppa nel bambino nell'interazione con l'ambiente sociale, è una funzione interpsichica, che mette in rapporto una persona con l'altra. Successivamente diviene una funzione intrapsichica che permette di regolare dall'interno i propri processi cognitivi e il proprio comportamento. Per Piaget il percorso è l'opposto. Da funzione interna e propria del bambino, il linguaggio diviene gradualmente una funzione socializzata. Per la teoria storico-culturale, lo sviluppo di funzioni complesse come il linguaggio ha come condizione necessaria l'interazione dell'individuo con l'ambiente sociale.

La struttura del linguaggio è innata, ma la lingua che un individuo parla è determinata dall'ambiente sociale e dalla cultura in cui l'indiv