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Super Io

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(Reindirizzamento da Super-Io)

Il Super Io (originale tedesco Über-Ich), secondo la teoria freudiana, rappresenta il censore della nostra mente, ovvero il suo compito è quello di mediare i contatti tra Io ed Es.

I ricordi rimossi che risiedono nell'Es (inconscio) tendono spontaneamente a tornare alla coscienza, ma dato che ciò risulterebbe sconveniente per la stabilità psichica del soggetto, il Super Io li respinge opponendo tutte le resistenze possibili.

Il Super io è anche detto "l'ideale dell'io", in quanto esso - con i suoi divieti e permessi - condiziona i pensieri ed i comportamenti del soggetto affinché questo tenda appunto ad un io ideale, il cui carattere sarà modellato sui soggetti che hanno contribuito a formare il Super io, in primis i genitori e poi in seguito altre figure che di loro rappresentano un continuum.

Il Super io è quindi coinvolto anche nel controllo dell'io, quale rappresentante della realtà; esso non è un'istanza psichica ben determinabile, bensì una serie di processi mentali, formatisi nel corso dell'infanzia durante la risoluzione del complesso edipico e che con tenacia e persistenza condizionano per sempre la vita. Il Super io è indirettamente osservabile quando non si compie un'azione che si vorrebbe compiere, anche se non ci sono coercizioni che la impediscono.

Il Super io è il rappresentante dei più alti ideali etici e morali che gli esseri umani coltivano; esso, in una sorta di narcisismo autoreferenziale, è un'entità sovrannaturale alla quale ci si appella per placare le proprie ansie, inducendo uno stato illusorio permanente autoipnotico nella propria mente. Esso, inoltre, realizza psicologicamente una situazione familiare triangolare speciale: la famiglia, cioè il soggetto, è finalmente il bambino o bambina al centro dell'attenzione del padre e della madre.

Durante il sonno REM (ovvero quando si sogna) la sua attività è naturalmente ridotta e ciò consente, anche se con non poche restrizioni, un parziale ritorno del rimosso.

©Iaphet Elli www.iaphet.com 

______Una Scatola Chiusa

Questa scatola chiusa…

Lettere,

Una frase compongono….

Dentro

Una borsa…

Per le vie passeggiano,

Nuove strade

Nuove azioni

Giovani amori

Da brevi lettere…

Nascono;

Ringraziano

Quando…

La notte sbadiglia, e

Il giorno s’avvicina

Un’alba…

La sua casa.

Questa scatola,

Un tuffo in sé,

Un vuoto, che…

Svanisce di colpo!

By Iaphet Elli

_____Tu Stella....

Ho sognato una vita in movimento
Una stella che ho incontrato
Così, la notte è scomparsa
Solo la luce è rimasta;
tu! Stella
che gli occhi avevi luccicanti.

______Sorridi

Sorridi
Raggio di luce
Che illumini il cielo nella notte,
Le stelle
Brulicanti nel tuo cuore
Prendon vigore.
La notte…
È madre del mistero,
Il giorno ne toglie il velo.

___La solitudine

Non è amore né dolore

Né pace e ne guerra le cause

È solo un deserto

Che a poco a poco entra  dentro

Allargandosi sempre più.

I Sogni:

I sogni sono immagini
Storie di frammenti di vita.
Sognare sulle nuvole
Lasciando la mente a nuove idee;
volare
oltre i confini ,
lungo le strade del vento…
a cavallo del tempo.
I pensieri
Crescendo navigano
Come un veliero in mare aperto;
fuori
tutto è addormentato
e una musica di sottofondo,
sempre più si sente…
cresce di intensità.
Mentre
Il vento fortemente soffia,
La notte chiude le porte del passato
Aprendo quelle del futuro: il domani.
Sono
Un presente ora sono
Di ricordi io fatto.
Le mie finestre s’aprono, e
Vedendo un nuovo sole entrare
Mi rallegro
Al pensare d’aver un giorno di più dinanzi ai miei occhi.

______Suona chitarra dolce che te ne vai
Cantando
Una canzone tra le vie
Di Una strada appena cominciata;
Sola
Con il vento, che
Fischiettando la percorre…
La chitarra ascolta.
Un concerto di voci
Dietro
Un palco sembra di scena,
S’alzano
Agitando Una chiave,
Che apre la porta dei valori,
Musica………
Negli spettatori sembra entrare.

:::::::::::Il Silenzio....

Silenzio

Il vento che passa

E il suo fischio

Porta alla mente

Un treno

Nel suo passaggio tra diversi paesi;

poche persone

isolate

frequentano la strada principale

con in dosso povere idee

di un paese chiuso

nel suo silenzio.

Il suono del silenzio

È un ramo

Di una pianta secolare

Che si spezza nella solitudine

Corre nelle vene

piano  piano

e senza farsi sentire

risale le profondità dell’animo

in una notte carica di tristezza.

Paese vuoto che tu sei

In questo inferno

Di voci bruciate

Il solo vento scorre

Tra i pensieri

Di una città

Che sonno non ha neppure più;

i colori

sbiaditi sui muri

di strade morte

mostrano le crepe

di un silenzio

che inizia

col penetrare negli interstizi della pelle

ormai sfibrata

di una città di periferia.

Le canzoni che amavi

Sono state soffocate

Da quel diluvio caduto

E cancellate le parole

Da un feroce silenzio

Che ne ha tracciato sopra una linea

Per non far sentire

Le voci di un  paese

Che un futuro aveva

E che ora può solo guardare dalla finestra.

Amica

Tu che il silenzio in me allontani

Sei la perla della vita

Che le montagne scala

E ostacoli non conosce.

I grilli

Con le cicale

Sono le uniche voci

Di una vita tormentata dal vento

Che ne scalfisce il perimetro

La pelle di un paese in declino

Un  nome del passato

Che mura non ha più.

Solitudine (Poesie presenti nel libro di Iaphet Elli)

Ho chiuso gli occhi,la notte è arrivata , dalla mia cameretta una luce fioca vedo arrivare, di là  da quel sentiero che chiamo Vita, sempre più grande a poco a poco che si fà  vicina..
La vedo sola, di solito attorno noto altre anime, corpi che le fanno strada ma ora non sà spiegarmi il perchè della sua solitudine.
Sarà  l'estate, sarà  il tempo!!
La solitudine ti prende, come uno squalo, il ventre molle ( di te ) che ha l'anima, ti assale quando non te accorgi...ti violenta, per poi lasciarti dissanguare ai margini, una strada di periferia senza affetto e senza ricordo alcuno.
Una presa grande, una presa bestiale verso chi dentro ha un cuore grande e nulla più!
Morire... come un fiore appena sbocciato, ora noi uomini e,donne soli siamo.
Morire come l'appassire, sradicati dal nostro futuro, lasciati senza acqua nel deserto di questa vita dove non esiste affetto.

__________________Sogni.
Un sogno è un'idea,
qualcosa di cui si è alla ricerca,
una cosa futile o importante
Non è in noi il potere di giudicare,
è tuo!
Un esploratore ha un sogno,l'esplorare
l'uomo...la donna,
il malato....la guarigione.
Ognuno ha un suo sogno,
vivere fino in fondo i propri pensieri...
in profondità!
la felicità dell'io!

Il mio sonno Invade

Stop!

Dentro di me

Il buio¦

La notte, che

Il mio sonno invade,

Scendo le scale

Già¹, Dove

scorre

Il blu.

Non più notte,

Non più giorno,

Solo un tramonto, di

Quei sogni

Senza un senso,

Un perchè,

La traccia di un sentiero, che

Sale e scende;

Cupezza immane

Travalica monti

Riempiendo i cuori

Di noi ragazzi

Il cui volto

Non si identifica con un'età .

Ferma!

L’oscurità mi soffoca,

La mia parola si sgonfia

Ad indicare il termine di una partita;

No!

La mia notte, No!

Voglio quel silenzio, che

Mi avverte del mattino,

Quel canto che la notte fà fuggire;

Quando…

Mi chiami al sorgere del sole,

Al bacio di un cuore dorato,

Seduto

Seduto,

Un lembo di pianta, dal finestrino

Ora scendere vedo,

Aiuto!

Mi chiede…

Un braccio allungato,

una propaggine di vita, per

non vedere l'ultima pagina

di quella, che

poteva essere storia infinita.

S'arriccia, e si dimena

Da una costruzione…

Lentamente scende, come

Un frullatore!!

Tremendo dolore;

Non posso far nulla!

Attimi infiniti, come

L'eternità d'un sogno che

Mai arriva, mentre

Qui l'arrivo è prossimo

Alla parola fine.

Stop!!!!

Questo film, la pianta dei nostri sogni,

ha cessato d'esistere,

ultimo ciak,

solo, il buio…

ora è eterno.

Scatola Chiusa

Questa scatola chiusa

Lettere,

Una frase compongono

Dentro

Una borsa

Per le vie passeggiano,

Nuove strade

Nuove azioni

Giovani amori

Da brevi lettere

Nascono;

Ringraziano

Quando

La notte sbadiglia, e

Il giorno s'avvicina

Un'alba

La sua casa.

Questa scatola,

Un tuffo in sè

Un vuoto, che

Svanisce di colpo!

Sabbia

Sabbia,

scende giù

col dolore

questa notte

nel mio cuore,

a poco a poco

lentamente, agonia...

guardando il tempo

consumare te

stella mia.

Nel cielo

camminando, ora

me, a guardare stai!

nel buio, di

tutto questo...

un lampione sù!

illuminando và,

quel blù, che

sempre più

si chiama...

Notte!

Sboccia un fiore,

Sboccia un fiore,

Un occhio s'adagia¦

Petali di rose

Porgo a te

Dal mio cuore.

Sul mio campo…

Colori

Roseti senza spine

Cuori,

Nella lontananza, un fine…

L’amore…

Una speranza.

Scivola,

Scivola,

Nel vento…

Quella tua malinconia

Per dirupi, che

Nel tempo

Ha portato giorni cupi;

Soffiate…

D'ilarità crescente

Raggiungono gli occhi tuoi,

Radiosi, come

Fiori

Al loro sbocciare

Chiusi dentro

Ad aspettare,d'essere

Portati fuori.

Sono morto

Sono morto,

Da macerie sepolto...

La mia casa

Scomparsa, non più vedo!

Caro futuro...

Un tuono!

Improvvisamente

Ha distrutto la mia mente;

A fondo...

Onde aeree,

I miei orecchi s'incendiano,

Lacrime, scendono

Da ascensori, che

Luce

Non vedranno più

Stop

Stop!

dentro me…

il nulla s’addentra

a piccoli passi

tra un ago e una puntura

scivolando giù

dove di colpo

scompare tutto il blu.

Via!

la notte dalla mia vita,

il dolore disegnato,

un colore, che

non significa vita.

Suono

Suono

Urlo nel vento

Vibrazione continuativa

Voce strozzata

Di milioni d'anime,

Sospese nel vuoto,

Questa nostra realtà

Soffocante,

Distesa da un cieco destino.

Un tuono

S’ode

Nel vento

Lacrime arrivanti

In istrada ora sento.

Sole,

Sole,

Quattro parole

Spaiate

Mai s'incontrano

Vagando

Cercando

Un pezzo di notte, che

Possa.

Un piccolo giorno

Diventare.

_____Sentimenti

Tutti i sentimenti
Li ho compressi,
Le idee fuggite
Ripescate;
Io che nel mare affogavo
Ora so navigare.
Questa vita burrascosa
Una storia di città,
Le strade di quartiere
Narravano…
Percorrevano i cuori nostri
Tratteggiando i sentieri
Di noi altri
Che nei corpi
Abbiamo tanti pensieri.
_____I Ricordi:
I ricordi
Le notti, gli incontri del suono
Il canto dell’usignolo
Mille voci in armonia
Sotto l’onda
Di una strana anomalia.
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Saudade

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La saudade (vocablo gallego-portugués, a su vez del latín solitudo, -inis, "soledad") es un sentimiento de melancólico recuerdo de una alegría ausente, pero cuya fuente puede retornar en el futuro previsible. El término, que expresa una emoción ambigua, se ha considerado uno de los más difíciles de traducir, y es uno de los conceptos clave de la lengua y la cultura portuguesa; la saudade es la emoción predominante del fado, y alienta también la bossa nova brasileña.

De origen portugués, y a su vez del latín, la saudade ha sido una palabra definitoria de dos culturas: la portuguesa y la brasileña. Saudade, ya sea una emoción, un sentimiento o un pensamiento, es una de las palabras más importantes de la lengua portuguesa. Es la raíz del fado y de la samba; se trata de una voz que contiene la esencia de la vida, la tristeza y la alegría, el pasado, el presente y el futuro en un instante simultáneo.

La saudade, como sustancia y palabra, siempre ha estado explícita en el dinamismo cultural. Para ejemplificar su importancia, se puede mencionar el movimiento literario - espiritual, a principios del siglo XX en Portugal, conocido como Saudosismo. Su gestación y fundamento se dio a través de la saudade y, hasta el día de hoy, mantiene una influencia significativa en la cultura de aquellos países. Dentro de los nombres que formaron parte de esta escuela se encuentra Fernando Pessoa.

 

Referencias [editar]

  • "Words hardest to translate". Today Translations, junio del 2004.
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Suicidio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

Per suicidio s'intende l'atto col quale l'individuo si procura volontariamente e consapevolmente la morte.

È il gesto autolesivo più estremo, tipico in condizioni di grave disagio psichico, particolarmente in persone affette da grave depressione e/o disturbi della personalità di tipo psicotico.

Il tentato suicidio non viene considerato reato dall'ordinamento giuridico italiano e da molti altri ordinamenti civili moderni, nonostante lo fosse nei periodi anteriori alla Rivoluzione francese. Inoltre, l'articolo 580 del codice penale vieta categoricamente sia l'istigazione sia l'agevolazione in qualsiasi modo del suicidio altrui. In molti stati (p.e. la California, dove sono in molti a recarsi per cercare la morte sul Golden Gate, a San Francisco) il tentato suicidio continua a costituire reato.

Sociologicamente il suicidio è stato trattato in modo molto approfondito da Emile Durkheim, che lo categorizza in quattro diverse modalità:

Indice

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Metodi [modifica]

Per approfondire, vedi la voce metodi di suicidio.
Edouard Manet, suicidio

Le modalità con cui viene messo in pratica un suicidio sono molteplici. A volte, ma non sempre, il metodo usato può essere correlato alla causa che ha spinto il soggetto a togliersi la vita: il depresso spesso preferisce la via che gli appare meno dolorosa, quali overdose di farmaci o stupefacenti, mentre individui psicotici tendono a mettere in opera metodi più "spettacolari", quali l'impiccagione, il salto nel vuoto, il taglio delle vene dei polsi. Si è notata, statisticamente, una certa differenza nelle modalità suicide utilizzate dagli uomini rispetto a quelle applicate dal sesso femminile; le donne, infatti, tendono a prediligere tecniche di suicidio che non comportano danni esterni al corpo e all'ambiente circostante, quali ad es. ingestione di farmaci o avvelenamento da monossido di carbonio, come se avvertissero la preoccupazione di non danneggiare la propria immagine e non sporcare il luogo del suicidio con il proprio sangue (quasi volendo alleviare il lavoro di chi dovrà pulire).

Di seguito si riporta un elenco dei metodi più comuni, suddivisi in base alla causa della morte.

 

Overdose-avvelenamento [modifica]

Assunzione di farmaci o veleni in quantità letali.

 

Danni fisici [modifica]

La categoria comprende tutti i metodi che provocano una morte violenta, dovuta ad un danno da impatto, soffocamento, perforazione, ecc. In genere, questi metodi sono più diffusi di quelli nella categoria overdose-avvelenamento in quanto più accessibili: non è infatti necessaria nessuna sostanza particolare. In compenso, questi metodi sono solitamente più dolorosi e richiedono uno sforzo di volontà maggiore per poter essere utilizzati. Le tecniche più comuni sono:

  • taglio delle vene;
  • precipitazione;
  • impiccagione per sospensione;
  • impiccagione per rottura;
  • uso di armi da fuoco.

Il taglio delle vene è uno dei metodi più diffusi in assoluto. Molto spesso, gli psicologi considerano i tentativi falliti più come richieste d'aiuto che come veri e propri tentati suicidi.

Anche i salti sono abbastanza comuni. Nella categoria possono essere compresi anche i salti contro auto, treni e veicoli in genere.

L'impiccagione per sospensione è la varietà meno conosciuta di impiccagione. Tra le due varietà di impiccagione questa è la più dolorosa: lo strofinio della corda sul collo e i problemi respratori dovuti alla possibile compressione della trachea sono fonti di dolore non trascurabili.

L'impiccagione per rottura è molto simile a quella per sospensione; la differenza, è che in questo caso è necessario saltare da un punto più in alto del pavimento.

L'uso classico delle armi da fuoco (molto diffuso nei paesi in cui il possesso di armi è poco controllato) è il classico colpo in testa.

 

Sociologia e religione: il suicidio in azioni belliche e terroristiche [modifica]

In ambito bellico le azioni suicide fanno spesso parte di una precisa strategia, messa in atto da eserciti o formazioni più deboli e tecnologicamente arretrate opposte ad eserciti più potenti e preparati.

Si tratta di un'arma con un forte effetto psicologico e propagandistico, come nel caso dei kamikaze giapponesi durante la seconda guerra mondiale.

Negli ultimi anni si è molto diffuso il fenomeno degli attentatori suicidi che compiono azioni terroristiche, spesso facendosi esplodere in luoghi considerati obiettivi di alto valore simbolico rispetto alla causa per cui militano. Anche il più imponente attacco terroristico di cui si abbia notizia, l'attacco alle Twin Towers dell' 11 settembre 2001, è stato portato a termine da attentatori suicidi.

I soggetti suicidi, in prevalenza uomini, sono nella maggioranza dei casi individui con una scarsa formazione scolastica e difficili condizioni di sussistenza. Cellule terroristiche, sfruttandone il disagio, li arruolano istigandoli al suicidio a scopo propagandistico-terrorista con la promessa di un roseo aldilà. Il fenomeno si è recentemente diffuso anche tra individui con un livello culturale più elevato e tra le donne.

 

Il suicidio dimostrativo [modifica]

Il suicidio come atto di protesta estrema nonviolenta venne alla ribalta negli anni '60 quando alcuni monaci buddhisti si diedero pubblicamente alle fiamme per protestare contro il regime totalitario e corrotto del Vietnam del Sud.

Analogo fu il gesto dimostrativo di Jan Palach, compiuto a Praga in piazza San Venceslao dopo l'invasione della Cecoslovacchia dell'agosto del 1968.

Il tema del suicidio nella musica [modifica]

Il gesto disperato e insieme eroico del suicidio è stato spesso drammatizzato, in chiave per lo più sublime, nel teatro d'opera.

È celebre l'aria della protagonista nell'ultimo atto della Gioconda di Amilcare Ponchielli su libretto di Arrigo Boito, che inizia appunto con la parola Suicidio! ("Suicidio! ... in questi / Fieri momenti / Tu sol mi resti ...").

Lo stesso tema è stato affrontato più volte nel Rock, nel Grunge e nell' Emo americani.

 

Psicologia [modifica]

È il gesto estremo di una manifestazione psicologica di malessere e patologia. Dal punto di vista psicologico, esso può però essere anche interpretato, oltre che come estrema forma di richiesta di aiuto(in questo caso, spesso, il suicidio è la conclusione involontaria di un tentativo che si vorrebbe inconsciamente o consciamente volto al fallimento), come espressione di un bisogno, altrimenti inappagabile, di mettere a tacere una sofferenza, un disagio, cui il soggetto non riesce a dare risposta; nella soppressione della vita, in realtà, il desiderio reale in questa interpretazione sarebbe quello di affermare l'ideale di una vita liberata, finalmente, da una sofferenza rivelatasi ingestibile e insostenibile per colui che la patisce.

 

Filosofia [modifica]

Il suicidio è stato giudicato in diverse maniere lungo la storia della filosofia.

Nell'Etica Nicomachea Aristotele definisce il suicidio un atto di viltà; del resto, già il suo maestro Platone non ammetteva il suicidio se non per qualche necessità assolutamente ineluttabile.

Lo stoicismo è forse uno degli esempi più noti di filosofia che accetta il suicidio e, anzi, in determinate condizioni, lo descrive come un atto naturale. Seneca, filosofo che ha chiuso la sua vita con un atto volontario (sebbene dettato da Nerone, ma ricordiamo che uno stoico non fa nulla contro il proprio volere) o tecnicamente più di un atto - successivamente: cicuta, taglio delle vene dei polsi e dietro le ginocchia, bagni di vapore per spossare il corpo già dissanguato - spiega in più punti della sua opera che lo stoico, quando ritenga di aver compiuto la parte che il fato gli ha destinato, può decidere di uscire dalla vita. L'accettazione del suicidio è la conclusione di una filosofia che insegna che i mali spesso sono tali solo in apparenza, e la morte non fa eccezione. Bisogna però ricordare sempre che il suicidio è ammesso non come fuga, ma solo quando il proprio dovere è compiuto, e anche in questo caso è chiaramente solo una libera scelta.

Nel III sec. d.C. Plotino scrisse un trattato riguardante il suicidio (Enn. I 9 [16]). Per via della propria impostazione naturalistica, e in parte panteista, egli critica aspramente le posizioni dello stoicismo; ritiene infatti necessario seguire il corso naturale della vita. La vita stessa, in quanto espressione dell'anima che illumina una natura inferiore, è concepita infatti in senso divino, quale prodotto ultimo della processione da Dio. "Non ti toglierai la vita, affinché l'anima non se ne vada", il suicidio provoca, secondo questa impostazione, un danno all'anima che viene cacciata di forza e in maniera innaturale. Non esiste il suicidio razionale, la violenza al proprio corpo è sempre accompagnata da "angoscia, dolore o ira". La vita è inoltre un percorso evolutivo per il filosofo, che permette di elevarsi attraverso la legge che regola il ciclo delle reincarnazioni: "E se il rango che ciascuno avrà lassù corrisponde alla sua condizione al momento della morte, non bisogna suicidarsi finché c'è la possibilità di progredire".

Se il suicidio affrontato per una causa giusta, come la libertà, è giustificato da alcuni filosofi antichi, la totale condanna di questo gesto, pur nell'umana pietà, è solitamente presente nelle filosofie cristiane o che hanno subito l'influsso del cristianesimo. Il suicidio è infatti condannato come atto immorale o vile di fronte alla vita: "contraddice la naturale inclinazione dell'essere umano a conservare e perpetrare la propria vita", recita infatti il Catechismo della Chiesa Cattolica; "al tempo stesso è un'offesa all'amore del prossimo perché spezza ingiustamente i legami di solidarietà con la società familiare, nazionale ed umana, nei confronti delle quali abbiamo degli obblighi".

Alfieri intende il suicidio come atto non di debolezza ma di ribellione: quando gli ostacoli della vita diventano insormontabili e l'uomo si sente sopraffatto da un destino che lo condanna inesorabilmente alla sconfitta, egli ricorre al gesto del suicidio, inteso come protesta a ciò che il destino gli ha riservato.

Il protagonista delle Ultime lettere di Jacopo Ortis, romanzo di Foscolo, si uccide, atto che è insieme una liberazione e una protesta: liberazione dal dolore e protesta contro la natura, che ha destinato l'uomo all'eterna infelicità.

Giacomo Leopardi fa una distinzione su quelli che potevano essere i motivi di suicidio per le genti del passato e quelli della sua epoca. Dice che gli antichi si uccidevano “per eroismo per illusioni per passioni violente”; mentre i suoi contemporanei lo fanno perché sono “stanchi e disperati di questa esistenza”. Sostiene che il suicidio non può essere considerato un atteggiamento folle, ma al contrario la conseguenza di un logico ragionamento di una fredda analisi razionale. Nonostante il suo pessimismo cosmico definisce il suicidio "la cosa piú mostruosa in natura”.

Secondo Schopenhauer l'obiettivo per liberarsi dal dolore dell'esistenza è superare la volontà di vivere, ma non attraverso il suicidio, il quale non è una soluzione ma una delle massime manifestazioni della volontà di vivere. Schopenhauer sostiene che proprio perché si ama troppo la vita e non la si vuole vivere in una condizione sgradevole ci si libera con il suicidio.

Secondo Heidegger il suicidio è una forma di anticipazione non autentica della morte; togliendosi la vita, infatti, l'essere umano sfugge alla progettazione di un essere-per-la-morte autentico, ovvero alla comprensione che la sua esistenza è tale nella sua autenticità solo in quanto concepita a partire da un riferimento costante alla propria morte, come momento estremo che definisce il tempo della propria vita come una totalità temporale.

Emil Cioran, in qualche modo ricollegandosi al pensiero di Heidegger, intende il costante riferimento alla morte come indispensabile alla fondazione della morale soggettiva; caratteristica è quindi la sua posizione sul suicidio, senza il pensiero del quale, egli dice esplicitamente, non sarei riuscito a sopravvivere. Il suicidio è interpretato così non come gesto effettivo, ma come possibilità estrema che, in quanto mantenuta nella sua possibilità e non attuata, rende possibile ogni altra azione.

 

Dati statistici [modifica]

Grafico dei dati istat 2004 sul suicidio diviso per sesso [1]. I maschi sono in azzurro, le femmine in rosa. I numeri rappresentano il numero di suicidi in Italia per anno per i maschi, le femmine ed il totale

Voci correlate [modifica]

 

Bibliografia [modifica]

  • Émile Durkheim. Il suicidio. L'educazione morale. UTET, Torino, 1969

 

Altri progetti [modifica]

 

Collegamenti esterni [modifica]

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Simpatia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

Il termine simpatia deriva dal greco συμπάθεια (sympatheia), parola composta da συν + πάσχω = συμπάσχω, letteralmente "patire insieme", "provare emozioni con...". L'essenza della simpatia infatti consiste nel provare emozioni simili ad un'altra persona, emozioni come la gioia, la soffrire, la libido.

La simpatia nasce quando i sentimenti o le emozioni di una persona provocano simili sentimenti anche in un'altra, creando uno stato di "sentimento condiviso". Nel significato etimologico, il termine simpatia è usato per la condivisione di sofferenza o infelicità, mentre nell'uso comune esso può anche riferirsi anche ad emozioni positive. In un senso ampio il termine può anche riferirsi alla condivisione di ideologie; ad esempio: "Egli è un simpatizzante di destra".

 

Simpatia ed Empatia [modifica]

Lo stato psicologico della simpatia ha tratti in comune con quello dell'empatia.

Le principali definizioni sono:

  • Empatia: abilità di percepire e sentire direttamente ed in modo esperienziale le emozioni di un'altra persona così come lei le sente, indipendentemente dal condividere la sua visione delle cose.
  • Simpatia: abilità di percepire la situazione in maniera simile alla persona coinvolta. Questo quindi implica preoccupazione, o partecipazione, o desiderio di alleviare i sentimenti negativi che l'altro sta provando.

Per questo è possibile provare:

  • Empatia, ma non simpatia: quando si sentono internamente ed in modo esperienziale i sentimenti dell'altra persona (Empatia), ma non si intende alleviare le sue sofferenze (Simpatia)
  • Simpatia, ma non empatia: quando si sa che qualcuno sta male e si sente la voglia di aiutarlo, ma non proviamo in modo diretto ed interiore il suo sentimento di dolore (Empatia)
  • Empatia e simpatia: Quando si percepiscono i sentimenti dell'altra persona (Empatia) e si sente la voglia di aiutarla

 

Voci correlate [modifica]

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Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Serendipit%C3%A0&action=history

Serendipità

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Serendipità è un neologismo ancora poco usato nella lingua italiana mentre è assai più diffuso nel mondo anglosassone. Proviene infatti dal vocabolo inglese serendipity, parola coniata nel 1754 dal letterato Horace Walpole il quale, rimanendo colpito dal racconto dei "Tre principi di Serendippo" di Cristoforo Armeno, ne estrasse un personalissimo principio.

Serendipità è dunque - filosoficamente - lo scoprire una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un'altra. Ma il termine non indica solo fortuna: per cogliere l'indizio che porterà alla scoperta occorre essere aperti alla ricerca e attenti a riconoscere il valore di esperienze che non corrispondono alle originarie aspettative.

Oltre ad essere spesso indicata come elemento essenziale nell'avanzamento della ricerca scientifica (spesso scoperte importanti avvengono mentre si stava ricercando altro), la serendipità può essere vista anche come atteggiamento, e - come tale - viene praticata consapevolmente più spesso di quanto non si creda. Ad esempio tutte le volte che si smette di arrovellarsi nel ricordare un nome, nella speranza che l'informazione emerga da sé dalla memoria, in realtà ci si sta affidando alla serendipità.

Una famosa frase per descrivere la serendipità è del ricercatore biomedico americano Julius H. Comroe: la serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino.

 

[modifica] Scoperte ed invenzioni

 

[modifica] Voci correlate