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| Rocco Chinnici | Sciascia | Quasimodo | Camilleri |
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_siciliana Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/=Lingua_siciliana&action=history Lingua sicilianaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, in
seguito a discussione, si è deciso di usare nella nomenclatura delle
pagine il termine lingua per quelle riconosciute come tali nella
codifica
ISO 639-1,
ISO
639-2 oppure
ISO
639-3, approvata nel 2005. Per gli altri idiomi, viene usato il
termine dialetto.
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Il siciliano (nome nativo siculu o sicilianu) è una lingua parlata in Sicilia e nell'estremità meridionale dell'Italia (nel Salento e nella Calabria centro-meridionale), appartenente alla famiglia delle lingue romanze. Ethnologue descrive il siciliano come "abbastanza distinto dall'italiano tipico tanto da poter essere considerato un idioma separato". Il siciliano è correntemente parlato da circa 5 milioni di persone in Sicilia, altrettante tra Puglia (nel Salento), Calabria (dove è madrelingua della popolazione centro-meridionale, tant'è che a volte viene indicata anche come lingua calabro-sicula) ed il resto d'Italia, oltre che da un numero imprecisato ma piuttosto elevato di persone emigrate o discendenti da emigrati delle aree geografiche dove il siciliano è madrelingua, in particolare quelle trasferitesi nel corso dei secoli passati negli USA (dove addirittura si è formato il Siculish), in Canada, in Australia, in Argentina, in Belgio, in Germania e nella Francia meridionale. La lingua siciliana si deve ritenere una Lingua Regionale o minoritaria ai sensi della "Carta Europea delle Lingue Regionali o minoritarie", che all'Art. 1 afferma che per "lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue ... che non sono dialetti della lingua ufficiale dello stato". La "Carta Europea delle Lingue Regionali o minoritarie" è stata approvata il il 25 giugno 1992 ed è entrata in vigore il 1 marzo 1998. L'Italia ha firmato tale Carta il 27 giugno 2000 ma non l'ha ancora ratificata.
[modifica] Rapporto di Ethnologue sulla lingua siciliana
[modifica] Nomi alternativiI nomi alternativi del siciliano sono: Calabro-Siciliano, Sicilianu, Siculo. Il termine "Calabro-Siciliano" si riferisce al fatto che una forma del siciliano, o un dialetto collegato con il siciliano, è parlata nella parte centrale e meridionale della Calabria. Sicilianu è il nome della lingua in siciliano. Il termine "Siculo" (o siculu) descrive uno dei più grandi gruppi etnici preistorici che occuparono la Sicilia prima dell'arrivo dei Greci nell'ottavo secolo a.C. (si veda sotto). Può anche essere usato come aggettivo per qualificarsi o definire le origini di una persona; per esempio: Siculo-Americano (siculu-miricanu) o Siculo-Australiano.
[modifica] I dialetti del sicilianoCome molte lingue anche il siciliano ha i suoi propri dialetti e variazioni:
Alcune fonti considerano affine al siciliano il "dialetto salentino", cioè il dialetto parlato nel Salento. Inoltre ha risentito notevolmente dell'influenza del siciliano il maltese, lingua semitica che è idioma ufficiale di Malta e dell'Unione Europea.
[modifica] Altre osservazioniIl siciliano è descritto come "vigoroso", anche se la maggior parte dei siciliani è descritta come bilingue (ovviamente parlando correntemente l'italiano come lingua ufficiale). Da notare una influenza forte del francese (sottolineata anche in seguito); in genere tale lingua può essere classificata meglio come "Romanzesco Meridionale" piuttosto che "Italo-Occidentale".
[modifica] Influenze anticheIl fatto che la Sicilia, la più grande isola nel mezzo del Mediterraneo, sia stata attraversata durante i millenni da quasi tutta la gente del Mediterraneo (e oltre), si riflette nella lingua siciliana, ricca delle relative influenze. La lingua siciliana ha ereditato il suo vocabolario e/o le forme grammaticali dai più svariati idiomi: greco, latino, arabo, francese, lombardo, provenzale, tedesco, catalano, spagnolo e naturalmente dall'italiano, per non dimenticarci delle influenze preistoriche. Le influenze più antiche, visibili in siciliano ancora oggi, esibiscono sia gli elementi mediterranei preistorici che gli elementi indoeuropei preistorici ed occasionalmente un punto d'incrocio di entrambi. Prima della conquista romana, la Sicilia è stata occupata dalle popolazioni autoctone: Sicani, Elimi, Siculi, (fra il primo e secondo millennio a.C), così come da fenici (fra decimo ed ottavo secolo a.C.) e Greci (dall'ottavo secolo a.C.). L'influenza greca rimane fortemente visibile, tuttavia, le influenze dagli altri gruppi sono meno evidenti. Si può dire con certezza che rimangono parole pre-Indo-Europee in siciliano di un'origine mediterranea antica, ma non si può essere più precisi di così. Dei tre gruppi preistorici principali, soltanto i Siculi erano indoeuropei e probabilmente il loro linguaggio era collegato strettamente a quello dei romani. Si può talvolta ritenere che una certa parola abbia derivazione preistorica, ma non è sempre certo se i siciliani l'abbiano ereditata direttamente dalle popolazioni autoctone o se il termine sia arrivato per un'altra via. Allo stesso modo, per una parola di origine greca non è facile capire a partire da quale periodo greco i siciliani iniziarono ad usarla (se in occupazione pre-romana o in periodo bizantino) o, ancora, se la stessa parola non sia arrivata in Sicilia per vie diverse. Ad esempio, per quando i romani avevano occupato la Sicilia nel III secolo AC, la lingua latina aveva già preso in prestito diverse parole dalla lingua greca.
[modifica] Periodo preistoricoLe parole con una derivazione mediterranea preistorica si riferiscono spesso alle piante della regione mediterranea o ad altre caratteristiche naturali.
Ci sono inoltre parole siciliane con un'origine indoeuropea antica che non sembrano derivare dai gruppi di lingue principali connesse normalmente con il siciliano, cioè si sospetta che siano passate al siciliano da una fonte indoeuropea molto antica. Il Siculo è una fonte possibile come fonte di tali parole, ma esiste inoltre la possibilità di un punto d'incrocio fra le parole mediterranee antiche e le forme indoeuropee introdotte. Alcuni esempi delle parole siciliane con un'origine indoeuropea antica:
[modifica] Influenza grecaLe seguenti parole siciliane sono di origine greca (sono inclusi alcuni esempi dove è poco chiara se la parola derivi direttamente dal greco, o attraverso il latino):
[modifica] Periodo araboNel 535, l'imperatore Giustiniano I di Bisanzio fece diventare la Sicilia una provincia dell'impero bizantino e, per la seconda volta nella storia siciliana, la lingua greca risuonava forte attraverso l'isola. Mentre il potere dell'impero di Bisanzio iniziava a diminuire, la Sicilia venne conquistata progressivamente dai Saraceni dell'Africa del nord, dalla metà del nono secolo alla metà del decimo secolo. Durante il periodo di governo degli emiri arabi la Sicilia poté godere di un periodo di continua prosperità economica e di una viva vita culturale e intellettuale. L'influenza araba si trova in circa 300 parole siciliane di notevole importanza, la maggior parte delle quali si riferiscono all'agricoltura ed alle attività relative. Ciò è comprensibile perché i saraceni introdussero in Sicilia un sistema di irrigazione moderno e nuove specie di piante agricole, che rimangono tutt'oggi endemiche nell'isola. Alcune parole di origine araba (incluse quelle dubbie):
Numerosi sono anche i toponimi arabi: -Calascibetta, Calatabiano, Calatafimi, Caltagirone, Caltanissetta, Caltavuturo, derivano da kalat (castello) -Marsala, Marzamemi da marsa (porto) -Mongibello, Gibellina, Gibilmanna, Gibilrossa da gebel (monte) -Racalmuto, Regalbuto, Ragalna da rahal (casale) nonché alcuni cognomi: -Fragalà - "gioia di Allah" -Vadalà, Badalà - "servo di Allah" -Zappalà - "forte in Allah"
[modifica] Sviluppo linguistico dal medioevoVerso l'anno 1000 tutta l'Italia meridionale, compresa la Sicilia, era una miscela complessa di piccoli stati, di lingue, religioni e origini etniche. Tutta la Sicilia era dominata dai Saraceni, tranne la parte nord-orientale, che era principalmente greca e cristiana. L'estremo sud della penisola italiana faceva parte dell'Impero bizantino e vi si parlava principalmente il greco, anche se molte comunità godevano di una certa indipendenza da Constantinopoli. Il principato di Salerno era lombardo. I lombardi (o langobardi) inoltre avevano cominciato a trasformare alcuni dei territori bizantini ed erano riusciti a stabilire alcune città-stati indipendenti. Era in questo contesto che i normanni entravano nella storia dell'Italia meridionale in numero sempre crescente durante la prima metà del XI secolo.
[modifica] Influenza franco-normannaQuando i due condottieri normanni più famosi dell'Italia meridionale, Ruggero I di Sicilia e suo fratello, Roberto il Guiscardo, iniziarono la conquista della Sicilia nel 1061, controllavano già l'estremo sud dell'Italia (la Puglia e la Calabria). A Ruggero sarebbero stati necessari altri 30 anni per completare la conquista della Sicilia (Roberto morì nel 1085). Durante questo periodo, la Sicilia si latinizzò e cristianizzò per la seconda volta. Un gran numero di parole normanne vennero assorbite dalla lingua siciliana, per esempio:
I seguenti avvenimenti, durante o subito dopo la conquista normanna, sono stati determinanti nella formazione della lingua siciliana:
Questi i fattori principali che concorsero allo sviluppo della lingua siciliana come la conosciamo oggi. La variante campana del latino vulgare era simile al latino vulgare del centro-Italia (e quindi, implicitamente, abbastanza simile al latino vulgare della Toscana alla base dell'Italiano, lingua franca, unificatrice e, dal 1861, ufficiale in tutta l'Italia). Questo substrato linguistico campano fu contaminato da molte componenti linguistiche galliche presenti in Sicilia (normanna, francese e longobarda). La nuova lingua, evolvendosi, sostituì diverse parole arabe e greche, ma centinaia di queste parole sono rimaste nel vocabolario della nuova lingua romanzesca.
[modifica] Altre influenze gallicheL'influenza lombarda ci interessa particolarmente. Anche oggi, ritroviamo i cosiddetti dialetti siculo-gallici nelle zone dove l'immigrazione longobarda fu più consistente, vale a dire a San Fratello, Novara di Sicilia, Nicosia, Sperlinga, Aidone e Piazza Armerina. Il dialetto siculo-gallico non è sopravvissuto in altre colonie importanti lombarde, come Randazzo, Bronte e Paternò (anche se ha influenzato il vernacolo siciliano locale). L'influenza lombarda inoltre si ritrova nelle seguenti parole della lingua siciliana comuni a tutti i dialetti:
Un'altra influenza gallica, quella del provenzale antico, ha tre possibili cause.
[modifica] Scuola siciliana
[modifica] Influenza castiglianaSiciliano -> Castigliano (spagnolo) -> Italiano tiempu -> tiempo -> tempo vientu -> viento -> vento muriennu -> muriendo -> morendo lijiennu -> leyendo -> leggendo scupetta -> escopeta -> fucile palumma -> paloma -> colomba dimmura -> demora -> ritardo paraccu -> paragua -> ombrello
[modifica] Dall'epoca spagnola ad oggi
[modifica] Dallo spagnolo
[modifica] Dal catalano
[modifica] Esempio della lingua scritta
[modifica] Lu Patri Nostru
[modifica] Estratto di Antonio Veneziano
[modifica] Celia, Lib. 2
[modifica] Estratto di Giovanni Meli
[modifica] Don Chisciotti e Sanciu Panza (Cantu quintu)(~1790)
[modifica] Estratto di Nino Martoglio
[modifica] Briscula 'n Cumpagni(~1900)
[modifica] Stato attuale della linguaPur essendoci milioni di persone che lo parlano, buona parte dei quali madrelingua, e pur essendo stata elencata dall'UNESCO tra le lingue europee non a rischio di estinzione, né immediato né futuribile, il siciliano non viene insegnato nelle scuole, non viene utilizzato come lingua ufficiale nemmeno in Sicilia e non viene praticamente utilizzato nella vita pubblica, dove viene soppiantato dall'uso del cosiddetto italiano regionale di Sicilia, che è una sorta di variante dialettale dell'italiano che ha però mutuato buona parte della sua grammatica e certa parte della sua semantica dal siciliano. L'uso del siciliano è comunque molto diffuso sia come lingua familiare che come lingua conviviale tra persone in stretta relazione, e presenta una produzione letteraria piuttosto viva, soprattutto nel campo della poesia.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Note
[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterni
[modifica] Riferimenti
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