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« Di
qui, non si passa » |
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(Motto degli alpini)
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Origini del corpo
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Le origini degli Alpini sono molto antiche: nel corso
dei secoli gli abitanti delle Alpi si sono sempre dimostrati soldati fieri
e forti, strenui difensori della loro terra, ne sono esempio le Legioni
Alpine nell'Antica Roma, i
Cimbri dell'Altopiano
dei Sette Comuni, le Milizie Valdesi, le Milizie di Autodifesa nelle
valli del Trentino, del
Cadore e
del Friuli.
Queste ed altre formazioni vengono considerate come i precursori degli
odierni Alpini.
La nascita del Corpo avviene però soltanto nel
1872:
completato il processo di
unità nazionale, il Regno d'Italia si trovava ad affrontare il
problema della difesa dei propri confini terrestri, che coincidevano quasi
interamente con l'arco alpino.
Il capitano
Giuseppe Perrucchetti, considerato il "padre degli Alpini", propose di
affidare la difesa dei valichi di montagna a soldati reclutati sul luogo,
che avrebbero permesso un'efficace difesa grazie alla conoscenza perfetta
della zona d'impiego. La proposta fu accolta e così il
15
ottobre 1872
a Napoli
furono create, attraverso il Regio Decreto n. 1056, le prime 15
Compagnie Alpine, ciascuna composta da uomini provenienti dalla stessa
vallata.
Il reclutamento locale, oltre a fornire uomini già abituati alla dura vita
in montagna, era un forte elemento di coesione, che determinò fin da
allora l'elevato spirito di corpo delle Truppe Alpine.
Le dimensioni del Corpo degli Alpini crebbero ben presto, tanto che nel
1873 le
Compagnie furono portate a 24 ripartite in 7 Reparti Alpini, nel
1875 furono
costituiti 10 Battaglioni per un totale di 36 Compagnie, mentre nel
1882 furono
costituiti i primi 6 Reggimenti (su 3/4 Battaglioni), che divennero 7 nel
1887 e 8 nel
1910.
Nel 1887
nascono le prime 5 batterie dell'Artiglieria da Montagna, specialità di
Artiglieria in grado di operare in alta montagna per fornire l'adeguato
supporto di fuoco agli Alpini.
Nati per la difesa delle
Alpi, gli
Alpini ebbero il loro battesimo di fuoco ad
Adua in Africa e la prima medaglia d'oro al valor militare assegnata
al capitano
Pietro Cella, durante la
Campagna d'Eritrea del 1887-88. Negli anni seguenti gli Alpini furono
ancora impiegati in terra d'Africa in occasione della II Campagna
d'Eritrea del 1896-97 e della
Guerra di Libia del 1911, dando prova di valore e di non comune
capacità di adattamento.
Il
13 novembre
1902, dopo un periodo di sperimentazione nel 3º reggimento, gli alpini
vennero dotati degli sci.
I Guerra Mondiale
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Alpini armati con 5.56mm Beretta SC70/90.
Alpini in addestramento invernale.
Durante la
Grande Guerra del 1915-18 le Truppe Alpine raggiunsero il loro massimo
sviluppo, arrivando a contare ben 88 Battaglioni per un totale di 274
Compagnie e 67 Gruppi di Artiglieria da Montagna per totali 175 Batterie.
In questo periodo infatti le zone di reclutamento alpino vennero estese a
quasi tutti i distretti montani della penisola. Il
24
maggio 1915,
con l'entrata in guerra dell'Italia, gli alpini occuparono lo stesso
giorno i più importanti ed impervi punti, dal
passo dello Stelvio, alle Alpi Giulie, passando per il
Passo del Tonale, e il
monte Pasubio. Parteciparono alle più cruente battaglie, come la
battaglia dell'Ortigara, con la conquista del
monte Ortigara, la
disfatta di Caporetto, fino alla controffensiva del generale
Armando Diaz, che portò alla sanguinosa vittoria.
Gli Alpini furono i protagonisti di un conflitto che si combatté quasi
interamente sulle
Alpi, e su tutti i fronti, dai ghiacciai dell'Adamello
alle crode
dolomitiche, dal
Carso al
Monte Grappa, dagli Altipiani al Piave, dimostrarono il loro valore,
come testimoniano gli oltre 35.000 caduti e 85.000 feriti. Ad esempio,
combatterono anche sulla catena montuosa dell'Ortles-Cevedale in Alta
Valtellina: la battaglia più alta della storia sul San Matteo a 3.678
m.s.l.m.
Negli anni '30 la difesa dei confini fu attribuita al
nuovo corpo della
Guardia alla Frontiera, mentre per gli Alpini fu previsto l'impiego
ovunque ve ne fosse necessità, anche in azioni offensive e al di fuori del
teatro alpino: a tale scopo nel 1934 furono costituite le Divisioni Alpine
"Taurinense",
"Tridentina",
"Julia"
e "Cuneense",
cui si aggiunse la "Pusteria"
nel 1935. Ogni Divisione aveva in organico anche unità del
Genio militare e dei Servizi Logistici: nacquero così i supporti delle
Truppe Alpine, che si affiancarono agli Alpini e all'Artiglieria da
Montagna.
Nel
1934 viene
costituita ad
Aosta la
Scuola Militare Centrale di Alpinismo, per provvedere
all'addestramento sci-alpinistico dei quadri delle Truppe Alpine. La
Scuola diverrà ben presto un polo di eccellenza in campo sportivo e
sci-alpinistico, tanto da essere considerata "università della montagna".
Gli anni 1935-36 videro gli Alpini ancora impegnati in Africa e
precisamente in
Etiopia, sbarcando a
Massaua,
dove la
divisione Pusteria partecipò alle operazioni per la conquista
dell'Impero, con le battaglie dell'Amba
Aradam, dell'Amba
Alagi e di
Mai Ceu. Unità alpine parteciparono anche alla
Guerra di Spagna, vestendo l'uniforme del Tercio de Extranjeros.
II Guerra Mondiale
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La
Seconda guerra mondiale vide gli Alpini impegnati inizialmente sul
Fronte Alpino Occidentale, quindi le Divisioni "Cuneense",
"Tridentina",
"Pusteria"
e la "Alpi
Graie" della quale faceva parte il cappellano militare
Secondo Pollo, il beato degli alpini, furono spostate sul
Fronte Greco-Albanese dove era già presente la "Julia".
Nel 1942 fu
inviato sul
Fronte Russo un Corpo d'Armata Alpino (inquadrato nell'ARMIR),
composto dalle Divisione "Cuneense", "Tridentina" e "Julia". Dopo aver
partecipato alla difesa del
Don, il Corpo d'Armata Alpino, circondato dall'Armata
Rossa, fu costretto a ripiegare con una lunghissima marcia tra le
gelide pianure russe ed aprirsi la strada con epici combattimenti, tra cui
il più noto è la
Battaglia di Nikolaevka. Dopo l'armistizio dell'8
settembre
1943 troviamo unità alpine su entrambi gli schieramenti contrapposti.
Nella
RSI fu costituita la "Divisione
Alpina Monterosa" cui si aggiunsero altre unità alpine inquadrate
nella "Divisione
Littorio" o autonome. Nel Regio Esercito le Penne Nere erano
rappresentate dai Battaglioni "Piemonte" e "L'Aquila". Numerosi furono
anche gli alpini che confluirono nelle formazioni partigiane.
Le aree di reclutamento delle brigate Alpine
Struttura di comando del COMALP
Nel dopoguerra l'adesione dell'Italia alla
NATO diede il
via alla ricostituzione dell'Esercito. Le Truppe Alpine furono portate a
cinque Brigate:
- "Taurinense",
di stanza in Piemonte con il comando a Torino ed i reparti in Val
Chisone, Val Susa e nel Cuneese; bacino di reclutamento in Piemonte,
Valle d'Aosta, Piacentino e nelle zone appenniniche della Liguria e
della Toscana;
- "Orobica",
di stanza nell'Alto Adige occidentale, con il comando a Merano ed i
reparti in Val Venosta e Valle Isarco; bacino di reclutamento in
Lombardia;
- "Tridentina",
di stanza in Alto Adige orientale, con il comando a Bressanone ed i
reparti in Val Pusteria e Valle Isarco; bacino di reclutamento in Alto
Adige, in Trentino e nella provincia di Verona;
- "Cadore",
di stanza in Veneto con il comando a Belluno ed i reparti nel Cadore;
bacino di reclutamento nelle provincie di Belluno e di Vicenza e nelle
zone appenniniche dell'Emilia-Romagna;
- "Julia",
di stanza in
Friuli
con il comando a Udine ed i reparti in Carnia (un battaglione,
"L'Aquila" distaccato in Abruzzo); bacino di reclutamento nella
provincia di Treviso, in Friuli Venezia Giulia, in Abruzzo e nella
provincia di Isernia.
Nel 1948 viene ricostituita la Scuola Militare Alpina
di Aosta. La
Guardia alla Frontiera fu assorbita dalle Truppe Alpine, dando vita
alla specialità degli
Alpini d'Arresto: per presidiare le nuove opere fortificate, nei primi
anni Cinquanta vennero costituiti dapprima i Battaglioni da Posizione, poi
i Raggruppamenti da Posizione per poi passare, nel 1962, ai Reparti
d'Arresto. I btg. da posizione e i rgpt. da posizione fino al 1957 ebbero
in carico tutte le postazioni di montagna e di pianura. A partire da tale
data, invece, le fortificazioni di pianura restarono alla
Fanteria d'Arresto, mentre quelle di montagna passarono
definitivamente agli alpini. Negli anni '50 nacquero gli Alpini
Paracadutisti, specialità nella specialità, che tuttora rappresentano
l'élite delle truppe alpine. Altra novità fu l'istituzione dei
CAR, centri addestramento reclute, per la formazione iniziale delle
reclute di leva. Le Brigate Alpine erano riunite nel
4° Corpo d'Armata Alpino del quale il primo comandante nel 1952 fu il
Generale
Clemente Primieri, che comprendeva anche unità di supporto di
Cavalleria,
Artiglieria,
Genio militare, Trasmissioni, Aviazione Leggera e Servizi. Compito del
IV Corpo d'Armata era la difesa del settore alpino nord-orientale in caso
di un attacco sferrato dalle forze del
Patto di Varsavia. Dalle Truppe Alpine era inoltre tratto il
Contingente "Cuneense", che costituiva la componente italiana assegnata
alla AMF (Forza Mobile Alleata) della NATO.
Nei primi anni '90, con il venire meno della minaccia sovietica, venne
avviato il processo di ristrutturazione dell'Esercito, che comportò per le
Truppe Alpine la soppressione di gloriosi reparti, tra i quali anche le
Brigate "Orobica" e "Cadore". Nel 1997 il IV Corpo d'Armata Alpino fu
trasformato in Comando Truppe Alpine, su tre Brigate ("Taurinense",
"Tridentina" e "Julia"), che divennero due nel 2002 in seguito alla
soppressione della "Tridentina".
A partire dagli anni '90 inizia l'impegno delle Truppe Alpine nelle
missioni internazionali: Mozambico, Albania, Bosnia, Kosovo, Afghanistan e
Libano sono i principali teatri che hanno visto operare le Penne Nere. Se
da un lato ciò ha permesso di apprezzare gli Alpini a livello
internazionale, dall'altro ha comportato la riduzione dell'addestramento
prettamente alpino.
Il
7
settembre
1993 presso la caserma D'Angelo di
Belluno,
vennero venduti all'asta per ordine del Ministero della Difesa, gli ultimi
24 muli in forza agli alpini.[1]
Un ulteriore snaturamento delle Truppe Alpine si è
avuto con la sospensione della
leva obbligatoria, avvenuta nel 2005, che ha determinato la fine del
reclutamento regionale, storico elemento di coesione delle Penne Nere.
Motto
degli alpini
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Di qui non si passa. Questo è il motto tradizionale
degli Alpini. La sua creazione è dovuta al generale
Luigi Pelloux che nel
1888, ad una
cena di ufficiali alpini a
Roma, disse:
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« Il
motto dei miei Alpini per me si riduce in queste poche parole: “Di qui
non si passa”. » |
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Questo motto fu largamente utilizzato, soprattutto
durante la
prima guerra mondiale, nei combattimenti in alta montagna, e poi
durante la difesa lungo le rive del
Piave.
Struttura attuale
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Le Truppe Alpine sono una specialità pluriarma, in
quanto riuniscono reparti appartenenti alle varie Armi e Corpi
dell'Esercito: Fanteria, Artiglieria, Genio, Trasmissioni, Trasporti e
Materiali, Corpi Logistici. Quasi tutti i reparti alpini fanno oggi capo
al Comando Truppe Alpine (COMALP),
un comando a livello Corpo d'Armata (erede del 4º C.A. Alpino) con sede a
Bolzano. Da COMALP dipendono:
- le due Brigate Alpine: la "Taurinense"
con il comando a
Torino
ed i reparti in
Piemonte e
Abruzzo
e la "Julia"
con il comando a
Udine ed
i reparti in
Trentino-Alto Adige, in
Veneto
e in Friuli.
Le due Brigate hanno struttura analoga, disponendo ciascuna di un
Reparto Comando e Supporti Tattici, tre reggimenti di Fanteria Alpina,
un reggimento di Artiglieria da Montagna ed un reggimento del Genio. La
"Taurinense" ha anche un reggimento di Cavalleria (non alpino). La
"Taurinense" è stata una delle prime unità dell'Esercito su base
volontaria ed ha maturato una pluriennale esperienza nelle missioni
internazionali. La "Julia" è invece l'unità dove sono più vive le
tradizioni alpine, essendo stata alimentata (come la disciolta "Tridentina")
prevalentemente da leva e poi VFA affiancati ai VFB. Con il passaggio al
reclutamento solo volontario la differenza è oggi pressoché scomparsa ed
entrambe le Brigate sono impiegate in missione all'estero.
- il
Centro Addestramento Alpino di Aosta: erede della Scuola Militare
Alpina è l'istituto preposto all'addestramento in campo sci-alpinistico
dei quadri delle Truppe Alpine, nonché del personale di altre Armi e
Forze Armate, italiane o straniere. Svolge inoltre attività agonistica
di alto livello con il proprio reparto di atleti. Il Centro ha alle
dipendenze il
6º Reggimento Alpini, di stanza in Brunico e San Candido, che
gestisce con proprio personale istruttore le aree addestrative della Val
Pusteria dove si addestrano reparti operativi ed istituti di formazione
militare.
- i Supporti, notevolmente ridimensionati rispetto
al passato, sono oggi costituiti dal Reparto Comando a Bolzano, che
assicura il supporto logistico al COMALP; dal
4º Reggimento Alpini Paracadutisti, unità d'élite delle Truppe
Alpine utilizzata per operazioni speciali.
Vi sono infine tre Reggimenti di supporto (uno di
artiglieria, uno delle trasmissioni e uno logistico), un tempo inquadrati
in grandi unità alpine ma ora posti alle dipendenze di altri comandi.
Questi reparti rimangono comunque Truppe Alpine a tutti gli effetti, tanto
che conservano fisionomia, nome, tradizioni e soprattutto il cappello
alpino.
Quel che rimane del monumento dell'Alpino a
Brunico, distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale, poi
ricostruito, infine oggetto di due attentati nel 1966 e nel 1979
durante la stagione degli attentati dinamitardi degli anni '60 e
'70.
Il modellino originale dell'Alpino di Brunico.
Unità alpine inquadrate in altri comandi
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La divisa alpina era inizialmente degli stessi colori
dell'esercito piemontese: giubba turchina e pantaloni bianchi, cosa che
non consentiva certo una buona mimetizzazione in ambiente montano. La
questione fu dibattuta tra 1904 e 1906 su sollecitazione del presidente
della sezione di Milano del
CAI, Luigi Brioschi. Nell'aprile 1906, per un esperimento pratico,
furono scelti gli alpini del battaglione Morbegno del
5º Reggimento, di stanza a Bergamo. L'esperimento fu un successo, e
nacque così il "plotone grigio", composto di 40 uomini della 45.a
compagnia del Morbegno, che fece la sua prima comparsa ufficiale a Tirano.[2]
Il tipico cappello degli Alpini (nel caso
specifico il cappello è d'appartenenza alla truppa del genio
guastatori, riconoscibile dal fregio e dalla nappina amaranto)
Il cappello è l'elemento più rappresentativo degli
alpini. È composto da molti elementi atti a rappresentare il grado, il
battaglione, il reggimento e la specialità di appartenenza. Il cappello
per l'alpino è simbolo sacro; agli albori in feltro nero e di forma tronco
conica con cupola bombata e falda larga, sui lati aveva una
coccarda
tricolore, e dietro questa coccarda, l'elemento distintivo per eccellenza
degli Alpini, una penna. Il cappello ultima versione fu introdotto nel
1910.
Lunga circa 25-30 cm, è portata sul lato sinistro del
cappello, leggermente inclinata all'indietro. È di corvo, nera, per la
truppa. Di aquila, marrone, per i sottufficiali e gli ufficiali inferiori.
Di oca, bianca, per gli ufficiali superiori e generali.
È il dischetto in lana sul quale viene infilata la
penna. In origine il colore della nappina distingueva i battaglioni
all'interno di ciascun reggimento, per cui il I battaglione di ciascun
reggimento aveva nappina bianca, il II rossa, il III verde e, qualora vi
fosse un IV battaglione, azzurra. I colori erano quelli della bandiera
italiana, più l'azzurro di casa Savoia. In seguito si aggiunsero altre
nappine con colori, numeri e sigle specifiche per le diverse specialità e
reparti delle truppe alpine. Le nappine attualmente in uso sono le
seguenti:
Fanteria
alpina
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-
bianca: 5º Rgt. Alpini (Btg. Morbegno), 7º Rgt. Alpini (Btg. Feltre) ,
8° Rgt Alpini (Btg. Gemona )
-
rossa: 8º Rgt. Alpini (Btg. Tolmezzo), Centro Addestramento Alpino (Btg.
Aosta)
-
verde: 2º Rgt. Alpini (Btg. Saluzzo), 6º Rgt. Alpini (Btg. Bassano)
-
azzurra: 3º Rgt. Alpini (Btg. Susa), 9º Rgt. Alpini (Btg. L'Aquila),
Centro Addestramento Alpino (escluso Btg. Aosta), personale fuori corpo
-
azzurra, dischetto nero, "R" bianca: supporti reggimentali (CCSL
reggimentali)
-
azzurra, dischetto nero, "B" bianca: supporti di Brigata (RCST
"Taurinense" e RCST "Julia")
-
azzurra, dischetto nero, "CA" bianca: supporti di Corpo d'Armata:
Reparto Comando Comalp e 4º Rgt. Alpini Paracadutisti
Artiglieria da montagna
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-
verde, ovale nero, nr. giallo: batterie obici, batterie saoc, batterie
tst (il nr. corrisponde al nr. della batteria)
-
verde, ovale nero, "CG" giallo: BCSL reggimentali (CG=comando gruppo, in
quanto le btr. comando erano organiche al gruppo)
-
verde, ovale nero senza sigle: personale fuori corpo
Genio, trasmissioni, servizi
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-
amaranto: genio (2º e 32º Rgt. G. Gua.) e trasmissioni (2º Rgt. Trasm.)
-
viola: servizi logistici (24º Re.Ma.)
I marescialli, gli ufficiali inferiori e superiori
portano la nappina in metallo dorato. Gli ufficiali generali portano la
nappina in metallo argentato.
- Viene portato sulla parte frontale del cappello e
contraddistingue la specialità d'appartenenza
- ufficiali generali: aquila con serto di alloro e
scudetto con la sigla RI al centro
- alpini: aquila, cornetta, fucili incrociati
- artiglieria da montagna: aquila, cornetta, cannoni
incrociati
- genio pionieri: aquila, cornetta, asce incrociate
- genio guastatori: aquila, cornetta, gladio,
granata infuocata e asce incrociate
- trasmissioni: aquila, cornetta, antenna, saette e
asce incrociate
- trasporti e materiali: aquila e ingranaggio
alato''
- sanità (ufficiali medici): aquila, stella a cinque
punte con croce rossa, bastoni di Esculapio incrociati
- sanità (sottufficiali e truppa): aquila, stella a
cinque punte con croce rossa
- amministrazione e commissariato: aquila, corona
turrita, tondino viola e serto di alloro
- La fattura del fregio cambia in base al grado
- filo metallico dorato o plastica dorata per
ufficiali, sottufficiali, e militari di truppa in servizio permanente.
- plastica nera per la truppa a ferma prefissata.
Fregio generico da alpini in servizio permanente
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Fregio generico da alpini per truppa in Ferma
prefissata
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Fregio da alpini di artiglieria
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Fregio da alpini del genio guastatori
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Fregio per alpini dei trasporti
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Fregio per alpini delle trasmissioni
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Fregio da alpini del corpo di commissariato
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Fregio per personale sanitario alpino
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Fregio generale di brigata e divisione
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Fregio generale di corpo d'armata
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Sul cappello alpino i gradi sono portati sul lato
sinistro, in corrispondenza della penna e della nappina, sotto forma di
galloni:
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generale di corpo d'armata: tre stellette dorate
su nastro argentato |
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generale di divisione con funzioni del grado
superiore: una stelletta dorata bordata di rosso e due stellette
dorate su nastro argentato |
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generale di divisione con incarichi del grado
superiore: una stelletta brunita e due stellette dorate su nastro
argentato |
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generale di divisione: due stellette dorate su
nastro argentato |
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generale di brigata con funzioni del grado
superiore: una stelletta dorata bordata di rosso ed una stelletta
dorata su nastro argentato |
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generale di brigata con incarichi del grado
superiore: una stelletta brunita ed una stelletta dorata su nastro
argentato |
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generale di brigata: una stelletta su nastro
argentato |
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colonnello con funzioni del grado superiore: una
stelletta dorata bordata di rosso su nastro argentato |
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colonnello con incarichi del grado superiore:
una stelletta brunita su nastro argentato |
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colonnello comandante: un doppio gallone
rovesciato e tre galloncini rovesciati dorati su fondo robbio (rosso) |
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colonnello: un doppio gallone rovesciato e tre
galloncini rovesciati dorati |
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tenente colonnello con funzioni del grado
superiore: un doppio gallone rovesciato, due galloncini rovesciati
dorati ed un galloncino rovesciato dorato bordato di rosso |
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tenente colonnello con incarichi del grado
superiore: un doppio gallone rovesciato, due galloncini rovesciati
dorati ed un galloncino rovesciato brunito |
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tenente colonnello: un doppio gallone rovesciato
e due galloncini rovesciati dorati |
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maggiore con funzioni del grado superiore: un
doppio gallone rovesciato dorato ed un galloncino rovesciato dorato e
bordato di rosso |
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maggiore: un doppio gallone rovesciato ed un
galloncino rovesciato dorati |
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capitano: tre galloni rovesciati dorati |
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tenente comandante di reparto: due galloni
rovesciati dorati ed un gallone rovesciato brunito |
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tenente: due galloni rovesciati dorati |
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sottotenente: un gallone rovesciato dorato |
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primo maresciallo luogotenente: un gallone
rivesciato dorato screziato di nero su fondo robbio ed una stelletta
dorata bordata di rosso |
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primo maresciallo: un gallone rivesciato dorato
screziato di nero su fondo robbio |
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maresciallo,
maresciallo ordinario, maresciallo capo: un gallone rivesciato dorato
screziato di nero |
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sergente maggiore, sergente, caporalmaggiore,
caporale: nessun distintivo di grado sul cappello |
L'alpino e il mulo
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Il mulo e l'alpino, in Grecia
Il
mulo, un
incrocio tra un asino e una cavalla, è diventato durante la prima guerra
mondiale un binomio perfetto con l'alpino, durante la quale l'animale era
utilizzato come unico mezzo per il trasporto di mitragliatrici, obici e
materiale vario. Assieme agli alpini, i muli patirono la fame e il freddo
durante la grande guerra. Durante la guerra furono contati 520.000 muli,
nati per la maggior parte nell'Italia del sud.
L'esercito aveva tre tipologie di muli:
- il mulo da soma, usato dalla fanteria, di media
statura, con il dorso breve e largo, gli arti robusti;
- il mulo per gli alpini, simile al tipo precedente,
ma con una maggiore solidità scheletrica;
- il mulo da tiro è il mulo per le carrette da
battaglione;
Le salmerie portavano ai reparti avanzati, e in cima
alle postazioni, con qualsiasi condizione meteorologica, viveri, munizioni
e la posta.
Il mulo fu usato dagli alpini dal
1872 e fino
al 1991. Fu
affiancato in fase sperimentale dal motocarrello
MTC
80 e successivamente fu sostituito dal motocarrello
MTC 90, entrambi non più in uso.
Edizione 2009 dei Ca.STA.
I CaSTA sono i Campionati sciistici delle truppe
alpine.
Le gare si svolgono ogni anno in alta
Val Pusteria, in
Alto Adige, e precisamente nei comuni di
Braies,
Dobbiaco,
Villabassa,
San
Candido e
Sesto. Queste gare hanno lo scopo di verificare l'addestramento
conseguito dai vari plotoni delle diverse unità alpine, ma anche di altri
corpi dell'Esercito, ed inoltre di rafforzare le amicizie con le truppe
alleate attraverso un sereno confronto. Inoltre si svolgono gare di sci
nordico e alpino valide per i Campionati Nazionali dell'Esercito e della
Coppa Europa.
Nelle diverse edizioni, le nazioni che sono state
invitate a partecipare sono:
Albania,
Argentina,
Austria,
Bulgaria,
Cile,
Croazia,
Finlandia,
Federazione Russa,
Francia,
Germania,
Kazakistan,
Lettonia,
Libano,
Lituania,
Macedonia,
Montenegro,
Regno Unito,
Romania,
Serbia,
Slovacchia,
Slovenia,
Spagna,
Stati Uniti d'America,
Svizzera,
Ucraina
e
Ungheria.
Preghiera dell'Alpino
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La preghiera, nella sua forma originale, è stata
scritta dal Colonnello
Gennaro Sora, allora comandante del
battaglione Edolo "Appunto scritta per lo stesso Battaglione" (era
l'Alpino che partecipò alla spedizione del Generale
Umberto Nobile nelle
isole Svalbard al
Polo Nord) spedita a sua madre il 4 luglio 1935 da Malga Pader in
Val
Venosta.
| |
« Fra
pascoli e pinete, sulla nuda roccia, sui ghiacciai perenni delle
grande cerchia delle Alpi che la bontà divina ci ha dato per culla e
creste e baluardo sicuro delle nostre contrade; nel torrido estate
come nel gelido inverno, l'anima nostra, purificata dal dovere
pericolosamente compiuto, è rivolta a Te, o Signore, che proteggi le
nostre madri, le nostre spose, i nostri figli lontani e aiuti ad
essere degni delle glorie dei nostri Avi.
Salvaci, o Signore, dalla furia della tormenta, dall'impeto
della valanga e fa che il nostro piede passi sicuro sulle creste
vertiginose, sulle diritte pareti, sui crepacci insidiosi.
Fa che le nostre armi siano infallibili contro chiunque osi
offendere la nostra Patria, i nostri diritti, la nostra gloriosa
bandiera.
Proteggi, Signore, l'amato Sovrano, il nostro Duce, concedi
sempre alle nostre armi il giusto premio della Vittoria.
» |
| |
(Preghiera
dell'Alpino dell'Edolo, Colonnello Gennaro Sora, 1935)
|
Ovviamente questa prima versione conteneva degli
espliciti riferimenti al Duce e al re. Col tempo furono cancellati,
infatti, il Vicario Generale Monsignor
Giuseppe Trossi il
21
ottobre 1949,
sotto consiglio del Cappellano Militare del 4º Reggimento Alpini, don
Pietro Solero, comunicò il testo rivisto e adattato della preghiera,
aggiungendo lo specifico riferimento alla Madonna degli Alpini, richiesto
dal cappellano. Questa preghiera doveva essere quindi recitata in
sostituzione della Preghiera del Soldato al termine di ogni Santa Messa di
precetto.
| |
« Su
le nude rocce, sui perenni ghiacciai, su ogni balza delle Alpi ove la
Provvidenza ci ha posto a baluardo fedele delle nostre contrade, noi,
purificati dal dovere pericolosamente compiuto, eleviamo l'animo a Te,
o Signore, che proteggi le nostre mamme, le nostre spose, i nostri
figli e fratelli lontani e ci aiuti a essere degni della gloria dei
nostri avi.
Dio onnipotente, che governi tutti gli elementi, salva noi,
armati come siamo di fede e di amore. Salvaci dal gelo implacabile,
dai vortici della tormenta, dall'impeto della valanga: fa che il
nostro piede posi sicuro sulle creste vertiginose, sulle diritte
pareti, oltre i crepacci insidiosi: rendi forti le nostre armi contro
chiunque minacci la nostra millenaria civiltà cristiana.
E tu, Madre di Dio, candida più della neve, Tu che hai
conosciuto e raccolto ogni sofferenza ed ogni sacrificio di tutti gli
Alpini caduti, Tu che conosci e raccogli ogni anelito ed ogni speranza
di tutti gli Alpini vivi ed in armi,
Tu benedici e proteggi i nostri Reggimenti, i nostri
Battaglioni, Gruppi, Compagnie e Batterie. Amen » |
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(Preghiera
dell'Alpino, versione del 1949)
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Nuovamente nel
1972 il
cappellano militare capo del Servizio di Assistenza Spirituale del 4º
Corpo D'armata Alpino, Monsignor Pietro Parisio, previa autorizzazione del
suo generale comandante il Monsignor
Franco Parisio, ottenne dall'Arcivescovo Ordinario Militare, Monsignor
Mario Schierano, alcune nuove piccole modifiche alla preghiera, in
modo da adattarla nel modo migliore agli Alpini delle nuove generazioni.
Il testo ulteriormente leggermente modificato, e infine definitivamente
approvato il
15
dicembre 1985.
| |
« Su
le nude rocce, sui perenni ghiacciai, su ogni balza delle Alpi ove la
provvidenza ci ha posto a baluardo fedele delle nostre contrade, noi,
purificati dal dovere pericolosamente compiuto, eleviamo l'animo a Te,
o Signore, che proteggi
le nostre mamme, le nostre spose, i nostri figli e fratelli
lontani, e ci aiuti ad essere degni delle glorie dei nostri avi.
Dio onnipotente, che governi tutti gli elementi, salva noi,
armati come siamo di fede e di amore. Salvaci dal gelo implacabile,
dai vortici della tormenta, dall'impeto della valanga, fa che il
nostro piede posi sicuro sulle creste vertiginose, su le diritte
pareti, oltre i crepacci insidiosi, rendi forti le nostre armi contro
chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra
millenaria civiltà cristiana.
E Tu, Madre di Dio, candida più della neve, Tu che hai
conosciuto e raccolto ogni sofferenza e ogni sacrificio di tutti gli
Alpini caduti, tu che conosci e raccogli ogni anelito e ogni speranza
di tutti gli Alpini vivi ed in armi.
Tu benedici e sorridi ai nostri Battaglioni e ai nostri Gruppi.
Così sia.
» |
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(Preghiera
dell'Alpino, versione finale del 1985)
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Attorno alla metà degli anni '90, il presidente dell'ANA
Leonardo Caprioli ottenne dal CDN la possibilità che la preghiera
possa essere recitata nella sua forma del 1949 quando siano presenti
soltanto soci iscritti all'ANA, o nella sua forma del 1985, alla presenza
di reparti alpini alle armi.[3]
Inno
degli Alpini
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L'Inno degli Alpini, ovvero il Trentatré - Valore
Alpino è un inno, che deve il proprio nome, proprio perché era il 33º
pezzo nel repertorio delle fanfare alpine dei primi reparti. La sua vera
origine viene però da un inno francese: Les Fiers Alpins, testo scritto da
D'Estel, con la musica di Travè.
Altra spiegazione sull'origine del nome è che erano i
passi che si avrebbero dovuto fare marciando normalmente contando il passo
fatto sempre con il sinistro e sul quale doveva sempre essere dato
qualsiasi ordine di marcia.
Una teoria meno riconosciuta vuole che il nome
Trentatré, si attribuirebbe al suono dei primi quattro accordi della
marcia stessa, che, vagamente, suonano come la parola «trentatré»
Dai fidi tetti del villaggio
i bravi alpini son partiti,
mostran la forza ed il coraggio
della lor salda gioventù.
Sono dell'Alpe i bei cadetti;
nella robusta giovinezza
dai loro baldi e forti petti
spira un'indomita fierezza.
Oh valore alpin!
Difendi sempre la frontiera!
E là sul confin
tien sempre alta la bandiera.
Sentinella all'erta
per il suol nostro italiano
dove amor sorride
e più benigno irradia il sol.
Là tra le selve ed i burroni,
là tra le nebbie fredde e il gelo,
piantan con forza i lor picconi
ed il cammin sembra più lieve.
Risplenda il sole o scenda l'ora
che reca in ciel l'oscurità,
il bravo Alpin vigila ognora
pronto a lanciare il «Chi va là?»
Oh valore alpin! ...
Adunate Nazionali degli Alpini
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Dal
1920 si
svolgono le adunate nazionale in diverse città d'Italia
organizzate dall'Associazione Nazionale Alpini.
-
^ Tullio Vidulich,
Storia degli ALpini, ed. Panorama 2002
-
^ Pino Capellini,
Nell'Ottocento qui nacque la divisa grigioverde con prove in Maresana,
L'Eco di Bergamo, 11 agosto 2009
-
^
Ana: sito ufficiale Associazione Nazionale Alpini :: sito
ufficiale Associazione Nazionale Alpini
- Germano De Zolt, Gli alpini da AbbaGarima a
Nikoljewka, Panfilo Castaldi, Feltre, 1958, 233pag
- Dario Iovino Gavino, Le glorie delle truppe alpine
nel centenario della fondazione, Teate, Chieti, 1972
- Paolo Proserpio, Le battaglie degli alpini: dalle
origini alla campagna di Russia, Varesina editrice, 1972, 207pag
- Emilio Faldella, Storia delle truppe alpine:
1872-1972, Cavalotti Landoni, Milano, 1972,
- Luciano Vizzi, Gli Alpini, 1872-1945, Ciarrapico,
1978, 301 pag
- Carlo Chiavazza, Scritto sulla neve, Città
armoniosa, Reggio Emilia, 1980,
ISBN 88-7001-106-2, 127pag
- Nuto Revelli, La strada del davai, Einaudi,
Torino, 1980, 601pag
- Celestino Margonari, Alpini, una famiglia,
Manfrini, 1983,
ISBN 88-7024-215-3, 608pag
- Filippo Bonfant, Alpini... Sempre, Musumeci, 1984,
ISBN 88-7032-176-2, 256pag
- Luciano Viazzi, 1940-1943 i diavoli bianchi: gli
sciatori nella 2 guerra mondiale: Storia del Battaglione Monte Cervino,
Arcana, Milano, 1984,
ISBN 88-85008-61-5, 303pag
- Gianni Oliva, Storia degli alpini, Rizzoli, 1985,
ISBN 88-17-53583-4, 252pag
- Franco Brunello, Le parole degli alpini, Rossato,
1987,
ISBN 88-8130-022-2, 272pag
- Irnerio Forni, Alpini garibaldini. Ricordi di un
medico nel Montenegro dopo l'8 settembre, Mursia, Milano, 1992,
ISBN 88-425-1155-2, 208pag
- G. Paris, Alpini. Canti e immagini, Bellavite,
1992,
ISBN 88-86832-02-8, 240pag
- Vincio Delleani, Non vogliamo encomi: cronache del
30º battaglione guastatori nella campagna di Russia, 1942-1943, Mursia,
Milano, 1996,
ISBN 88-425-2115-9, 203pag
- Giorgio Gazza, Urla di vittoria nella steppa:
fronte russo 1943, gli alpini del Val Chiese a Scheljakino, Malajewka w
Arnautowo, Murisa, Milano, 1996
ISBN 88-425-2103-5, 134pag
Voci
correlate
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