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| Raccolta Poesie Arabe | Cheikh Mohand ou Lhocine |
| Questo articolo è
rilasciato sotto i termini della
GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Mu%27allaqat Cronologia http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Mu%27allaqat&action=history Mu'allaqatDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.Le Mu‘allaqāt (in
arabo المعلقات) costituiscono
la raccolta più nota di
poesie
arabe,
composte probabilmente nel secolo VI d. C., cioè in epoca
preislamica e riunite insieme però nel secolo VIII. Questa antologia sembra infatti che sia stata
collazionata da
Hammād al-Rāwī a seguito di una richiesta del
califfo
interessato a una raccolta di poesie antiche per il figlio. Secondo alcune
fonti arabe il califfo in questione sarebbe stato
Mu‘āwiya (661-680) e, secondo altre,
‘Abd al-Malik (685-705). Il titolo Mu‘allaqāt è documentato soltanto a partire dal X secolo, mentre precedentemente si hanno notizie di antologie dal titolo diverso, per esempio “le Sette”, che - visti i contesti in cui sono citate - fanno supporre che si trattasse di questa stessa raccolta. Sempre nel secolo X cominciano ad apparire anche le spiegazioni relative al significato del titolo. Secondo la tradizione, recepita anche da Wolfgang Goethe nel suo West-östlicher Divan, il participio passivo sostantivato Mu‘allaqāt, le Appese, starebbe a ricordare che queste poesie erano scritte, per la loro bellezza, su stoffa e appese a Mecca nella Ka'ba. Infine, basandosi sull’uso frequente nei titoli di opere arabe di termini indicanti gioielli, alcuni orientalisti, fra cui Charles Lyall e Theodor Nöldeke, hanno supposto che il titolo indicasse ciondoli preziosi, pendentif appunto. Come abbiamo visto si ha notizia di un'antologia composta da sette qaside, come sembra fosse quella di Hammād e come è la maggior parte delle edizioni delle Mu‘allaqāt. Così le qaside che appaiono in tutte le recensioni sono quelle attribuite a Imru l-Qays, Zuhayr e Labīd a cui sono aggiunte, nella maggior parte dei casi, quelle di ‘Antara, Tarafa, ‘Amr ibn Kulthūm e al-Hārith ibn Hilliza; infatti, per esempio al-Mufaddal (m. 790 ca.) sostituisce la qasida di ‘Antara e quella di al-Hārith con una di al-Nābigha e una di al-A'shā, così come, in altre edizioni, l’antologia comprende dieci nomi, aggiungendo ai primi sette anche al-Nābigha al-Dhubyānī, al-A'shā e ‘Abīd ibn al-Abras. Tutti questi poeti sarebbero vissuti nel secolo
antecedente l’Islam
in una società molto meno uniforme di quanto normalmente si crede e delle
cui realtà umane, sociali e politiche furono i portavoce. Pertanto le
sette Mu‘allaqāt, (di cui si può vedere la traduzione italiana e i testi
arabi in Tracce consunte come graffiti su pietra, note sul lessico delle
Mu‘allaqāt) si presentano affatto simili fra loro anche se, essendo
qaside, affrontano i temi peculiari di questa antica forma poetica araba.
Così pur avendo versi dedicati all’amore, alla descrizione o al vanto
ognuna di esse ha proprie peculiarità tematiche e formali legate alla
personalità del poeta, ma anche all’impostazione personale o tribale. La mu‘allaqa di Zuhayr è in lode di due capi della tribù dei B. Dhubyān che riuscirono a porre fine a una lunga e sanguinosa guerra fra la loro e i B. Abs. Il tema degli orrori della guerra si intreccia con quello della caducità della vita affrontata dal vecchio poeta grazie alla fede in un Dio onnipotente. La composizione termina con una serie di versi divenuti proverbiali anche se è impossibile stabilire se sono i versi di Zuhayr a essere divenuti proverbi o piuttosto se il poeta abbia fatto sue espressioni di saggezza collettiva. La struttura della mu‘allaqa di Labīd corrisponde a quella codificata della qasida. Infatti inizia con la descrizione dell'accampamento abbandonato dalla donna amata e dalla sua tribù, per proseguire con il viaggio del poeta, accompagnato dal suo dromedario, nella cui descrizione Labīd si sofferma con paragoni e metafore. Da qui inizia l’auto-elogio, costruito intorno alla descrizione della propria vita talvolta allegra, fra vino e amori, talaltra difficile, fra scontri fisici e verbali. Anche la mu‘allaqadi ‘Antara affronta temi soggettivi, quali l’amore per la cugina Abla, e il coraggio e le virtù mostrate dal poeta in tante situazioni difficili ricordando, fra l’altro, anche il suo valoroso cavallo morto in battaglia. Tutti questi temi si intrecciano, infine, con dolci e vive descrizioni naturali che fanno di questa poesia una delle più note. La mu‘allaqa di Tarafa, pur seguendo anch’essa lo schema della qasida, è famosa in modo particolare per la descrizione della cammella che occupa ben 28 versi, descrizione realistica costruita attraverso una scomposizione del corpo dell’animale i cui elementi portano a una serie di paragoni in cui la vita quotidiana si trasforma, anche grazie a un difficile lessico. Le mu‘allaqāt di ‘Amr ibn Kulthūm e di al-Hārith ibn Hiliza sono strettamente connesse, in quanto i due poeti, portavoce delle rispettive tribù, perorano la causa del proprio gruppo in presenza del re dei Lakhmidi. Entrambe sono dunque due qaside tribali ricche di lodi e di velate minacce per il sovrano da ingraziarsi, di vanto del gruppo e di attacco agli avversari.
Bibliografia [modifica]
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