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Natale in carcere? E’ quel giorno che viene
dopo il 24 dicembre e prima del 26



In carcere è vero che tutti i giorni sono uguali, ma quelli festivi sono i peggiori, perché ci fanno sentire di più le assenze: della casa, dei figli, della compagna, della madre.

Il mondo all’esterno sembra scorrere come un fiume in piena, e qui dentro non cambia niente. Con la televisione vediamo cosa succede fuori, ma non tocchiamo con mano niente, riusciamo a intravedere, ma non a capire appieno, non a essere dentro quella realtà che si muove. È questo che ci manca per Natale, per il giorno del nostro compleanno o del compleanno dei nostri bambini: esserci, essere presenti.

Nessuno lo fa vedere: siamo uomini, no? Ma ognuno nel suo intimo soffre di questo suo "non esserci" nei momenti importanti della vita dei suoi cari.

Qui invece tutto resta incolore e monotono, non ci sono luci né regali. Anzi spesso gli agenti sono particolarmente irritabili, perché hanno avuto la sfortuna di dover passare il Natale con noi, in carcere. Ed è una situazione pericolosa, perché irritazione degli agenti per noi vuol dire facile rapporto disciplinare.

Allora ognuno fa finta di passare il Natale. Ci si invita a turno cella per cella, si brinda con l’acqua minerale e si taglia una fetta di panettone, per chi ha avuto i soldi per comperarlo sovrapprezzo alla spesa. È come una fiction, facciamo finta, o meglio ci fissiamo in testa che siamo nel periodo delle festività natalizie e via di seguito. Poi finalmente arriverà Capodanno, in cui brinderemo, sempre con l’acqua minerale, e passeremo la mitica mezzanotte guardando alla televisione cosa succede a New York, a Parigi, a Berlino, e ci sembrerà di aver fatto il giro del mondo in un minuto, e invece dopo due minuti ci accorgeremo che non ci siamo mossi di un millimetro dalla nostra cella.

E poi ci sono i pacchi che ci portano i famigliari, prima o dopo il Natale, e ogni volta che li apriamo o li tocchiamo ci viene il ‘magone’, ed è come girare il coltello nella ferita. Perché ogni cosa che sembra ci dia un contatto fisico con la libertà ci fa male. Una cartolina, una telefonata di auguri con i bambini a casa sono un colpo al cuore, perché il cuore è là con loro, e il corpo è chiuso qui dentro, e la testa corre, e pensa di essere a casa… i bambini che fanno casino, il panettone, l’albero di Natale e il calore della festa!

Qui fa solo freddo, e si guarda la televisione per vedere come passano il Natale gli altri, quelli fuori, tutti belli, tutti sorridenti, tutti fortunati, e non lo sanno! Allora ci si consola dicendo: ancora due-tre-sei-otto Natali e ci sono anch’io là fuori, tutto bello, tutto sorridente e fortunato, ma io, in quel momento, lo saprò di essere fortunato.

E intanto facciamo di tutto per mascherare le nostre solitudini, le nostre malinconie, e scherziamo, ridiamo (a denti stretti) e… speriamo che finisca presto.

C’è chi riesce, da vero mago culinario, su un fornelletto camping-gas a cucinare delle pietanze che un uomo libero non immaginerebbe neanche. Tortellini, pizze, piatti tipici di ogni angolo d’Italia, e ultimamente del mondo, che si avvicinano molto approssimativamente a quelli di casa. Hanno tutti una cosa in comune, un ingrediente che li fa diventare speciali, sono fatti con il Cuore, e questo speciale componente dà loro un sapore particolare, di Natale appunto. Sembra impossibile da credere, perché è un "cattivo" che ve lo dice, ma dovete fidarvi, è la verità.

E la sera di Natale ci sentiamo anche stanchi, come se avessimo fatto chissà quale festa!! Non ci siamo mossi di un passo, non siamo usciti dalla nostra cella per tutta la giornata, ma poi a colloquio con i nostri bambini potremo anche raccontare storie e fatti accaduti a Natale, perché qualcosa succede sempre e se non succede la si inventa per il loro piacere.

Però il Natale è anche bello, perché è speranza che le nostre istanze vengano accolte, che i politici ci concedano un’amnistia e un indulto, che qualcuno si accorga della nostra buona condotta e ci dia magari un permesso a casa per un giorno o due da trascorre con i propri cari. Poco importa se magari sarà il 17 febbraio, e non il 25 dicembre, per noi quel giorno sarà Natale!



Ah, scusate, dimenticavo, TANTI AUGURI A TUTTI VOI, Là FUORI !!!

Marco
Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da  http://it.wikipedia.org/wiki/Natale_%28racconti%29

Cronologia  http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Natale_%28racconti%29&action=history

Natale (racconti)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

Il tema del Natale ha ispirato i racconti di molti scrittori dando l'avvio ad una vera letteratura natalizia.

Indice

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Il dono di O. Henry [modifica]

Tra gli scrittori americani, O. Henry, pseudonimo di William Sydney Porter, nato nel North Carolina nel 1862 e morto a New York nel 1910, scrisse Il dono dei Magi, un breve racconto nel quale si concentra sul tema del dono:


 

É la vigilia di Natale, Della e Jim sono giovani e si vogliono bene ma sono senza soldi. Il desiderio, però, di potersi scambiare un dono di Natale fa sì che Della sacrifichi le sue lunghe trecce e venda i capelli per poter comprare a Jim la catena per l'orologio che tanto desiderava. Ma Jim ha venduto l'orologio per poterle donare il set di pettinini e fermacapelli che Della aveva "adorato per tanto tempo in una vetrina di Broadway". Saggiamente Jim consiglierà a Della di mettere via i regali di Natale e conservarli un po'. L'autore così termina il racconto: "I re magi, come sapete, erano uomini saggi - meravigliosamente saggi - che portarono doni al Bambino Gesù nella mangiatoia. L'arte di far regali a Natale è nata con loro. Erano saggi, ed i loro doni saranno stati senza dubbio saggi anch'essi... Qui io ho riportato malamente la storia noiosa di due stupidi ragazzi, in un appartamento, che incautamente hanno sacrificato i beni più preziosi che avevano l'uno per l'alta. Ma lasciatemi dire un'ultima cosa ai saggi dei nostri tempi: fra tutti coloro che fanno regali, i più saggi sono stati questi due. Voi tutti che fate e ricevete regali, questi sono i più saggi. Sono i più saggi di sempre. Sono loro i re magi".

 

Piccole donne di Louise May Alcoot [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Piccole donne (romanzo).

La scrittrice Louise Mary Alcoot, nel suo romanzo Piccole donne che racconta, da un Natale all'altro, la vita di una famiglia americana durante la guerra di secessione, descrive la gioia delle quattro sorelle, Jo, Meg, Beth e Amy, in una mattinata natalizia davanti ai regali per spostarsi subito sulla figura di una povera donna che abita vicino a loro e che ha avuto un bambino. La madre delle ragazze si reca a trovarla e, impietosita dalle condizioni in cui versa la donna ed i suoi sei figli, chiede alle ragazze di cedere la loro colazione come regalo di Natale. La donna le chiamerà angeli e le ragazze si sentiranno felici: "Fu una colazione veramente allegra, sebbene a loro non ne toccasse un solo boccone, e quando se ne andarono, lasciando il conforto dietro di loro, credo che in tutta la città non ci fossero bambine affamate, che avevano ceduto la loro succulenta colazione natalizia per accontentarsi di pane e latte".

 

Canto di Natale [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Canto di Natale.

Scritto nel 1843 da Charles Dickens (1812-1870) è considerato il più importante dei Libri di Natale (Christmas Books), l'ultimo dei quali fu pubblicato nel 1848. Insieme al Canto fanno parte della raccolta Le campane a festa (The Chimes), L'uomo visitato dagli spettri (The Haunted Man), Il grillo sul caminetto (The Cricket on the Hearth) e La lotta per la vita (The Battle for Life). Il Canto di Natale (A Christmas Carol) contiene la storia della conversione dell'avaro Ebezener Scrooge, affarista senza scrupoli della City che disprezza la religione, la famiglia e Dio solo perché non gli fanno guadagnare denaro. Non fa carità, riduce alla fame il suo dipendente al quale non dà neanche un pezzo di carbone per riscaldarsi. Ciò lo porta a trascurare gli amici e la famiglia finendo egli stesso intrappolato dalla solitudine del proprio egoismo. Per salvarlo dalla dannazione che lo attende dopo la morte, il fantasma di Jacob Marley, un tempo suo socio in affari lo ammonisce mostrandogli l'inferno a cui lo ha portato il suo egoismo: per salvarsi Scrooge dovrà ricevere la visita di tre spettri, lo Spirito del Natale del Passato, lo Spirito del Natale del Presente e quello del futuro. Essi lo trascineranno in un viaggio nel tempo e nello spazio in cui Scrooge rivedrà il suo passato, il presente e quello che lo aspetta se non cambierà la sua condotta: una lapide col suo nome sopra. Profondamente turbato, l'avaro riscopre così una nuova vita, riparando i torti commessi e ritrovando la pace per la sua anima. La storia ha molto della sacra rappresentazione medievale, ma adopera già molte delle tecniche narrative dei romanzi futuri di Dickens. Soprattutto, vuole essere una riflessione sulla grande povertà e lo sfruttamento minorile di cui Dickens stesso fece esperienza nella sua infanzia, quando i genitori lo mandarono a lavorare in una fabbrica di lucido per scarpe per ripagare i debiti di gioco del padre.

 

Un Natale di Truman Capote [modifica]

Tra i racconti dedicati al tema di Natale si ricorda "Un Natale" di Truman Capote, abile scrittore statunitense, nato a New Orleans nel 1929 e morto a Los Angeles nel 1984.

Si tratta di un struggente racconto autobiografico in cui l'autore narra di un Natale trascorso con il padre a New Orleans. L'autore, che vive in Alabama insieme agli zii e ai cugini, è particolarmente affezionato a una cugina anziana che si chiama Sook.
Egli era stato affidato alle cure della numerosa famiglia della madre, che aveva lasciato il marito dopo un solo anno di matrimonio, e raramente aveva visto i suoi genitori.
Un giorno, Sook, gli annuncia che il padre vuole che egli vada a trascorrere il Natale con lui. Buddy non vuole partire ma Sook lo convince dicendogli:"É la volontà del Signore. E chissà, Buddy, forse vedrai la neve". Arrivato a New Orleans con il pullman trova il padre, un uomo alto e di bell'aspetto, che lo prende tra le braccia ridendo e piangendo. Buddy chiede dov'è la neve ma il padre gli dice che a New Orleans non c'è mai stata la neve.
Buddy trascorre la prima notte nella casa del padre e stenta a prendere sonno perché gli manca il bacio della buona notte di Sook e così inizia a chiedersi che cosa gli porterà Babbo Natale.
Trascorrono i giorni e Buddy inizia a conoscere meglio il padre con il quale passa molto tempo. Sarà durante questo Natale che scoprirà che i regali sotto l'albero li ha messi il padre e pensa allora che, se Babbo Natale non esiste, Sook gli aveva mentito.
Quando arriva il giorno della partenza, il padre non vuole lasciarlo andare ma Buddy riuscirà a ritornare da Sook: "Dodici ore dopo, ero a letto a casa mia. La stanza era al buio. Sook sedeva accanto a me dondolando su una sedia a dondolo, con un rumore rasserenante quanto le onde dell'oceano. Avevo cercato di raccontarle tutto ciò che era accaduto e avevo smesso solo quando ero diventato rauco come un cane che ha troppo ululato". Sook lo rasserenerà dicendogli che Babbo Natale esiste:" Ma certo che Babbo Natale esiste. Solo che non c'è nessuno che possa fare da solo tutto quello che deve fare lui. E allora il Signore ha distribuito i suoi compiti tra tutti noi".

 

Il dono di Ray Bradbury [modifica]

Il racconto "Il dono" di Ray Bradbury si svolge nello spazio il 24 dicembre 2052 ed è di genere fantascientifico ma in esso si trova la conferma che nel giorno di Natale i desideri di un padre, una madre e un figlio sono quelli di sempre e che il particolare sentimento di quel giorno non si può cambiare nemmeno tra le stelle.

 

Il mio Natale nel Galles di Dylan Thomas [modifica]

Nel racconto "Il mio Natale nel Galles", di Dylan Thomas, poeta e scrittore inglese nato nel 1914 a Swansea e morto a New York nel 1953, la scenografia è perfetta: neve, freddo, attesa dell'evento, immobilità di una giornata speciale.

 

Voci correlate [modifica]

 

Collegamenti esterni [modifica]