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Rima (linguistica)

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In poesia, la rima è l'omofonia, ovvero l'identità dei suoni, tra due o più parole a partire dalla vocale accentata.

Nella poesia, la rima si verifica per lo più tra le clausole dei versi. Altrimenti si definisce rima interna.

Nell'analisi metrica, i versi che rimano tra loro sono indicati mediante la stessa lettera.

Indice

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[modifica] Rime fonetiche

  • Composta: una parola rima con l'insieme di due o più parole Es. oncia / non ci ha
«cercando lui tra questa gente sconcia,

con tutto ch'ella volge undici miglia,

e men d'un mezzo di traverso non ci ha.»

(Inferno - Canto XXX vv. 85-87)
  • Derivativa: tra due parole che hanno omogeneità etimologica Es. guardi / sguardi
«bollir le notti, e ’n sul giorno esser fredda;

e tanto si raffredda

quanto ’l Sol monta, e quanto è più da presso.»

( Petrarca - Canzoniere - Stanza III - vv.5 e segg)
  • Rara o Cara: usa parole rare, insolite o straniere Es. bovindo / tamarindo
«mentre urla il medico
 

la sua lezione
e cita ad hoc:
vesalio, ippocrate,
 

harvey, bacone,
sprengel e koch,»

( Arrigo Boito - Lezione d'Anatomia - Strofa VI - vv. 3 e segg.)

Secondo i trattatisti medievali una rima italiana si potrebbe definire sempre "Cara" quando vi siano tre consonanti prima dell' ultima vocale, il gruppo massimo di consonanti ammesso in lingua italiana (aratro : teatro); in effetti questo tipo di rime risulta più raro delle altre.

Tuttavia non esiste una maniera scientifica per distinguere le rime rare.
In ogni caso in italiano sono rare tutte quelle rime tra versi sdruccioli o bisdruccioli (Vàndalo - Scàndalo )

  • Equivoca: parole di uguale suono ma significato diverso Es. campo / campo (terreno, verbo campare)
« Non vogliamo ricordare

vino e grano, monte e piano,
la capanna, il focolare

mamma, bimbi... Fate piano!»

(G. Pascoli, L'or di notte, vv 21-24)
  • In tmesi: rima tra una parola e una mezza che finisce nel verso successivo Es. volgo / folgo-re
«Ma sia pioggia di mite lavacro:

Tutti errammo; di tutti quel sacro-

santo Sangue cancelli l'error. »

(Manzoni - La Passione - vv.86 e segg.)
  • Grammaticaleo desinenziale : ha identità di desinenza Es. cantando / andando
«Ma piú quand'io dirò senza mentire:
Donna mi priegha, per ch'io voglio dire.»
(Petrarca, Rvf, 70, 19-20)
  • Identica: parola che rima con sé stessa (Esempio tipico è la parola Cristo nella Commedia)
« Esso ricominciò: "A questo regno
 

non salì mai chi non credette in Cristo,
né pria né poi ch'el si chiavasse al legno.
Ma vedi: molti gridan "Cristo, Cristo !",
che saranno in giudicio assai men prope
 

a lui, che tal che non conosce Cristo;»

( Dante - Divina Commedia - Paradiso XIX - vv. 106 e segg.)
  • Imperfetta: assonanza: le vocali uguali e consonanti diverse Es. fame / pane consonanza: vocali diverse e consonanti uguali Es. amore / amaro
« Io non so che cosa sia,
 

se tacendo o risonàndo
vien fiducia verso l’àlto
 

di guarir l’intimo piànto,»

(C. Rebora, Campana di Lombardia, vv 5-8 )
  • Inclusiva: una delle due parole è contenuta nell'altra Es. assalto / alto
« Squilli, echeggi la tromba guerriera,
 

chiami all'armi, alle pugne, all' assalto:
fia domani la nostra bandiera
 

di quei merli piantata sull' alto.»

(Salvatore Cammarano - Il Trovatore Atto 3 - Sc. 1 )
  • Ipermetra: una delle due parole è considerata senza la sillaba finale Es. scalpito / Alpi
«  Ah l'uomo che se ne va sicuro,
 

agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
 

stampa sopra uno scalcinato muro! »

(Eugenio Montale - non chiederci la parola vv. 5 e segg.)

Le rime ipermetre sono tipiche di una poesia che non abbia uno schema metrico rigoroso, tuttavia alcuni poeti riescono a mantenere lo schema metrico del componimento facendo seguire il verso ipermetro con un verso ipometro; in modo che la sillaba in più del verso ipometro, rientri nel computo del verso seguente, e si abbia così un effetto molto simile a quello della rima in tmesi, esempio:

«Si dondola dondola dondola (Novenario sdrucciolo ipermetro) la sillaba "la" è in più e andrebbe letta nel verso dopo
 

senza rumore la cuna (Ottonario piano ipòmetro) da leggere: "la senza rumore la cuna"
 

nel mezzo al silenzio profondo.»

(G. Pascoli, Il sogno della Vergine, 49-51)
  • Interna: lega parole che si trovano a metà o all'interno del verso
« Così mia sorte ria mi calca e sbassa
e mi mette in manette e mi sorpassa»
(Ludovico Leporeo)

Oppure lega una parola interna con la parola di fine verso

«e pianto, ed inni, e delle Parche il canto»
( Foscolo - Dei sepolcri.)
  • Rimalmezzo: Benché vengano spesso confuse, la rimalmezzo è qualcosa di più della semplice rima interna; è una rima di tipo metrico, che divide il verso in due semiversi, in due emistichi:


 

«Immune fruga in fretta arraffa
 

Splendido cromo e un lampo è ruga
 

Cupido riso a dire uomo»

(Cacciatore)

Volendo semplificare il concetto la rimalmezzo si ha quando i versi potrebbero essere divisi in versi più piccoli rimanti tra loro, in questo caso i versi sono divisibili ognuno in due quinari:
 

«Immune fruga
 

in fretta arraffa
Splendido cromo
e un lampo è ruga
Cupido riso
 

a dire uomo»

 

L'Endecasillabo che abbia costantemente una rimalmezzo con il verso precedente è detto "Endecasillabo Frottolato"
esempio: eo tengo due famigli e pane in ventre
per zò besognia ch'entre in gran pensieri
non sai ca le mogli'eri a chioppa a chioppa
(...ecc...)

  • Perfetta: l'identità di suono è totale Es. pane / cane

La rima perfetta è la rima "classica" del verso italiano:.

«Nel mezzo del cammin di nostra vita
 

Mi ritrovai per una selva oscura
 

che la diritta via era smarrita»

(Dante - Divina commedia - Inferno I)

Si definisce una rima come "perfetta" in genere soltanto quando la si voglia mettere in opposizione alle assonanze, che sono di fatto rime imperfette es: noto:nodo.

  • Per l'occhio: a uguaglianza di parole scritte non corrisponde uguaglianza delle parole all'orecchio Es. comando / mandò
«lo qual io dissi e mando
a lei che mel comandò.»
(Francesco da Barberino, Documenti d’amore, I, pag.32)
  • Per l'orecchio: a uguaglianza di suono non corrisponde uguaglianza delle parole scritte Es. Nietzsche / camicie
«Tu non fai versi. Tagli le camicie
 

per tuo padre. Hai fatta la seconda
classe, t'han detto che la Terra è tonda,
ma tu non credi... E non mediti Nietzsche
Mi piaci. Mi faresti più felice
 

d'un'intellettuale gemebonda...»

(Guido Gozzano - La signorina Felicita - XI - 4,3)
  • Ricca: tra parole che condividono altri fonemi prima dell'ultima vocale tonica Es. chiostri / inchiostri
«Così nel mio parlar voglio esser aspro

com’è ne li atti questa bella petra,

la quale ognora impetra»

(Dante - Così nel mio parlar voglio esser aspro vv.1-3)
  • Sottintesa: che nasconde una parola, in alcuni casi oscena. Talvolta si trova in un verso privo dell'ultima parola la cui identità fonica è simile a quella del verso precedente (può costituire anche un'assonanza); questo tipo di rime è spesso usata negli stornelli e nelle canzoni popolari spesso di argomento licenzioso.


 

 

[modifica] Rime Culturali

 

[modifica] Rima Siciliana

Esiste poi un'altra categoria di rime, che fonologicamente parlando non sono vere e proprie rime, bensì il risultato della trasposizione in italiano, a forza di copie successive, di testi in altre lingue o dialetti; questo tipo di rima è detto rima culturale. Il caso tipico è costituito dalla Rima siciliana:

Si chiama Rima Siciliana la rima di "i" con "e" chiusa ("morire" e "cadere") e di "u" con "o" chiusa ("distrutto" e "sotto"). Questo fenomeno si deve alla tradizione manoscritta (toscana) dei testi della "scuola poetica siciliana".

Le rime culturali erano molto in voga nella poesia delle origini.

«"Di sùbito drizzato gridò: «Come?

dicesti ``elli ebbe"? non viv' elli ancora?

non fiere li occhi suoi lo dolce lume?».»

(Dante - Inf. X - 69 )
« Questi parea che contra me venisse

con la test'alta e con rabbiosa fame,

sì che parea che l'aere ne tremesse.»

( Dante - Inf. I - 48 )

Infatti nel sistema vocalico siciliano "e" lunga, "i" breve e "i" lunga latine danno "i", mentre "o" lunga "u" breve "u" lunga latine danno "u": perciò in siciliano avremo rima "tiniri" e "veniri". Dal momento che i testi della produzione siciliana si sono diffusi prevalentemente attraverso le copie fatte da amanuensi toscani, i quali durante il processo di copia li hanno alterati secondo le proprie abitudini di pronuncia anche nelle rime, rime originariamente perfette come "Luci" e "cruci" sono diventate "luce" e Croce".


 

 

[modifica] Altre Rime Culturali

  • la rima umbra che permette la rima tra "ìe" ed "i" e tra "ùo" e "u"
  • la rima francese che fa rimare tra loro "a" ed "e", quando queste sono seguite da n + consonante (es: "ant" : "ent" )

Tutte queste rime sono piuttosto popolari nel 200 e nel 300, successivamente il loro uso va via via scomparendo, anche se in qualche sporadico caso qualche poeta ne ripristina l'uso.


 

 

[modifica] Collegamenti esterni