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| Saffo (Σαπφώ) (650
a.C. -
590 a.C.),
fu una poetessa greca che visse tra il VII e il VI secolo a.C. Nacque con molta probabilità a Ereso, cittadina dell'isola di Lesbo ma si trasferì presto nella città più importante, Mitilene. Di famiglia aristocratica, da bambina seguì la famiglia in esilio a Palermo, ma poi ritornò a Mitilene dove insegnò poesia a gruppi di giovani donne alle quali dedicò epitalami (canti nuziali). |
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Simeon Solomon, Studio di Saffo (1862).
Saffo (Σαπφώ) (650
a.C. -
590 a.C.),
fu una poetessa greca che visse tra il VII e il VI secolo a.C. Di famiglia aristocratica, da bambina seguì la famiglia in esilio a Palermo, ma poi ritornò a Mitilene dove insegnò poesia a gruppi di giovani donne alle quali dedicò epitalami (canti nuziali). È attestato che avesse un fratello commerciante, Carasso, che durante una missione in Egitto si innamorò di una donna rovinando economicamente la sua famiglia: sono stati ritrovati versi in lirica monodica dove Saffo prega Afrodite affinché garantisca un ritorno sicuro al fratello per poter essere riammesso in famiglia. Secondo leggende provate da alcuni versi romantici del pretendente,
il poeta lirico
Alceo fu ritenuto il suo amante: gli stessi poeti antichi smentirono
questa ipotesi, ritenendo che i versi in questione erano da interpretare
come un'idealizzazione non autobiografica. Alcuni versi proverebbero che la poetessa raggiunse un'eta avanzata ma la sicurezza non c'è poiché era usanza comune tra i poeti lirici di utilizzare la prima persona in modo convenzionale. Sempre secondo la leggenda, Saffo morì gettandosi da una roccia per amore di un giovane battelliere, Faone. Gli antichi furono concordi nell'ammirare la sua maestria. Solone, suo contemporaneo, dopo aver ascoltato in vecchiaia un carme della poetessa, disse che a quel punto desiderava due sole cose: impararlo a memoria e morire. Strabone, a distanza di secoli, la definì «θαυμαστόν τι χρήμα»: "un essere meraviglioso". Invece il poeta
Anacreonte, vissuto una generazione dopo Saffo (metà del
VI secolo a.C.), accreditò la tesi che la poetessa nutrisse per le
fanciulle che educava alla musica, alla danza e alla poesia un amore
omosessuale; tale credenza è sostenuta anche dai numerosi frammenti
poetici ritrovati, che parlano dell'amore rivolto esclusivamente a
fanciulle. Nel corso dei secoli scrittori e uomini di cultura rifiutarono
di snaturare la grandezza poetica di Saffo con queste scandalosi ipotesi
(per la mentalità moralistica e conservatrice degli uomini di cultura del
passato), perciò intesero che questo amore fosse solo affetto puro
esasperato fino all'iperbole
per fini poetici.
[modifica] Le opere
Saffo mentre legge una sua poesia. Vaso attico, 440-430 a.C.
La
biblioteca di Alessandria possedeva anticamente su Saffo nove libri:
solo il primo, versi in strofe saffiche, era composto da 1320 versi. Si possono distinguere comunque due gruppi di opere:
Saffo scrisse in dialetto eolico di Lesbo. La sua poesia, nitida ed elegante, si espresse in diverse forme metriche tutte tipiche della lirica monodica, fra cui un nuovo modello di strofe, dette "saffiche", composte di quattro versi ciascuna: i primi tre endecasillabi e il quarto di cinque sillabe. Tale forma metrica fu ripresa da molti poeti, fino alla "metrica barbara" di Carducci.
[modifica] Bibliografia
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