Arthur Schopenhauer (Danzica,
22
febbraio 1788
-
Francoforte sul Meno,
21 settembre
1860) fu uno dei più eminenti
filosofi
tedeschi.
Figlio di un ricco
mercante, Heinrich Floris, e di una
scrittrice, Johanna Henriette Trosiener, nel
1805, alla
morte del padre, si stabilì a
Weimar
con la madre. Qui conobbe
Christoph Martin Wieland e
Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Contrario ad ogni mondanità, si ritirò
in solitudine per portare a termine gli studi. Nel
1809
s'iscrisse alla facoltà di medicina a
Gottinga.
Due anni dopo, nel
1811, si
trasferì a
Berlino per frequentare i corsi di
filosofia. Ingegno molteplice, sempre interessato ai più diversi
aspetti del sapere umano (frequentò corsi di
fisica,
matematica,
chimica,
magnetismo,
anatomia,
fisiologia, e tanti altri ancora), nel
1813 si
laureò a Jena
con una tesi Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente
e, nel 1818,
pubblicò la sua opera più importante,
Il mondo come volontà e rappresentazione che ebbe tuttavia scarsissimo
successo tra i suoi contemporanei. Anche le successive edizioni del
trattato furono accolte assai sottotono, nonostante fossero giunti, da più
parti, persino riconoscimenti ufficiali, primo fra tutti la vittoria di un
concorso indetto dalla Società delle Scienze
norvegese,
che egli conseguì nel
1839 con un
trattato Sulla libertà del volere umano.
Dopo aver girato in lungo ed in largo l'Europa,
e dopo una breve parentesi da libero docente universitario a Berlino (1820),
dal 1833
decise di fermarsi a Francoforte sul Meno dove visse da solitario
borghese, celibe, misogino. La vera affermazione del pensatore si ebbe
solo a partire dal
1851, data
della pubblicazione del volume Parerga e paralipomena, inizialmente
pensato come un completamento della trattazione più complessa del Mondo,
ma che venne accolto come un'opera a sé stante, uno scritto forse più
facile per stile e approccio e che, come rovescio della medaglia, ebbe
quello di far conoscere al grande pubblico anche le opere precedenti del
filosofo. Fondamentalmente in pieno accordo con i dettami della sua
filosofia, manifestò un sempre più acuto disagio nei confronti dei
contatti umani (ciò che gli procurò, in città, la fama di irriducibile
misantropo) e uno scarso interesse, almeno in via ufficiale, per le
vicende
politiche dell'epoca quali furono, ad esempio, i moti rivoluzionari
del 1848); i
tardi riconoscimenti di critica e pubblico servirono, suppositivamente, ad
attenuare i tratti più intransigenti del carattere del filosofo, ciò che
gli procurò negli ultimi anni della sua esistenza una ristretta ma
interessata e fedelissima cerchia di (come egli stesso amò definirli)
devoti "apostoli", tra cui il compositore
Wagner. Morì di
pleurite,
nel 1860.
-
1788 - Nasce a Danzica il
22 febbraio Arthur, figlio di
Heinrich Floris Schopenhauer (1747-1805),
ricco commerciante appartenente a una delle famiglie più antiche e ben
in vista della città, e da
Johanna Henriette Trosiener (1766-1839),
donna vivace e salottiera dalle evidenti velleità letterarie. Il nome è
scelto dal padre, uomo colto e illuminato che intrattiene conoscenze in
tutta
Europa, in quanto la sua pronuncia rimane identica in francese come
in inglese, ed è dunque un buon biglietto da visita per il futuro erede
di un'impresa commerciale a carattere internazionale.
-
1793 - La "città libera"
Danzica
entra a far parte dell'orbita dello
stato
prussiano,
sicché Heinrich Floris, spirito eminentemente liberale, decide di
trasferirsi, famiglia a seguito, ad
Amburgo,
ben accolto peraltro dalla borghesia cittadina. Gli Schopenhauer
intessono relazioni amichevoli con personalità di spicco tra cui il
pittore
Tischbein, il
poeta
Klopstock e il filosofo
Reimarus.
-
1797 - È l'anno della nascita
della sorella minore di Arthur, Louise Adelaide (Adele). Heinrich Floris
esprime il desiderio di impartire al figlioletto una
cultura
quanto più cosmopolita possibile: «Mio figlio deve leggere nel libro del
mondo». Arthur segue dunque il padre in un viaggio in Francia e ivi
rimane, nella città di
Le
Havre, per ben due anni presso la casa d'un amico di famiglia,
imparando così perfettamente la
lingua francese e acquisendo i primi rudimenti di quella
latina.
Ritratto del giovane Schopenhauer.
-
1799 - Arthur fa ritorno ad
Amburgo
e comincia la frequenza del prestigioso Istituto Runge, compiendo studi
a carattere squisitamente commerciale.
-
1800 - Durante le vacanze
estive Arthur accompagna i genitori a
Weimar,
(dove fa la conoscenza di
Schiller),
Karlsbad,
Praga,
Berlino
e Lipsia.
-
1801-1803
- Il giovane Schopenhauer prosegue i suoi studi presso l'Istituto Runge,
ma non è soddisfatto: vorrebbe iscriversi al ginnasio. Il padre lo
convince a proseguire i suoi studi con un piccolo raggiro: potrà
seguirlo in un lungo viaggio attraverso l'Europa se deciderà di
proseguire la sua pratica commerciale. Arthur accetta e, per il momento,
rinuncia ad intraprendere gli studi umanistici.
-
maggio
1803-dicembre
1804 - Gli
Schopenhauer sono in viaggio per l'Europa; li ritroviamo dapprima in
Gran Bretagna, a
Wimbledon, dove il giovane Arthur rimane a pensione presso il Rev.
Lancaster e ha così modo di approfondire la sua conoscenza della lingua
e soprattutto della letteratura inglese: legge
Shakespeare,
Byron,
Burns,
Sterne,
Scott e altri ancora. In una lettera alla madre deplora la
bigotteria inglese, un tema che spesso si riscontrerà nelle sue opere.
Da
novembre il viaggio prosegue verso
Olanda
e Belgio,
quindi
Parigi e, fino all'estate successiva, nelle altre regioni della
Francia.
In estate
gli Schopenhauer sono a
Vienna,
a Dresda
e infine a Berlino: da qui la signora Schopenhauer e Arthur si recano a
Danzica. A fine anno i due fanno ritorno ad Amburgo.
-
1805 - Arthur inizia il
tirocinio commerciale presso la ditta Jenisch. Il
20
aprile il padre ha un grave incidente: viene ventilata l'ipotesi
d'un
suicidio, ufficialmente per questioni economiche, ma molto più
probabilmente a causa dell'apatia e dell'insofferenza dimostrategli da
parte della moglie, cosa che il filosofo, anche in futuro, non le
perdonerà mai.
-
1806 - L'ormai vedova signora
Schopenhauer si trasferisce a Weimar con la figlia dove, grazie alle sue
qualità di intrattenitrice e al suo fascino, riesce ad accattivarsi
l'amicizia e la frequentazione del suo salotto da parte di personaggi di
assoluta eccellenza, primo fra tutti
Goethe, ma anche i due fratelli
Schlegel e
Wieland. Arthur intanto è rimasto ad Amburgo a curare gli interessi
dell'attività del defunto padre; non trascura però il suo sempre vivo
interesse per la cultura umanistica: legge
Wackenroder e
Sulzer.
-
1807 - Il giovane filosofo è
tormentato da un dilemma: è legato alla promessa fatta al padre, anni
prima, di proseguire l'attività di commerciante, ma brama anche
intraprendere gli studi classici; teme però sia ormai troppo tardi per
dare alla sua vita una svolta così radicale. Nel dubbio atroce un
soccorso gli viene dallo storico e studioso d'arte
Carl Ludwig Fernow, il quale lo esorta a compiere il gran passo;
Arthur si reca dunque a
Gotha e
diviene allievo dell'umanista
Fr. Jacobs e del latinista
Fr. W. Doering, sotto la cui guida si esercita nella composizione in
lingua tedesca e latina; ben presto però è costretto a lasciare la
città, a causa soprattutto delle sue caustiche satire che gli inimicano
l'ambiente. A fine anno si trasferisce a Weimar, ma rinuncia a
stabilirsi dalla madre e preferisce prendere alloggio dal grecista
Passow.
-
1808/settembre
1809 -
Sono, questi, i mesi di più intenso studio, sempre sotto la guida di
Passow per quanto riguarda la
lingua greca, mentre
Cr. Lenz lo segue nel
latino. Intanto
Fernow (di cui Johanna Schopenhauer ha nel frattempo scritto una
biografia) lo avvicina alla
cultura
italiana e, in particolare, all'opera
petrarchesca (fra quelle dei poeti italiani, la preferita dal
filosofo). Gli intensissimi studi non gli precludono però la vita
sociale: Arthur si reca spesso a
teatro
e ai concerti, e s'innamora di Karoline Jagemann, un'attrice cui dedica
una piccola poesia sentimentale. Al compimento del ventunesimo anno
riceve il suo terzo dell'eredità paterna, circa 19.000
talleri.
-
ottobre
1809/aprile
1811 - Si
iscrive alla facoltà di medicina della prestigiosa
Università di
Gottinga: segue lezioni di fisiologia,
anatomia,
matematica; s'interessa di
fisica,
chimica
e
botanica; segue anche
storia,
psicologia e
metafisica, ed è soprattutto la passione per quest'ultima che lo
spinge ad abbandonare definitivamente gli studi medici e a dedicarsi
completamente alla filosofia. Sotto la guida di
Schulze studia
Leibniz,
Wolff,
Hume,
Jacobi e, infine,
Platone
e
Kant, che possono a tutti gli effetti essere considerati come suoi
veri e propri maestri.
-
1811/1812
- Trascorre le vacanze a
Weimar,
dove incontra Wieland che gli pronostica un futuro di sicuro successo.
In autunno è a Berlino per ascoltare le lezioni di
Fichte, fino ad allora venerato alla stregua d'un grande pensatore.
Dallo studio dell'opera di Fichte emerge però un certo disappunto, che
presto si tramuta in ostilità. Il filosofo prova allora a consolarsi con
le scienze, una materia di studio che sarà sempre tra le sue preferite:
si interessa di
elettromagnetismo, di
astronomia, fisiologia,
anatomia e
zoologia; segue con grande interesse persino i corsi di
archeologia e di
letteratura greca, nonché quelli di poesia nordica. Ha l'occasione
di ascoltare le lezioni di
Schleiermacher, che però non apprezza e, anzi, contesta nei riguardi
della teoria della coincidenza fra
religione e filosofia, sostenendo che un uomo religioso non ha
bisogno di filosofia, mentre il vero filosofo non cerca sostegni
(Schopenhauer paragonerà le religioni ad una sorta di "stampella" per
spiriti inetti) ma procede libero da imposture dottrinali, affrontando
ogni pericolo.
-
1813/primavera
1814 - In
seguito alla ripresa delle
guerre napoleoniche (Napoleone
sarà in seguito aspramente criticato dal filosofo), Schopenhauer
abbandona Berlino e si reca nuovamente a Weimar, dove approfondisce lo
studio di
Spinoza; si trasferisce poi a
Rudolstadt, dove lavora al suo trattato Sulla quadruplice radice del
principio di ragione sufficiente, che spedisce poi all'Università di
Jena
ottenendo con ciò la laurea in
filosofia in absentia. A fine anno ritorna a Weimar dove ha
l'opportunità di rivedere l'ormai maturo
Goethe, sicuramente il personaggio a cui il filosofo sarà più legato
nel corso della sua esistenza (le sue opere saranno sempre
abbondantemente arricchite di citazioni e appunti presi dalle opere del
grandissimo poeta). Assieme all'"eletto dagli Dei" Schopenhauer
approfondisce la teoria dei colori in accesa critica antinewtoniana. Nel
contempo s'avvicina alle culture d'oriente: legge con crescente
entusiasmo, su suggerimento dell'orientalista
Fr. Majer, le
Upaniṣad indiane.
-
1814/1818
- Nel maggio si trasferisce a
Dresda.
È un periodo di intensissimo lavoro, interrotto per alcuni sporadici
viaggi estivi. Frequenta la galleria d'arte e la biblioteca; legge
moltissimo, specie i grandi classici latini (Virgilio,
Orazio e
Seneca), i classici del
rinascimento italiano (Machiavelli),
della
letteratura tedesca contemporanea (Jean
Paul) e, in generale, della filosofia d'ogni tempo (Aristotele,
Bruno,
Bacone,
Hobbes,
Locke, Hume e, ovviamente, Platone e Kant). Il suo interesse per
l'ottica lo spinge a pubblicare, nel
1816, un
trattato Sulla vista e sui colori. Inizia la stesura della sua opera
principale, Il mondo come volontà e rappresentazione, che porta a
termine all'inizio del 1818 e che fa pubblicare, per i tipi della casa
editrice Brockhaus di Lipsia, nel dicembre dello stesso anno. Questa
prima edizione sarà un totale fiasco economico, e buona parte di essa
andrà al macero.
-
autunno
1818/1819
- Nel settembre 1818 Schopenhauer lascia Dresda e, dopo un breve
soggiorno a
Vienna, varca le
Alpi e
raggiunge l'Italia.
A novembre è a Venezia, nello stesso periodo in cui in città si trova il
grande poeta inglese
Byron, tra l'altro molto ammirato dal filosofo. Per una serie di
ragioni non ben chiare [cfr. "La vispa Teresa" di A. Verrecchia (2006)],
i due non si incontrano, nonostante Schopenhauer abbia una lettera di
presentazione datagli da Goethe in persona. Ha una breve ma molto
intensa relazione amorosa con una gentildonna veneziana, tale Teresa
Fuga, che gli rimarrà nei pensieri fino a vecchiaia inoltrata. Visita
poi
Bologna,
Firenze,
Roma e
Napoli:
maneggia con una certa abilità la lingua italiana, e s'interessa sempre
più ad altri autori del panorama poetico della penisola, tra cui
ovviamente
Dante,
Boccaccio,
Ariosto e
Tasso, nonostante il preferito rimanga comunque Petrarca. Nel
giugno
del 1819 gli vien recapitata una lettera della sorella che lo informa
dell'avvenuto fallimento della banca Muhl di Danzica, cui le due
familiari avevano affidato la totalità dell'eredità e Arthur 8.000
talleri: Schopenhauer rientra frettolosamente in Germania nella speranza
di ottenere il capitale versato, rifiuta di giungere ad un accordo con i
curatori fallimentari (cosa che gli permetterebbe di rientrare subito in
possesso di almeno una parte della somma perduta) e, per due anni,
orbita in una situazione piuttosto complessa dal punto di vista
economico: nonostante propugni l'impossibilità dell'insegnamento
filosofico (così come l'assoluta inutilità dell'apprendimento delle
virtù, che egli giudica innate, ovvero fornite a priori solo ad alcuni
eletti), pensa d'ottenere una cattedra di filosofia e di dedicarsi alla
carriera universitaria: le opzioni sono
Heidelberg, Gottinga e Berlino. Decide infine di stabilirsi in
quest'ultima.
-
1820/1821
- Nella primavera del 1820 è libero docente all'Università di Berlino:
con inverosimile cipiglio fissa gli orari delle sue lezioni in
concomitanza con quelle dell'odiato
Hegel, il che gli procura, almeno in principio, un pubblico esiguo
ma relativamente fedele; in seguito le sue orazioni verranno per lo più
disertate. Incontra Caroline Richter, detta Medon, corista dell'Opera
di Berlino: la loro relazione, tra alti e bassi, si concluderà
definitivamente nel
1826.
Nell'agosto del 1821 è protagonista di un evento increscioso: disturbato
e irritato dai continui rumori che la sua vicina di casa, Caroline
Louise Marquet, continua a fare davanti alla soglia della sua
abitazione, il filosofo la spintona facendola rovinare a terra e
causandole leggere ferite. In prima istanza Schopenhauer viene assolto,
ma è poi condannato in appello e costretto a versare alla donna
un'indennità di cinquanta talleri al mese, fino alla morte della stessa.
-
1822/1824
- Il
26 maggio 1822 il filosofo riparte per l'Italia: in agosto, dopo
qualche tempo di svago passato sulle
Alpi
svizzere, è a Milano; prosegue poi per Venezia, per Firenze, dove rimane
a lungo, e per Roma. Nell'estate del
1823 fa
ritorno in Germania, passando per Monaco, dove trascorre qualche tempo,
e per Dresda, in cui si stabilisce: le sue condizioni di salute non sono
delle migliori, ma ciò non ostacola la sua sete di sapere: legge
de la Rochefoucauld e
Chamfort, progetta di tradurre Hume e Bruno.
-
1825/1827
- Ad aprile è a Berlino con la speranza di tenere nuovi, più fruttuosi
corsi universitari. Conosce
Alexander von Humboldt; decide di imparare lo
spagnolo: legge
Calderón de la Barca,
Lope de Vega,
Cervantes e s'appassiona per l'opera di
Baltasar Graciàn.
-
1828/1829
- Vorrebbe lasciare definitivamente Berlino e trasferirsi, come docente,
ad
Heidelberg; purtroppo i contatti col decano dei filosofi di
quell'università, di posizione spiccatamente hegeliana, sono
scoraggianti. Si dedica dunque agli studi scientifici e alle traduzioni:
completa la versione tedesca dell'Oràculo manual y arte de prudencia di
Graciàn e lo propone all'editore Brockhaus, che lo rifiuta; l'opera
apparirà postuma.
-
1831/1833
- Nell'agosto del 1831 fugge da Berlino, colpita dal
colera,
e si rifugia a
Francoforte sul Meno, dove resta fino al luglio dell'anno
successivo. Trascorre quindi un anno a
Mannheim e, dal
giugno
1833, è nuovamente e definitivamente a Francoforte, città che non
abbandonerà più fino alla morte. In questo periodo la sua titanica
curiosità lo porta ad occuparsi di
filosofia cinese,
magnetismo e letteratura mistica.
-
1834/1836
- Lavora al trattato Sulla volontà nella natura, opera che rappresenta
una summa dei suoi precedenti studi di anatomia, fisiologia,
patologia,
astronomia,
linguistica, magnetismo animale e
sinologia.
Secondo la formulazione del sottotitolo, l'opera vuol essere
«un'esposizione delle conferme che la filosofia dell'Autore ha ricevuto
da parte delle scienze empiriche, dal tempo in cui è comparsa».
-
1837/1838
- Nel 1837 esprime la sua personale opinione circa la costruzione e la
dedica a Goethe di una statua da parte della città di Francoforte;
secondo il filosofo dovrebbe trattarsi di un busto, come si confà «ai
poeti, ai filosofi e agli scienziati, che hanno servito l'umanità solo
con la testa», e recare sullo zoccolo non il nome, bensì la scritta «Al
poeta dei tedeschi - La sua città natale». I suoi suggerimenti non
vengono accolti. Maggiore successo riscuote il suo parere sull'edizione
delle Opere complete di Kant, a cura di
Karl Rosenkranz e
Wilhelm Schubert. Convinto che la prima edizione della Critica della
ragion pura, ormai introvabile, sia di gran lunga superiore a tutte le
successive, scrive alcune lettere a Rosenkranz per indurlo a
ripubblicare lo scritto, cosa che avviene nel 1838. Medita di
partecipare a due concorsi, banditi l'uno nel 1837 dalla Reale Società
delle Scienze di
Norvegia e l'altro l'anno successivo dalla Reale Società delle
Scienze di
Danimarca per saggi rispettivamente sui temi della libertà del
volere e del fondamento della morale.
-
1839/1841
- Nel 1839 viene premiato dalla Società norvegese per il suo saggio
Sulla libertà del volere umano: è il primo riconoscimento ufficiale.
17
aprile: muore a
Jena la
madre Johanna. L'anno successivo invia alla Società danese la sua opera
sul Fondamento della morale, ma questa volta non gli viene assegnato
alcun premio. Nel 1841 i due trattati vengono pubblicati assieme sotto
il titolo I due problemi fondamentali dell'etica, ma l'accoglienza della
critica è come sempre poco favorevole. Continua la sua attività di
studio, da tempo ormai concentrata sulle civiltà orientali. Ha i primi
contatti con l'"arciapostolo"
Julius Frauenstädt, allievo fedelissimo cui il filosofo lascerà in
eredità i propri inediti.
-
1843 -
Friedrich Dorguth pubblica la sua opera La falsa radice
dell'ideal-realismo, dove parla con ammirazione del filosofo di Danzica:
è il primo di una lunga serie di scritti con i quali l'autore cercherà
di rompere la cortina di silenzio innalzata attorno a Schopenhauer dalla
"congrega dei cialtroni", come il filosofo spesso avrà modo di definire
la triade Fichte,
Schelling ed Hegel.
-
1844 - Brockhaus pubblica una
seconda edizione del Mondo, con l'aggiunta dei cinquanta capitoli di
Supplementi ai quali Schopenhauer lavora già da una decina d'anni:
l'opera, come prevedibile, è accolta con un certo superficiale
disinteresse e il libro non si vende.
-
1847 - Esce a Francoforte la
seconda edizione del trattato Sulla quadruplice radice del principio di
ragione sufficiente.
-
1848 - Durante i moti
rivoluzionari di
settembre il filosofo è profondamente turbato dall'idea che la massa
possa prendere il potere, tanto che prevede di dover abbandonare
Francoforte.
-
1849 - Muore la sorella Louise
Adelaide. Schopenhauer incontra il futuro discepolo
Adam Ludwig von Doß.
-
1851 - Prima edizione, in
novembre, dei Parerga e Paralipomena, opera alla quale lavora già dal
1845.
Finalmente arriva il successo, e con somma soddisfazione del filosofo i
complimenti più calorosi gli giungono proprio dall'amata
Inghilterra.
-
1854 - Esce a Francoforte la
seconda edizione de La volontà nella natura. Si fa più stretta
l'amicizia con l'avvocato e romanziere
Wilhelm Gwinner, primo biografo del filosofo. Wagner gli fa avere il
libretto della sua opera L'anello del Nibelungo: Schopenhauer, che
tra i musicisti predilige
Rossini,
Mozart e
Bellini, apprezza di Wagner più i versi che la musica.
-
1858 - Schopenhauer ha adesso
settant'anni. Alla morte dell'avvocato Martin Emder, uno degli amici più
cari e suo esecutore testamentario, l'incarico passa a Gwinner, che da
ora fino alla fine sarà la persona più vicina al filosofo. La schiera
dei discepoli comincia ad infoltirsi: vi entrano a far parte il
giornalista
Otto Lindner, lo scrittore
David Asher e il pittore
Johann Karl Bähr. La sua vita è da tempo piuttosto ritirata: lunghe
passeggiate solitarie o in compagnia del suo fedele cane Atma (= anima,
nella filosofia
indù)
(Schopenhauer, nella sua Eudemonologia, raccomanda almeno due ore di
moto continuo e vivace al giorno, per meglio ossigenare tessuti e
muscoli), pasti all'"Englischer Hof", molto lavoro e tante letture:
legge con regolarità il
Times,
il Frankfurter Postzeitung, riviste scientifiche e letterarie tedesche,
inglesi e francesi. In questo periodo scopre
Giacomo Leopardi, immergendosi «con molto diletto» nella lettura
delle
Operette morali e dei Pensieri. La seconda edizione del Mondo si
esaurisce.
-
1859 - Terza edizione del
Mondo. La giovane e bella scultrice
Elisabeth Ney modella un busto di Schopenhauer.
-
1860 - Dal mese di aprile si
manifestano problemi di salute: difficoltà respiratorie e
tachicardia. Il
9
settembre il filosofo si ammala di
polmonite: frequenti sbocchi di
sangue.
Con Gwinner Schopenhauer si intrattiene parlando di
politica e della questione dell'unità
d'Italia. Il
21 settembre il grande filosofo muore. Viene seppellito cinque
giorni dopo nel cimitero di Francoforte, alla presenza di pochi
fedelissimi. Sulla pietra sepolcrale nessuna epigrafe, solo il suo nome:
Arthur Schopenhauer.
- Sulla quadruplice radice del principio di ragione
sufficiente (titolo originale: Über die vierfache Wurzel des Satzes vom
zureichenden Grunde), 1813.
- Sulla vista e i colori (titolo originale: Über das
Sehen und die Farben), 1816.
-
Il mondo come volontà e rappresentazione
(titolo originale: Die Welt als Wille und Vorstellung), 1818/1819,
secondo volume, 1844.
- Sul volere nella natura (titolo originale: Über
den Willen in der Natur), 1836.
- Sulla libertà del volere umano (titolo originale:
Über die Freiheit des menschlichen Willens), 1839.
- Sul fondamento della morale (titolo originale:
Über die Grundlage der Moral), 1840.
- Parerga e paralipomeni (titolo originale: Parerga
und Paralipomena), 1851.
Nella sua
filosofia, Schopenhauer fu senz’altro influenzato da vari autori:
-
Platone: nella teoria delle
“idee”, forme eterne dell'Iperuranio
-
Kant: Schopenhauer apprezza di
lui soprattutto la definizione di
Noumeno,
la “Cosa in sé”: una realtà pensabile, ma non esperibile, l'insieme
delle essenze delle cose, che sono indipendenti dall'uomo. Per lui si
identifica con l'istinto che è presente in tutti gli esseri umani, che è
la voglia di vivere che ci spinge a desiderare e alla sofferenza.
Considera il fenomeno di Kant come il
velo di Maya che fa conoscere in modo errato la realtà. La
conoscenza avviene attraverso le forme a priori dll'intelletto che sono
causalità, spazio e tempo, che deformano la realtà. Non la colgono in
modo oggettivo, né soggettivo: è una conoscenza non certa che nasce dal
gioco tra soggetto e oggetto.
-
Illuministi: Schopenhauer
analizza il mondo da un punto di vista fisiologico, è critico e rifiuta
l'Idealismo. In particolare riprende da
Voltaire l'atteggiamento ironico e demistificatore nei confronti di
religioni, credenze popolari e superstizioni.
-
Romanticismo: riprende alcuni
temi: l'irrazionalismo, il dolore, l'importanza (catartica) dell'arte
e della
musica.
- Spiritualità indiana: Schopenhauer la conosce
attraverso
Frederich Mayer; ammira molto la sapienza orientale, tanto da
metterne il sapore nelle proprie opere: molte espressioni e immagini
fanno parte del repertorio indiano.
- Riprende la teoria del Nirvana, che è un mondo
dove l'uomo non desidera,che si raggiunge attraverso 3 momenti:
- arte
- etica
- ascesi (digiuno, castità e povertà)
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Voci correlate
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Altri progetti
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Collegamenti esterni
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