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Serendipità è un
neologismo ancora poco usato nella
lingua italiana mentre è assai più diffuso nel mondo anglosassone.
Proviene infatti dal vocabolo
inglese serendipity, parola coniata nel
1754 dal
letterato
Horace Walpole il quale, rimanendo colpito dal racconto dei "Tre
principi di Serendippo" di
Cristoforo Armeno, ne estrasse un personalissimo principio.
Serendipità è dunque -
filosoficamente - lo scoprire una cosa non cercata e imprevista mentre
se ne sta cercando un'altra. Ma il termine non indica solo fortuna: per
cogliere l'indizio che porterà alla scoperta occorre essere aperti alla
ricerca e attenti a riconoscere il valore di esperienze che non
corrispondono alle originarie aspettative.
Oltre ad essere spesso indicata come elemento essenziale
nell'avanzamento della ricerca scientifica (spesso scoperte importanti
avvengono mentre si stava ricercando altro), la serendipità può essere
vista anche come atteggiamento, e - come tale - viene praticata
consapevolmente più spesso di quanto non si creda. Ad esempio tutte le
volte che si smette di arrovellarsi nel ricordare un nome, nella speranza
che l'informazione emerga da sé dalla memoria, in realtà ci si sta
affidando alla serendipità.
Una famosa frase per descrivere la serendipità è del ricercatore
biomedico americano
Julius H. Comroe: la serendipità è cercare un ago in un pagliaio e
trovarci la figlia del contadino.