Varie ricerche indicano anche che un cambiamento di abitazione, e
soprattutto il ricovero in istituto, può incidere negativamente sulle
relazioni interpersonali. Gli anziani si trovano, infatti, a dover lasciare
il loro domicilio ed il contesto in cui sono inseriti.
Bisogna distinguere tra la positività di una scelta di stare da soli e la
negatività di una solitudine involontaria. Gli anziani, in realtà, sono i
soggetti più esposti al rischio della solitudine; con la cessazione
dell’attività lavorativa si può vivere una perdita di ruolo sociale che a
sua volta genera un senso di inutilità e frustrazione. La lontananza dei
figli ormai adulti, inoltre, fa sì che gli anziani perdano dei punti di
riferimento fondamentali all’interno del nucleo familiare. La solitudine
diventa allora una condizione subita e mal sopportata ed è utile
interrogarsi sul rapporto tra l’anziano e la sua famiglia, sul genere di
vita che conduce, sulla sua situazione economica.
La solitudine, la nostalgia, la malinconia, sono condizioni a cui molto
spesso si fa l’abitudine e trovano posto nel profondo dell’anima,
accompagnando la persona giorno dopo giorno. Gli anziani che ricercano la
solitudine come momento di quiete benefica sono senza dubbio una minoranza
rispetto a coloro che la temono, la vivono male e si scoprono privi di
stimoli e invasi da un forte senso di frustrazione.
I disagi legati alla solitudine possono perdurare anche dopo tanti anni,
poiché per la maggioranza degli anziani il fatto di vivere da soli non è una
scelta, ma una condizione in cui, per svariati motivi, si sono ritrovati. La
paura di sentirsi male mentre si è da soli è un altro elemento che
condiziona parecchio la vita degli anziani.
Le relazioni sociali rivestono un ruolo significativo contro il ripiegamento
su se stessi e la chiusura verso il mondo esterno; se le amicizie mancano la
vita può assumere un aspetto triste, cupo e vuoto. Ci si ritrova a fare i
conti con l’essere soli, con il rimpianto del passato, di una vita che
adesso non c’ è più.
La solitudine permette la riflessione, l’introspezione, ma altrettanto
importante è avere contatti con gli altri e impiegare il proprio tempo in
modo gratificante al fine di sentirsi utili, vivi.
Nel Mendrisiotto si contano tre Centri diurni per gli anziani, a Chiasso,
Vacallo e Riva San Vitale, più un Centro diurno terapeutico di Pro Senectute
a Balerna.
Sono sufficienti per la popolazione anziana del nostro territorio o, al
contrario, i comuni vanno stimolati a riflettere su questa realtà?
Eleonora Gambardella |