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Fonte: http://pcmendrisiotto.wordpress.com

La solitudine degli anziani

Recenti studi hanno evidenziato che un buon invecchiamento è possibile se legato all’integrazione sociale, condizione che preserva le funzioni cognitive e favorisce una migliore qualità di vita.
Con l’avanzare dell’età, e il confronto con gli eventi della vita (ad esempio la morte di un coniuge), gli anziani si trovano a fronteggiare il progressivo indebolimento della propria rete sociale. Questa situazione non è sempre compensata dalla creazione di nuovi rapporti che sostituiscono quelli inevitabilmente persi; possono così nascere sentimenti di solitudine che implicano una sensazione di contrasto tra la qualità delle relazioni sociali realizzate e quelle desiderate.
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Varie ricerche indicano anche che un cambiamento di abitazione, e soprattutto il ricovero in istituto, può incidere negativamente sulle relazioni interpersonali. Gli anziani si trovano, infatti, a dover lasciare il loro domicilio ed il contesto in cui sono inseriti.
Bisogna distinguere tra la positività di una scelta di stare da soli e la negatività di una solitudine involontaria. Gli anziani, in realtà, sono i soggetti più esposti al rischio della solitudine; con la cessazione dell’attività lavorativa si può vivere una perdita di ruolo sociale che a sua volta genera un senso di inutilità e frustrazione. La lontananza dei figli ormai adulti, inoltre, fa sì che gli anziani perdano dei punti di riferimento fondamentali all’interno del nucleo familiare. La solitudine diventa allora una condizione subita e mal sopportata ed è utile interrogarsi sul rapporto tra l’anziano e la sua famiglia, sul genere di vita che conduce, sulla sua situazione economica.
La solitudine, la nostalgia, la malinconia, sono condizioni a cui molto spesso si fa l’abitudine e trovano posto nel profondo dell’anima, accompagnando la persona giorno dopo giorno. Gli anziani che ricercano la solitudine come momento di quiete benefica sono senza dubbio una minoranza rispetto a coloro che la temono, la vivono male e si scoprono privi di stimoli e invasi da un forte senso di frustrazione.
I disagi legati alla solitudine possono perdurare anche dopo tanti anni, poiché per la maggioranza degli anziani il fatto di vivere da soli non è una scelta, ma una condizione in cui, per svariati motivi, si sono ritrovati. La paura di sentirsi male mentre si è da soli è un altro elemento che condiziona parecchio la vita degli anziani.
Le relazioni sociali rivestono un ruolo significativo contro il ripiegamento su se stessi e la chiusura verso il mondo esterno; se le amicizie mancano la vita può assumere un aspetto triste, cupo e vuoto. Ci si ritrova a fare i conti con l’essere soli, con il rimpianto del passato, di una vita che adesso non c’ è più.
La solitudine permette la riflessione, l’introspezione, ma altrettanto importante è avere contatti con gli altri e impiegare il proprio tempo in modo gratificante al fine di sentirsi utili, vivi.
Nel Mendrisiotto si contano tre Centri diurni per gli anziani, a Chiasso, Vacallo e Riva San Vitale, più un Centro diurno terapeutico di Pro Senectute a Balerna.
Sono sufficienti per la popolazione anziana del nostro territorio o, al contrario, i comuni vanno stimolati a riflettere su questa realtà?
Eleonora Gambardella