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Mi manchi

In questi giorni, in cui non ho visto i tuoi occhi,

le tue labbra, il tuo sorriso…

i miei occhi non hanno guardato quella splendida luce dei tuoi,

le mie labbra non hanno sfiorato le tue,

ed il mio sorriso ha perso la sua luminosità,

afflitto dalla tua mancanza e dalla tua indifferenza.

In alcuni periodi mi hai fatto assaporare nient’altro che affetto,

amore…ma ora è come se tu volessi evitarmi, abbandonarmi,

ma questa volta credo che sia per sempre.

Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Sonetto
Cronologia/Autori:  http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Sonetto&action=history

Sonetto

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

Il sonetto è una forma della letteratura colta.

Nella sua forma tipica, è composto di quattordici versi endecasillabi raggruppati in due quartine a rima alternata o incrociata e in due terzine a rima varia.

Indice

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[modifica] Le Origini

Si ritiene che esso sia stato inventato da Jacopo da Lentini verso la metà del duecento sulla base di una stanza isolata di canzone, in modo che la struttura metrica formata da quattordici versi endecasillabi suddivisi in due quartine e due terzine, sia identica a quella di una stanza con fronte di due piedi e sirma di due volte senza concatenazione.

Se sull'origine del sonetto i pareri sono discordi, consenso totale vi è - come rileva Giovanni Getto - per quanto riguarda il nome:

Il sonetto - 500 sonetti dal '200 al '900

Respinta l'ipotesi ingenua affacciata nelle antiche pagine De rhitmis vulgaribus di Antonio da Tempo, che riteneva che il sonetto fosse così chiamato "quia bene sonat auribus audientium" e soprattutto "quod haec nomina ad libitum antiquorum inventa fuerunt", è ben certo che tale nome (nel provenzale sonet) fosse impiegato nel designare in genere un componimento poetico musicato, e in particolare, come par probabile, un componimento di una certa brevità, quasi a dire "piccolo suono", breve melodia, secondo già Gian Giorgio Trissino e altri ritenevano: "Il sonetto, il cui nome non vuol dire altro che canto picciolo, perciò che gli antiqui dicevano suono a quello che oggidì chiamano canto..."'

Altre ipotesi sono comunque state fatte sull'origine del sonetto dalla critica, come dal Niccolò Tommaseo che ritiene essere il sonetto la derivazione dell'unione di due strambotti, componimenti formati da due ottave, con la caduta dell'ultima coppia di versi.

 

[modifica] La struttura metrica

Molto vario è lo schema ritmico del sonetto, quello originario era composto da rime alterne ABAB.ABAB sia nelle quartine che terzine CDC.DCD, oppure con tre rime ripetute CDE.CDE.
Quello in vigore nel Dolce Stil Novo introduceva nelle quartine la rima incrociata: ABBA/ABBA, forma che in seguito ebbe la prevalenza. Il sonetto è pertanto un genere poetico che ha capacità poliedriche e risponde a funzioni diverse.

Esempio di sonetto con schema: ABBA - ABBA | BCD - DCB:

«

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi non l’ardiscan di guardare.
 

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
 

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi non la prova:
 

e par che de la sua labbia si mova
uno spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: sospira.
 

»

(Dante Alighieri)

 

[modifica] Varianti comuni

Le varianti metriche del sonetto sono molte:

  • Corona di Sonetti

Si indica così quel componimento formato dall' unione di piu' sonetti su uno stesso argomento; nelle corone più ampie e complesse il sonetto è utilizzato come se fosse la semplice stanza di un poema.

Ci sono poi alcuni tipi particolari di "corona": Quella formata formata da 14 o 15 sonetti dove togliendo il primo verso di ognuno si ottiene un altro sonetto ulteriore; e quella dove l' ultimo verso di ogni sonetto costituisce il primo del verso successivo (Questo tipo di concatenazione richiama molto da vicino il rondò, componimento in cui l' ultimo verso della prima stanza è ripreso quale primo della seconda).

  • il Sonetto caudato

Questa variante si sviluppò nel sec. XIV, si tratta di un sonetto a cui viene aggiunta una "coda", solitamente costituita da un settenario in rima con l' ultimo verso del sonetto, ed un distico di endecasillabi a rima baciata. Per ogni coda successiva alla prima il settenario rima con l' ultimo verso della coda precedente. La "coda" non ha una lunghezza definita, si va da tre versi a molte decine; quando la lunghezza si faceva esorbitante il "sonetto" era detto "sonettessa" . Il sonetto caudato ha avuto successo specialmente nello stile comico-realistico, e la sua fortuna dura fin quasi ai giorni nostri.
Schema d'esempio: ABBA ABBA CDC DCD dEE eFF fGG (ecc...)
 

Un esempio di Sonetto Caudato
 

«Io vi mando, Giuliano, alquanti tordi,
 

non perché questo don sia buono o bello,
ma perché un po’ del pover Machiavello
Vostra Magnificenzia si ricordi.
 

E se d’intorno avete alcun che mordi,
li possiate nei denti dar con ello,
acciò che, mentre mangia questo uccello,
di laniare altrui ei si discordi.
 

Ma voi direte:- Forse ei non faranno -
l’effetto che tu di’, ch’ei non son buoni
e non son grassi: ei non ne mangeranno.
 

io vi risponderei a tai sermoni,
ch’io son maghero anch’io, come lor sanno,
e spiccon pur di me di buon bocconi.
 

Lasci l’opinïoni
Vostra Magnificenzia, e palpi e tocchi,
 

e giudichi a le mani e non agli occhi.»

(N. Machiavelli)
  • Sonetto rinterzato

Ideato probabilmente da Guittone d'Arezzo è un sonetto in cui vengono inseriti settenari dopo i versi dispari delle quartine e il primo e il secondo verso delle terzine
Secondo lo schema: AaBAaB, AaBAaB, CcDdC, DdCcD.

Un esempio:

«O benigna, o dolce, o preziosa,
 

o del tutt'amorosa
madre del mio signore e donna mia,
ove fugge, o' chiama, o' sperar osa
l'alma mia bisognosa,
se tu, mia miglior madre, haila 'n obbria?
 

Chi, se non tu, misericordiosa,
chi saggia u poderosa,
u degna 'n farmi amore u cortesia?
Mercé, donque: non più mercé nascosa,
né paia 'n parva cosa,
ché grave 'n abondanza è carestia.
Né sanaria la mia gran piaga fera
medicina leggera.
 

Ma, si tutta sì fera e brutta pare,
sdegneraila sanare?
Chi gran mastro, che non gran piaga chera?
Se non miseria fusse, ove mostrare
se porea, né laudare
 

la pietà tua tanta e sì vera?
Conven dunque misera,
 

a te, Madonna, miserando orrare.»

(Guittone d'Arezzo)
  • Sonetto minore e Sonetto minimo

Questo sonetto utilizza versi piu' brevi dell'endecasillabo: generalmente settenari e Se il sonetto prevede versi ancora più brevi come quinari, chiama sonetto “minimo”. Benché all'epoca della loro introduzione queste varianti ebbero scarso successo goderono di buona fama tra i poeti del Novecento.

Un esempio di sonetto minore:

«Il mio cuore è una rossa
 

macchia di sangue dove
io bagno senza posa
la penna, a dolci prove
 

eternamente mossa.
E la penna si muove
e la carta s’arrossa
sempre a passioni nuove.
 

Giorno verrà: lo so
che questo sangue ardente
a un tratto mancherà,
 

che la mia penna avrà
uno schianto stridente…
 

… e allora morirò. »

(S. Corazzini, "Il mio cuore")

Il sonetto minore in questione ha schema ABAB ABAB CDE EDC I versi sono tutti settenari il 9°, l’11°, il 12° ed il 14° sono tronchi.

  • Sonetto continuo

in questo caso le rime delle quartine sono riprese anche dalle due terzine
Schema d'esempio: ABBA ABBA BAB ABA

«Una ricca rocca e forte manto
 

volesse Dio che monte ricco avesse,
che di gente nemica non temesse,
avendo un’alta torre ad ogni canto;
 

e fosse d’ogni ben compita quanto
core pensare e lingua dir potesse,
e quine poi lo dio d’amore stesse
con li amorosi cori in gioia e canto.
 

E poi vorrei che nel mezzo surgesse
un’acqua vertudiosa d’amor tanto
che lor bagnando dolce vita desse;
 

e perché più fedele il meo cor vanto,
vorrei che ‘l gonfalon fra quei tenesse
che portan di soffrir pietoso manto.»

(Cino da Pistoia)
  • Sonetto misto

Sonetto di endecasillabi e settenari disposti simmetricamente, secondo lo schema aBbA , aBbA , CdC , DcD .

  • Sonetto doppio

Ha un settenario dopo ogni verso dispari delle quartine e dopo il secondo delle terzine "Signor senza pietansa udit ho dire" del pisano Pucciandone Martelli
con schema AaBAaB AaBAaB CDdC CDdC ) Molto simile al
sonetto rinterzato

Un esempio:

«O voi, che per la via d'Amor passate,
 

attendete e guardate
s'elli è dolore alcun, quanto 'l mio, grave;
e prego sol ch'audir mi sofferiate,
e poi imaginate
s'io son d'ogni tormento ostale e chiave.
 

Amor, non già per mia poca bontate,
ma per sua nobiltate,
mi pose in vita sì dolce e soave,
ch'io mi sentia dir dietro spesse fiate:
«Deo, per qual dignitate
così leggiadro questi lo core have?»
 

Or ho perduta tutta mia baldanza,
che si movea d'amoroso tesoro;
ond'io pover dimoro,
in guisa che di dir mi ven dottanza.
 

Sì che volendo far come coloro
che per vergogna celan lor mancanza,
di fuor mostro allegranza,
 

e dentro dallo core struggo e ploro.»

(Dante - Vita nova)


 

  • Sonetto Ritornellato

In auge praticamente solo nel XIII secolo; è un sonetto alla cui fine si aggiunge o un endecasillabo in rima con l' ultimo verso (detto ritornello) o una coppia di versi edecasillabi a rima baciata che non riprendono le rime del sonetto (ritotnello doppio)
Esempio di uno schema: ABBA ABBA CDE DCE FF.

 

[modifica] Altre varianti minori

  • Variante Guittoniana

Guittone e Montandrea aggiungono al sonetto due endecasillabi AB alla fine delle due quartine a rima alternata, e due endecasillabi CD al termine delle due terzine CDC DCD.
''Schema finale: ABABABABAB CDC DCDCD.

La variazione di Montandrea (ma pare essere anche questa opera di Guittone) si limita all’aggiunta del distico AB a fine ottava.
Schema finale:ABABABABAB CDC DCD


 

  • Sonetto raddoppiato

Costituito da 4 quartine e 4 terzine con il conseguente raddoppiamento delle disposizioni di rime. Spesso utilizzato in forma dialogica, attribuendo via via ad ogni personaggio un distico (nelle quartine), mentre le terzine non vengono spezzate. Un sonetto raddoppiato è la tenzone di Monte Andrea " Meo sir, cangiato veggioti il talento"
Uno schema possibile: AABB AABB AABB AABB CDC CDC DCD DCD


 

  • Sonetto incatenato

Ogni verso è legato da rima interna;


 

  • Sonetto retrogrado

Scritto in modo da poter esser letto iniziando dall’ultimo verso per finire col primo.
O piu' semplicemente un sonetto con schema metrico invertito in cui vengano prima le terzine e poi le quartine.
Uno schema possibile: ACA CAC DEED DEED


 

  • Sonetto semiletterato o sonetto metrico

Quando è composto da un verso in italiano seguito da un verso in latino (dove il verso latino è spesso tratto dai poeti antichi)


 

  • Sonetto bilingue

Simile al sonetto metrico, quando si alterna tra l'italiano e un'altra lingua romanza.


 

  • Sonetto sdrucciolo

Formato da tutti versi sdruccioli


 

  • Sonetto tronco

Formato solamente da versi tronchi
 

 

[modifica] Significato Esoterico

Nel secolo in cui il sonetto è stato ideato, basti pensare alla struttura della Commedia, la valenza numerologico/esoterica dei versi era molto sentita ; anche il sonetto (il sonetto italiano) puo' essere letto in questa chiave:

  • Le quartine: Il numero 4 per gli uomini del tempo rappresentava la terra e la materialità con i suoi punti cardinali
  • Le terzine: Il numero 3 rappresentava la Trinità, il cielo e la perfezione.
  • I quattordici versi: Per ragioni di rima non sarebbe potuta esistere una stanza finita di versi dispari; I quattordici versi, tramite la ripetizione dello schema "quartina - terzina" rappresentano appunto il 7; tale numero simboleggiava l' universo;

l' unione appunto di Cielo (3) e Terra (4).

Questo è stato probabilmente uno dei motivi del suo enorme successo in italia e all'estero.

 

[modifica] La fortuna all' estero

Il sonetto godrà di una grande fortuna anche all'estero: nella letteratura spagnola, francese, tedesca e anche inglese, dove troverà tra i suoi estimatori anche Shakespeare e Milton. Spesso il sonetto mantiene la propria struttura metrica anche nelle altre lingue, altre volte viene cambiata: la forma classica del sonetto inglese, introdotta da Shakespeare consta di tre quartine e un distico finale.


 

 

[modifica] Gli utilizzi nel tempo

Esso è legato soprattutto al genere lirico ma anche ad altri generi, come quelli giocosi o comici di Cecco Angiolieri o satirici di Carlo Porta di Giuseppe Gioacchino Belli, di Trilussa, nei quali si ritrovano non solo la critica della società e dei costumi, ma anche i temi a carattere filosofico e politico, come nei sonetti di Giordano Bruno e di Tommaso Campanella. Il sonetto persiste tuttora, spesso se ne fa un uso manierato, tuttavia non mancano esempi di autori che abbiano saputo utilizzarlo in maniera originale:aba, Sanguineti, Zanzotto, Fortini e altri.


Si può cogliere nella storia del sonetto l'impiego del suo particolare genere metrico anche in alcuni componimenti più vasti e incentrati su di un unico argomento, nei quali ogni sonetto ha la funzione di capitolo. Si tratta, in questo caso, della "corona" o "collana" di sonetti come può essere da esempio il Fiore del Duecento, e il Ca irà di Giosuè Carducci.

Il sonetto può anche apparire nel genere del prosimetro, insieme di testi in prosa o in versi, come nella Vita Nova di Dante Alighieri, o può apparire con una precisa funzione comunicativa.

Si può così avere il sonetto monovalente che si basa su un rapporto di proposta-risposta tra due autori oppure il sonetto a valenze plurime che si rivolge a una categoria di persone che hanno una qualifica ma non evocati singolarmente, come nella Vita Nova di Dante quando il poeta si rivolge a "tutti li fedeli d'Amore".

 

[modifica] Riferimenti Bibliografici

  • Manuale di metrica italiana - Pazzaglia Mario - sansoni 2000
  • La metrica italiana - Pietro G. Beltrami - Il Mulino 2002

 

[modifica] Collegamenti esterni

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Soneto

De Wikipedia, la enciclopedia libre

 

Un soneto es una composición poética de origen italiano, que consta de catorce versos endecasílabos, esto es, de once sílabas, distribuidos en dos cuartetos y dos tercetos. En cada uno de los cuartetos riman el primer verso con el cuarto y el segundo con el tercero, y ambos cuartetos deben usar las mismas rimas. En los tercetos las rimas pueden disponerse a gusto del poeta, si bien la estructura clásica del soneto prefiere la rima CDC DCD o CDE CDE. La estructura métrica del soneto es pues ABBA ABBA y CDC DCD o CDE CDE. Algunas veces, en el soneto clásico, los cuartetos pueden ser sustituidos por serventesios: ABAB ABAB.

La regularidad y simetría del soneto obligan a la precisión y la concisión de las ideas. La estructura de sus rimas permite juegos de oposiciones y correspondencias que expresan las tensiones de la vida interior del poeta. Por eso, el soneto se caracteriza por su fuerte coherencia interna, y permite alcanzar una estrecha correlación entre la forma y el contenido.

Tabla de contenidos

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Historia [editar]

La invención del soneto se atribuye al poeta siciliano Jacopo o Giacomo da Lentini, notario del emperador Federico II en el siglo XIII. Los sonetos de Lentini utilizan serventesios (ABAB) en lugar de cuartetos (ABBA), mientras que los seis últimos versos se distribuían bien en la forma CDE:CDE, o bien CDCDCD. En la misma época fue también cultivado por los poetas del dolce stil nuovo: Guido Guinizzelli (1240 - 1276), Guido Cavalcanti (1259 - 1300) y Cino da Pistoia, entre otros, quienes emplean ya los dos cuartetos y los dos tercetos, estos últimos con una estructura variable.

En el siglo XIV son muy importantes los sonetos amorosos de Dante Alighieri, dedicados a su amada Beatrice Portinari, y recogidos en su libro Vita Nuova. Pero el sonetista más influyente de la centuria es sin duda el poeta de Arezzo Francesco Petrarca, en cuyo Cancionero (Canzoniere) el soneto se revela como la estructura más adecuada para la expresión del sentimiento amoroso. Es a través de la influencia de Petrarca que el soneto se extiende al resto de literaturas europeas.

 

El soneto en lengua castellana [editar]

El primer intento documentado de adaptar el soneto a la lengua castellana es obra de Íñigo López de Mendoza, marqués de Santillana (1398-1458), con sus cuarenta y dos Sonetos fechos al itálico modo. Los sonetos del marqués de Santillana suelen tener rima alterna en los cuartetos (ABAB-ABAB), y en los tercetos siguen el esquema CDC-CDC, o, a veces, CDE-CDE. Sin embargo, dichos sonetos tienen bastantes deficiencias técnicas y formales, y el soneto no arraigó en la literatura castellana. Hubo que esperar hasta 1526, año en que el poeta barcelonés Juan Boscán, tras una conversación en Granada con el embajador veneciano Andrea Navagiero, acometió la difícil empresa de adaptar el verso endecasílabo a la lengua castellana. En este empeño, que encontró en sus comienzos muchos detractores, contó con la ayuda de Garcilaso de la Vega, varios de cuyos sonetos se cuentan entre los más perfectos de la literatura en lengua castellana. Desde Garcilaso hasta el modernismo el soneto castellano tuvo una estructura fija en los ocho primeros versos (ABBA:ABBA), y más libre en los seis últimos, con las combinaciones CDE:CDE, CDE:DCE, CDC:DCD como las más utilizadas. Importantes sonetistas fueron en el siglo XVI, además de Boscán y Garcilaso, Diego Hurtado de Mendoza, Hernando de Acuña, Fernando de Herrera y Gutierre de Cetina, entre muchos otros.

En el Barroco, el soneto es cultivado por los principales poetas, como Lope de Vega, Góngora, Quevedo, Calderón, Sor Juana y Cervantes . Este último utiliza variantes, como el soneto con estrambote o el soneto dialogado. Los temas del soneto son muy variados, desde el amoroso al satírico, pasando por los morales y metafísicos (en los que destacó Francisco de Quevedo). Los autores barrocos juegan con la forma del soneto, pero no lo alteran en su estructura esencial, que continúa siendo la consagrada por Garcilaso y Boscán.

En el período neoclásico decae el uso del soneto, aunque es cultivado por autores como José Cadalso o Meléndez Valdés, entre otros. Tampoco el Romanticismo español le presta mucha atención: en las Rimas de Bécquer, por ejemplo, se encuentra un único soneto. La principal renovación del soneto en castellano se produce a finales del siglo XIX, con el triunfo del modernismo.

En los sonetos modernistas lo más frecuente es el orden clásico de los cuartetos, pero se usaron también, por influencia del parnasianismo francés, las combinaciones ABAB:ABAB y ABBA:CDDC. En esta época aparecen varias innovaciones métricas: se utilizan versos de otras medidas, desde trisílabos hasta hexadecasílabos, aunque los más utilizados son los alejandrinos, como en el conocido soneto "Caupolicán", en el libro Azul, de Rubén Darío; además, aparecen sonetos polimétricos, que emplean en el mismo poema versos de diferente medida (lo utilizó también Darío, en su soneto dedicado a Cervantes, mezcla de endecasílabos y heptasílabos; Manuel Machado lo utiliza en su soneto "Madrigal de madrigales", compuesto de versos de 7,9,11 y 14 sílabas).

Una curiosa invención modernista es el sonetillo, soneto de arte menor, que tiene precedentes en el Siglo de Oro y en el Neoclasicismo (Tomás de Iriarte, por ejemplo, usa en algunas de sus fábulas un soneto en octosílabos).

Es muy frecuente también el soneto en la obra de los autores de la generación del 27, sobre todo en Jorge Guillén, Gerardo Diego, Rafael Alberti; García Lorca cultivó esta forma en sus Sonetos del amor oscuro. Posteriormente, algunos poetas, como Jorge Luis Borges, cultivan el soneto inglés o soneto shakespeariano, que consta de tres cuartetos y un pareado final, o bien escriben sonetos sin rima, como Pablo Neruda. El soneto mantuvo su vitalidad durante la posguerra gracias a autores que supieron renovar su sonoridad y retórica, como Blas de Otero y Carlos Edmundo de Ory. Durante los años sesenta y setenta cayó en un relativo descuido, pero las generaciones posteriores a los novísimos (y algunos de éstos, como Luis Alberto de Cuenca) han retomado su uso, con un fervor no exento de ironía.

 

El soneto en lengua francesa [editar]

En Francia, el primer sonetista conocido fue Clément Marot (1496?-1544), creador del llamado soneto marótico (sonnet marotique), que algunos autores franceses llaman también, por su origen, soneto italiano, cuya estructura es ABBA,ABBA,CCD,EED. El llamado soneto françoiseses se diferencia del anterior sólo en la rima del último terceto; su estructura es ABBA,ABBA,CCD,EDE, y fue cultivado por autores de la importancia de Pierre de Ronsard y Joachim du Bellay. El período de esplendor del soneto francés llega hasta mediados del siglo XVII. Apenas tiene presencia en el XVIII, pero es revitalizado en la centuria siguiente por los poetas del parnasianismo, como José María de Heredia. Los parnasianos introducen modificaciones formales en el soneto, como introducir cuatro rimas, en lugar de dos, en los cuartetos (ABBA,CDDC); introducir un pareado final (a semejanza del soneto inglés); e incluso colocar los tercetos antes que los cuartetos. El soneto tiene una gran importancia en la obra de Charles Baudelaire, quien utilizó varias combinaciones diferentes. También Paul Verlaine y Stéphane Mallarmé cultivaron con asiduidad el soneto.

 

El soneto en lengua inglesa [editar]

El introductor del soneto en Inglaterra fue Thomas Wyatt (1503-1542), traductor de Petrarca y autor de unos treinta sonetos propios. Henry Howard, conde de Surrey, inició la transformación de la estructura tradicional del soneto, heredada de Petrarca, preparando la aparición del llamado soneto inglés, cuyo representante principal es William Shakespeare.

El soneto inglés, llamado también soneto isabelino por haberse originado durante el reinado de Isabel I de Inglaterra, tiene la siguiente estructura: ABAB,CDCD,EFEF,GG, esto es, se compone de tres serventesios y un pareado.

Edmund Spenser (1552-1599) escribió sonetos en verso blanco, es decir, prescindiendo de la rima, denominado en los países anglófonos spenserian sonnet (o soneto spenseriano). Algunos de los más importantes sonetistas en lengua inglesa han sido, además de los citados, John Milton, William Wordsworth, Dante Gabriel Rossetti, Thomas Hardy. En Estados Unidos destacan Longfellow, Jones Very, G. H. Boker y E. A. Robinson.

 

El soneto en lengua portuguesa [editar]

Sá de Miranda Luís de Camões Antero de Quental

 

El soneto en lengua catalana [editar]

La estrofa aparece por primera vez escrita por Pere Torroella (1436-1486) y se difunde ampliamente a lo largo del s. XVI. Su máximo exponente es Pere Serafí, autor de sesenta sonetos -catorce de ellos con estrambote- publicados entre 1560 y 1960. A lo largo de los siglos XVII al XIX fue utilizado habitualmente, pero fue progresivamente abandonado por los poetas románticos. Los autores parnasianos y simbolistas lo recuperaron y con mayor o menor fortuna no ha dejado de ser cultivado hasta nuestros días. Entre los contemporáneos, fueron excelentes sonetistas autores tan dispares como Jeroni Zanné, Josep Maria de Sagarra, J.V. Foix o Joan Brossa. Josep Carner fue el resuscitador del soneto catalán, caído en desgracia durante el Renacimiento poético en esta lengua. Carner utilizó el soneto con una perfección lingüística inigualable y una exigencia formal llena de referencias cultas.

 

El soneto en lengua alemana [editar]

Georg Rudolf Wekherlin y Ernst Schwabe fueron los introductores del soneto en alemán. Utiliza alejandrinos en lugar de endecasílabos. Pentámetro yámbico. Andreas Gryphius sonetos de tipo metafísico y religioso

Stefan George, Hugo von Hoffmannstahl, Rainer María Rilke

 

Ejemplo [editar]

Un soneto me manda hacer Violante,
que en mi vida me he visto en tal aprieto;
catorce versos dicen que es soneto:
burla burlando van los tres delante.
 

Yo pensé que no hallara consonante
y estoy a la mitad de otro cuarteto;
mas si me veo en el primer terceto
no hay cosa en los cuartetos que me espante.
 

Por el primer terceto voy entrando
y parece que entré con pie derecho,
pues fin con este verso le voy dando.
 

Ya estoy en el segundo, y aun sospecho
que voy los trece versos acabando;
contad si son catorce, y está hecho.
 

(Soneto de repente de Lope de Vega)

 

Variantes [editar]