Nacque a Stendhal in Via dei Vecchi Gesuiti (oggi
Jean-Jacques Rousseau) in una famiglia borghese; la madre, alla quale
era molto legato, morì quando lui aveva appena sette anni. Il padre invece
venne imprigionato nel
1794 durante
il terrore
e lo affidò ad un precettore, l'abate Raillane.
Nel 1796 entrò alla scuola di Grenoble e nel 1799 si recò a Parigi dove
ottenne un impiego presso il Ministero della Guerra, dove lavorava anche
il cugino Pierre Daru.
L'anno successivo partì per l'Italia, come
sottotenente nei dragoni. Il soggiorno italiano gli dette l'opportunità di
conoscere la musica di
Domenico Cimarosa e di
Gioachino Rossini (del quale scrisse una celebre biografia, Vita di
Rossini) nonché le opere di
Vittorio Alfieri; nel
1801
partecipò alla campagna d'Italia nell'esercito napoleonico, servendo nello
Stato maggiore del generale
Stéphane Michaud. Fu a
Brescia
per tre mesi come aiutante di campo del maresciallo Michaud, ospite nei
palazzi delle maggiori famiglie nobiliari.
Del suo soggiorno manterrà un ricordo profondo. La coinvolta
partecipazione alla vita mondana dei salotti bresciani rimane testimoniata
nei suoi diari, nei quali compare anche il racconto della violenta gelosia
d'un conte bresciano.
In quegli anni Stendhal entrò in contatto con gli intellettuali della
rivista
Il Conciliatore, e si avvicinò alle esperienze romantiche.
Nel 1802 si
congedò dall'esercito assumendo la posizione di funzionario
dell'amministrazione imperiale in Germania, Austria e Russia, ma senza
partecipare alle battaglie dell'esercito napoleonico.
Nello stesso anno divenne amante di
Madame Rebuffel, la prima della decina di amanti delle quali si
conobbe nome e cognome, e la seguì a
Marsiglia dandosi al commercio, senza grandi motivazioni e con scarsi
risultati.
Ma questi anni di apprendistato ebbero una grande influenza sul
personaggio di Julien Soren nel "Il rosso e il nero".
Fu nominato revisore al
Consiglio d'Estate il
3 agosto
1810.
Nel 1812
lavorò a "La storia del disegno italiano". In agosto fu inviato a
Mosca dove fu testimone dell'incendio che rase la città dopo l'entrata
della
Grande armata in settembre. A novembre, durante la ritirata russa,
perse il manoscritto.
Nel 1814, con
la caduta di Napoleone, partì alla volta dell'Italia e, istallatosi a
Milano,
si ritrovò trentunenne con l'amante Angéla Pietragrua. Visitò per la prima
volta Parma,
la città che ispirò il suo celebre romanzo "La
Certosa di Parma". Due anni dopo pubblicò
Roma, Napoli e Firenze, un inno di simpatia per l'Italia. Nel 1818,
lavorò alla Vita di Napoleone; fu anche l'anno del grande incontro con con
Mathilde Dembowski (Métilde), con la quale visse intense passioni. Nel
1821, accusato di simpatia per i
carbonari (strettamente collegata alla simpatia verso Vanina Vanini)
fu espulso da Milano. Nel 1823 visitò la
Cella del Tasso a
Ferrara.
Fu il periodo delle opere sull'Italia e sull'amore.
Roma, Napoli, Grenoble, Parigi, e poi per la prima volta, Londra:
delinearono quasi un vagabondaggio per l'Europa. A Parigi iniziò la
collaborazione ad un giornale, attraverso il quale poté delineare il suo
programma essenzialmente romantico, caratterizzato ed avvalorato dal
riconoscimento della storia quale componente fondamentale della
letteratura.
Dopo la morte del padre, entrò a far parte dei
migliori
circoli letterari fintanto ad averne uno proprio con seguaci come lo
scrittore
Prosper Mérimée. Nel
1827 pubblicò
il suo primo romanzo, Armance, poi, nel
1830
Il rosso e il nero, influenzato dalla rivoluzione di luglio.
Nel 1831 fu a
Trieste
poi fu nominato
console a
Civitavecchia e riiniziò i suoi viaggi.
Nel 1833, Stendhal discese il
Rodano da
Lione a
Marsiglia in compagnia di
George Sand e di
Alfred de Musset.Quindi, si spostò in Italia, e verso la fine del
1837,
effettuò due lunghissimi viaggi nella madrepatria. Nel
1839 si recò
a Napoli
accompagnato dall'amico Mérimée.
Nel 1841 ebbe
un primo colpo apoplettico e fece rientro nella capitale francese; morì
dopo aver terminato il suo capolavoro "La
Certosa di Parma", nella notte tra il 22 e il
23 marzo
1842 di un
attacco cardiaco.
Riposa al cimitero di
Montmartre a Parigi; la dicitura sulla tomba reca l'iscrizione "Henry
Beyle milanese".
Stendhal lasciò numerosi saggi, fra i quali si
ricordano:
- Vite di Haydn, Mozart e Metastasio (1815)
- Storia della pittura in Italia (1817)
- Sull'amore (1822)
- Racine e Shakespeare (1823)
- Vita di Rossini (1823)
- Passeggiate a Roma (1829)
- Ricordi di egotismo (postumo, 1893)
- Ricordi di un turista (1838)
Ma la sua notorietà si legò soprattutto ai
famosissimi quattro romanzi:
- Armance (1826)
- Il rosso e il nero (1830)
-
La Certosa di Parma (1839)
- Lucien Leuwen (postumo, 1894)
Armance fu ispirato dalla relazione con
Matilde Viscontini Dembowski e rappresentò il primo esempio di romanzo
nel quale la vicenda amorosa veniva ambientata storicamente, consentendo
all'autore di analizzare e criticare la società contemporanea.
Il successivo Il rosso e il nero, illustrava l'atmosfera francese negli
anni che precedettero la rivoluzione di
Luigi Filippo d'Orléans (1831)
ed è il primo grande romanzo a descrivere sottilmente la realtà sociale e
il romanticismo visto come
Erich Auerbach nel suo celebre studio "Mimesis". Julien Sorel, l'eroe
del libro, è tra i personaggi più puri dell'epoca. Letteralmente pieno
d'ambizione per la lettura del Mémorial de Sainte-Hélène di
Napoleone e cosciente che dopo la Rivoluzione sarà il merito e non più
la nascita a contare, sogna di divenire come Bonaparte.
Il romanzo Lucien Leuwen rappresentava invece lo sfondo della Francia
monarchica di Luigi Filippo d'Orléans verso la quale si rivolgeva la
satira dell'autore.
I temi principali della sua produzione letteraria
furono una marcata sensibilità romantica ed un fervido spirito critico,
che dettero vita alla filosofia della
Chasse au bonheur,
egotismo
tipico di tutti i suoi personaggi.
L'analisi delle passioni, dei comportamenti sociali, l'amore per l'arte e
per la musica, nonché la ricerca
epicurea del piacere, venivano espressi attraverso una scrittura
personalissima, nella quale il realismo dell'osservazione oggettiva ed il
carattere individuale della sua espressione si fondevano in maniera
armonica.
Per tutti questi motivi Stendhal fu quasi ignorato dai suoi contemporanei,
con l'eccezione di
Honoré de Balzac, ma venne poi adorato dai posteri.
Miscelando sapientemente l'ambientazione storica e l'analisi psicologica,
i suoi romanzi descrivevano il clima morale ed intellettuale della
Francia. Stendhal fu considerato l'iniziatore del romanzo moderno, che
ispirò la grande narrativa di costume dell'800.
Tra gli scrittori moderni, viene considerato l'autore meno invecchiato
dell'Ottocento. Il suo positivismo, non contaminato dalle ideologie, volge
al lettore un linguaggio di estrema modernità.
"Il Rosso e il Nero" e "Lucien Leuwen" sono un disegno crudo della società
della
Restaurazione, come indica il sottotitolo nel primo, « Cronaca del
1830 ». Lucien Leuwen è il racconto della Monarchia di luglio francese. La
Certosa di Parma è ambientata tra i disegni politici delle monarchie
italiane del XIX secolo. Sono quindi romanzi politici non per la presenza
di riflessioni, ma per l'ambientazione dei fatti.
La rappresentazione dei costumi di Stendhal non è motivata da una volontà
sociologica, ma per far cadere le falsità e mostrare la «verità » del suo
tempo.
Nonostante il suo realismo, Stendhal non entra nei dettagli dei luoghi,
poco si sa dell'Hôtel de la Mole o di Milano o del castello del Marchese
del Dongo, ma narra lo stretto necessario per l'azione. La prigione di
Fabrizio nella "Certosa" è descritta con cura perché essenziale nel
contesto del racconto.
Anche i personaggi sono descritti sommariamente, ma sono figure
romantiche. L'eroe Julien è intelligente, nutre profondo odio per i suoi
contemporanei ed è ambizioso fino alla follia.
Fabrizio è un giovane esaltato e passionale.
Lucine è idealista e sicuro di se stesso.
Inoltre la politica nella Certosa è sicuramente meno importante che nel
Rosso e il nero o nel Lucien Leuwen. È soprattutto la storia che gioca un
ruolo importante: Waterloo, l'arrivo delle truppe francesi a Milano nel
1796.
Stendhal fu un appassionato fumatore di
sigari toscani: un altro segno, se si vuole, dell'attaccamento alle
tradizioni italiane.
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