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Ulisse (o Odisseo, dal greco Ὀδυσσεύς, Odysseys) è un personaggio letterario. Originario di Itaca, è uno degli eroi achei descritti e narrati da Omero nell'Iliade e nell'Odissea, celeberrima opera letteraria che da Odisseo, appunto, prende il nome. Al contrario di Achille, personaggio principale dell'Iliade, che agisce dominato dagli istinti primordiali (l'Ira in particolare), Ulisse invece (uomo dal multiforme ingegno) ricorre sovente a stratagemmi e ai suoi molteplici talenti (è in grado di costruirsi una barca sull'isola di Calipso o di fare il cantastorie presso i Feaci, ad esempio).
La guerra di Troia [modifica]Si dice che organizzi in questo modo la presa della città: fa smontare tutti gli accampamenti greci e spostare le navi in una baia riparata. Poi costruisce con alcuni compagni un enorme cavallo in legno con un'apertura nel ventre ben nascosta dove entrano i guerrieri più feroci. Infine la mattina dopo una sentinella troiana si accorge della scomparsa dei greci e dell'apparizione del cavallo. Quasi tutti pensano sia un omaggio a Poseidone per aiutare le navi nel viaggio di ritorno. Così lo portano in città e bevono e festeggiano tutta la notte. Appena i troiani si addormentano, però, dal cavallo spuntano i greci che aprono i portoni ai loro compagni per procedere al massacro dei nemici, ubriachi o addormentati.
Da Itaca e ritorno [modifica]Figlio di Laerte (anche se una tradizione lo vede figlio di Sisifo) e Anticlea, sposo di Penelope, padre di Telemaco, Ulisse vorrebbe ritornare agli affetti familiari e alla nativa Itaca dopo dieci anni spesi a Troia a causa della guerra (suo è l'espediente del cavallo di legno che permette di sbloccare la situazione), ma l'odio di un dio avverso, Poseidone, glielo impedisce. Costretto da continui incidenti e peripezie incredibili, dopo altri dieci anni, grazie anche all'aiuto della dea Atena riuscirà a portare a compimento il proprio ritorno a casa. Le tappe del ritorno (in greco "nostos") sono dodici, numero degli insiemi perfetti. Si alternano tappe in cui l'insidia è manifesta (mostruosità, aggressione, morte) a tappe in cui l'insidia è latente (ospitalità che nasconde un pericolo, divieto da rispettare). Dopo la partenza da Troia, Ulisse fa tappa a Ismaro, nella terra dei Ciconi per fare bottino. Qui risparmia Marone, sacerdote di Apollo, che gli dona quel vino forte e dolcissimo che gli tornerà utile nella grotta di Polifemo. Seconda tappa nella terra dei Lotofagi, ospitali ma insidiosi: offrono infatti ai compagni di Odisseo il loto, un frutto che fa dimenticare il ritorno, costringendo l'eroe a caricarli a forza sulle navi. Terza tappa nella terra dei Ciclopi. Qui Odisseo con alcuni compagni entra nella grotta di Polifemo per chiedere ospitalità, ma rischia di perdere il ritorno: sei compagni vengono infatti divorati dal Ciclope e solo grazie alla sua astuzia Odisseo riesce a evitare l'insidia. Giunge quindi nell'isola di Eolo, dio dei venti, da cui viene ospitalmente accolto e riceve in dono l'otre dei venti, che non dovrà però aprire. Saranno i compagni però che, invidiosi del dono ospitale, ormai in prossimità di Itaca, approfittando del sonno di Odisseo, apriranno l'otre scatenando i venti che risospingeranno la nave al largo. Quinta tappa presso i Lestrigoni, mostruosi quasi quanto i Ciclopi. Anche qui Odisseo perde alcuni compagni e molte navi, ma riesce a salvarsi. Giunge poi nell'isola di Circe, una maga seducente che trasforma i compagni di Odisseo in porci. Grazie all'aiuto di Ermes, che gli dà una misteriosa erba che serviva come antidoto della maledizione della maga, l'eroe riesce ad evitare l'insidia e costringe Circe a restituire ai compagni sembianze umane. Dopo l'avventura di Circe, Odisseo , su indicazione della stessa maga si reca nel regno dei morti , dove riesce ad intravedere le figure dei compagni defunti durante la guerra di Troia, la madre e l'indovino Tiresia, che gli preannuncia un ritorno luttuoso e difficile e lo invita di guardarsi dal toccare le vacche del Sole. Rimessosi in rotta Ulisse se la vede ancora con le pericolose sirene, i mostri Scilla e Cariddi e con la disubbidienza dei compagni che non riescono a frenare la voglia di banchettare con le attiranti mucche. Per questo Odisseo racconta di essere stato per nove giorni in balia di terribili tempeste scatenate da Zeus, da cui riuscì a scampare grazie all'arrivo sull'isola di Ogigia dove incontra Calipso.Odisseo quindi si reca dai Feaci a cui racconta lo stratagemma del cavallo di troia.L'eroe è dunque riaccompagnato dai Feaci a casa con abbondanti doni, e dopo essersi rivelato al figlio e al fedele Eumeo si reca alla reggia dove si fa accogliere come un mendicante. Qui schernito ripetutamente dai tracotanti proci, partecipa alla gara di arco organizzata da Penelope, che aveva promesso di consegnarsi in sposa a colui che sarebbe riuscito a scoccare una freccia dal pesante arco del marito facendola passare per le fessure di dodici scuri. Nessuno dei pretendenti ci riesce e così l'ultimo tentativo spetta ad Odisseo, che, dopo averlo scaldato sulla fiamma riesce perfettamente nell'impresa. A questo punto non gli rimane che scatenare la vendetta che aveva attentamente preparato con Eumeo, Filezio e il figlio.
Le morti [modifica]Letteratura e miti ci narrano quattro diverse morti di Ulisse:
Ulisse nell'arte [modifica]
Letteratura [modifica]Ulisse è, per antonomasia, l'uomo affascinato dall'ignoto. James Joyce prende a modello la sua figura e la sua storia per il suo romanzo, l'Ulysses. Ugo Foscolo vide nel proprio destino di esule somiglianze con quello dell'eroe omerico. Guido Gozzano, in piena polemica antidannunziana, lo presenta ironicamente come un moderno "viveur".
Nella commedia dantesca [modifica]Nel Inferno di Dante è condannato alla tribolazione eterna, nella bolgia dei consiglieri di frodi, a causa degli inganni perpetrati (tra cui il Cavallo di Troia). Viene anche narrata ivi la sua morte: Ulisse venne rovinato dalla sua smania di conoscenza, oltrepassando le colonne d'Ercole (Canto XXVI) e naufragando miseramente giungendo in vista della montagna del Purgatorio. Per Dante, il folle volo rappresenta la volontà di superare i limiti della conoscenza umana; la follia di Ulisse non consiste nella ribellione personale contro un ordine prestabilito, bensì nel tentativo di superare i limiti della finitezza dell'essere umano. Ulisse è perciò sicuramente considerato da Dante un magnanimo. Ma il peccato di Ulisse, oltre essere quello di aver provocato con le sue menzogne dolore e sofferenza, nasce anche dall'aver portato all'eccesso le sue virtù, confidando in esse senza il sosegno della Grazia divina, e volendo farsi simile a Dio stesso. La follia consiste nella dimenticanza di essere una semplice creatura, esaltando la propria intelligenza al punto di trasformare ciò che è positivo (il desiderio di seguire virtute e canoscenza) in un'irragionevole negazione dell'esistenza di ogni limite.
Odissea [modifica]L'Odissea è uno dei nostoi (o ritorni) che raccontano le avventure degli eroi omerici dopo la guerra, ma tra tutti questi poemi (in principio trasmessi oralmente) è certamente il più famoso. La fama del poema è certamente legata al suo personaggio principale che rappresenta, anche secondo la nozione comune, l'uomo moderno. Una caratteristica di Ulisse è certamente la tradizionale καλοσκαγαθία eroica, l'essere di bell'aspetto ed eticamente virtuoso, cui aggiunge uno straordinario senso pratico e una grande curiosità. Si deve inoltre ricordare che Ulisse (o Odisseo)all'interno del suo viaggio all'interno dell'Ade incontra anche la madre, addolorata dall'allontanamento del figlio,e per questo morta e giunta nell'ade. Odisseo incontra amici e personaggi illustri (come Achille, Minosse, Orione) cioè tutti quegli eroi che non sono "amati dagli dei" e quindi a cui non spettano i "Campi Elisi". Tuttavia le anime che Ulisse incontra nell'ade sono prive di vera e propria forza interna, sono prive di ricordi, sono ombre presentate sottoforma di sogni. Esse infatti hanno bisogno di sangue (ed è per questo che Circe dona a Ulisse e ai suoi compagni un agnello e una pecora nera da sacrificare) per ricordare le loro vite passate, e le rimpiangono amaramente. Anche per questo l'Odissea può essere considerata un "proseguimento dell'Iliade": alla morte di personaggi illustri come Achille, Ettore o Patroclo, i nemici o gli eroi stessi annunciano il rimpianto, molto diverso dalla nostra concezione di morte attuale, l'andare in un mondo migliore, onore concesso solo a pochi fortunati parenti, amici o umani amati dagli dei. I morti rimpiangono la luce del sole, perché è la cosa che ricorda più ai defunti la vita, l'amore, la vendetta...gli istinti dell'uomo. La madre e la moglie di Ulisse sono intese come persone "buone" e molto legate alla famiglia per fedeltà e forza d'animo, così come nell'Iliade lo sono moglie e madre di Ettore, Ecuba ed Andromaca, che malsopportano la morte di Ettore ma continuano la loro vita, amaramente.
Aiace [modifica]Nella tragedia di Sofocle "Aiace", che prende il nome dal protagonista, Ulisse è colui che con Agamennone e Menelao ha suscitato l'ira, e con essa la follia di Aiace. La tragedia ha infatti inizio con Aiace che ha trucidato di notte un intero gregge di pecore, credendole soldati Greci a causa di un inganno di Atena, perché voleva vendicarsi della decisione da parte dei due Atridi di assegnare a Ulisse piuttosto che a lui le armi del defunto Achille. Ulisse ha tuttavia in questa tragedia un ruolo quasi marginale, ma alla fine è lui ad intervenire nella lite fra Teucro (figlio di Telamone e fratellastro di Aiace) che voleva seppellire il corpo del fratellastro suicida, e i due capi Atridi che volevano invece negare al cadavere la sepoltura per punirlo del tentato eccidio: Ulisse infatti entra in scena e con poche parole riesce a convincere Agamennone a lasciare che Aiace venga sepolto in virtù dei suoi meriti e del suo passato apporto all'esercito greco. Teucro tuttavia non gli permetterà di partecipare alla sepoltura, come egli avrebbe invece voluto, per non fare cosa sgradita al defunto. Va ricordato inoltre che nell'Odissea (Libro XI), quando Ulisse andrà nel regno dell'Ade ed incontrerà fra gli altri personaggi Aiace, costui si rifiuterà orgogliosamente di rivolgergli la parola e riappacificarsi con lui.
Musica [modifica]
Pittura [modifica]
Cinema e televisione [modifica]Il
cinema e
la
televisione non potevano non interessarsi di una figura affascinante e
complessa come quella di Ulisse. La prima trasposizione cinematografica
delle gesta dell'eroe greco risale al
1911 per
opera di G. De Liguoro. Nel
1955 arriva
sul grande schermo l'interpretazione di
Kirk Douglas, con
Silvana Mangano nel ruolo di Penelope, sotto la regia di
Mario Camerini (Ulisse
(1954)), ma si tratta di una realizzazione con un estremamente assente
rispetto per il testo omerico. Diverso è il caso della produzione
RAI del
1969, per la
regia di
Franco Rossi, con
Bekim Femhiu e
Irene Papas. La loro Odissea riassume per intero la storia narrata da
Omero e, a
parte qualche eccezione, in maniera fedele. Un altro esempio di contrasto
con l'epopea omerica è invece il film per la tv del
1997 di
Andrej Končalovskij, ancora dal titolo L'Odissea, interpretato - fra
gli altri - da
Armand Assante, nella parte del protagonista,
Greta Scacchi e
Isabella Rossellini.
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