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| Sonetti di Foscolo | A Zacinto |
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Ultime_lettere_di_Jacopo_Ortis Cronologia http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Ultime_lettere_di_Jacopo_Ortis&action=history Ultime lettere di Jacopo OrtisDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.Le Ultime lettere di Jacopo Ortis è un romanzo epistolare di Ugo Foscolo in cui sono raccolte le lettere che Jacopo avrebbe mandato all'amico Lorenzo Alderani che, dopo la morte dell'amico avvenuta per suicidio, le avrebbe date alla stampa corredandole di una presentazione e di una conclusione. L'idea dell'opera risale al
1796 quando
il Foscolo, nel suo Piano di studi dove tentava di dare una sistemazione
organica alla sua cultura, nominava un romanzo dal titolo "Laura, lettere"
che si ispirava al suo amore per Isabella Teotochi Albrizzi. Nel
1802 il
Foscolo, dopo aver sconfessato l'edizione del Sassoli, riprese l'opera e
la pubblicò a
Milano. Il romanzo si ispira alla doppia delusione avuta dal
Foscolo nell'amore
per Isabella Roncioni che gli fu impossibile sposare e per la
patria,
ceduta da
Napoleone all'Austria
in seguito al
trattato di Campoformio.
Trama [modifica]Jacopo Ortis, il cui nome è nelle liste di
proscrizione, dopo aver assistito al sacrificio della sua patria si
ritira, triste e inconsolabile, sui
colli Euganei dove vive in solitudine, trattenendosi a volte con il
curato,
con il medico
e con altre persone buone e leggendo ad essi e ai
contadini che si affollano intorno a lui le "Vite"
di
Plutarco.
Commento [modifica]
Questo l’incipit
delle "Ultime lettere di Jacopo Ortis", un inizio capace di condensare
quella convinzione definitiva che l’autore proietta nel proprio individuo
letterario, l’Ortis per l’appunto. Nel domandarsi il perché di una così
pesante sentenza che conduce inevitabilmente ad una vita fatta di
estenuanti sciagure fino alla inevitabile autosoppressione e a dove si
trova la speranza del rinsavimento e del riscatto, bisogna ricordare che
Ugo Foscolo è figlio del
Settecento, perciò il
razionalismo
borghese e dunque il
materialismo divengono assi portanti della sua educazione alla vita. Più che l’edificazione di un
protagonista questa scrittura pare piuttosto la presa convinta di uno
pseudonimo, una enunciazione in prima persona di un'intima visione
della propria vicenda personale. Infatti
galeotto
fu quel famigerato "Trattato di Campoformio" che tradì le speranze
libertarie di Foscolo, il quale aveva investito addirittura il proprio
giacimento letterario nei confronti del confidato
liberatore,
quel Napoleone Bonaparte cantato nell’ode
"A Bonaparte liberatore", resosi
autore di
un autentico
delitto
storico nei confronti dei
veneti,
tra i quali lo scrittore di
Zante. Eloquente da questo punto di vista è il passo
riguardante il problema della classe dirigente del Belpaese, responsabile
secondo l’Ortis di un "infame perpetuo servaggio", da cui egli dichiara di
essere fuori, anzi, se potesse esprimersi liberamente potrebbe azzardare
una ricetta
per l’Italia, quella di abbandonare la
Francia
e il proprio sanguinoso
giacobinismo, che ha soltanto accumulato vittime in nome di una finta
libertà. Il colloquio con
Parini rappresenta una altra chiave di volta del romanzo. In questo
passo, infatti, nonostante la delusione per il
tradimento napoleonico, l’Ortis mostra ancora un certo desiderio
d’azione, esempio di un
eroismo
che serpeggia costante nella propria ambizione. In realtà L’Ortis è conscio del vicolo cieco in cui si ritrova il panorama politico italiano, e forse questo suo inno alla rivolta è dettato più da un fatto di abnegazione che dal concreto sposalizio con una giusta causa. Tornando alla tragica conclusione del romanzo, dove
l’Ortis si uccide dopo la notizia delle
nozze di
Teresa, il suo impossibile amore borghese, quella che avrebbe dovuto - e
qui il parallelismo col Werther di Goethe è fortissimo - sancire la
pacificazione
tra quell’uomo
e la
società del tempo attraverso il suo massimo esempio
simbolico,
cioè la famiglia, ci troviamo di fronte alla fatale soluzione che
rappresenta più che un indirizzo lungo tutto il romanzo. La morte intesa
come annullamento totale è la via d’uscita forzata per l’Ortis dal
calvario
della propria calamità. Eppure il Foscolo non vuole tracciare una soluzione assoluta per il destino dell’eroe tragico, anzi il cammino dell’Ortis è più utile come autopsicanalisi per lo scrittore, il quale cerca di obbiettare le proprie tendenze al disfattismo mortale continuando ad operare, seppur criticamente, nell'aspro conflitto sociopolitico del proprio periodo. Anche il tema della sepoltura non si presenta a senso unico nell’Ortis, ovvero glissato come nulla eterno e nient’altro. Infatti al di là del nichilismo totale, i due passi sulla "Sepoltura lacrimata" riescono a mostrare la morte come una forma di sopravvivenza, (fatto che poi Foscolo saprà palesare meglio nei Sepolcri), attraverso il legame con il mondo dei vivi e il loro affettuoso ricordo del defunto e soprattutto nel suo lato più fisico, nel legame con la terra, che l’individuo senza patria ha sognato in vita per molto tempo, e che ora, quasi in una forma di patto naturale col trapasso, lo risarcisce custodendo in eterno le proprie spoglie. Questa strada, che assume i toni di rivalsa verso un'inerzia vitale, dunque una svalutazione della realtà che il nichilismo traccia inesorabilmente, pur venendo accarezzata nell’Ortis, non ne diviene il nucleo fondante, anzi il nulla eterno riprende presto il sopravvento contro codesto tentativo di rifusione. Saranno le produzioni future "I Sepolcri" su tutti a forgiarsi intorno a questa concezione della morte, più in stile con il proseguo tangibile della vita dello scrittore veneto. L’importanza delle "Ultime lettere di Jacopo Ortis" nella storia della letteratura è notevole, tanto che questo romanzo epistolare diverrà un vero e proprio milieu per alcune importanti opere letterarie del XX secolo. In particolare il tema dell’eroe che sperimenta sulla propria pelle i drammi di una cocente delusione storica farà breccia tra i letterati formatisi nel crogiuolo delle rivoluzioni giovanili tra il ‘68 e il ‘77.
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