Romanticismo***
Emozioni di Quartiere
Google
 
Web Iaphet.com
La Poesia
  World Literature...  
  Musica Araba  
Cheb Mami Khaled    
  Poesie Arabe  
Raccolta Poesie Arabe Cheikh Mohand ou Lhocine Zuhayr Mu'allaqat
Youssef Rzouga Nizar Kabbani Mahmoud Darwich  
  World Literature...  
Letteratura Latina Letteratura Africana Letteratura Araba Letteratura Greca
German Literatur France Litterature Letteratura Inglese Letteratura Russa
Letteratura Spagnola Letteratura Dialettale Letteratura Italiana Scrittori
Letteratura
Giapponese
Letteratura
Islandese
Letteratura Sudafricana Jewish American Literature
Chinese Literature Israeli Literature  Chinese Literature Arabic Literature
Letteratura Siciliana Letteratura Tedesca Letteratura Lirica Letteratura Cristiana
Letteratura
Commedia
Letteratura
Argentina
Letteratura
Teatrale
 
Latino Opere Letterarie Latine Poeti Latini Scrittori Latini  
Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da  http://it.wikipedia.org/wiki/Letteratura_cristiana

Cronologia  http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Letteratura_cristiana&action=history

Letteratura cristiana

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

La letteratura cristiana consiste in quel corpus di opere originate dall'avvenimento cristiano, dalla figura di Gesù e dalla sua incidenza nella storia.

Indice

[nascondi]

Introduzione [modifica]

L'interesse per la letteratura patristica intesa come argomento a sé risale al IV secolo, e compare poi nella trattazione teologica e omiletica; l'intento non è storico-scientifico ma piuttosto apologetico, volto cioè a dimostrare e avallare le idee e le tesi espresse.

Diviene oggetto di ricerca scientifica e pertanto studiato in epoca umanista, grazie alla curiosità per l'antico diffusa in quel periodo, ed anche alla presenza in Italia di dotti greci come Giovanni Bessarione che raccoglie una vasta biblioteca di opere mai pervenute in Occidente ed in seguito donate alla città di Venezia (primo nucleo di testi che poi costituiranno la Biblioteca Marciana). Un altro esempio di studioso con interesse umanistico e filologico per i testi patristici fu Erasmo da Rotterdam. In questo periodo vengono recuperati e ristampati autori sino ad allora dimenticati, come Lattanzio. L'umanesimo non ebbe dimensioni pagane od anti-cristiane; al contrario, diversi autori cristiani si occuparono di studi sul mondo pagano, come Lorenzo Valla che denuncia la falsità della Donazione di Costantino.

Nella prima metà del '500, durante la Riforma protestante e le conseguenti dispute teologiche, lo studio dei Padri si innesta come "tradizione" cui essere aderenti ("verità delle origini"), e guida per risolvere le dispute teologiche: in questo periodo l'interesse per il corpus letterario antico è prevalentemente controversistico-teologico e spesso strumentale e tendenzioso. Gli studi dell'epoca vanno perciò letti oggi secondo quest'ottica. Di contro, nascono discussioni sulla legittimità delle prassi adottate dalle chiese antiche.

 

Ambito disciplinare [modifica]

Intesa come disciplina scientifica, la letteratura cristiana raccoglie ed indaga i testi letterari di tutti gli autori dichiaratisi cristiani, tra cui cattolici, ortodossi, Padri della Chiesa ed anche eretici, differendo pertando dalla Patrologia e dall'Agiografia che indagano ambiti più ristretti.

 

Origini della letteratura cristiana [modifica]

Nella letteratura cristiana antica convergono due distinti filoni:

  • la letteratura giudaica
  • la letteratura greco - latina della tradizione classica.

 

Letteratura giudaica [modifica]

È un corpus di scritti accumulato nei secoli (non corrisponde alla Bibbia che è un concetto teologico astratto), e comprende:

Esistono inoltre due filoni che risentono dell'influenza ellenistica, la letteratura omiletica e la letteratura apocalittica.

 

Letteratura omiletica [modifica]

Il culto sinagogale comprendeva per gli ebrei in esilio l'insegnamento delle Sacre Scritture tramite lettura in pubblico del testo, ed omelia (o commento omiletico) con funzione esegetica. L'esegesi omiletica durante la predica liturgica diverrà l'attuale Liturgia della Parola.

 

Letteratura apocalittica [modifica]

La letteratura apocalittica esprime l'attesa escatologica e la conseguente apocalisse intesa cone rivelazione degli avvenimenti futuri e finali, al fine della salvezza eterna; un esempio è il Libro di Daniele, soprattutto nei capitoli finali. Si sviluppa nel tardo giudaismo del II secolo a.C., e ci testimonia la volontà ed il bisogno di conoscere il futuro da parte di un popolo oppresso e disperato.

La letteratura cristiana è ricca di apocalissi, la più nota è quella di San Giovanni, la cui escatologia differisce dalle precedenti perché associa Gesù alla figura del Messia, unto da Dio (si noti come anche Ciro II di Persia fu detto messia, poiché unto da Dio per aver liberato gli ebrei dalla schiavitù babilonese).

 

Cosa confluisce nella letteratura cristiana [modifica]

Uno dei dilemmi che si posero i primi cristiani fu cosa mantenere dei libri sinora considerati di culto: mantenere la LXX? I testi giudaici servono al culto cristiano o no? Vi furono prese di posizione discordi, radicali o meno; il diteista eretico Marcione ad esempio fu un sostenitore del rifiuto radicale, poiché sosteneva che il Dio ebreo narrato nell'Antico Testamento non fosse il il vero Dio dell'Amore, rivelato col Cristo nel Nuovo Testamento, e riteneva San Paolo unico autentico apostolo.

Il canone biblico si costituisce tra il I e il II secolo, formando una Bibbia composta da AT e NT, attraverso tagli, scelte e conflitti interpretativi in particolare tra il 160 e il 180.

Il cristianesimo assorbe gran parte dei testi e dei generi giudaici, tra cui il romanzo, pur mantenendo un rapporto polemico.

 

Letteratura greco-romana [modifica]

Comprende scritti in greco e latino antecedenti al cristianesimo, in gran parte perduti nell'incendio della Biblioteca di Alessandria, di cui restano vari frammenti. Questo corpus assume importanza per i cristiani, mentre questi salgono nella scala sociale e si diffondono nel mondo e nei contesti culturali precostituiti (come avverrà secoli dopo con le missioni cattoliche, la cultura cristiana entra in osmosi con la civiltà locale). Così, quando avvengono conversioni di adulti ellenici o romani, costoro introducono se stessi ed il proprio entroterra culturale nel cristianesimo, in una sintesi che inevitabilmente introduce nuovi elementi, anche letterari.

Alcune forme letterarie tipiche del mondo greco-romano, che convergono nella letteratura dei cristiani ellenici:

 

Letteratura cristiana antica [modifica]

La letteratura cristiana antica raccoglie il corpus di scritti a partire dal primo pervenuto, la Prima lettera ai Tessalonicesi di San Paolo risalente al 51 d.C., sino al 750 circa, in corrispondenza con la morte di San Giovanni Damasceno. Gli autori maggiori scrissero fino al 450, poi iniziò a diffondersi una tradizione manualistica.

Il corpus di scritti si divide in due filoni:

 

Ambito geografico [modifica]

Gli autori cristiani antichi operarono nel bacino del Mar Mediterraneo e nel territorio dell'Impero Romano, dove avvenivano i processi interni di cristianizzazione (indicativamente, dalla Spagna alla Persia). Dopo il V secolo, molta letteratura cristiana si inserì nei nuovi regni barbarici.

 

Lingue [modifica]

Oltre al greco ed al latino, vi sono aree periferiche (oltre Antiochia) in cui si scrive in siriaco, lingua di traduzione dal greco, che consente la trasmissione di molte opere greche distrutte perché eretiche. Altre lingue utilizzate sono l'armeno, l'amarico, il copto ed il georgiano.

 

Dal greco al latino [modifica]

Fino all'inizio del IV secolo, il greco viene sovente preferito al latino negli scritti teologici e filosofici: l'ellenismo introdotto da Alessandro Magno si era ben radicato in tutto il bacino mediterraneo. Alcuni esempi illustri: Seneca e Cicerone studiano con maestri greci; Marco Aurelio nel 170 comunica in greco coi filosofi; l'egiziano Plotino insegna a Roma nella propria scuola neoplatonica dal 240 al 270, dove parla e scrive in greco a politici e senatori romani; Ippolito a Roma nel 240 scrive ai cristiani in greco.

Tra la fine del III secolo e l'inizio del IV, si verifica nell'Impero Romano un crollo delle istituzioni, Diocleziano dalla corte di Nicomedia instaura la Tetrarchia, e nel contempo chiama alla corte imperiale maestri di lingua latina (tra cui Lattanzio, all'epoca non ancora convertitosi al cristianesimo) per insegnarla ai giovani di lingua greca, ribadendo così la valenza del latino come lingua del potere, del diritto, dell'amministrazione, dell'impero. Ciò nonostante, anni dopo, l'imperatore Giuliano scrive ancora nella "lingua della cultura filosofica" in auge presso colti, rétori e raffinati.

Verso la fine del IV secolo, il latino attrae invece gli intellettuali: il greco Ammiano Marcellino lo adopera per le sue Historiae. Il cristianesimo accelera la diffusione del latino. Un testo in greco come la Teosofia) del VI secolo cita in latino Lattanzio.

 

Fonti [modifica]

Delle opere greche non è pervenuto alcun originale manoscritto; molte fonti dirette possono essere però ricondotte ad un archetipo, che a sua volta non è il testo originale: ad esempio, di Porfirio esistono solo frammenti in manoscritti miscellanei, estrapolati dal contesto originale. Fonti indirette sono le citazioni in testi di altri altri autori, in cui si presenta la problematica dell'interpretazione: il citante può travisare il senso dello scritto altrui e quindi utilizzare impropriamente parole di altri autori.

 

Studi ed edizioni dei testi cristiani [modifica]

  • L'abate Jacques Paul Migne pubblicò a Parigi opere fondamentali per la restaurazione culturale del clero, tra cui la Patrologia latina nota come "PL" e la Patrologia greca nota come "PG". Migne raccoglie e ripubblica in questi due corsi completi di patrologia quanto riesce a recuperare degli studi precedenti alla Rivoluzione, salvando monografie e studi critici altrimenti irreperibili. Tuttora in uso, sono obsoleti in alcune parti poiché contengono errori e pregiudizi dell'epoca, come il ritenere lo Pseudo-Dionigi un autentico autore del I secolo, invece dell'ignoto autore del IV secolo quale è. È pertanto necessario consultarlo con consapevolezza storica.
  • A Berlino alla fine dell'800 ha inizio una serie analoga a quella viennese: Die griechischen christlichen Schriftsteller der ersten drei Jahrhunderte o Scrittori Cristiani Greci dei primi tre secoli, nota come "GCS" e dedicata alle origini, a cura dell'Accademia di Berlino; dal 1970 si è estesa oltre i primi tre secoli. L'Accademia delle Scienze di Berlino produsse invece uno studio storico-religioso sull'antichità, Corpus Berolinense noto "CB", senza interesse teologico o filologico.
  • Verso la metà del '900 il benedettino Dom Eloi Dekkers raccoglie l'eredità di Migne nel Corpus Christianorum suddiviso in due serie, latina "C CH(L)" e greca "C Ch(G)"; la serie latina viene estesa al XIII secolo ("continuatio medievalis") comprendendo così tutta la produzione medievale. Entrambe le collane contengono solo edizioni critiche anche originali, senza però commenti o traduzioni.

 

Grandi scoperte di testi cristiani [modifica]

Dalla fine dell'800 sono stati rinvenuti in modo casuale diversi frammenti di papiro con testi di autori cristiani, non inseriti in collezioni storiche come il Migne.

 

Asia e Oriente [modifica]

In alcune grotte sono state rinvenute intere biblioteche:

  • a Qumran nel 1947 sono stati rinvenuti manoscritti pre-cristiani in ebraico, aramaico e greco noti come Manoscritti del Mar Morto, con informazioni sulla comunità monastica degli Esseni, documenti ed esegesi bibliche.

 

Europa [modifica]

 

Il periodo di Costantino I: nodo cruciale [modifica]

Breve cronologia riepilogativa:

In seguito:

 

Voci correlate [modifica]

 

Bibliografia [modifica]

 

Collegamenti esterni [modifica]

Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Letteratura_araba
Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Letteratura_araba&action=history

Letteratura araba

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

Con il termine letteratura araba, si indica l’insieme di quelle attività indirizzate alla produzione di testi scritti, poetici e in prosa, proprie delle popolazioni che hanno fatto uso nello scritto della lingua araba (della famiglia delle lingue semitiche). Pertanto fanno parte della letteratura araba tutti i testi che, a partire dal VI sec. d. C. sono stati composti e scritti in arabo anche da autori che Arabi non erano.

Indice

[nascondi]

 

[modifica] Periodo preislamico o Jahiliyya (in arabo جاهلية )

La maggior parte della produzione letteraria di questo periodo è databile fra il V e il VI secolo d. C. ed è costituita da componimenti poetici che rispecchiano mentalità e costumi della società, composta sia da nomadi che da sedentari, della Penisola Arabica e del Vicino Oriente. Tali composizioni, caratterizzati da metrica quantitativa e dall'uso della rima unica, furono composte e trasmesse oralmente per circa due secoli; furono poi raccolte e messe per iscritto da compilatori tra l' VIII ed il X secolo. Si pensa che le composizioni più antiche affrontassero diversi temi: la satira, l'invettiva e il lamento funebre che, in un secondo momento, sarebbero confluiti nella forma poetica della qasīda, un'ode poetica politematica e monorime dalla struttura che appare codificata. La qasīda si apre con un preludio amoroso ( nasīb ) in cui il poeta piange la perdita dell'amata sui resti dell'accampamento della tribù dalla fanciulla, che, partendo, ha separato la coppia. Segue la sezione del viaggio ( rāhil ) in cui il poeta, accompagnato dal suo fido destriero (che in genere è un cammello, maschio o femmina, più raramente un cavallo) attraversa il deserto, descrivendone in modo piuttosto preciso flora, fauna e l'alternarsi di giorno e notte. Giunto alla sua meta, il poeta incontra dei personaggi cui dedica i versi finali del poema, che ne rappresentano il fulcro: spesso l'intento è l'elogio ( madīh ) di un capoclan, o il dileggio ( hijā ) di un rappresentante di tribù rivali; più raramente è il lamento funebre ( rithā ).

I poeti più antichi rappresentano tribù delle diverse regioni della Penisola Araba e taluni sono stati anche precisamente tratteggiati:

 

[modifica] L'inizio del periodo islamico

L'avvento del monoteismo predicato da Muhammad fu favorito dalla precedente esistenza di nuclei di religione cristiana e di comunità ebraiche nelle zone periferiche della penisola araba. Il Corano, testo rivelato da Dio al Profeta, è opera letteraria di alto valore, oltre che vero e proprio documento culturale, che ha influito su tutta la vita religiosa, etica, sociale e politica dell'Islam fino ai nostri giorni. Redatto in una prosa ricca e fluente, in versetti più o meno ritmati (saj‘) ed in pura lingua beduina, è ripartito in 114 sure o capitoli.

Muhammad avversava i poeti, ma si piegò alle esigenze di corte tenendosi accanto Hassān ibn Thābit, panegirista enfatico e mediocre. Gli altri poeti nati prima dell'avvento dell'Islam finirono per formare una generazione di convertiti fra i quali emergono Ka'b ibn Zuhayr, Labīd, Abū Miḥğan e al-Khansā', la più grande poetessa elegiaca araba. Un'altra generazione di poeti, maggiormente distaccata dalla vita del deserto e rinnovata nei temi grazie alla vita cittadina, crebbe alla corte degli Omayyadi, annoverando poeti di grande perizia tecnica quali al-Akhṭal, al-Farazdaq e al-Jarīr.

Intanto nell'Arabia dalla qaṣīda si staccava il nasīb (preludio erotico), che formava così un componimento amoroso a sé, simile all'anacreontica greca e con i suoi migliori interpreti in 'Umar ibn Abī Rabī'a, al-Aḥwaṣ e parecchi altri, che si cimentarono in pene e gioie dell'amore.

Della prosa, soprattutto storica, di questo periodo quasi nulla ci è rimasto. Cominciò comunque ad essere elaborato il ḥadīth, ovvero il complesso di detti e fatti del Profeta, e da quegli studi presero forma la teologia, la giurisprudenza ( fiqh ) e la filosofia che contraddistinse l'Arabia nei secoli successivi.

 

[modifica] Il periodo classico

Alla costituzione dei califfati di Baghdad e di Cordova corrisponde quello che viene chiamato periodo classico della letteratura araba. L'impero arabo aveva raggiunto la massima espansione, andando dal Portogallo all'India, ed entro questi vasti territori gli Arabi erano venuti a contatto con culture come quella bizantina, siriaca, persiana, indiana, imparando a conoscere da vicino ebrei, cristiani, manichei e buddhisti.

L'avidità di sapere ed il desiderio di riscattarsi da una primitiva rozzezza data dalla vita nel deserto, uniti all'atteggiamento positivo dell'Islam verso il progresso tecnico e scientifico, trasformarono gli Arabi nei continuatori dell'eredità culturale greca, da cui trasse beneficio lo stesso Occidente cristiano. All'inizio della dinastia abbaside fiorirono studi filologici presso le scuole di Bassora e di al-Kufa, apparvero le prime traduzioni, fu redatta la prima biografia di Maometto e la prima storia della spedizioni militari.

La poesia si orientò verso uno stile ornato, generando una folta schiera di poeti d'amore come Abū Nuwās e Abū'l 'Atāhiya. Durante la prima metà del IX secolo fu molto sviluppata la letteratura teologica, con la raccolta delle norme consuetudinarie relative al Profeta. Fu inoltre coltivata la matematica anche grazie al grande al-Khwarizmi, ma anche l'astronomia, la geografia descrittiva, la prosa ornata, la narrativa, la saggistica.

Nel secolo successivo le due scuole di Bassora e Kufa finirono per cedere il passo alla nuova di Baghdad, fondata dal grande saggista e divulgatore Ibn Qutayba, di origine iranica. La storiografia attrasse un gran numero di cultori insigni, quali al-Ṭabarī e al-Mas'ūdī, a questi si aggiungano i narratori di viaggi tra cui da ricordare l'ebreo spagnolo Ibrāhīm ibn Ya'qūb, che nel 965 assistette a Magdeburgo ad un'udienza dell'imperatore Ottone I del Sacro Romano Impero.

 

[modifica] Il dominio turco

All'arrivo dei Selgiuchidi a Baghdad, il califfato abbaside conservò solo il potere spirituale, la situazione politica si ripercosse così anche sulla letteratura, accentuando il processo di regionalizzazione ed abbassando il livello di purezza linguistica, ciononostante nel periodo si espressero diversi grandi artisti quali il mistico al-Ghazālī, il prosatore al-Harīrī, il geografo Yāqūt compilatore del vasto Dizionario delle regioni (Mu‘jam al-buldān).

Nel periodo si contano numerose le biografie del Saladino, le storiografie universali ma anche regionali e cittadine, mentre rappresenta un caso unico il dizionario biografico dell'Islam compilato da Ibn Khallikān. Tra i filosofi emerse il cordobano Ibn Rushd, che gli europei chiamarono Averroè.

Il saccheggio di Baghdad ad opera dei Mongoli di Hulegu, datato 1258, ed in generale le invasioni ad Oriente, segnarono l'inizio in quelle regioni di una lunga decadenza a cui si sottrassero l'Egitto e la Siria almeno fino al 1517 quando caddero anch'essi sotto il dominio turco [Ottomani|ottomano]]. I letterati egiziani tra il XIII ed XV secolo vanno dai freddi formalisti ed i benemeriti compilatori enciclopedici, ma le personalità di rilievo sono scarse, anche perché nel secolo successivo andrà perfezionandosi la forma narrativa anonima di cui sono un esempio Le mille e una notte nel cui materiale eterogeneo la critica distingue almeno tre nuclei narrativi: indo-iranico, iracheno e cairino.

Anche la Spagna ed il Maghreb restarono immuni dal flagello mongolo, e fino al XIV secolo rimasero attivi focolari culturali che diedero modo di esprimersi a storiografi come Lisān al-dīn Ibn al-Khaṭībī, e a geografi come Ibn Baṭṭūta.

 

[modifica] Rinascita della cultura araba

Dalla Campagna napoleonica d'Egitto, che corrispose al risveglio di una coscienza etnica, ci fu una contestuale rinascita della cultura e della letteratura araba, accelerata dopo il 1850 dalla diffusione della stampa periodica. Oltre ad una ricca saggistica dialettale, i popoli arabi si affidarono ad un'unica lingua colta per la loro rinascita, i primi letterati di gusto moderno furono in Siria e libano, tra cui il romanziere cristiano Jurj Zaydān. in Egitto la poesia si modernizzò cautamente, compiendo poi un ulteriore passo con l'opera di Abū Shādī. Un importante contributo al rinnovamento di schemi e di temi, ripresi dalla tecnica espressiva di Walt Whitman, fu dato dagli emigranti arabi in USA e Brasile, rappresentanti della cosiddetta scuola siro-americana, quali Amīn al-Rīḥānī.

Di pari passo con la poesia, si modernizzò anche la prosa che trovò la valente collaborazione di importanti pubblicisti soprattutto egiziani, che aiutarono la crescita del saggio come opera letteraria. Quanto alla narrativa, il primo romanzo di ambiente moderno fu Zaynab di Muḥammad Ḥusayn Haykal pubblicato in Egitto nel 1914, seguirono i primi saggi di novella realistica, ritraenti la vita delle varie classi sociali. Su quest'ultimo esempio si è sviluppata in seguito la novellistica anche in Siria, Libano, Iraq. Nel teatro è invece rimasta piuttosto isolata l'opera dell'egiziano Tawfiq al-Ḥakīm, autore di circa una cinquantina tra commedie, drammi, fantastici o realistici a sfondo politico-sociale.

 

[modifica] Letteratura contemporanea

In epoca contemporanea, la poesia ha continuato ad occupare un posto privilegiato fra i generi letterari sviluppati dalla letteratura araba. In Egitto fu la rivista Apollo a farsi portatrice di un rinnovamento della poesia, sia nelle forme che nel contenuto, mentre nel Libano una funzione simile fu assunta dai poeti che sostenevano il periodico Shi'r (Poesia), il disimpegno dagli schemi tradizionali è anche uno dei caratteri più marcati dell'opera di 'Al Aḥmad Sa'īd, noto con lo pseudonimo di Adonis.
Tutti questi poeti sono confluiti in una comune avanguardia svincolandosi dai vecchi canoni e lanciandosi alla conquista di una poesia che non fosse astrazione dalla realtà.

In tal senso fu l'improvvisa corsa al rinnovamento della scuola irachena, che nello spazio di pochi decenni superò le correnti tradizionaliste, affermandosi grazie ad autori come 'Abd al-Wahhāb al-Bayātī. Antesignana della corrente che esaltò il verso libero a scapito degli schemi classici di componimento, la scuola irachena annovera tra i suoi principali esponenti la poetessa Nāzik al-Malā'ika.

Più impegnati alla rappresentazione della propria condizione sono stati i poeti palestinesi, in cui emerge il grido di dolore contro quanti hanno contribuito a privarli della patria.

Nel settore prosastico, la stampa periodica araba ha contribuito con efficacia allo sviluppo del racconto, della novella e della saggistica critica, i cui esponenti più conosciuti sono Kāmil Husayn, Nağīb Maḥfūz, Ṣuhayr Qalamāwī. I rappresentanti di questa narrativa si sono impegnati sia in un realismo di alta scuola, tributario di analoghe correnti occidentali, sia nel crepuscolarismo, ma anche in schieramenti ideologici socialisteggianti.

Interessante è anche il panorama siriano, in cui si è puntato molto sull'avanguardismo: ideologie politiche, correnti letterarie, rinnovamento sociale, pur conservando forti correnti tradizionaliste in perenne antagonismo con le forze progressiste. I prosatori siriani che vanno ricordati sono sicuramente Zakariyyā Tāmir, Shāmil al-Rūmī. In Iraq invece, narratori e prosatori appaiono ancora oggi come nel passato sensibili alla narrativa russa ed inglese, rimanendo spesso a servizio delle roforme sociali.

Anche nel Maghreb gli scrittori hanno dimostrato di sapersi allineare narrativamente con gli altri prosatori arabi sul rapporto diretto con le sperienze dell'arabismo politico, sociale, economico e culturale. La conseguenza è che i narratori del mondo arabo hanno partecipato efficacemente alla maturazione delle coscienze nazionali consone alle nuove esigenze, con le quali le classi sociali potessero più facilmente abbandonare le vecchie strutture e lanciarsi verso una migliore programmazione del futuro.

 

[modifica] Riferimento